So’ metereopattica

Dieci o dodici giorni di cielo pallido, slavato, talora con sfumature e venature color del piombo, ininterrottamente, e cioè senza mai un solo spiraglio di sole, un po' di luce, o un se pur fugace lembo di azzurro, il tutto condito da un'umidità al 100%, possono far precipitare vertiginosamente l'umore, tutte le speranze di sfangare in maniera indolore e decorosa l'autunno-inverno e anche i buoni propositi riversati con tanto ottimismo, forse fuori luogo, nel business plan redatto ad agosto, che era solo due mesi fa.

Nata qui e qui vissuta per la maggior parte della mia vita, se della sedicente padania non sopporto nemmeno il nome, per non dire quanto mi sia estranea la fantasiosa costruzione ehm…ehm…ideologica che sta alle spalle di questo toponimo relativamente recente, nulla può superare l'avversione che nutro sin da piccola per il suo miserabile clima che con gli anni ogni giorno di più mi sta proprio facendo uscire fuori di testa.
Purtroppo infatti questo cielo di mmerda, che persino quello sopra le ciminiere dell'Ilva dei nostri giorni o della Porto Marghera degli anni '70 avrebbe un colorito più sano, pur diffondendo miasmi e vapori altrettanto insalubri, solo più silenziosi e discreti, non è affatto una rarità, anzi rappresenta quasi la normalità. Nessuno come me può comprendere a fondo la costernazione, lo smarrimento, l'incredulità di chi, abitando questi luoghi, proviene da altre regioni del pianeta più fortunate dal punto di vista meteorologico climatico.
Cioè da quasi tutte, siano esse a Sud, a Nord, ad Est, ad Ovest.

Quello che personalmente non sopporto non è tanto il freddo, al quale ci si abitua benissimo, o il caldo estremo di poche settimane all'anno, anzi questo io già lo rimpiango, e nemmeno la pioggia, che quando c'è vo' ce vo' ed ha anche una sua malinconica bellezza, un suo fascino, una sua poesia, come la neve.
No, io non sogno spiagge tropicali o mari caraibici, non mi interessano proprio e non mi muovono nulla dentro, né visti in cartolina né dal vero hanno mai suscitato in me emozioni particolari o speciali quando ci sono capitata, quelle poche volte.
Quello che io non sopporto é questo cielo di mmerda.
E solo una questione di pochi gradi di latitudine e longitudine non centrati per un pelo: basterebbe uscire da questa infelice fascia di lombardo veneto ed esisterebbero i colori, il cielo azzurro, le nuvole bianche, per me la felicità, o quantomeno una promessa di felicità.
Non c’è giorno che non lo sogni o non lo pensi, in cui non abbia pensato o sognato di lasciare questa città grigia.
Il motivo di tali e tante evasioni pindariche non sarebbe, ovviamente, solo il cielo di mmerda.

Fino a pochi anni fa qua il lavoro abbondava ed il benessere, anche se altrui, cosa che non mi ha mai causato problemi, era palpabile, evidente, quasi sfrontato. Adesso incuria, degrado e decadenza postindustriale si stanno rosicchiando ogni angolo e strada, ogni edificio e luogo senza distinzione tra pubblico e privato, per cui mi è facile pensare che qualora fossi costretta o destinata a fare la fine del topo allora preferirei di gran lunga fare la fame al sole ed in un clima più mite, magari con uno scorcio di mare all'orizzonte, eh.
Questa cappa lattiginosa ed incolore incombe inesorabile sulle teste padane doc e su quelle degli ivi residenti per almeno trecento giorni all’anno, da gennaio a dicembre. Questo cielo che pare urlare ogni giorno memento mori, ricordati che devi morire, sei nato per soffrire, accompagna quasi ogni momento della nostra vita smorzando ogni slancio ed entusiasmo, attutendo le passioni, togliendo leggerezza alla vita ed ammorbando ogni cosa.
Hai voluto la bicicletta? le vacanze in Grecia? un nuovo taglio di capelli ti sta finalmente bene? hai trovato l’Amore? un lavoro decente? sei uscito indenne da un frontale? Tie’, adesso paga, questa è la tua maledizione, ed adesso goditi questo cielo di mmerda.
Poteva solo andarti peggio.

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Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

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