La difficile vita del Racc. De Luxe

E che diamine, un poco di comprensione, in questi tempi incerti ed inquieti non deve essere facile nemmeno la vita di un Racc. de Luxe di Multipaesana lombardo veneta.
La gente, se non ce l’ha già in dotazione dalla nascita come la sottoscritta, ha acquisito per una mera questione di sopravvivenza una discreta animosità generale, e forse, ed era pure ora, comincia anche a sviluppare una certa incazzatura nei confronti delle ingiustizie e delle cose che fanno veramente-davvero schifo.
E ce ne sono tante, basta guardarsi attorno, per la strada, nei luoghi di lavoro (appunto), nel condominio (non ci facciamo mancare niente nemmeno qui), al supermercato. Nulla che faccia ben sperare per il futuro.
Purtroppo mentre tutto il livore e lo sdegno si levano contro la Casta, davvero oggettivamente indecente, alle schifezze ed angherie quotidiane ed in scala minore ci è cosi abituata (e purtroppo rassegnata) che ci fa molto meno caso.
Il che spiega perchè si è arrivati allo sfacelo dove siamo, senza dover tirare in ballo tutte le volte e fare lo scaricabarile con un povero vecchio decaduto ed il suo regno ventennale e tutti gli altri simil ceffi dei diversi orientamenti politici che dell’attuale sfacelo, originatosi già a partire dai primi anni ’80, sono casomai conseguenza, e non certo la causa.

Mettiamoci quindi nei panni di un povero Raccomandato de Luxe con la mente sgombra da pregiudizi ed una mano sul cuore: non più giovanissimo, anzi decisamente fuori tempo massimo per un primo ingresso in un’ ipotetica azienda, Multipaesana o meno, e senza alcuna esperienza specifica pregressa. Core de mama sua.
Dalla sua un oscuro, forse reale ma probabilmente più millantato e gonfiato passato professionale di un certo prestigio, del quale passato in un primo tempo egli fa trapelare con un certo orgoglio e boria cenni e aneddoti.

Altrettanto oscuro e nebuloso, in verità, il passato scolastico, il suo curriculum studiorum, per cui dopo poco tempo, constatato che nessuno porta l’anello al naso, qualcuno ha persino una laurea, si leggono quotidiani, si frequentano cinema, teatri e musei, si è pure stati a Londra, Parigi, Berlino, Tokyo o New York, oltre che a Sciarm el Sceik, e probabilmente per il timore di venire sgamato, costui di questo glorioso passato non ne parla più, e les memoires si dissolvono e stemperano nelle nebbie padane.

Senza il Sigillo Imperiale del Fido Condottiero suo consanguineo costui sarebbe in mezzo ad una strada, questa è la verità, nessuna agenzia recruiting se lo filerebbe di striscio, nessuna azienda, no laurea, un inutile diploma, uno stentato insufficiente inglese, il tutto condito da un carattere simpaticamente di merda.

Simpaticamente non perchè l’individuo in questione non sia piacevole, cordiale, divertente, perchè lo è, il classico adorabile cazzone, il compagno di treno ideale per farci due chiacchiere.
Solo che non vorresti MAI e poi MAI trovarti a lavorarci insieme, visto che lavorare (dove si intende lavorare per vivere e per portare a casa la pagnotta e non contare sul conto corrente acceso da un munifico padre) produrre, essere concentrati, efficienti non è decisamente il suo forte.
Il ns Racc. de Luxe infatti ancora annaspa, anche a distanza di molti mesi, nelle situazioni ed incombenze lavorative più semplici, ripetitive, quotidiane, quelle per intenderci dove basta il “sufficiente” con il quale in passato ti buttavano fuori a calci in culo dalle medie se non volevano più rivederti per almeno due altri anni.
La sua incostanza, disorganizzazione, mancanza di metodo, in altre parole la sua rara e mai vista inettitudine è palese e manifesta agli occhi di tutti, forse anche ai suoi.

É altrettanto evidente che costui non sia nemmeno più spendibile, riciclabile, e/o interessante per il misterioso settore professionale dal quale sostiene provenire, se no perchè casso sarebbe finito qui, che vuol dire venti e più anni di esperienza buttati nel cesso per ripartire da zero, nel bel mezzo del cammino di nostra vita, ed in un settore non certo cool come il suo (millantato) precedente, ed in un paesucolo dimenticato da tutti dove ignorano cosa sia un Happy Hour che è l’unica cosa di cui pare esperto, oltre all’organizzazione dei suoi weekends.
Se si dovesse trovare ad organizzare i fine settimana degli altri, invece, non durerebbe una settimana.
In tre parole, un caso disperato, un caso umano.

Costui viene imposto alla servitù da un Fido Condottiero di Multipaesana lombardo veneta per occupare una posizione ed un ruolo che dopo qualche mese di presenza in azienda non è ancora ben stato identificato. Tutto ciò in virtù di quei vincoli di sangue (tengo famigghia) sui quali un certo Edward C. Banfield ha scritto delle pagine memorabili.
Ne “il familismo amorale” Banfield da una spiegazione abbastanza convincente del perchè le varie mafie siano nate, abbiano attecchito benissimo e si siano poi radicate nella società italiana*, dalla Sicilia alle valli bergamasche e bresciane (dalla virgola* in poi farina del mio sacco).
Pagine ancora attuali per spiegare e comprendere anche i meccanismi mafiosi sconci e perversi di un’ipotetica (sempre rigorosamente ipotetica) Multipaesana di Bernascate con Casnate o Tepossino sul Minchio.

Consideriamo l’imbarazzo che accompagna questo povero Racc. de Luxe sin dal primo giorno, e ogni giorno a seguire, mentre si affanna di qui e di là per dare un senso e uno scopo alla sua presenza e, presumo, una giustificazione al suo stipendio, sicuramente già superiore a quello che si portano a casa tutti gli altri, per trovare qualcosa che lo appassioni e/o lo incuriosisca, per due giorni di fila se non è chiedere troppo, in modo da poter finalmente sistemare le chiappe in qualche ufficio e magari cominciare pure a dare una mano, ad essere produttivo, nei limiti concessi dalle sue limitate capacità (opinione questa ampiamente diffusa e condivisa da tutta Multipaesana, Direzione compresa).

Se questo non crea troppo disturbo al nostro Racc. de Luxe, va da se.
Immaginiamo i rumours, le risatine, i troppo facili interrogativi che la sua presenza suscita in azienda.
Su tutti: ma che m****a ci fa qui se prima era tanto figo e faceva questo e quello e dava consigli di marketing a Madonna?
Pensiamo a quei cattivoni acidi dei suoi colleghi, questa volta senza la mano sul cuore e con la mente ingombra di pregiudizi, gente banale che quel posto di mmerda in una Multipaesana se lo son dovuto guadagnare e poi conservare, giorno per giorno, anno dopo anno, schifio dopo schifio cui hanno assistito: di certo non trasudano bile, che due soli anni di Multipaesana sono come venti spesi nei peggiori bar di Caracas, e ti insegnano cose nemmeno contemplate dall’enciclopedia Britannica, però…

Però: fossi spinta dalla fame derivante da un evidente e conclamato insuccesso o misfortune professionale che, per carità può capitare a chiunque, ed avessi il culo che un parente mi preleva di peso e mi piazza in un’azienda di sua proprietà dove c’entro come i cavoli a merenda, questo perchè alle soglie dei (miei) cinquanta, sì, cinquanta, papà si è stancato di pagarmi le bollette o il mutuo, se il consanguineo mi desse l’opportunità di imparare qualcosa che evidentemente prima non mi era nemmeno mai minimamente interessato, non dico che non accetterei, come ultima ratio, ma dalla vergogna e dalla riconoscenza cercherei di tenere il più basso profilo possibile.
Ovvero cercherei di imparare con umiltà, di assorbire come una spugna, eviterei di sbattere in faccia a tutti il mio cognome, ed anche di parlare di tutto il parentado come se gli umili schiavi di Multipaesana dovessero sapere di tutti i cugini, fratelli, prozie e compagnia cantante della Dinastia.

Ci salvi chi può: la mia amica ha controllato l’estratto conto pensionistico e deve sgambare ancora per diversi anni prima di poter dare un calcio in culo a quel posto, se non finisce in malora insieme a tutto il resto.
Sembrerebbe ce la stiano mettendo tutta.

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5 commenti

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5 risposte a “La difficile vita del Racc. De Luxe

  1. Ne abbiamo svariati anche noi (grande azienda, grande schiera di parenti legittimi e no), l’ultimo arrivato ha un look impeccabile, un ufficio grande come 4 dei nostri, una vacua parlantina tanto interminabile quanto insopportabile, un ruolo che mai verrà chiarito e una predisposizione a darci consigli che riusciremo a togliergli solo con le maniere forti. Il tutto reso più gradevole dall’abitudine di iniziare ogni frase con un simpatico ‘Te’ (che vorrebbe essere un pronome personale, se sapesse usarlo… perchè chiamarci per nome è troppo banale)

    • Cara mia, il “nostro” non sa Mettere le H quando scrive. Può bastare?

      • il nostro non scrive proprio… detta! e ci facciamo delle gran risate quando ‘la sua segretaria’ (stagista con laurea magistrale) ci racconta le perle che escono da quelle labbrone siliconate! La fortissima inflessione della sua isola natia non lo aiuta nè con la dizione (e passi) nè con la sintassi… credo parli come la servitù di mastro don Gesualdo!

      • Eh, si, tutto il mondo è paese, o Multipaesano.
        Per questo sogno Brehat, o un paesino affacciato sul mediterraneo, e cari saluti a tutti. e non mi vengano a dire che il lavoro nobilita l’uomo che potrei mordere, siamo tutti dei marchettari, punto.

      • Ehi, come è la tua faccia stamattina? Luminous and healthy sunkissed glow?

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