Archivi del mese: dicembre 2013

Windy day and snow storm

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Un’altra bella scoperta, sempre di Avril, l’Acqua Micellare

Sarà quest’anno infame che galoppa verso la fine, sarà che ancora ci sono un sacco di giorni prima di rientrare nel gabbio multipaesano ed alla solita vita schizofrenica che se mi avessero fatto vedere una preview su Youtube a cinque anni avrei detto “beh, anche no, grazie, come se avessi accettato” e avrei fatto fagotto, sarà che voglio o forse ho bisogno di credere alle incoraggiati previsioni dell’oroscopo per il 2014 per il mio segno, sará che l’unico e ultimo anno fortunato per me è stato il 1989, sarà che sono alla frutta, nel senso che mai ne ho ingurgitata o bevuta tanta come nelle ultime settimane, sarà che sono alla frutta vera, ovvero cerco di non pensare alle cose serie, con le quali, mi piaccia o no, mi troverò ad avere a che fare dopo questi giorni di riposo in cui tutto è sospeso, ma mi sento particolarmente in vena di leggerezza, quindi di recensioni.

Si tratta anche in questo caso di un prodotto per la detergenza del viso, acquisto fatto a maggio sul sito de Il giardino di Arianna insieme al latte detergente già recensito alcuni posts fa e a qualcos’altro che ora non ricordo, e se va avanti così tutta roba che sarà già scaduta prima che io riesca a cominciare ad usarla. Anche se in teoria la durata di un cosmetico, certo non devono passare decenni, dipende dalla data di apertura del prodotto, cioè da quando entra in contatto con l’aria e comincia a contaminarsi, o mi sbaglio?
Esaurito il latte detergente, il flacone già si trova nel sacco della plastica di riciclo, ho quindi inaugurato questo altro prodotto che, prima che mi dimentichi, ho pagato sei euro, una cifra modica considerata la quantità di prodotto.

Infatti anche l’Acqua Micellare Avril ha un formato notevole, quasi famigliare, 500 ml, quindi ritengo che mi durerà parecchi mesi accompagnandomi almeno sino a primavera inoltrata. L’etichetta dice che contiene fiordaliso e aloe vera.
La cosa che ho notato sin dal primo utilizzo è che strucca facilmente e rapidamente anche gli occhi con i quali tuttavia è particolarmente delicato, sarà per via del fiordaliso. Non potevo ovviamente dire la stessa cosa del latte detergente vista la sua consistenza cremosa, anche se diverse volte l’ho usato anche per gli occhi: non era il massimo, ma non perché non asportasse quello che c’era da asportare, quanto perché era più difficile da rimuovere e fastidioso quando penetravano i residui.
La seconda cosa che mi ha colpita è che ha una consistenza quasi schiumosa, senza quasi, proprio schiumosa, che non riesco a spiegarmi. Non che sia in alcun modo irritante, solo che non è esattamente quello che ci si aspetterebbe di trovare in un prodotto naturale dall’INCI verde. Però se non è schiuma da porcate tipo tensioattivi chimici per ne va bene uguale.

La terza cosa, che per me è la più importante, è che strucca efficacemente la pelle. La mia intenzione però è quella di ricomprare presto il latte detergente già provato ed usare l’Acqua Micellare solo per gli occhi o per completare la pulizia. Infatti la sera la sensazione che mi manca è quella di quando mi massaggiavo per qualche minuto il viso con il latte, così morbido, cremoso, quasi setoso. Un gesto molto rilassante e della serie vogliamoci, almeno noi, un pochino di bene.
La mia mia impressione è che il latte fosse anche più delicato e adatto per le pelli sensibili o iper reattive.
Non che ritenga quest’Acqua un prodotto aggressivo per la pelle, per carità. Memore di certi gel della L’Oreal o di brands simili che su di me avevano l’effetto di un peeling chimico alla stregua del viso dalla pelle scorticata della mitica Samantha Jones in un episodio della stagione 5 dell’indimenticabile ed inarrivabile Sex and the City, viso che fece esclamare ad una delle amiche You look like beef carpaccio, non lo posso certo definire un prodotto aggressivo, ma l’impressione/sensazione è che contenga qualcosa di leggermente, se pur naturalmente, alcolico.
Altro da dire: non ha un odore particolare, o meglio è così delicato che è praticamente inavvertibile, la confezione è un solido, stabile e molto maneggevole flacone di plastica bianco dalla grafica semplice ma curata e dall’apertura comoda ed intelligente, nulla di pretenzioso e/o di tendenza, un packaging onesto per un prodotto onesto e non pretenzioso.
Per sei euro, ovvero considerando il rapporto qualità prezzo, che non trascuro mai, un ottimo prodotto.

Ricordo in passato, incuriosita da questa moda delle acque micellari che prima di un paio di anni fa non si sapeva manco cosa fossero, di aver provato un’acqua micellare di una marca ben più conosciuta, e se vogliamo prestigiosa, anche se aborro questo aggettivo. Era di La Roche Posay e non mi aveva affatto conquistata, e il prezzo sarà stato almeno il doppio triplo per un flacone grande la metà. Struccava molto meno di questa, pareva proprio acqua fresca.

Così, è cosa certa, l’unica nota positiva del rientro alla vita di tutti i giorni, pare lontano ma intanto a non fare un tubo e a prendersela super comoda sono già passati cinque giorni, sarà la soddisfazione di piazzare un ordine online, riassortimento prodotti esauriti. Per quella data, almeno, avrà smesso di piovere?

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I soldi meglio spesi del 2013, per me

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I soldi meglio spesi del 2013, ma anche del 2012 in considerazione del fatto che l’Ipad mi è stato regalato nella primavera dello scorso anno, e sarebbe l’Ipad l’oggetto che utilizzo ed apprezzo di più in assoluto, per la cronaca è la prima cosa che porterei via dalla casa in fiamme, sono stati i circa 66 euro e qualcosa spesi per comprarmi in un supermercato cittadino la centrifuga della foto, Ariete Centrika.

Non c’è trucco barba-trucco che tenga, o capo di abbigliamento, Clarisonic, o accessorio scarpa borsa che sia che possa reggere il paragone, anche perché si tratta di un oggetto che bramavo da tempo ma il cui acquisto continuavo a posticipare.
Nei mesi primaverili mi ero infatti comprata un robot da cucina della Kenwood abbastanza completo, in teoria aveva ed avrebbe anche avuto la funzione centrifuga ma, all’atto pratico, come centrifuga non ha mai funzionato un granché, forse perché gli accessori sono in plastica invece che in metallo/acciaio e probabilmente anche il motore ha una potenza inferiore a quella necessaria.
Insomma, non sono mai riuscita a cavare un ragno dal buco: nonostante la diversa frutta ed i diversi ortaggi utilizzati non usciva una sola goccia di liquido, inoltre essendo anche il contenitore per gli scarti assai piccolo dovevo smontare il tutto ogni tre minuti per riempirlo nuovamente. No, no, no.

È stato poi solo per una questione di spazio e di stupida testardaggine che nei mesi successivi mi sono rifiutata di comprare una centrifuga vera e propria, l’ennesimo elettrodomestico che mi avrebbe ulteriormente ingolfato la cucina. Alla fine, stremata ed annoiata da un’alimentazione un po’ monotona e desiderosa di sapori nuovi ma genuini, ho ceduto.
Rimpiango di non averla presa prima perché in estate con tutto quel ben di Dio di pesche, meloni, albicocche, cocomeri etc etc l’avrei usata tantissimo, come difatti sto facendo anche adesso a dicembre quando la natura è assai meno generosa.
Non amando alla follia la frutta invernale mi ritrovavo sempre più spesso a comprare mele e pere e poi a vederle e lasciarle marcire dappertutto, in cucina, in ufficio, in borsa, un po’ per pigrizia, un po’ perché non la trovo invitante, gustosa, allettante. Sono anche certa che la mia dieta fosse un po’ carente dal punto di vista dell’assunzione di vitamine, e l’inverno era ed è ancora troppo lungo da sfangare.

È stato amore a prima vista quando mi sono decisa a farmi un regalo per Natale e la commessa me l’ha mostrata sullo scaffale, un po’ per il costo, niente di impossibile, un po’ perché il pezzo in esposizione oltre ad essere esteticamente piacevole da vedere mi sembrava solido, funzionale, e le sue poche parti facili da assemblare e disassemblare.
In realtà, ma io sono di coccio con tutti gli aggeggi che richiedono un minimo di manualità, specie se hanno un filo ed una presa attaccati, i primi momenti a casa sono stati un po’ da panico. Il libretto delle istruzioni, a mio avviso, è prodigo di informazioni scontate, tipo non immergere il corpo della macchina nell’acqua etc etc, ma dice poco o niente sulle poche mosse essenziali per farla partire.
Forse perché è talmente semplice ed intuitivo che ci arriverebbe anche un bambino di cinque anni in tre minuti.
Io, appunto, un paio di giorni. Un paio di giorni per montare e smontare il tutto nei tempi giusti, cioè quasi alla velocità della luce.

Oramai, specie adesso che sono a casa e non lavoro, rientro dalla spesa con borsoni stracolmi e cassette di frutta e verdura ed in un giorno sono capace di farmi tre o quattro centrifugati, almeno 400 ml ciascuno. Il mio preferito ed il più facile è mele, carote, limoni: davvero nulla a che vedere con i succhi ACE che si trovano in commercio. Ma mi sono sbizzarrita anche con zucchine, spinaci, finocchi, sedano. Quest’ultimo è la verdura che mi piace di più, il sapore che preferisco, ma voglio provare con moltissimi altri tipi di ortaggi e di frutta.
Sono diventata una bomba vitaminica, credo di non avere mai avuto tante vitamine in circolo in tutta la mia vita e difatti, nonostante il tempo uggioso e la profonda avversione per il Natale e tutte le feste comandate che provo ogni anno dall’età di undici anni, mi sento un grillo.
Consiglierei a tutti l’acquisto e l’utilizzo di una centrifuga, soprattutto a coloro che tendono a trascurare la propria dieta per mancanza di stimoli, di fantasia, più spesso per pigrizia, ma che fondamentalmente credono in o aspirano ad un’alimentazione sana.
La centrifuga lascia moltissimo spazio alla fantasia: le combinazioni che si possono creare, basta sperimentare, sono pressoché infinite, e molte sfiziosissime. Ideale per chi è stanca/o dei soliti sapori e, soprattutto, per chi per i più diversi motivi non assume a sufficienza frutta e verdura fresca, e cruda. Cioè, approssimativamente, il 99% delle persone.
Ripensandoci, i soldi meglio spesi dal 2008 o 2009.

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Winter time

Winter time

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21 dicembre 2013 · 12:13

Mac (cosmetici), acquisti compensativi non premeditati, fortunatamente mai compulsivi

47euri e 39cent per uno strombazzatissimo quanto evidentemente assai sopravvalutato pennello da fondotinta di Mac. E’ il cosiddetto stipling brush in versione pocket, sullo scontrino 187 SH Duo Fibre Face. Peccato che stamattina, praticamente intonso, mi abbia lasciato sulla faccia più peli di un cane bagnato che ti si strofina addosso quando, mi dicono, l’omologo di KIKO non si disintegra e (questo lo so io) costa un terzo. Bocciato.
30,75 euri per un fondotinta formato mignon, il famoso Face and Body Foundation sempre di Mac, sul quale ho ripiegato un po’ per curiosità ma ancor più per la disperazione di non riuscire a trovare in un centro commerciale di due piani un solo fondotinta veramente naturale/bio. Non dico quello della mia marca preferita, no, uno qualsiasi ma non in polvere.

Nonostante la mia convinzione, comprovata dall’esperienza, che per quanto mi riguarda sia assai opportuno stare alla larga da ogni tipo di cosmetico a base di silicone ed ingredienti di sintesi ho ceduto alle insegne nere di Mac in quanto il mio fondotinta dr. Hauschka è oramai agli sgoccioli e non faccio a tempo ad ordinarne un altro per prima delle vacanze di Natale, cioè per domani.

Devo riconoscere che il Face and Body Foundation mi ha piacevolmente sorpresa e che sono stati soldi ben spesi. Aggiungo che con quello che costa la confezione da 50 ml mai e poi mai lo userò per il corpo, se mai mi venisse in mente di truccare altro che il viso.
Mi piacciono molto sia l’effetto leggero e molto molto luminoso, ma non grasso oleoso, sia la sensazione di comfort sul viso, ed anche aprezzabile l’ampissima gamma di tonalità/colori a disposizione. Avendo la pelle molto chiara e poco da “italiana” spesso mi è capitato di trovare prodotti anche validi ma che non si adattassero perfettamente alla mia carnagione, mentre questo si fonde letteralmente con la mia pelle senza lasciare antiestetici stacchi di colore. La mia tonalità è C1, il più chiaro in assoluto mi risulterebbe.
Come tutti i fondotinta a base acquosa si stende in modo ottimale, mi è stato giustamente spiegato, con uno stipling brush ed è per questo che mi sono fatta convincere ad acquistare il pennello di cui sopra.

La commessa molto gentile e competente mi ha poi consigliata molto bene anche nell’acquisto di un correttore illuminante a base aranciata, il Prep + Prime highlighter nella colorazione bright forecast. Obbiettivo contrastare il nero violaceo delle occhiaie: è molto fluido e quasi idratante, si stende benissimo, non riempie e non appesantisce le rughette ed i solchi sotto agli occhi e realmente minimizza l’effetto panda.
Di cancellarle le occhiaie ovviamente no, non se ne parla. Non sarebbe stato malvagio, come ero convinta e non so da dove derivasse questa certezza, se il correttore avesse contenuto un fattore di protezione solare 15, che male non fa. Invece no. Anche a Vorkuta di tanto in tanto splende il sole e dal primo di gennaio parte il mio personale countdown al solstizio primaverile che mi deve trovare pronta e preparata.

Complessivamente 103,35 euri, 47 quasi buttati, gli altri un buon investimento. Non è una cifra che sono abituata a spendere in profumeria, non tutto d’un botto perlomeno. Frequentando blogs e blogs di bellezza mi stupisco regolarmente di come moltissime persone normali con lavori normali si possano permettere di accumulare dozzine e dozzine di fondotinta e trucchi di questa fascia di prezzo, un vero e proprio capitale. Una qualche decina di prodotti di Mac vuol dire spendere facilmente mille euro.

Non credo che userò questo fondotinta tutti i giorni, senz’altro prossimamente tornerò ad ordinare online quello del dr. Hauschka, anche se mi incuriosiscono molto quello di Paul Penders (che però ha pochi colori ) o di Liquidflora (costosetto, come quello di Mac, e anche qui non tantissime tonalità).
Confesso, ahimè, che se non fosse stato per i prezzi folli di Mac mi sarei volentieri allargata a provare, cioè a comprare, molte, moltissime altre cose che ho visto anche se, conoscendomi, poi non le userei quasi mai.
Adesso che ci penso anche l’anno scorso a Barcellona avevo comprato un fard ed un correttore di Mac, e anche allora la mia impressione sulla qualità dei prodotti, nonostante l’INCI che so essere quello che è, era stata ottima. Il fard, colore gingerly, lo uso regolarmente e non finisce mai, a me durerà un decennio almeno.

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Della serie “avrei voluto scriverlo io”

L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione “sine qua non” di piccole e intermittenti felicità.
Eugenio Montale

Essere molto spesso profondamente infelici, invece, non pervenuto.

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Waiting for B.

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7 dicembre 2013 · 08:13

Total Quoliti, italian stayl

Può capitare che in una ipotetica Multipaesana lombardo veneta arrivino due ispettori dell’ente certificatore del sistema qualità per la verifica periodica.

Può capitare, sempre ipoteticamente parlando, che uno dei due sia un simpatico quanto borioso saccente signore dai modi un po’ guaglioni, se pur lombardo veneto DOC, il classico sborone che anche nella Lapponia orientale o nella foresta del Borneo persino le renne e le scimmie saltatrici riconoscerebbero facilmente come italiano a cinque miglia di distanza: brillante, battute a go-go anche nel suo dialetto (sia per evidenziare la sua vicinanza ideale alla plebe aziendale sia per facilitare la conversazione con gli indigeni lapponi o del Borneo). In Lapponia sicuramente avrebbe l’ultimo modello di parka e sarebbe dotato di borraccia fighissima auto pulente e auto riscaldante e di satellitare iper tecnologico. Nel candore della tundra spiccherebbero il perfetto accostamento dei colori indossati, in pendant con i licheni artici, e l’inconfondibile quanto prevedibile italica eleganza del tutto firmato. Un film già visto.

Se poi volessimo parlare della sua funzione diremmo che si tratta di una persona competente, preparata e prodiga di suggerimenti, taluni anche utili, non solo scartoffie insomma.

Potrebbe anche darsi il caso che costui, dispensando consigli vari, pure di vita, questi non richiesti, gongolante e fiero della sua profonda ed estesa conoscenza dei sistemi qualità mondiali faccia una breve ma significativa digressione sulle politiche e procedure anti corruzione in uso nelle aziende dei paesi anglosassoni. Anti-bribing policies poi, fa più figo, si vede che hai studiato e viaggiato.
Procedure rigorosissime ehhh, mica come qui da noi PIGS, ventre molle e decadente dell’Europa.

Poi, magari, arriverebbe anche l’ora di pranzo. Tutti in mensa?
Nahhhh, too cheap. Tutti insieme appassionatamente al ristorante, certificatori festosi in prima linea. Seguirebbero primo, secondo, contorno, dolce, caffè.

Sarebbe interessante sapere chi pagherebbe il conto per costoro, ovvero: metterebbero Essi mano al loro portafogli? Nahhhhh, da quella parte non arriverebbe manco un battito di ciglia, un accenno, i paesi anglosassoni buoni per le prossime vacanze di Natale.

Si potrebbe perciò dire, se ciò fosse realmente accaduto, che questo paese non lo salva più nessuno, e che si vede dalle piccole, piccolissime cose.

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Archiviato in Ci salvi chi puo', Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Vita Multipaesana