Archivi del giorno: 24 giugno 2013

Il PdT

Il PdT non è perlomeno alla data in cui scrivo, un nuovo partito fondato nottetempo, sulla scorta delle ultime vicende giudiziarie e politiche.
Il PdT è un grande parco inaugurato qualche anno fa nella ridente cittadina nella quale vivo e dove sono stata ieri per la prima volta, una bella ed afosa domenica di fine giugno.
Si tratta di una grande area verde molto ben tenuta dotata di piste ciclabili, una zona riservata per i cani, un laghetto con un bar ed annessa una sorta di spiaggetta vorrei-ma-non-posso (essere a Forte dei Marmi, a Bellaria, a Taormina, a Positano, vedete voi), un paio di canali artificiali, un campo per il beach volley, tavoli per mangiare.
Specialmente d’estate vi si svolgono diverse attività e chiunque ve ne parli non ve ne parlerà che bene, del parco in se’, degli eventi che vi organizzano.
Unico neo, e a ragione, parecchie persone ne lamentano l’insufficiente piantumazione, molti infatti sono baby alberi dal fusto ancora esile e non creano abbastanza ombra.
Non nascondo che ci sia del vero in quest’osservazione ma, specie nella parte centrale del parco, non è affatto impossibile trovare riparo e conforto dal sole cocente sotto una pianta, e comunque, anno dopo anno, la situazione non potrà che migliorare.

Fino a qui nulla da eccepire dunque, gran bella cosa il parco, anche perché in città il colore che va per la maggiore è il grigio dell’asfalto rattoppato alla boia di un giuda declinato in tutte le sue millepiu’ sfumature che si alterna alle diverse tonalità di intonaci delle case, ma di verde se ne vede gran poco, e quando c’è spesso è trascurato o lasciato nella più totale incuria, e fa piangere il cuore.
Il PdT ieri era pieno zeppo, un luogo felice, distese di corpi al sole, corpi in movimento, gente di ogni età, sesso, censo e colore, gente con bambini e senza bambini, con cani, senza cani, in bici, in triciclo, a piedi, in passeggino. Brulicava di vita.
Ecco, di vita, appunto, e qui arriva per quello che mi riguarda l’unica dolente nota del PdT.
E non è che mi paghino per essere stronza o per trovare il pelo nell’uovo anche nel PdT, però io qualcosina di stonato e davvero fuori luogo ce l’ho trovato in questo posto, che è bellissimo come detto.
Ma questo qualcosa mi ha turbata, e non capisco se devo autoflagellarmi per essere la solita scema o se gratta gratta il mio disagio ha, anche solo in parte, ragione d’esistere, e quindi non so se ci ritornerò o meno.

Ora, il motivo per cui non ho mai pensato di farci anche solo un salto in questi quattro o cinque anni di apertura è il fatto che, come avevo letto e mi avevano riferito, il PdT è il parco del nuovo ospedale, e per me un luogo di cura dove la gente soffre e qualcuno anche muore non è un posto dove io vada volentieri a sentire l’iPod, a leggere un libro, a stravaccarmi al sole, a pascolare il cane, a farmi un panino con la mortadella, e meno che meno ad ascoltare musica o a fare baccano in compagnia.
Proprio no. Anzi, poiché per me per scopi e funzioni non ci possono essere due posti più diversi, idealmente questi non dovrebbero essere nemmeno fisicamente troppo vicini.
Credo di essere di larghe vedute, non mi darebbe fastidio se ad esempio in un PdT che sorgesse lontano da una clinica/ospedale ci praticassero il nudo integrale, ma il rispetto per il dolore e la sofferenza altrui e’ sacrosanto, ed è qualcosa di più del semplice buon gusto.
Anche perché un giorno tocca a me, un giorno tocca a qualcun altro, tutti prima o poi abbiamo a che fare con la perdita di persone care, o con la malattia nostra e di amici o famigliari.

Vista di persona la situazione non è proprio così come me l’avevano descritta, nel senso che parco ed ospedale sono divisi da una strada (ma non poi COSI’ ampia), quindi tecnicamente si tratta di due realtà distinte aventi accessi autonomi, e ci mancherebbe.
Tuttavia non credo ci siano più di 100/150 mt di distanza tra i cancelli del PdT e la struttura ospedaliera e, cosa che mi aveva messo addosso una discreta angoscia già nel raggiungerlo a piedi quando ero inciampata nella laconica segnalazione ‘camera mortuaria’, l’obitorio è molto vicino ad uno dei due ingressi principali. Di più, in tutta la sua austerità’ e compostezza la camera mortuaria si affaccia proprio sulla parte più vivace e densamente frequentata del parco.
Per questo motivo non è che io mi sia sentita totalmente a mio agio nel PdT: se devo dire tutta la verità non ho mai smesso di pensare a quello che stava dall’altro lato della strada, ed anche ai molti malati e ai degenti che dalle loro camere potevano vedere gente allegra, in compagnia, che si godeva il sole o l’ombra a seconda dei gusti.

Eppure, a giudicare da quello che vedevo intorno a me nessuno sembrava minimamente porsi il mio stesso problema, e di che cosa potere incolpare tutta quella brava gente?
Di essere felici e spensierati in un bel posto in una domenica pomeriggio soleggiata e col cielo azzurro? Certo che no. Perché allora io non ci sono riuscita del tutto ?
Ci sarà stato o ci sarà qualcuno, prima o poi, anche una sola persona, attraversata dal mio stesso pensiero, dal mio stesso disagio, anche solo per un nano secondo?
Se sapessi di si mi sentirei un po’ sollevata, mi sentirei meglio.

Perché quando qui fanno una cosa bella non la fanno anche giusta fino in fondo?
Unum Verum Bonum convertuntur, mai sentito dire?
Non si tratta del solito fazzoletto di terra non più grande di un appartamento con due panchine e giochi per bambini, è un vero e proprio luogo di svago e di socializzazione con un cartellone di eventi che mai in tutta la città nei secoli dei secoli, dai corsi di fitness alla zumba, alla degustazione della birra.

Penso alle città italiane e straniere che conosco o che ho visitato, non mi ricordo una città nella quale un ospedale ed un parco cittadino aventi simili caratteristiche siano così vicini, praticamente appiccicati, ma mi riservo di approfondire.
E, vorrei chiarire, non è il PdT a trovarsi nel posto sbagliato, tutt’altro: notoriamente per vecchi e bambini quell’area è sempre stata una desolata landa acquitrinosa, non a caso sempre risparmiata dalla speculazione edilizia che ha devastato la città.
No, il PdT con il suo laghetto principale e un paio di altri minori ed il suo bravo canale, li ci sta benissimo.
Forse è il nuovo gigantesco ospedale che non doveva essere costruito li ma altrove, che con quello che è costato (e costerà) in bonifiche, sistemi drenanti e sistemi per prevenire e combattere le infiltrazioni ci si costruiva un ospedale ed un polo universitario, e si ristrutturava e ridisegnava l’anonimo centro cittadino.
Inoltre, fosse stato fatto in un’altra zona non rischierebbe ogni giorno di fare la fine di Venezia, evitando l’impari lotta quotidiana contro la Natura infingarda e gli Elementi.

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Oggi spira un bel venticello fresco e leggero, ma meglio non farsi illusioni.

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