Archivi del mese: luglio 2013

Ciao ciao

Icastica rappresentazione, non priva di una sua grazia e dignità stante il gestaccio, del mio stato d’animo nei confronti dello stalker telefonico di fiducia di più recente acquisizione nel mio portfolio: WIND/MY WIND.
L’app che blocca dopo i primissimi squilli la chiamata del molestatore di turno funziona!
Già troncate sul nascere due chiamate/tentativi di molestia.
Peccato però non rimanga alcuna traccia di ciò nella memoria del telefono, sarebbe molto utile qualora qualcuno decidesse di andare dai carabinieri o di disturbare l’amico avvocato.
Comunque, quando si dice le piccole gioie quotidiane.

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31 luglio 2013 · 17:50

Che avessero ragione i Maya?

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Oggi grandine grossa come uova.
Carogne di Maya, questo non l’avevate previsto però, avrei inserito la clausola “danni da agenti atmosferici” nell’assicurazione dell’auto.

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29 luglio 2013 · 21:47

Come sopravvivere allo stalking telefonico di operatori telefonici (ed altri seccatori). Forse.

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Inutile farsi illusioni, probabilmente non ve ne libererete mai, del resto siamo in Italia. Io, ad esempio, ho perso quasi tutte le speranze.
Anche oggi, addì sabato 27 luglio anno del Signore 2013, mattina ore 11.00, anche oggi ci hanno provato. Senza cuore e senza pietà.
Stavo ancora dormendo, probabilmente, e come sempre avevo il cellulare in modalità silenziosa, gli effetti di questa insopportabile canicola Carontica per cui alle tre di notte circa, invece, giravo per casa in cerca di cose da fare per passare il tempo.

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Se come tutte le persone dotate di buon senso vi siete iscritti al Registro delle Opposizioni http://www.registrodelleopposizioni.it/ è probabile ed auspicabile che almeno sul telefono di casa non vi rompano le scatole più di tanto.
Ma non è affatto raro che anche nella quiete della vostra abitazione, come alla sottoscritta, capiti ancora di ricevere telefonate da parte di gentilissimi operatori del primigenio fornitore di servizi telefonici che non si è ancora rassegnato, dopo forse una dozzina di anni, e chi se lo ricorda con esattezza quanti ne sono passati, al mio abbandono.
Io, appena è stato possibile evitare di pagare il canone ho aderito al volo.
Mi fanno tenerezza quelli di Telecom, ex Sip, è Lui il primigenio operatore di tutti gli italiani e perciò anche mio e, anche se chiamandomi di fatto infrangono la legge, quasi quasi mi sento lusingata dalle loro attenzioni.
Sono carini, discreti, non più di una volta all’anno, ma si ricordano sempre di me. Nessuno si ricorda di me, in generale nessuno si ricorda di nessuno dopo tutto quel tempo, forse solo i primi amori e non è detto che succeda in forma reciproca.
Voglio dire, ci sono matrimoni e storie d’amore che durano quarant’anni, o anche meno di uno yogurth ad agosto fuori dal frigorifero, non importa: coppie che si promettono amore eterno davanti all’altare o su una spiaggia in Kenya, scodellano figli o anche no, insieme comprano case, le ristrutturano, fanno tre settimane di vacanze in un camper di due metri per uno e cinquanta, frequentano gli stessi amici, adottano cani e gatti, suocere e suoceri, familiarizzano con cognate e cognati, un tempo mandavano cartoline dai loro viaggi a Cesenatico o in Mongolia mentre adesso postano le foto su Feisbuk, insomma tutte cose che le persone normali fanno ma poi, poi quando si mollano, in tanti casi chi si è visto si è visto. Se ci sono dei figli ancora ancora, se no, dopo essersi litigati anche il tostapane, due perfetti sconosciuti.
Per questo io un pochino a Telecom voglio bene e avevo quasi anche pensato di tornare a Canossa, di tornare da loro, lo confesso.

Tutt’altra storia sono i perfidi ed insidiosissimi operatori della telefonia mobile quando vi cercano sul cellulare, perché vi scoveranno sempre, in ogni luogo, ad ogni ora. E se non vi trovano ci proveranno e riproveranno anche a distanza di poco tempo, più volte al giorno.
Si lo so, non sono gli operatori che scelgono di perseguitare proprio me, o Gino, o Pina, quel giorno, anche cinque volte al giorno, sono dei sistemi automatici di selezione del numero. Ma che differenza fa? Rompono lo stesso. E non potrebbero farlo.
Solo con le presentazioni attaccano un bottone di dieci minuti, certo è il loro lavoro, ma anche i fortunati che ancora ne hanno uno di lavoro e che ricevono le loro telefonate magari stanno lavorando, e vorrebbero o dovrebbero continuare a farlo.
Non viene in mente a nessuno di questi Geni del Marketing che non è in seguito ad una telefonata che promette una mirabolante promozione o offerta, telefonata che ricevi al lavoro, facendo la spesa o guidando la macchina, che uno si convince a cambiare compagnia, o a integrare ampliare il pacchetto del contratto in essere? Che anzi la gente si irrita, e comincia ad odiare queste società?
Non riesco a comprendere il motivo per cui per non esiste alcun Registro delle Opposizioni per i numeri dei cellulari, proprio non mi do pace.

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Forse perché sulle casa di proprietà da vent’anni paghiamo ICI prima e IMU poi (e continueremo a pagarla, tranquillissimi) e allora lo Stato provvede a tutelarci mentre per strada, all’iper, in palestra, fuori dalle mappature catastali e dalle pertinenze diventiamo invisibili e figli di un Dio minore?
La solita genialata insomma, una cosa fatta per bene ed una totalmente trascurata ed ignorata.
Le utenze casalinghe sono in diminuzione da anni mentre i cellulari in crescita costante, sono le automobili di una decina di anni fa. Famiglia di quattro persone? Una volta erano cinque automobili, adesso che la festa è finita cinque cellulari, senza contare quelli aziendali.

Dunque cosa fare quando per sfortuna si entra nel tunnel delle continue, insistenti, ripetute chiamate da parte di questa gente e la vita diventa un inferno (la mia perlomeno)?
Innanzitutto perché succede tutto questo? E succede solo in Italia? Do quasi per certo accada normalmente negli Stati Uniti dove anche la pubblicità è cento volte più martellante ed aggressiva che da noi, ma non credo sia normale nella cara vecchia Europa.
Ho la netta sensazione di si, che in Europa succeda solo nello Stivale, ma non ho mai vissuto fuori dall’Italia, purtroppo, per poterlo affermare con certezza. Ne parlavo oggi con un amico spagnolo, a lui risultava un fenomeno sconosciuto, impensabile addirittura.
Ah, questo fenomeno si configura come un reato a tutti gli effetti, non dimentichiamolo.
http://www.consumatori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=582&Itemid=325

Io penso che se esiste la compravendita di organi umani e la tratta di esseri umani sia lecito ritenere esistano raccoglitori, contrabbandieri, venditori, collezionisti di database telefonici.
Non so come, non so da dove li prendano, ma è certo che da qualche parte li trovino. Regola uno, per quello che mi riguarda il numero di cellulare è da considerarsi come il PIN del Bancomat.
Da un annetto circa comunque sono entrata anche nel mirino di SKY, non per vantarmi.
Mai, dico mai, avuto a che fare con loro, non so nemmeno che roba trasmettano: ed è sempre di SKY l’addetto più spiritoso con cui ho avuto il piacere di.
Stremata da questo tormento senza fine che si chiama stalking telefonico e che dura da oramai diversi anni al simpatico signore di SKY che mi chiamava verso dicembre 2012 ho osato chiedere chi gli avesse dato il mio numero*, e questo mi ha risposto “seeehhhh, Babbo Natale”, ed ha riattaccato.
Lui ha riattaccato, non io. Ho scoperto che questo metodo* funziona come l’acquasanta per il demonio, saranno Loro a riattaccare in un nano secondo. Purtroppo dopo pochi giorni o settimane qualcun altro vi richiamerà.
Certo, se a disturbare la vostra pace interiore è il vostro operatore il problema di dove abbia trovato il vostro numero neanche si pone. Ma anche se è stato scelto come vostro operatore che diritto ha di perseguitarvi?
So che ci sono due impavidi avvocati veronesi, due fratelli, che hanno fatto causa a Vodafone, Teletu, Wind e compagnia bella per molestie telefoniche.
Vorrei baciarli, ci sono sempre dei precursori, dei coraggiosi che si fanno strada nella giungla con il machete per permettere a me popolo bue di trovare già tutto spianato senza nemmeno graffiarmi le gambe.
Non so però come sia finita: conoscendo i tempi della giustizia civile in Italia probabilmente non è ancora finita, o anche potrebbe non finire mai. E chi può dirlo.
Non è possibile una sorta di class action? È chiaro che una persona che cerchi individualmente di opporre una minima resistenza a questa violenza non potrà fare nulla contro i colossi delle telecomunicazioni, ma mille o diecimila italiani con il fumo alle narici farebbero rizzare loro i capelli.
Si, perché qualora stiate percorrendo vostro malgrado questa strada sappiate che è una strada senza ritorno. Non ne potete uscire.
Dapprima sarete gentili e comprensivi, e spiegherete con dovizia di particolari il perché la loro proposta non vi interessa. Lo ero anch’io, gentile e comprensiva.
Poi poco a poco diventerete più sbrigativi e forse un po’ bruschi. In soggetti nervosi lo sbrocco ed il turpiloquio sono inevitabili già dopo pochi mesi di questo stillicidio.
Per evitare lo sbrocco io mi sono finta scaltra conoscitrice di tutti gli articoli del codice civile che trattano la materia, dapprima con un’amichevole diffida verbale nel tempo diventata sempre più minacciosa. Qualche volta poi ho anche sbroccato, e non me ne vanto.
Niente da fare, questi non mollano. Secondo me anzi se la ridono sotto i baffi.
Oramai io sono arrivata al punto di non rispondere a telefonate da numeri anonimi e da numeri che non conosco. Non so se mi perdo una scrittura a Hollywood, un Iphone in regalo, gli auguri per il compleanno, delle belle o delle cattive notizie.
Non importa, è la mia scelta dettata dall’istinto di sopravvivenza.

E adesso una storia incredibile, una storia vera.
Fino ai primi mesi del 2013 il mio operatore di telefonia mobile era Vodafone. Quando ho stipulato con loro il contratto per il mio primo smartphone erano otto euro al mese con internet illimitato e telefonate e sms esclusi.
In breve tempo questi otto euro mensili diventano dieci.
Vodafone, specialmente negli ultimi due anni, e’ stato il primo e principale stalker che io abbia conosciuto, tenace, costante, irriducibile. Odioso, refrattario ad ogni richiesta, supplica, minaccia o preghiera di lasciarmi in pace. Ma io resistevo imperterrita con loro. Cretina.
Quando parlando con amici vengo a sapere che esistono tariffe e condizioni più vantaggiose per il tipo di utilizzo che io faccio del mio smartphone mi reco nel centro Vodafone di un notissimo centro commerciale.
Voglio evitare la trafila degli operatori dei numeri verdi, e chiedere se per caso il mio stalker nonché provider di servizi per me vitali ha in serbo qualcosa di carino per me dopo tot. anni di fedeltà senza mai nemmeno il pensiero di un cornino da parte mia, visto anche lo stalking cui mi sottopone.
Inutile che mi cerchiate quando non mi servite e siete inopportuni, dovete esserci quando noi clienti vi cerchiamo, chiaro?
La tipetta al bancone mi dice che loro non danno queste informazioni, mi dice di chiamare il numero verde o di cercare in internet sul loro sito.
Grazie al cavolo, io NON VOGLIO cercarmi le offerte in internet, se ho delle domande voglio avere anche delle risposte, mi rifiuto di parlare al telefono con un tipo che sta a 1.200 km da qui, per questo ho fatto inutilmente la strada, stronzetta.
Tu stronzetta ed io cretina.
Torno a casa e chiamo il numero verde di Vodafone, 47 tipi di opzioni a selezione multipla, premo cancelletto, premo asterisco, per la raccolta punti di qui, per le fatture di su, per problemi tecnici di giù, conosciamo tutti. Io VOGLIO PARLARE CON UN OPERATORE, non voglio sentire la cantilena preregistrata delle offerte. Ma a parlare con un operatore non ci riuscirò mai, ci riprovo più e più volte nella stessa serata.
Il giorno successivo torno al centro commerciale e passo a Wind che mi fa anche un’ offerta più vantaggiosa.
Spicci, ma in un anno qualcosina di differenza fanno, anche perché ho 120 sms e 120 minuti di conversazione gratuita al mese, e per me sono più che sufficienti.
Da quel giorno Vodafone mi manda regolarmente via sms, come un fidanzato respinto, offerte su offerte per tornare con loro. Allettanti anche, ma io non mi faccio tentare, con VodaGone mi sono ripromessa: mai più . Almeno pero’ hanno smesso di telefonarmi, e di Wind apprezzo anche solo la discrezione.
Mai sentiti quelli di Wind, fino a pochi giorni fa. Dannazione!
Adesso se le conto sono sei telefonate (non risposte) in una settimana. Come fare a sapere che sono di Wind? Ho chiamato il numero.
Ci risiamo, ho il terrore di esserci ancora dentro fino al collo.
Allora oggi mi sono scaricata un’applicazioncina gratuita per Android semplice semplice e non pretenziosa ma funzionale assai, Calls Blacklist.

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Non che possa sgamare gli scocciatori ma, una volta individuato il numero sconosciuto che vi insegue con insistenza, e se un numero sconosciuto vi chiama con insistenza non possono che essere Loro, i vostri stalkers e molestatori di fiducia, si aggiunge alla Blacklist e il telefono bloccherà la chiamata.
Come detto, io ho anche settato opzione “no telefonate e no sms da numeri anonimi”.
Spero serva a qualcosa.

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27 luglio 2013 · 16:17

Io non mi sento italiana

Io non mi sento italiana, ecco qui, e la sensazione di estraneità a tante, troppe cose, situazioni, dinamiche e persone di questo paese si accentua ogni giorno di più. Non che non ce ne sia motivo: anzi, di motivi ce ne vengono dati parecchi tutti i giorni, il numero degli italiani dissociati è in costante aumento.

Io non mi sento italiana da molto prima che Giorgio Gaber scrivesse la sua canzone della quale il mio post scopiazza il titolo, avendolo solo declinato al femminile. Era la fine del 2003 quando è stato pubblicato l’ultimo album che conteneva questa canzone, dice Wikipedia, e lui era morto da poco.
Io non mi sento italiana, ma reputo lo stesso Gaber, il cui lavoro, devo ammettere, continuo a conoscere a tutt’oggi solo superficialmente, un bell’italiano: una persona che mi fa sentire orgogliosa del paese dove sono nata e dove vivo, della cultura nella quale sono cresciuta, delle mie radici. Le due cose sono un po’ in contraddizione, ne sono consapevole.
Ricordo il concerto che il Signor G. ha tenuto nella mia città, la partecipazione e l’entusiasmo della gente, la sua simpatia e comunicativa, la sua disponibilità.
Con delle amiche ci aveva ricevuto nel camerino a fine concerto, ho conservato religiosamente per anni il suo autografo sul biglietto di ingresso ma poi, purtroppo, sono riuscita a perderlo: per questo motivo non saprei dire che anno sia stato, direi tra il 1998 ed il 2001.

Io non sembro nemmeno italiana. Non so in che misura i miei colori, i miei lineamenti e la mia statura possano aver contribuito a far nascere in me questa strana sensazione che ho sin da piccolissima.
Certo non ha aiutato il sentirsi chiedere tutti i giorni o quasi se fossi italiana, succede da quando so parlare, e non ha aiutato il dover rispondere tutte le volte, quasi a giustificarmi per essere diversa, “si, da sette generazioni”. Adesso non capita più con tanta frequenza.
Poi, ogni qual volta valico le Alpi, la storia si ripete.
Insomma, potrei essere tedesca, inglese, scandinava e anche in parte slava; o baltica, così mi hanno detto parecchi russi. Molte cose ma non italiana.
Mettiamola così: questa storia dell’aspetto fisico non “autoctono” deve aver svolto quantomeno la sua piccola parte. Tuttavia non mi sentirei del tutto italiana nemmeno se fossi il classico fenotipo mediterraneo, se la mia morfologia fosse tipicamente mediterranea, e se avessi quindici centimetri di meno di gambe.

Non mi sento italiana perché ancora prima di imparare a leggere e scrivere sognavo ad occhi aperti di posti e paesi lontani: mio papà mi indicava con un dito sull’atlante la posizione dell’Italia, io dicevo che da grande sarei andata in Tasmania che allora mi sembrava il posto più lontano, esotico ed irraggiungibile che ci potesse essere.
Da allora non mi sono più fermata: non che sia mai stata laggiù, nell’isola ancora più a sud dell’Australia, e adesso nemmeno mi interessa andarci, ma un certo tipo di educazione, letture e studi insieme alle varie circostanze fortuite della vita come le conoscenze fatte mi ha sempre portata ad avere forse più curiosità ed interesse per altri popoli e paesi, o meglio per certi popoli e paesi, per la loro mentalità e stile di vita più aperto ed evoluto, a torto o ragione.

Dicono (tanti italiani) che l’Italia sia il più bel paese del mondo: in realtà io per quel non molto che ho potuto vedere ho trovato un sacco di posti che non avrei fatto fatica a scambiare con l’Italia, o perlomeno con la zona dove vivo.
Infatti, se esiste davvero Qualcuno lassù, questo Qualcuno ha fatto le cose proprio per bene: ha generosamente disseminato bellezze paesaggistiche e naturalistiche ai quattro angoli del pianeta, da nord a sud, a tutte le latitudini e longitudini. Ed anche solo pensare che i gran canyons americani, la barriera corallina australiana, i fiordi norvegesi o i deserti africani non possano competere con le bellezze italiane mi pare solo inutile e dannoso campanilismo.
Casomai quello che differenzia l’Italia rispetto a molti paesi con meno storia e meno cultura sono le vestigia del passato ed i centri storici delle nostre città.
Per quanto, perlomeno in Europa, di città ricche di storia ce ne sono parecchie, alcune anche conservate ed organizzate assai meglio delle nostre.
Però poi questo enorme patrimonio ed eredità culturale di cui giustamente ci vantiamo lo sappiamo gestire e sfruttare poco, voto da benino a disastroso, e allora punto a capo.
Vorrei che qualche espertone calcolasse quanti punti del PIL potrebbero essere.

Il fatto è che io non mi sento italiana ogni giorno di più, non sono più una dilettante: la mia sta diventando quasi un’avversione a tutto quello che è italico, purché non sia il nostro cibo e la nostra lingua. Dicono, quasi sempre gli stranieri, che la lingua italiana sia molto musicale ed abbia un bellissimo suono e cadenza, ed io ci credo.
La nostra decadenza o involuzione comincia secondo me già nei primi anni ottanta, e per l’architettura addirittura da molto tempo prima. Il periodo buono era già terminato nei primissimi anni cinquanta.
Gli anni ottanta sono stati ingiustamente sottovalutati, invece tre quarti dei nostri mali attuali hanno radici e hanno attecchito proprio in quel decennio horribilis nel quale hanno trovato un fertile humus.
Una parola sola, per chi c’era: edonismo reaganiano. Ancora riesce a mettermi i brividi.
Si era assai più spensierati e felici, vero, nemmeno un lontano paragone con la situazione attuale, ma il gusto, i valori, la mentalità e sensibilità dominante erano davvero insani, terribili, e pericolosi.
Poi gli anni ottanta ce li siamo dimenticati in fretta, a parte il revival musical, ma solo perché a metà degli anni Novanta si è affacciato sulla scena qualcuno, se ne è cominciato a parlare anche troppo, poi sappiamo le cose come sono andate. Insomma, è sempre colpa di qualcuno.
Mai che ci si prenda delle colpe collettive come popolo, come insieme di individui autonomi e raziocinanti. Troppo facile.

L’unica soluzione che intravedo per tornare a fare pace con questo paese, per poter tornare a sentirmi normalmente non italiana, cioè senza acrimonia e senza farmi venire la bile un giorno si e l’altro pure: dovrei smettere di leggere i giornali nostrani. Non dovrei seguire più le nostre vicende che spaziano dal tragicomico al surreale: potrei dedicarmi a tutte quelle cose che vorrei fare da tempo. Lavorare a maglia, fare il pane in casa, rispolverare qualche lingua dimenticata, imparare l’HTML.
Se però leggessi solo i quotidiani stranieri mi deprimerei ed angustierei ancora di più.
Poi mi vengono in mente le parole di Gaber, a nascere in un altro paese mi poteva andare anche peggio, e così mi risollevo per un poco.
Intanto passano i giorni, i mesi, gli anni.

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Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?

21 luglio 2013 ore 10.30 circa.

In tutti questi anni e in questi circa dieci mesi dall’ultima volta che Tu ed io ci siamo guardati in faccia non mi sei mancato affatto, ho cercato proprio di non pensarti, ho voluto dimenticarti, e pensavo di esserci riuscita.
Quasi quasi mi stavo complimentando con me stessa per l’ottimo lavoro fatto ma Tu, col consueto tempismo al contrario di tante cose sbagliate della mia vita, mi hai assalita all’improvviso in una domenica mattina d’estate.
Mi hai assalita con violenza, quando pensavo a tutt’altro, a cose belle e piacevoli.
Tu non vuoi che io mi scordi di te, proprio non vuoi vedermi serena, non dico felice.
Pare proprio che abbiamo un conto aperto Tu ed io, e chissà mai se riuscirò a mettere la parola fine a questa triste e dolorosa storia che si trascina da troppo tempo e che mi ha cambiato la vita per sempre.
La cosa che più mi pesa è la paura, la paura animale, il terrore cieco, irrazionale, ed il senso di spossatezza, estrema fragilità e vulnerabilità che mi lasci addosso tutte le volte che abbiamo un rendez-vous.
O meglio, tutte le volte che Tu mi vieni a cercare e mi sorprendi, brutto mostro, e mi trovi indifesa.
Ricordo una frase di Magnolia, un bellissimo film della fine degli anni novanta, una frase che già allora si cuciva benissimo alla mia vita ma di cui vorrei potermi dimenticare un giorno, come di Te.
“The book says, We might be through with the past, but the past ain’t through with us”
Pronunciata quasi quattordici anni dopo suona quasi come una maledizione, o una profezia.
Credevo davvero non saresti più ritornato, non così aggressivo e cattivo almeno: non si può certo dire che non abbia provato a evitarti, prevenirti e combatterti con tutte le mie forze e con tutti o quasi dei molti dei mezzi a disposizione, con ingenuità forse. Sicuramente con troppo ottimismo.
Evidentemente sei più forte e subdolo di me, e ieri ne ho avuto la riprova.
Certo, in confronto all’attacco dell’ultimo sabato dello scorso settembre questa volta è stata quasi una passeggiata, quella sera credevo davvero sarei morta. Invece, guardami, dopo settembre e dopo ieri io sono ancora qui.
Fino alla prossima.
Sono troppo stanca ed ho troppe cose da fare, da pensare e da sognare per vivere nell’ansia di un tuo ritorno, nella paura di rivedere quel tuo volto spaventoso.
Ti ringrazio perlomeno per avere diradato le tue comparse a tal punto di avermi illusa e fatto credere per un po’ di tempo di essermi liberata di te, senza se, senza ma.
Credo che d’ora in poi mi attrezzerò e affinerò meglio le mie armi per azzerarti e stroncarti quasi sul nascere, almeno questo un pochino l’ho imparato.
Odio tutto di te, anche il nome supponente che ti hanno dato e tutte le teorie che fanno circolare sulle tue origini e sulla tua crescente diffusione, solo per farci sentire meno scemi.
Venti anni fa ci dicevano che eravamo pazzi.
Ecco cosa augurerei ad un peggior nemico, se ne avessi uno, un bell’attacco di panico.
Uno al giorno.
Invece sei proprio Tu il mio peggior nemico.

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Must have books

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Due libri che tutte le Donzelle dovrebbero avere, anche solo per ammirare le splendide ed eleganti illustrazioni di Ruben Toledo.
Ne allego qualcuna a casaccio, giusto per dare un’idea, ma sono certa che le mie fotografie non rendano loro giustizia. Beh, neanche le fotografie delle copertine in verità, ma i mezzi e la luce sono quello che sono.

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Insieme o singolarmente potrebbero essere un'ottima idea regalo per ogni occasione, per ragazze di ogni età e sesso, censo, razza e stazza.
Libri piacevolissimi da sfogliare per la grafica molto curata ed il gusto squisito delle illustrazioni ma, soprattutto, i consigli di Nina Garcia sono tutt’altro che banali.
Dispiace anzi dovere constatare che a realizzare due libri di moda e tutto sommato non inutili, uno su quali pezzi indispensabili investire per avere un guardaroba perfetto e completo, e l’altro su come trovare e/o valorizzare il proprio stile, sia stata una colombiana di Barranquilla oramai per metà americana, e non un’italiana.
http://it.wikipedia.org/wiki/Nina_Garcia

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Mi piace la Nina-filosofia e l’approvo in pieno, e non è affatto un inno all’imperante consumismo ingordo e famelico che fa prolificare le catene dei centri commerciali e che ispira molte fashion bloggers italiane e straniere sia su Youtube che nei blogs.
Piange il cuore a vedere quanti soldi si spendono per cose davvero cheap,per me come per il cibo la formula dovrebbe essere meno quantità e più qualità. Tra l’altro su questo pianeta vivremmo pure tutti meglio.
Non è affatto necessario, sostiene Nina, acquistare ad ogni stagione borsate su borsate di roba alla cosiddetta ultima moda, robaccia dozzinale e di pessima qualità, fatta con pessimi tessuti, di pessima fattura, e spesso anche a prezzi esagerati se si considera il rapporto qualità / prezzo.
Non so lei come abbia fatto a sopravvivere all’orgia di borchie che ha contraddistinto le ultime stagioni: dalle pantofole da casa in su è stata molto dura trovare qualcosa che non fosse borchiato.
Ad nauseam. Mi piacerebbe sapere chi è stato quel tizio che una mattina si è alzato e ha decretato “e adesso borchie per tutti”, e gli altri che non ci stanno che peste li colga.
Si tratta al contrario di avere nell’armadio pochi pezzi basici destinati a durare stagione dopo stagione, come ad esempio un bel trench classico, degli stivali tipo cavallerizza in un bel pellame, un paio di maglioncini/cardigan in filati pregiati in colori intramontabili come il nero o il cammello.
Questi pezzi evergreen sui quali conviene investire un po’ di soldini e per i quali non vale la pena di avere il braccino corto si possono assolutamente mischiare a capi ed accessori economici per i quali si può essere assai meno esigenti, una pashmina etnica del mercatino, un paio di jeans non di marca purché ci vestano a pennello, e così via. Il cosiddetto mix and match che fa tirare un respiro di sollievo al conto in banca ed evita di accumulare quintalate di pezzaccie che non si mettono mai.
Il che non vuol dire che nelle catene di cui sopra non si possano fare degli ottimi affari, sapendo scegliere.
Trovo che ogni articolo e pagina emanino buon gusto, misura e buon senso.
Più Audrey, Grace e Jacqueline che Valeriona, per intenderci.
Se il vostro ideale estetico / di eleganza / stile ideale si discosta troppo da quello delle tre dee, beh soldi buttati. Statene alla larga.
Da evitare anche se non si capisce la differenza tra la seta ed il poliestere, e non è detto che nel nostro armadio ci debba essere solo seta e cachemire otto fili.
Per gustarseli è però necessaria almeno quella minima sensibilità che consente di capire che si, tra i due tessuti c’è davvero una bella differenza.
Nina è un pochetto snob? Un tantinino, ma non più del giusto.

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Credo che dei due libri esista anche la versione italiana, mi sembra di averne visto almeno uno da qualche parte: io i miei li ho comprati online alla fine del 2008.
Già cinque anni? Si, e da allora non si sono mai mossi dalla mensola sopra il mio letto dove abita il mio personale gotha libresco, se non per finire almeno una volta o due all’anno nelle mie mani.
Ed ogni volta è un piacere ritrovarli, sentire le pagine frusciare, annusare l’odore della carta patinata.
Da avere a tutti i costi, da regalare per fare un figurone, se siete uomini vi ameranno per sempre, da mostrare alle amiche per farle schiattare e per far vedere quanto siete avanti. 🙂
Ah, quanto vorrei saper anche disegnare questi donnini!

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In procinto di leggere

Appena ritirati dalla biblioteca cittadina:
Un colpo di vento di Ferdinand von Schirach
Splendente come una padella di Amelie Nothomb
Biografia della fame di Amelie Nothomb

Non so ancora esattamente a quale darò la precedenza, forse già stasera, sicuramente nel weekend

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Cronache d’estate da una Multipaesana

La collaudata e sonnacchiosa vita estiva Multipaesana prima della Grande Pausa Estiva detta Ferie può essere scossa tutta d’un tratto, come un fulmine a ciel sereno, dalla notizia di una nuova risorsa Raccomandata che presto entrerà a far parte della Grande Famiglia Organigramma.
Raccomandata di primo grado, Deluxe, per di più.
Con che funzioni/ruoli/mansioni non è dato di saperlo, come non è dato di sapere perché proprio adesso quando probabilmente sono di più i giorni di cassa integrazione a carico dei contribuenti (di tutti), che non quelli lavorativi.
Cioè, a dirla tutta questo può succedere anche nel lungo inclemente inverno: si, perché nelle zone ad alta concentrazione Multipaesana esistono notoriamente solo due stagioni, una breve estate tropicale dai tratti monsonici, a seconda delle annate, ed un interminabile inverno siberiano senza traccia alcuna di un dottor Zivago.
In ogni Multipaesana ogni momento è buono per accogliere a braccia aperte un Raccomandato, che non si dica che siamo schizzinosi o choosy al riguardo.

Poniamo il caso però che questo succeda in un’afosa giornata di luglio, il solito cielo lattiginoso padano demmerda e l’aria così umida che si può strizzare come un cencio.
Anche le ultime notizie di cronaca politica del luglio 2013 confermano, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che l’Italia detto anche Belpaese è inesorabilmente avviata verso un triste e duraturo declino.
Così un PD (tranquilli, PD = Povero Diavolo di Multipaesana, categoria che merita un post a parte) non può far altro che sperare di trovare, in quello che dovrebbe essere il sano tessuto produttivo del paese, o quel che ne è rimasto, e di cui la MP ne è l’emblema principale e ultimo baluardo, quel rigore anche etico al quale i lontani palazzi romani del potere hanno abiurato da tempo.
Invece il nostro povero ed illuso Povero Diavolo non può far altro che constatare che, tutto in scala e con le dovute proporzioni, la storia e lo schifio si ripete in ogni luogo, in ogni situazione, in ogni contesto, in ogni occasione.
Solo gli ingenui o gli stupidi possono ancora pensare che il paese reale sia meglio di coloro che ci governano.
Il Povero Diavolo allora non può che augurarsi un’invasione pacifica di danesi e norvegesi capeggiati da uno dei due regnanti a scelta, che i crucchi piglino a calci in culo i responsabili di questo schifio, siano essi annidati in qualche casermone del Lungotevere o nel 90% delle anonime e sconosciute MP lombardo venete, e che instaurino una monarchia illuminata della durata di qualche secolo. E forse nemmeno questo ci può salvare.

Intanto però, dietro i vetri fume’ del nostro bel capannone prefabbricato, stabilimento o sweat shop che dir si voglia, chi è avvezzo o ha una qualche esperienza di Multipaesana non si scompone per più di cinque minuti per l’arrivo di un nuovo, l’ennesimo Raccomandato. Solo Juniores e stagisti permangono in stato di agitazione essendo notoriamente i primi a saltare.
Quando nell’aria oltre al solito fetore di concime chimico tipico della pianura si percepiscono dei movimenti sotterranei che nulla hanno a che vedere con la geologia, quando dietro alle porte chiuse si avvertono borbottii volutamente incomprensibili da parte dei Cervelli, quando il fruscio delle sottane della petulante Responsabile Human Resources che zampetta su e giù per le scale si fa più insistente allora anche il meno scafato dei PD (Poveri Diavoli da Multipaesana) intuisce che si sta inaugurando una nuova temibile Campagna Acquisti per accaparrarsi er mejo der mejo de’ Raccomandati disponibili su piazza.

Dopo pochi giorni o settimane il nominativo del fortunato prescelto viene reso noto agli interessati insieme a spiegazioni dettagliate circa l’albero genealogico del Fido Condottiero e parenti più stretti.
Vengono cioè illustrati nel dettaglio gli intrecci famigliari e come il prezioso Seme della Dinastia sia stato sparpagliato per il mondo, ma più spesso per la provincia, qualche volta addirittura nello stesso capannone. Al di fuori del gli orari di lavoro, chiaro.
Nessuna remora al riguardo, nessuna copertura od occultamento di dati sensibili, tutti devono sapere di chi il Raccomandato prescelto sia figlio o cugino, sorella o madre.
Tanto in una MP prima o poi lo saprebbe anche il mulettista del Bangladesh e allora, al fine di evitare l’inimicarsi di fazioni pro-Nipote o pro-Cugino e l’innestarsi di pericolose quanto improduttive tifoserie da campionato, allora tanto vale essere chiari da subito.
Così uno sa regolarsi e può studiare in anticipo il livello di piaggeria e paraculismo che vorrà o dovrà adottare. Meglio non perdere tempo.
Non si sottovaluti d’altra parte l’estenuante lavoro di cernita e scrematura che viene effettuato dagli alti vertici aziendali insieme alla responsabile delle Human Resources.
Costoro spesso dispongono di tanto di quel materiale umano da trovarsi essi stessi in imbarazzo, e non vorrebbero scontentare nessuno, soprattutto notabili e clero, ma nella vita bisogna anche assumersi le proprie responsabilità.
Generalmente ad ogni papabile viene affibbiato un punteggio, mentre il voto può essere sia a scrutinio segreto o, nei casi di Multipaesane più progressiste ed evolute, può essere palesato senza timore di ritorsioni che potrebbero scompaginare gli assetti societari o spaventare gli azionisti, cioè il resto della famiglia fino ai cugini di seconda.

Così, siamo a Bernascate con Casnate o a Tepossino sul Minchio in una rovente giornata di afa e cielo da the Day After, e dietro i vetri fume’ della nostra ipotetica Multipaesana è tutto un pettegolezzo, un fiorire di illazioni e di leggende metropolitane sul nuovo venuto.
Comincia l’attesa del Raccomandato di turno il quale, comunque, generalmente non comparirà prima della stagione della vendemmia.
Infatti, anche se disoccupato di lungo corso costui/costei non potrà a nessun costo rinunciare alla meritata pausa e vacanza estiva.
Su c.v. ed esperienze pregresse del Prescelto inutile soffermarsi perché oltre ad essere assolutamente ininfluenti queste sono così variabili ed incredibili da non poter essere nemmeno classificabili, quello che conta sono le credenziali. Questi stanchi occhi hanno visto cuochi mariti di figlia di Gran Condottiero diventare Direttori Commerciali, e mi fermo qui.
Anche la durata in Azienda di un Raccomandato, del resto, dipende moltissimo dal grado e coefficiente di Raccomandazione ed è perciò abbastanza variabile.
Tendezialmente un Raccomandato di primo e secondo grado è inamovibile e pertanto per certi versi assimilabile ad una risorsa Edera, mentre un Raccomandato di terzo grado se gli dice male potrebbe anche non avere lo scranno assicurato sino alla pensione, esattamente come un Povero Diavolo.
L’unico minimo comun denominatore dei Raccomandati Multipaesani è che al di fuori di amici e parenti nessuno se li pija, ed anche amici e parenti se li rimbalzano spesso e volentieri facendoli girare di qui e di la’ come palline di un flipper.
Diversamente inamovibili ma pur sempre inamovibili.
Il PD medio di media Multipaesana comunque ne ha viste di ogni ed ha persino assistito a defenestrazioni da Sacro Romano Impero di Raccomandati di terzo grado in caso di:
– astenia patologica, incapacità ed incompetenza manifesta ma solo se accompagnata ad una certa facilità e diciamo leggerezza nell’emettere assegni su conti societari per sostituire la mobilia di casa o per ristrutturare il bilocale al mare
– divergenze incolmabili con il Fido Condottiero. Divergenze che possono essere di varia natura: politiche, calcistiche, su chi è la più gnocca in TV e/o persino legate alle politiche e gestione aziendale.

Nell’attesa del prossimo Gran Raccomandato, in preda ai più inquietanti interrogativi su quello che il suo arrivo comporterà per la propria sopravvivenza e benessere o comfort aziendale, ma anche per la sopravvivenza aziendale stessa, e perciò come sempre, ci salvi chi può.

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Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Vita Multipaesana

Timeless beauty

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15 luglio 2013 · 19:56

Saggezza spagnola, Sabiduría Castellana, Spanish wisdom

Rubia de bote chocho negrote

El color de la ceja marca el de la almeja

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12 luglio 2013 · 18:04