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The FA, again

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6 luglio 2013 · 10:18

Poches de gel

Confesso che quando penso a questa signora, France Guillain, non mi sento del tutto imparziale, quindi sono consapevole di partire già con il piede sbagliato.
Avendo letto qua e la’ cenni della sua biografia, francese di madre polinesiana, nata nel 1942 a Montpellier, città che adoro come gran parte del sud della Francia, quattro volte il giro del mondo in barca a vela con le sue cinque, dico cinque figlie, non posso che provare un moto di simpatia ed ammirazione per lei.

Non solo perché la signora si porta alla grande i suoi anni e le sue rughe senza necessariamente voler sembrare di trent’anni più giovane ma anche e soprattutto perché grazie alle sue capacità, ai suoi studi, intraprendenza e coraggio non marcisce e non marcirà in una Multipaesana, per quanto esilarante possa essere, e per quanto per certi versi quest’esperienza costituisca anch’essa una sorta di viaggio intorno al mondo.
Ai miei occhi, ça va sans dire, questa donna un mito.

Detto questo, per un approccio serio e completo del suo Metodo, e l’utilizzo delle poches de gel (o dei bagni derivativi) costituisce solo una parte delle pratiche di igiene di vita previste, consiglio di leggere i suoi due libri, quello sui bagni derivativi e “il metodo France Guillain – per una vita sana e armoniosa”.
Se invece può bastare un’opinione e resoconto di esperienza personale, limitata per ora solo all’uso delle poches de gel e quindi necessariamente riduttiva
allora OK, si può continuare.
Nella prefazione a uno dei suoi libri l’autrice precisa l’importanza di sperimentare il Metodo nella sua interezza senza stravolgerlo, personalizzarlo o mutilarlo, come sto facendo io.
Ci tenevo a dirlo. Diciamo che io sono San Tommaso, non ci credo se non ci metto il naso, e per un sacco di motivi mi piaceva sperimentare per prima questa faccenda della necessità di raffreddare l’area del perineo per abbassare la temperatura interna.
Una necessità ed esigenza che io avvertivo già da tempo, ancor prima che di sapere che già diversi medici e studiosi del passato consigliavano questa pratica.

Le poches de gel che avevo ordinato online il 20 di giugno e di cui mi era stata notificata la spedizione il 25, mi sono arrivate venerdì 28, quattro, con due protezioni in cotone biologico.
Quindi l’attesa non è stata affatto di cinque o sei settimane come avevo previsto avendolo letto da qualche parte.
Inutile dirlo, le uso tutti i giorni il più a lungo possibile, cosa che da fare a casa è facilissimo, basta avere la costanza di sostituirla non appena si riscalda.
In ufficio la faccenda è gestibile in quanto nel passaggio a Multipaesana insieme al distributore di snack e bevande ci abbiamo guadagnato un frigorifero nuovo di pacca, anche se temo che il mio andirivieni dal frigorifero presto susciterà quantomeno degli interrogativi. E chissene.
Diventa a mio avviso decisamente molto difficile, e lo sconsiglierei, pensare di potere sostituire la poche ogni quaranta/cinquanta minuti (questa è la ‘durata’ di una poche a contatto con il corpo umano) se si è in giro tutto il giorno.
A me capita molto raramente quindi non ho questo problema.

Come forse avevo già scritto, sul fatto che un uso costante (= tutti i giorni) e prolungato (almeno tre o quattro ore al giorno) desse dei benefici quasi immediati in termini di benessere avevo veramente pochi dubbi.
Non so perché ma oltre alla loro comodità, una volta indossate consentono di condurre una vita quasi del tutto normale, uniche controindicazioni che mi vengono in mente la piscina e se una fa la ballerina di lap dance, io penso anche che possano essere più efficaci dei bagni derivativi.
Nel senso che il fattore tempo gioca una parte fondamentale. Tecnicamente si possono indossare le poches per tutte le ore di veglia di una giornata, mentre nessuno avrebbe la voglia o il tempo di stare su un bidet diciotto ore, giusto?
Ma torniamo ai benefici dopo una decina di giorni di utilizzo, preceduto da una settimana di Mattonella (quei parallelepipedi di simil-ghiaccio usati per picnic e gite fuori porta) sulla quale prima che arrivassero le poches ho posto le terga, sempre in ufficio.
– sonno decisamente, nettamente più profondo. Non voglio dire che non mi capìti di svegliarmi per motivi tecnici, pit stop in bagno, caldo, sete, freddo, rumori etc. Dico che quando dormo sprofondo in un limbo, vado in catalessi. Prima il mio sonno era più superficiale, come se la coscienza fosse in qualche modo ancora vigile.
– mi sento più riposata e con più energia.
– purtroppo non riesco a dire che mi sento anche più ottimista perché mai lo sono, e comunque sempre un po’ di più in estate, anche in un’estate piovosa e brutta come questa, quindi gran bella domanda se sia per le poches o per la stagione o per due la combinazione delle due cose, ma mi sento un po’ meno ansiosa. A fronte di immutate se non aggravate solite rogne di sempre.
– non misuro il peso, la mia bilancia non funziona, ma vedo girovita e cosce, nello specifico culottes de cheval, assottigliarsi leggermente. Una mia amica ieri sera, e non è che non ci vediamo da tre anni, mi ha chiesto se fossi dimagrita, e non sa niente del fresco segreto custodito nelle mie mutande.
– continuo ad avere una pelle decente, ma questo già da tempo, da quando ho smesso di usare cosmetici “industriali”, quantomeno lo smuovere i grassi bianchi e cattivi in eccesso non ha messo in circolo schifezze che potessero causare brufoli, epidemie di punti neri etc etc.
– una sensazione generale e diffusa di pulizia interna e leggerezza.
– gambe e caviglie più leggere e meno gonfie in un periodo in cui generalmente sono messa proprio male sia in senso estetico che di disagio fisico vero e proprio.

Continuo quindi e penso di continuare con le poches, non vedo perché non dovrei farlo, a parte un po’ la scocciatura di sostituire, lavare, raffreddare, estrarre, riporre etc etc.
Sono curiosa di provare la colazione che il metodo prevede, purtroppo non ho trovato l’olio di sesamo e l’olio di lino nel supermercato dozzinale dove ho fatto la spesa l’ultima volta, e che è ben fornito solo delle peggio porcherie.
Questo sarà anche paese della dieta mediterranea e del cibo più buono e sano del mondo, ne sono convinta ed è l’unica cosa che ci rimane, ma mediamente i nostri supermercati e catene distributive lasciano molto a desiderare per quanto riguarda reperibilità e costi di cibo biologico o semplicemente non troppo lavorato ed addizionato di roba inutile o dannosa.
Non mi riferisco ai negozi specifici e dedicati, ancora rari, ma i posti normali dove il 98% della gente va a fare la spesa, fatta eccezione per la mia adorata Ticorta che resta come sempre la migliore.
In Germania ed in Francia sono cinquant’anni avanti in questo, anche se mediamente si mangia peggio ed in modo meno salutare.
Conto di scrivere qualcosa sulla famosa colazione fra qualche settimana.

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