Archivi del mese: settembre 2013

Il ritorno della puntazza

Senza alcuna esitazione posso affermare che sarà un autunno inverno molto duro da sfangare, e non solo a Vorkuta, dove il clima è ancora accettabile e la vita continua come al solito, tranne la non trascurabile novità, per la scrivente, di un trasloco a breve termine all’orizzonte. Trasloco da una parte forzato e forzoso ma dall’altra agognato in quanto inaugurerebbe la terza fase della mia vita, migliore spero, e forse in un compagnia di un cane a quattro zampe.
Sì, perché di bipedi cani non ne voglio più sentir parlare.
E tranne lo spuntare a brevissi-issimo termine del Gran Racc. De Luxe, che non è una novità ma cosa risaputa da luglio. Ciò rientra alla perfezione nel Grande Ordine della Cose della Cupola Mafiosa Multipaesana Lombardo Veneta al quale Grande Ordine, causa pagnotta quotidiana, sono purtroppo assuefatta. Traggo infatti il mio sostentamento da una tipica Multipaesana, l’Archetipo della Multipaesana da Grande Pianura, da poco più di vent’anni.

A farmi temere la prossima stagione e a ghiacciarmi il sangue nelle vene è il grande ritorno della scarpa a punta, oggi tristemente confermatomi da parecchie vetrine della mia città (non tutte, per mia fortuna).
Io ODIO le SCARPAZZE A PUNTA, tranne rarissime eccezioni e con una sola ampia concessione alla puntina moderata dei kitten heels Anni Sessanta che però richiedono una caviglia ed un polpaccio che il 95% delle donne si può scordare, dati statistici alla mano.

20130922-134454.jpg

Ma della puntazza non ce ne eravamo liberati, per sempre speravo, solo meno di una decina di anni fa?
Dopo la nail art, il sopracciglio tatuato e la finta abbronzatura color cuoio invecchiato per signori e signore di una certa età esiste nell’intero universo qualcosa di più truzzo della scarpa a puntazza? NO, NON esiste.

20130922-145205.jpg

Lascia un commento

Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

Pensierino della sera

Ho letto in tarda mattinata, e trovo conferma ora qua e là su vari quotidiani online, il commento alla prima fase delle operazioni di recupero della Costa Concordia da parte di un politico di un certo rilievo, operazioni non ancora concluse in quanto il tutto si completerà con il trascinamento del relitto in porto per la demolizione: orgoglio italiano.
Sono tre i porti in corsa per i lavori, che una commessa così in tempi di vacche magre ce la sognavamo, e forse questo contribuirà ad aumentare il PIL dello 0,25%, o a farlo ulteriormente diminuire del 2,75% (dico io, ma probabilmente qualcuno l’avrà anche scritto e pensato seriamente).
Adesso sarà un bel contendere tra tutti i porti e i campanili dei circa ottomila chilometri di costa italici.
Le idee in proposito pare non siano ancora chiare: stamattina, lo giuro, sembrava il fortunato prescelto dovesse essere il porto di Piombino.
Adesso invece pare che forse no, del resto sono passati solo venti mesi da quel gennaio 2012 ed è vero che le decisioni avventate spesso non sono le migliori.
Non mi stupirei se, in tutto ciò, la demolizione finissero col farla a Bolzano, sulle rive del Talvera/Isarco.

Orgoglio italiano? Ma non si sta parlando di un relitto, tragica conseguenza di un incidente che ha causato trentadue vittime, un centinaio di feriti ed un gran cagotto per tutti gli altri? Non di una sfilata di moda, o della Sagra della Salamella, e tantomeno di un reality show, anche se di quest’ultimo purtroppo ne ha presto assunto tutte le sembianze e c’è anche di mezzo un’isola (la Ventura non strilla in diretta dal molo su tacco dodici solo perché è passata a SKY).
Certo, poteva anche andarci meglio, poteva anche finire come il Titanic, sai allora lo spiegamento di forze e quanto più orgoglio italiano? Purtroppo è andata così, faremo di meglio alla prossima.
Magari ci riusciamo prima della fine del mese. Nel canale della Giudecca le grandi navi passano ancora a trenta metri dalla costa poi, da ottobre, vieteranno il loro ingresso in laguna e sarà troppo tardi, e sarebbe un vero peccato.
Non c’è location al mondo più suggestiva per un’altra tragedia del mare.
Vuoi mettere il clamore mediatico se il disastro si ripetesse a Venezia?
Vedo già i titoli dei giornali, “Morte a Venezia”, nulla a che vedere con quegli sfigati sui barconi nel canale di Sicilia che ci lasciano la pelle un giorno si e l’altro pure.

Proprio per quelle trentadue vittime, per il centinaio di feriti ed il cagotto di tutti gli altri non voglio nemmeno pensare a quali saranno i costi del salvataggio del relitto, e a carico di chi, anche perché non l’ho nemmeno capito.
Sui rischi ambientali, per ora forse in grande parte felicemente e ancor più fortunatamente sventati, voglio sorvolare, ed anche sul perché quel che resta del gigante un tempo galleggiante stesse appiccicato alle rocce del Giglio come una cozza da venti mesi, non da due.
Sul fronte dell’impatto devastante sul turismo locale noto con piacere e orgoglio che forse adesso gli isolani hanno finalmente l’opportunità di rifarsi di due stagioni così così.
Un grazie di cuore a tutti i giornalisti stranieri e alle troupes televisive piombate in loco da ogni angolo del pianeta, dalla fine della seconda guerra mondiale mai visti così tanti tutti insieme. Non succede mai nulla di così importante e serio in questa decadente periferia del modo occidentale che giustifichi una tale presenza di uomini e mezzi.
Ma, trovandosi già qui, un’altra fortuna ed ancor più abbondante materiale potrebbero attendere i professionisti stranieri della carta stampata e dell’etere se solo lo volessero, se per esempio si stancassero di fare i guardoni con il reality della Costa Concordia: potrebbero infatti occuparsi di quell’altro triste indecoroso teatrino, altro orgoglio nazionale, quello di un Paese e di un Parlamento tenuti in ostaggio e sotto ricatto, perciò praticamente immobili ed impotenti in una delle peggiori congiunture economiche che si ricordino.

Dicevasi: naufragio. Causato forse da un extracomunitario? No. La Kyenge, povera donna, per stavolta tira un sospiro di sollievo.
Da cittadino UE? No, ma ci sarebbe tanto piaciuto fosse stato un crucco tetesco, tutta colpa loro se abbiamo le pezze non si può dire dove e se le porteremo ancora per almeno altri trent’anni.
Il comandante della nave era ed è italiano, italianissimo direi. Non avendo né le competenze né le conoscenze certo non mi permetto di giudicare come costui abbia gestito l’emergenza, ci penseranno nelle sedi opportune ad appurare la verità. Forse.
Capitano italiano al quale va comunque riconosciuto che la pratica dell’inchino della nave fosse, prima di questa tragedia, alquanto diffusa, notoriamente tollerata, quasi all’ordine del giorno, come molti crocieristi sanno.
Di certo il personaggio in questione, a torto o a ragione, è diventato da subito e per un bel po’ di mesi un’ingombrante folcloristica macchietta a livello planetario, e non solo per certe registrazioni audio che, si veda sopra, non mi permetto e non sono in grado di giudicare, ma anche perché l’uomo ci ha messo del suo per incarnare tutti i più triti, direi quasi consunti, stereotipi sull’italiano medio, piacione, superficiale, guappo, inaffidabile.
Il responsabile del salvataggio o Salvage Master è, per contro, un gioviale sudafricano fatto schiodare per l’occorrenza dal green dei campi di golf a diecimila chilometri da qui, e di questo tutti glie ne siamo grati. La dimostrazione di come ci si possa godere la vita, essere simpatici e seri allo stesso tempo, e gli italiani qui hanno solo da imparare.
Forse dunque più orgoglio sudafricano che nostrano? Moltissimi del team di salvataggio, tra l’altro, non sono nemmeno italiani. Orgoglio italiano?

Ecco, io in questa vicenda non vedo proprio, non vedo affatto, dove sarebbe l’orgoglio italiano.
Non solo, vorrei dissociarmi da quelle due parole e da quel commento che mi sono sembrati quanto mai inopportuni e indelicati, il classico giramento della frittata dall’esito comico e patetico.
Il mio personale orgoglio italiano, da sempre vacillante, ultimamente si trova molto più a fondo di quanto non fosse la Concordia fino a poche ore fa.
Per dire, quel poco di italian pride che mi resta dipende molto più dal fatto che in tutti i bagni italiani ci sia un bidet, e che molto spesso venga anche usato.
Che oramai la pizza buona ed il gelato buono si trovano quasi dappertutto grazie agli italiani fuggiti dal loro paese e, non frequentando Rodeo Drive o Montenapoleone su base quotidiana, per la strada io vedo molto più Zara e H&M che Prada o Missoni, purtroppo.
E ho citato non a caso due dei pochi brands rimasti ancora saldamente in mano alla proprietà italiana.

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

Neglected dogs

20130910-225216.jpg

Lascia un commento

7 settembre 2013 · 07:40

Multipaesan update, sindrome da rientro ed un primo bilancio

Si conclude oggi la seconda settimana lavorativa e, come sapevo e temevo avendo accertato che le sensazioni sono sempre le stesse, anno dopo anno, gli effetti benefici di quell’agognata, meritata e mai sufficientemente lunga pausa estiva sono già svaniti.
In realtà erano già svaniti il primo giorno. Il lunedì ed il martedì della prima settimana, complice anche l’odioso quanto consueto ed insano cielo grigio metallizzato del Lombardo Veneto ed un po’ di pioggia a secchiate come a Mumbay, sono stati a dir poco tragici. Seriamente traumatici.

Per assurdo la situazione è andata migliorando poco a poco insieme al tempo, e non perché sia successo nulla di che, e quando mai, tantomeno perché si vadano profilando all’orizzonte congiunzioni astrali particolarmente favorevoli, lavorative o extra-lavorative: no, il solito stagnante piattume.
Credo invece che questo progressivo miglioramento sia da imputare ad una strana specie di sindrome di Stoccolma, una perversa assuefazione al proprio aguzzino/carnefice che col tempo diventa dipendenza.
Sono così abituata al gabbio che, grazie anche alla totale assenza di prospettive ed alternative che offre il Belpaese, ho perso quasi del tutto la capacità di sognare e di desiderare concretamente qualcosa di diverso.
Alla fine la mia Multipaesana, che nei giorni migliori mi è assolutamente indifferente e in tutti gli altri rappresenta solo una necessaria, noiosa e costante costrizione, è diventato il posto dove, dopo casa mia, mi sento più al sicuro, e più sicura di me stessa, cosa che trovo ridicola, triste e patetica allo stesso tempo e con la quale mi ritrovo a fare i conti ogni giorno.

Assolvo ai miei doveri di risorsa Multipaesana con un senso di responsabilità ed il rigore vagamente calvinista di un’educazione tipicamente Lombardo Veneta di stampo cattolico semi-ortodosso, imprinting che, come sappiamo, non concede scampo e tregua e del quale non ci si libera mai del tutto nonostante le migliori intenzioni.
Detto questo, e fatta salva la dovuta riconoscenza a questa fantomatica entità che mi consente di sostentarmi dignitosamente e niente più, per me il gabbio rappresenta uno dei più grossi ostacoli al raggiungimento di una vana quanto effimera felicità o serenità. Infatti drenandomi tempo ed energie per circa 10 ore al giorno mi impedisce di dedicarmi come e quanto mi piacerebbe ai miei hobbies, un’infilata di interessi ed attività ahimè per nulla produttive né spendibili sul mercato (specie quando sprovvisti del benché minimo talento come nel mio caso, e cito solo due tra i miei tanti hobbies, disegnare e scrivere). Ciò mi aliena ancor più dalla realtà circostante, da quella Multipaesana in primo luogo.
Fossi nata, come tanti, con un’inesauribile passione ed inestinguibile sete di conoscenza per la termodinamica, per la meccanica o l’idraulica, per le guarnizioni in gomma, per le tinte capelli tono su tono, per la contabilità industriale o che ne so, per le nanotecnologie, allora probabilmente la mia vita sarebbe stata diversa.
Beati coloro che trovano gioia, gratificazione ed un senso in quello che fanno ogni giorno per campare, senz’altro una delle più grandi fortune che possa capitare ad un essere umano insieme al fatto di godere di una buona salute e di essere nati e cresciuti in una famiglia funzionale, sana e realmente unita.
È evidente che nemmeno in questo sono stata baciata dalla fortuna, ed è altrettanto vero ed evidente che, in fondo, poteva anche andarmi peggio di così lavorativamente parlando.
Quindi, come disse qualcuno, non ricordo chi, tirem innanz.

Restiamo positivi e concentriamoci sul business plan, che l’inverno si avvicina e questo sì, mi fa davvero paura. Un altro inverno a Vorkuta mi terrorizza, chissà se ne uscirò viva.
Però, se c’è qualcosa che i lustri mi hanno insegnato, con tutti i calci in bocca, le cocenti delusioni, le amarezze e l’insidiosa lombalgia che questi portano seco, è quella di saper riconoscere, godere ed assaporare i momenti buoni. Carpe diem è il motto di ogni momento libero, anche in pausa pranza al gabbio.
Così ho fatto in queste vacanze e con sincera nostalgia rimpiango la sconcertante semplicità e felicità di quei giorni dorati anche meteorologicamente parlando (che se non si fosse capito sono abbastanza metereopatica), quando un buon libro, una lunga passeggiata ed un cono al pistacchio bastavano a giustificare a me stessa la mia presenza su questo pianeta.
Avrei potuto fare di meglio, tipo cambiare aria, ma non era quello che sentivo e che volevo dentro anche se, oggettivamente, forse mi avrebbe giovato e ricaricata di maggiori energie.

L’ambizioso business plan stilato solo qualche settimana fa, in quei beati incoscienti giorni baciati da un sole caldo, è già naufragato clamorosamente per quanto riguarda il punto organizzazione casa, ordine e pulizia , mentre impavidi resistono tutti gli altri buoni propositi. Quello di riprendere in mano dopo diversi anni lo studio di un’impegnativa lingua slava abbandonata precipitosamente per dedicarmi ad altro si sta realizzando da qualche giorno. Incredibilmente ho recuperato tutti gli appunti, i libri, i quaderni, le grammatiche, i dizionari e gli eserciziari, non solo, li ho persino aperti, letti, sfogliati, e con piacere.
Con altrettanto piacere ho constatato che non tutto è andato perduto, ma anche che dovrò continuare imperterrita con il ripasso per tutto il mese di settembre per poter pensare di accedere ad un corso di livello intermedio, che era il punto al quale ero arrivata quando ho lasciato.
Spero di non perdermi, poi voglio godermi ancora queste settimane di luce e temperature miti che restano, insieme agli ultimi scampoli / rimasugli di frutta estiva. Come farò senza?
Al dopo non voglio nemmeno pensarci. Diciamo che ad adesso sono due settimane in meno alle vacanze di Natale, ecco.

Lascia un commento

Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Outlet valve, Vita Multipaesana