Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?

21 luglio 2013 ore 10.30 circa.

In tutti questi anni e in questi circa dieci mesi dall’ultima volta che Tu ed io ci siamo guardati in faccia non mi sei mancato affatto, ho cercato proprio di non pensarti, ho voluto dimenticarti, e pensavo di esserci riuscita.
Quasi quasi mi stavo complimentando con me stessa per l’ottimo lavoro fatto ma Tu, col consueto tempismo al contrario di tante cose sbagliate della mia vita, mi hai assalita all’improvviso in una domenica mattina d’estate.
Mi hai assalita con violenza, quando pensavo a tutt’altro, a cose belle e piacevoli.
Tu non vuoi che io mi scordi di te, proprio non vuoi vedermi serena, non dico felice.
Pare proprio che abbiamo un conto aperto Tu ed io, e chissà mai se riuscirò a mettere la parola fine a questa triste e dolorosa storia che si trascina da troppo tempo e che mi ha cambiato la vita per sempre.
La cosa che più mi pesa è la paura, la paura animale, il terrore cieco, irrazionale, ed il senso di spossatezza, estrema fragilità e vulnerabilità che mi lasci addosso tutte le volte che abbiamo un rendez-vous.
O meglio, tutte le volte che Tu mi vieni a cercare e mi sorprendi, brutto mostro, e mi trovi indifesa.
Ricordo una frase di Magnolia, un bellissimo film della fine degli anni novanta, una frase che già allora si cuciva benissimo alla mia vita ma di cui vorrei potermi dimenticare un giorno, come di Te.
“The book says, We might be through with the past, but the past ain’t through with us”
Pronunciata quasi quattordici anni dopo suona quasi come una maledizione, o una profezia.
Credevo davvero non saresti più ritornato, non così aggressivo e cattivo almeno: non si può certo dire che non abbia provato a evitarti, prevenirti e combatterti con tutte le mie forze e con tutti o quasi dei molti dei mezzi a disposizione, con ingenuità forse. Sicuramente con troppo ottimismo.
Evidentemente sei più forte e subdolo di me, e ieri ne ho avuto la riprova.
Certo, in confronto all’attacco dell’ultimo sabato dello scorso settembre questa volta è stata quasi una passeggiata, quella sera credevo davvero sarei morta. Invece, guardami, dopo settembre e dopo ieri io sono ancora qui.
Fino alla prossima.
Sono troppo stanca ed ho troppe cose da fare, da pensare e da sognare per vivere nell’ansia di un tuo ritorno, nella paura di rivedere quel tuo volto spaventoso.
Ti ringrazio perlomeno per avere diradato le tue comparse a tal punto di avermi illusa e fatto credere per un po’ di tempo di essermi liberata di te, senza se, senza ma.
Credo che d’ora in poi mi attrezzerò e affinerò meglio le mie armi per azzerarti e stroncarti quasi sul nascere, almeno questo un pochino l’ho imparato.
Odio tutto di te, anche il nome supponente che ti hanno dato e tutte le teorie che fanno circolare sulle tue origini e sulla tua crescente diffusione, solo per farci sentire meno scemi.
Venti anni fa ci dicevano che eravamo pazzi.
Ecco cosa augurerei ad un peggior nemico, se ne avessi uno, un bell’attacco di panico.
Uno al giorno.
Invece sei proprio Tu il mio peggior nemico.

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