Bagni derivativi

Ho acquistato ieri online dal sito francese Yokool le poches “sostitutive” o integrative dei bagni derivativi, ne ho acquistate quattro, e due foderine in cotone.
62 euri totali comprese spese di spedizione. Un po’ na’ botta, ma speriamo a buon rendere.

È stata una decisione da una parte presa per impulso, ma dall’altra meditata in quanto già da più di un anno sento parlare del metodo della dottoressa francese France Guillain per il benessere del corpo e della mente, e mi ha sempre molto incuriosita.
Anche su Youtube ho trovato riscontri positivi da parte di quelle poche bloggers non mestieranti, serie e delle quali mi fido, persone che magari amano anche informarsi perbenino e provare una cosa per qualche mese, o più, prima di tesserne lodi sperticate o di farne premature inappellabili stroncature.

Se non avete mai sentito parlare di questo metodo vi consiglio di googlare il suo nome, il nome della dottoressa, troverete tutte le informazioni che vi servono.
Non sono medico, non sono biologa, a malapena so distinguere una caviglia da un avambraccio, scrivere e leggere e fare di conto, però istintivamente sento che c’è qualcosa di reale in tutto questo. Nel voler raffreddare il perineo intendo, al fine di abbassare la temperatura corporea interna che, pare, si è anomalamente innalzata negli esseri umani negli ultimi 60 anni.
Alimentazione, stili di vita, abbigliamento, bla bla bla, si sa.
Infatti, da assai prima di sentir parlare di bagni derivativi e sia in inverno che in estate, ed oramai da molti anni, amo iniziare la mia giornata facendomi un bidet gelato.
Lo trovo rinvigorente, una vera carica di energia.

Così, consapevole dei miei limiti, in tutta la mia incostanza e dispersività, mi interessano troppe e svariate cose, l’altro ieri in meno di un giorno mi sono divorata il libro della Guillain dedicato ai bagni derivativi, pratica già conosciuta e nota in passato in realtà.
Vi dice niente la parola semicupio che forse avrete sentito pronunciare dai vostri nonni o da qualche medico di famiglia vecchio stampo, di quelli che si ricordano il vostro nome e non vi chiedono l’appuntamento quando avete 40 centigradi di febbre e vomitate sangue e bile?
Il libro non l’ho voluto comprare, non so più dove metterli i libri, perciò l’ho preso in prestito dalla locale rete bibliotecaria, raro esempio di efficienza di questa provincia, ed ho anche prenotato l’altro tomo di cui non ricordo il titolo esatto se non che parla di una vita Sana ed Armoniosa.

Purtroppo pare che i tempi di spedizione delle poches siano per un qualche a me incomprensibile motivo piuttosto lunghi, anche 5/6 settimane, quindi nell’impaziente attesa mi arrangio come posso.
La mattina appena sveglia effettuo un breve, sicuramente ancora troppo breve per Madame Guillain, bagno derivativo nel bagno di casa che altro non è che un prolungare il mio abituale bidet mattutino. La sera dopo averla estratta dal freezer posiziono “in loco”, mentre leggo o mi rilasso con l’ipad una di quelle mattonelle di ghiaccio artificiale che si usano nei picnic o all’interno delle borse termiche.
Avvolgo la mia mappazza in una federa e me la tengo addosso quanto posso: il risultato e’ lo stesso di un bagno derivativo visto che sostanzialmente si tratta di rinfrescare il perineo.
La durata della frescura con la mattonellazza tra l’altro non è affatto male, due tre ore direi, anche se non posso certo dire si tratti di una forma anatomica, anzi lo escludo proprio.
Soprattutto adesso che fa parecchio caldo posso affermare che questa semplice pratica è davvero riposante e regala una sorta di sollievo, per esempio già nei primi due giorni ho potuto notare che la qualità del mio sonno e’ migliorata, nel senso che si tratta di un sonno più profondo, di un risveglio come dall’oltretomba.

I bagni derivativi sul bidet di casa sono a mio avviso un po’ noiosi, cosa diavolo si fa per venti minuti o mezz’ora al giorno mentre ci si strofina la’ sotto? Si canta l’Aida?
In più in inverno il bagno del mio attuale appartamento e’ gelato di suo e non mi ci vedrei a passare una o più mezz’ora al giorno a strofinare acqua fredda. A breve con un trasloco in vista chissà, chi può dire per il prossimo inverno.
Insomma, sono impaziente, non vedo l’ora che arrivino le mie poches. Avendo poi la fortuna di disporre di un frigorifero in ufficio penso che potrò gestirmi al meglio anche durante la giornata lavorativa.

I’ll keep you posted, guys.

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