Per risparmiare due euri due

Per risparmiare due euri decidi di provare l’estetista di fiducia di una delle tue piu’ vecchie e quindi fidate amiche.
Prenoti l’appuntamento dall’ufficio sussurrando come stessi esalando l’ultimo respiro, certo non vuoi che i tuoi colleghi sappiano se vai o meno di brasiliana, che un altro momento no, proprio non potevi aspettare, se no passa un’altra settimana, anche se tu l’ultima volta che hai messo piede da un’ estetista c’era ancora il governo Monti o forse Berlusconi, e non hai ancora capito quale dei due sia stato peggio.
Si sa mai cosa può succedere in quella settimana.

Vivi poi in uno stato di simil-ansia ed apprensione fino al giorno in cui Lei non ti vedrà, che fino all’ultimo non puoi mai sapere se sarà una Dea ventenne di gomma e plastica che ti farà sentire una m…. la quale, inarcando per quanto possibile le sopracciglia siliconate e disegnate con l’ Uniposca, sentenziera’ che hai la cellulite, che soffri di ritenzione idrica, che bisogna fare assolutamente qualcosa, e tutti quei capillari poi. Ma va.
Casomai tu non te ne fossi mai accorta, che è dall’età di quindici anni che passi le serate davanti allo specchio a scrutare ed inesorabilmente maledire molte parti del tuo corpo mentre le tue amiche sculettano in discoteca in minigonna, ed ogni giorno della tua vita giuri invano a te stessa che diventerai salutista, vegana, anzi meglio crudista, che camminerai un’ora al giorno tutti i santi giorni della tua vita, che praticherai yoga e pilates come non ci fosse un domani.
Lei per tutto ha una cremina, un nuovo apparecchio, delle tisane, dei fanghi, conosce anche un esorcista, e guardandola magari finisci anche per crederci che qualcosa possa funzionare.
Ma su di lei, sulle sue amiche, sulle tue amiche forse, non su di te.

Già l’idea di andare dall’estetista, qualsiasi estetista, ti mette a disagio.
Sei consapevole del fatto che li’ non ti puoi più nascondere, non ci sono scuse: non te la cavi con un pareo annodato intorno ai fianchi o tirando in dentro la pancia come quando riemergi dall’acqua al mare o in piscina e sai che li’, per tua fortuna, dopo pochi secondi di apnea ti puoi stravaccare come un tricheco sulla tua sdraio o asciugamano.
Che tutto sommato da sdraiata, quando tutto sta fermo e con un bel paio di occhialoni, fai ancora la tua porca figura e non sembri nemmeno di gelatina.

Metterti mezza nuda non ti ha mai messa a tuo agio, non ricordi a quanti weekend al mare con gli amici o con le amiche hai dovuto rinunciare inventandoti le più improbabili scuse, dopo qualche anno sempre più prevedibili.
Non a caso trascorri le tue vacanze estive preferibilmente in città d’arte, in campagna o in Nord Europa, tutti posti dove le possibilità di doversi mettere in costume sono molto ridotte, e ti tieni lontana da tutte le spa di questo mondo come fossero radioattive.
Le vacanze marine che ricordi meglio sono quelle con secchiello e paletta e le biglie, piccolo frugoletto biondo, o quelle che ti sei fatta da sola da adulta alle Cinque Terre, tu in compagnia delle tua cellulite e del reticolo bluastro dei tuoi capillari.

Poi arrivi in macchina al salone, ma solo dopo aver girato a vuoto per almeno dieci minuti.
Pur conoscendo benissimo i luoghi hai un senso dell’orientamento che nella semioscurità ti perderesti anche nel tuo bilocale, mentre dalla Tua Fidata Estetista ci arrivi a piedi, quindi anche con la gamba più tonica e la circolazione bella attivata che aiuta a farti sentire meno flaccida.
Apri la porta e non ti si fila nessuno manco di pezza, forse un distratto buongiorno da parte di una ventenne non di gomma o plastica ma in carne ed ossa, molta più carne che ossa si potrebbe anche dire. Costei si fionda sciabattando incontro alla tua amica come fossero gemelle monozigote separate alla nascita nonostante l’evidente gap generazionale.
Le due si inabissano cincischiando in un corridoio lungo e stretto oltre una cortina polverosa di tende in poliestere dai colori che proprio anche no, e cala il silenzio.
Anche li’ nessuno ti vuole bene, ti aspettavi qualcosa di diverso per la tua Prima Volta.
Sconfortata ti siedi su una poltroncina piuttosto lercia in alcantara arancione e pazientemente attendi il tuo turno.
Dall’oltre cortina in poliestere senti il solito chiacchericcio di donne, una seconda estetista ed una cliente che discettano di colori di smalto per le unghie dei piedi, il che ti fa ricordare che oltre al tuo disagio e pudore nel mostrarti senza veli ci sono ben altre e più dense ragioni per cui non frequenti spesso ne’ volentieri parrucchieri e centri estetici.

Il tempo passa, controlli la posta sul tuo smartphone, ti fai da sola una mezza manicure (che in realtà sarebbe uno dei motivi per cui sei li) togliendoti e mordicchiando un po’ di pellicine, afferri distratta una rivista, dieta, intestino pigro, amorazzi estivi di sedicenti vips scoppiati, cominci anche un poco a spazientirti.
Sei li dalle 10, ora per cui era stato fissato l’appuntamento, e sei stata puntuale come una cartella di Equitalia.
Alle 10.10 cominci a pensare ‘spero faccia presto’ ma sentendo quello che proviene dal gineceo sai che non sarà così. Odi rumori di tronchesino e bla bla vari, siamo in alto mare.
Alle 10.15 cominci a soffrire il caldo, ti accorgi che non esiste aria condizionata e che per paura di intrusioni esterne non ci sono finestre aperte.
Alle 10.20 cominci ad innervosirti e ad avvertire un leggero senso di nausea per il caldo, ripassi gli esercizi di respirazione per prevenire gli attacchi di panico e cerchi di non pensare al fatto che detesti i luoghi chiusi, specie nell’afa padana.
Alle 10.25 cominci un po’ ad incazzarti, nessuno fa capolino anche solo per vedere se sei ancora viva o per offrirti un bicchiere d’acqua, magari, e dico magari, anche per scusarsi per il protrarsi dell’attesa.
Persino Trenitalia nel 2013 si scusa per i treni in partenza in ritardo, il che e’ tutto dire, e tu hai prenotato, hai un fottuto appuntamento.
Alle 10.30 tutto tace, tranne il solito chiacchiericcio di femmine che non ti riguarda, sai benissimo che colore di smalto vorrai per le tue unghie dei piedi, anche se dubiti che li’ ce lo possano avere.
Tra le 10.35 e le 10.40 boccheggiante dici a te stessa che si, tu sarai la solita zitella inacidita e pure con un pessimo carattere e sempre meno pazienza, ma quelle due sono cafone che non hanno minimamente idea di come si trattino dei clienti paganti, e di cosa sia il concetto di assistenza al cliente. Una potenziale nuova cliente poi, e senza voler nemmeno infierire sulla mancanza di aria condizionata, sulle finestre chiuse e la conseguente disidratazione di te che aspetti, sulle tende in poliestere, sulle due operatrici senza camice e vestite come tu andresti a prendere il sole in giardino se solo avessi un giardino.
Alle 10.45 passate da un po’, diciamo alle 10.50, ricompare la tua amica, depilata nel frattempo da capo a piedi, ed una tizia bionda tua coetanea che regge una bacinella tra le mani.
Parlando indirettamente di te con la sua collega, o forse sua figlia e collega, la ventenne ben in carne, la Signora dice che è il tuo turno.
Non una scusa, una spiegazione, niente di niente, non sia mai. Ad abbozzare contrita delle scuse per te e’ la tua amica, a lei non era mai capitato di dover aspettare quasi un’ora.

A questo punto hai più veleno ed astio in corpo di una vipera del Ghana e di un furetto incazzoso, tutto il rigore teutonico-prussiano che e’ in te riemerge con prepotenza, per non parlare della tua stronzaggine, e nonostante ti si prospetti null’altro che il solito pigro e lento sabato di caldo e noia decidi che no, non puoi fargliela passare liscia, a tutto c’è un limite.
Dici loro che ti dispiace ma che hai già fatto anche troppo tardi, che hai un appuntamento in centro, saluti ed alzi i tacchi.
Non ti stupisci poi se, come hai letto da qualche parte, fra vent’anni di tutte le aziende ed attività esistenti nel Belpaese ne rimarranno si e no un terzo.

And remember Ladies, you never get a second chance to make a first impression.

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22 giugno 2013 · 13:23

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