Archivi del mese: gennaio 2014

Fare passare le ansie, i dubbi, le paure, con acquisti consolatori (ed usufruendo dello sconto del 50% che dimezza il senso di colpa)

Ma prima degli acquisti chiacchiere.

Quando si è di fronte un cambiamento di vita significativo, ed un trasferimento lo è, specie se finalizzato ad un ulteriore successivo trasloco in luogo e casa ancora sconosciuti, previa vendita, si spera in tempi brevi, del primo immobile oggetto del prossimo trasloco, troppo grande, impegnativo ed oneroso da gestire da sola, e troppo pieno di ricordi, la sensazione è quella che si apra anche una nuova fase importante della propria vita, si spera migliore della precedente. Euforia, frammista ad incoscienza, ma più la seconda, che se solo penso alla burocrazia italiana, ai notai, agli agenti immobiliari, ai costruttori, ai geometri, agli architetti, e a tutti gli squali o filibustieri che notoriamente popolano ed abbondano in questo settore mi vien male.
Non tutti, per carità, però …’nzomma. E poi, tra l’euforia e l’incoscienza, paure, ansia, mille dubbi.

Quando si è speso un intero sabato in un’attività invero piacevole, ma che potrebbe anche essere molto più divertente e spensierata se solo si disponesse di un budget illimitato, o semplicemente più consistente, e quest’attività consiste nella ricerca di una casa che sia finalmente il più possibile vicina ai propri gusti ed esigenze, ci si rende conto che crisi o non crisi le case hanno ancora dei prezzi folli, e non mi pare proprio che da queste parti si possa parlare di calo o crollo delle quotazioni del mercato immobiliare.
Infatti già da una prima ricerca via internet parrebbe che anche in provincia (hinterland dell’ameno capoluogo) per un trilocale carino, sì, e funzionale, sì, ma di 80 mq scarsi, e nulla che si possa anche solo lontanamente definire lussuoso, ci vogliano una paccata tale di soldi equivalenti all’impegno di due reni ed un pezzo di polmone, il che sta già ridimensionando il mio sogno, od aspirazione, a una metratura superiore.

Stamattina la visita di un appartamento che sulla carta poteva essere interessante, in una bella palazzina realizzata con un insolito buon gusto, mi ha fatto arrivare alla conclusione che a me una delle due camere da letto, entrambe in formato Barbie come si usa di questi tempi, non basterebbe manco per stivare tutte le scarpe che ho. Dovrei perciò trovare il modo di scaffalare anche il soffitto.
La casa, come tutto l’edificio, mi piace parecchio, peccato che l’appartamento di un taglio leggermente superiore, 88 mq, sia stato venduto da poco. Quella decina di mq potrebbero fare la differenza nella mia vita.
Perciò, visto che non è che risparmiando trenta euro al mese mi potrò un giorno permettere l’attico con giardino e 40 mq solo di cabina armadio, come ogni donna meriterebbe, mi sono consapevolmente buttata in un raid di acquisti consolatori.

Sono andata a colpo sicuro, nel senso che sentivo l’esigenza, o l’urgenza, insopprimibile e quasi vitale, di possedere degli orecchini in turchese. Principalmente, ma non solo, per la stagione estiva, cioè per quelle due settimane dopo il disgelo, tra luglio ed agosto.
Turchese patacca, ovviamente, che adesso che per me ogni cosa ha una sua equivalenza o corrispondenza in metri quadri aggiuntivi, listoni in rovere, complementi d’arredo o qualsiasi cosa che abbia a che fare con il futuro nido, se fosse stato turchese vero avrei potuto farci saltare fuori un microonde di buona marca e qualità o un divanetto Klippan.
Parca ed attenta, ma senza esagerare, che senza queste piccole gioie biecamente materiali rimarrebbe poco altro di cui rallegrarsi. Tutte le mie amiche, superato il giro di boa dei quaranta, sono arrivate alle stesse conclusioni, adieu ai grandi ideali di amore eterno, pace, giustizia e fratellanza universale e via di danza tibetana, di corsi di fotografia, di weekend al mare, sedute di cavitazione. Tutte più in forma che a vent’anni.

Il negozio dove ho colpito è Accessorize, catena inglese che, a mio avviso, spesso vende roba di gusto e qualità assai discutibile.
Però sulla quantità qualche pezzo di buona bigiotteria portabile anche da non dodicenni amanti di Hello Kitty alle prese con le bizze del menarca lo si riesce a rimediare, e la gioia più grande è stata rilevare che tutto quello che mi interessava e piaceva, leit motiv il turchese patacca, era scontato del 50%.
In soldoni, con poco più di trenta euri mi sono portata a casa diverse cosette.
Descriverò successivamente nel dettaglio i miei acquisti, dei quali sono molto soddisfatta, in quanto li ritengo di buona qualità, specie in rapporto al prezzo dimezzato, di discreto impatto scenico, e degli evergreen.
Seguiranno cioè, fotografie: adesso a Vorkuta è già troppo cupo e bigio e non c’è luce sufficiente. Spero nei prossimi giorni, ma se va avanti a piovere così, e sotto un cielo livido e gonfio da eterno autunno, potremmo andare a finire a maggio/giugno.

Ma il pezzo migliore (pezzo, ah ha ah, come stessi parlando di un vaso Ming di incalcolabile valore all’asta da Christie’s o da Sothesby’s) e del quale sono più soddisfatta, perché di vero affare si tratta, è un piumino di marca sconosciuta anche agli stessi produttori e venditori e dall’incerta provenienza manifatturiera, nonostante l’etichetta riporti Made in Italy. Acquistato all’incredibile cifra di 18 euro, cioè come dire un capo spalla allo stesso prezzo di tre paia di orecchini di bigiotteria scontati, cioè come dire poco più di un paio di collant in caldo cotone. Probabilmente proveniente dallo stesso distretto cinese di sweatshops nel quale viene prodotta la stragrande maggioranza del tessile in circolazione a livello planetario, il piumino oltre ad avere una vestibilità perfetta, che per me significa zero effetto omino Michelin, cioè senza anelli di Saturno dove si tende ad essere inanellate di ciccioli già di proprio, presenta un dettaglio particolare nelle maniche a tre quarti che proseguono al polso con una fascia in maglia dello stesso colore, e una sorta di coulisse alla vita, rimanendo per il resto di una semplicità quasi francescana. Inoltre è di un colore in assoluto tra i miei preferiti, un verde molto scuro e molto freddo, cioè contenente molto blu, perfetto per le persone dai capelli biondi e dalla carnagione chiara dal sottotono freddo.
Ora, non dirò il nome del negozio dove l’ho trovato, frugando tra cumuli di macerie tessili come fosse esplosa una bomba, ma mi valga l’appunto che questo posto, che ritira spesso stock e campionari oltre ad un sacco di fuffa inguardabile ed importabile, è da tenere assolutamente d’occhio e da battere con maggiore frequenza perché ci si nascondono dei veri tesori, come sanno da decenni i locali che lo tengono sotto costante assedio, anche in tempi non sospetti, da molto prima della Grande Depressione.

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13 gennaio 2014 · 14:05

B.

Averti perso, cucciolo mio, è stato ed è uno dei dolori più grandi della mia vita, e anche se so che la stronza ne tiene in serbo degli altri non ci sono parole che possano spiegare il vuoto che hai lasciato, e quanto belli e dolci siano stati tutti i momenti che ho passato con te in questi tre mesi e mezzo di assidua "frequentazione", cioè da quando ho scorto il tuo bel musone nero e i tuoi occhioni umidi, espressivi e buoni dietro la rete del recinto n. 37 e mi sono perdutamente innamorata di te, come altri umani.
Poi sei stato spostato al recinto n. 6, proprio all'ingresso, dove tutti potevano vederti ed ammirare la tua bellezza nobile e fiera, la tua simpatia, quanto sei dolce ed affettuoso, e attento, vigile, intelligente, buono.
Il 6, me ne accorgo adesso, salta sempre fuori quando si parla delle mie sfighe, a quest'ora dovrei saperlo, perciò avrei dovuto anche immaginare che pure questa sarebbe finita così.
A te, però, sono solo grata perché con te ho passato i migliori momenti degli ultimi vent'anni o più, davvero.
Per me, purtroppo miscredente come pochi, tu sei una scintilla divina.
Sono queste le parole che meglio ti descrivono, e che descrivono la meraviglia e stupore che ho provato ogni volta che ti ho visto trotterellarmi incontro e ho pensato tu avessi qualcosa di magico.

Non ho avuto la possibilità di portarti via di là e tenere fede alla promessa che ti avevo fatto, perché pur tra tanti dubbi e paure te l'avevo fatta, poiché qualcuno con meno problemi, perciò più intelligente e fortunato di me, è arrivato prima.
Temevo sarebbe successo prima o poi, un gioiello così faceva troppo gola a chi cercava un amico a quattro zampe, e uno spilungone di uno era già tornato a vederti per la seconda volta con la figlia adolescente.
Il destino, che io oramai ci credo e mi rimetto alle sue mani, non so se più crudele e beffardo o più compassionevole e benigno, più facilmente assolutamente indifferente ai casi umani, specialmente ai miei, ha fatto poi sì che tu venissi adottato proprio a poche centinaia di metri dalla mia casa attuale. Quando mi sarò trasferita poi, abiteremo praticamente di fronte, stessa via, lo scarto di un numero di civico, lo spilungone sarà mio vicino di casa. Pensavi di esserti liberato di me, invece…

Non ti ho perso, mi dicono: ci mancherebbe, infatti per fortuna sei vivo e vegeto. Non oso immaginare come mi sentirei se ti fosse successo qualcosa di brutto. Adesso hai qualcuno che si occupa esclusivamente di te, quel qualcuno che spero ti abbia fatto compagnia ieri mentre sparavano botti come indemoniati.
Lui ti terrà sempre con se, la sua casa sarà la tua, le sue figlie ti porteranno a spasso al parco (spero dopo una settimana non ti dimenticheranno in giardino, il mio più grosso timore), ti chiameranno per nome e tu, finalmente, lo imparerai. Al rifugio ti avevano chiamato fenomeno, in inglese, e ci hanno proprio azzeccato.
Loro, i tuoi padroni, ti vedranno scodinzolare ogni giorno, e crescere, maturare, poi invecchiare: al resto non ci voglio nemmeno pensare e poi c'è ancora un sacco di tempo.
Anche se hai tre anni sei come un cucciolo, un po' insicuro; quando facevi il bulletto spavaldo non facevi paura a una mosca, anche se rispetto ai primi tempi sei diventato un pochino aggressivo con i tuoi colleghi maschi, e territoriale. Loro ti daranno anche questo, la protezione, la stabilità e la sicurezza che io non ho potuto darti. Poi sarai davvero un cane perfetto, ma per me tu lo sei già, ed è stato così in brevissimo tempo.

In questi quattro giorni, da quando ti ho visto salire spaesato ed impaurito su quella macchina, lì è finito il nostro idillio, ti ho sempre immaginato con quel codone meraviglioso basso in mezzo alle zampe, terrorizzato come alla fine del mondo, frastornato dagli eventi, dalla nuova famiglia e dal nuovo ambiente. Quando sento abbaiare dei cani tendo l'orecchio per cercare di riconoscere nel baccano il tuo timbro, ma non ci sono ancora riuscita, pur essendo vicinissimi non lo siamo ancora abbastanza.
Nelle ultime due settimane ho sempre in cuor mio sperato che se proprio doveva essere, allora tanto meglio che quel tizio venisse a prenderti prima di Capodanno, che se tu fossi rimasto al canile giuro che avrei fatto la ronda fuori tutta la notte almeno per farti sentire la mia presenza e che non eri solo, che non c'era nulla di cui avere paura.
Il tizio l'ha fatto, è venuto a prenderti domenica mattina, non è uno stupido e al tuo terrore per i botti di cui lo avevamo informato deve aver pensato. Vedi, anche lui ti ha voluto subito bene. Sono triste per me e gelosa di lui, ma sono felice per te, credimi.
Solo, avrei voluto essere io a darti tutto quello di cui avevi bisogno.

Domani, se mi deciderò a lasciare questa casa in cui mi sono rintanata da allora, e che piaccia o no al tizio, domani ti vengo a trovare, anche se mi farà ancora più male di così.
Vengo perché ne ho voglia, perché ne ho bisogno, per vedere come stai, per accarezzarti, per risentire e rivedere il tuo pelo lucido e setoso, quel tuo naso freddo che annusava sempre l'aria come un vero lupacchiotto, per respirare il tepore del tuo corpo.
Te lo devo anche, in virtù di quella promessa che ti avevo fatto e che non sono stata capace di mantenere, e sappi che non me lo perdonerò mai.
Spero ti ricorderai di me e di quanta compagnia ci siamo fatti da settembre, un sacco di ore insieme, anche quando eri solo, e nessuno passava di li, o non si accorgeva di te, e faceva freddo, ed era buio, o pioveva.
Non so cosa un cane possa sentire, provare o ricordare, ma vorrei che in quel bel testone dall'anatomia perfetta tu sappia che ti voglio ancora e ti vorrò per sempre un bene da star male, e che per me sarai sempre il mio cane, anche quando ti sentirai di appartenere totalmente al tuo nuovo padrone e io sarò solo una lontana traccia olfattiva tra i ricordi di quella parte meno felice della tua vita.
So che succederà molto presto, sei così affettuoso, equilibrato, impossibile non adorarti, e tu presto ricambierai il loro amore.

Mi ero fatta un sacco di film sulla nostra vita insieme, so che saremmo stati felici ed eravamo assolutamente perfetti uno per l'altro, lo dicevano tutti.
Avevo già scelto per te la cuccia più confortevole, la pettorina più consigliata dagli esperti anche se ero ancora indecisa sul colore, la mantella coordinata, avrei preso per te il cibo migliore, avevo già scovato in rete la ricetta per fare sane crocchette casalinghe, ero pronta a mettere la sveglia ogni mattina ad un orario indecente per farti fare la tua sgambatina di almeno mezz'ora, poi ce ne sarebbe stata un'altra verso le cinque e mezza e magari un'altra prima di andare a dormire.
Il sabato e domenica saresti venuto a camminare con me in campagna, ti avrei fatto conoscere alle mie amiche, qualcuna ti ha anche conosciuto, ed era già pazza di te. Ma quello che avevo sognato più di ogni altra cosa erano le feste che ci saremmo fatti al mio rientro dal lavoro, le coccole in casa nei giorni di pioggia o di freddo, che mi saresti sempre stato tra le gambe mentre mi muovevo un cucina o riponevo la spesa, in estate pensavo ti avrei messo la piscinetta in giardino per farti soffrire meno il caldo.

Ho scritto queste righe perché te lo dovevo, nonostante sia restia a parlare qui di cose personali, e mi stupisco sempre di come gli altri ci riescano, perché voglio che rimangano fissate per sempre da qualche parte a differenza dei diari, quadernetti, agende, lettere ed appunti che ho perso o seminato in giro nel corso degli anni. Voglio poterle rileggere tra un anno, tra dieci, e non dimenticare,
Mi dicono che questo possa essere un nuovo inizio per me, e de che, per me è la fine di tutto, the last straw, ma capisco cosa intendono.
Pensano che quest’amore per i cani, sbocciato tardivamente, lo riconosco io per prima, sia una cosa bella e che mi porterà altre gioie.
Io non so se amo i cani, io voglio bene a te e volevo te, e non so se vorrò mai più un altro cane. Però nei loro occhi ti rivedo.

Ancora il destino: proprio mentre stavo finendo di scrivere questo post mi è arrivato un sms da M, ricordi quante belle passeggiate ti sei fatto con lui, e noi tre insieme, quante coccole ti sei preso? L'avevo eletto tuo padre putativo o patrigno, è lui che ci ha fatto avvicinare, lui ha fatto un sacco di tifo perché io riuscissi a portarti via in tempo, mi ha spiegato cose del tuo carattere che non sapevo e capivo, e parlato per primo dell'antica e nobile razza tedesca dalla quale con ogni probabilità derivi.
Mi ha chiesto se ero stata da te, se ero passata a trovarti. Gli ho scritto che fino ad adesso proprio non ce l’avevo fatta e che mi fa stare male solo il pensarci.
Lo so, è egoismo, e paura, però gli ho detto che sarei venuta domani, e così farò. Non so se sarà la prima e anche ultima volta, ma non potrò certo ignorarti quando passerò ogni giorno davanti al tuo cancello.

I giorni filano veloci, tu ti ambienterai del tutto e questa stupida non sa se riuscirà ad andare ancora al rifugio a fare visita ai tuoi vecchi amici. Se non lo facessi ancora almeno una volta, però, mi sembrerebbe di tradire loro, oltre che te, quindi cercherò di farmi forza.
Patatone e scimmiotto mio, tu non puoi sapere che la sorte è stata buona con te perché tu sei sanissimo, giovane, e oggettivamente molto, molto bello, ma non tutti i tuoi ex compagni di merende sono così.
Intanto dormi tranquillo, e aspettami.

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