Archivi del mese: marzo 2014

Caro M.R.

Caro Matteo,

vorrei dirLe che da questo pantano non ne usciremo mai.
Non so se Lei e i suoi amici/compagni di merende ve ne siate resi conto, anche quelli di prima dell’attuale infornata, non so Voi dove viviate. O forse sì, ve ne rendete conto e questo è proprio quello che volete (il sospetto è forte).
E cioè: i soliti stronzi continueranno a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, un’ampia fetta di lavoratori autonomi invece (non mi riferisco certo a quei disgraziati di precari e/o alle partite IVA per disperazione) continuerà a fottersene allegramente alla facciazza mia.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di avere a che fare, per necessità e non certo per sfizio, con un cospicuo numero di artigiani “professionisti” per preventivi di varia entità e natura.
Non dopo-doppiolavoristi, la sartina che fa gli orli, il pensionato che deve arrotondare per intenderci. Gente che trovi in Google, sulle Pagine Bianche, quelle Gialle e che magari ha pure un sito Internet discreto o caruccio.
Siamo nel 2014 e di lotta all’evasione ne sento parlare da quando avevo i denti da latte.

La fattura è quasi sempre un’optional, nel senso di niente affatto scontata, bisogna espressamente chiederla. Tranne il mio (attuale) meccanico sant’uomo, che la fa e basta senza se e senza ma, ed ha dei prezzi pure onesti.
Quelli precedenti, beh, transeat.
Taluni sgranano gli occhi al sentirla nominare, fattura, questa sconosciuta.
Un tale, mi sembrava una brava persona, e nel suo settore competente e preparato, mi ha detto che i suoi clienti non la vogliono, se lui non accettasse questo fatto non lavorerebbe.
Cioè, le fatture lui è costretto a “pregare” di poterle fare di tanto in tanto, se no fatturerebbe zero ed avendo dei dipendenti la sua posizione non sarebbe evidentemente credibile.
Questa stessa brava persona ha anche aggiunto “certo, se voi (= Clienti) poteste scaricarle…”.

Ma ci vuole un genio? Io dico di no, ci sono arrivati persino quelli della Lega, dalla quale non potrei essere più lontana sia ideologicamente sia dal punto di vista delle “affinità elettive”.
Infondato secondo me (e ben più importante secondo altri, loro autorevoli voci) il timore che possa diminuire il gettito IRPEF, casomai proprio il contrario.
Sa quanti elettricisti, meccanici, idraulici, carrozzieri, ginecologi, dentisti, parrucchieri, termotecnici, piastrellisti, caldaisti, estetisti, geometri, fabbri, antennisti etc etc sarebbero costretti ad uscire allo scoperto = dichiarare TUTTO il lavoro fatto per poter lavorare e continuare a campare?
E non si incrementerebbero così, anzi quasi incentiverebbero, anche il numero di persone che ricorrono a questi “professionisti”, o a ricorrervi più spesso ?
Hai voja …
Non si potrebbe, almeno, provare?

Caro Matteo, (e tutti quelli che prima o poi La seguiranno, sa, siamo da sempre abituati ad un certo turn-over), questa è l’Italia, non la Danimarca: se non fate in modo che per entrambe le parti sia più conveniente emettere e ottenere fattura qui non cambierà mai, mai, mai niente.
O, forse, è proprio quello che volete: il sospetto è forte, vedi sopra.

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Potrebbe essere che …

Potrebbe essere che, se il 100% dei pantaloni che possiedo mi sta largo, io non sia una 44, taglia che ho sempre pensato di vestire (dalla vita in giù) dal 2006/2007 circa, bensi una 42? O che, a prescindere dalle taglie, molto variabili di marca in marca, di negozio in negozio, a volte anche all’interno dello stesso punto vendita, io compri sempre roba di una taglia, ma anche due, troppo grande per me?

Pur non essendo una fashion addicted tra invernali, estivi e quelli da hiking/trekking/tempo libero il mio parco pantaloni è abbastanza nutrito: il trasloco mi ha dato l’opportunità, o meglio mi ha costretta, a fare una cernita di diversi capi di abbigliamento, a scartare quelli che a prescindere dalla taglia non metto più per diversi motivi e a riprovare capi in forse dimenticati nelle retrovie dell’armadio.
Beh, sia i pantaloni in forse sia quelli che indosso ogni giorno mi ballano tutti sul sedere, che non ho, sulla vita, sui fianchi, anche sulle gambe, lunghe e magre.
In altre parole mi stanno quasi tutti da male a malissimo, e mi fanno un bel po’ più grassa dove nemmeno lo sono.
Dovrei portarli in massa da una sartina e farli riprendere, o mi conviene comprarne di nuovi eliminando i vecchi? Una sartina non mi farebbe pagare la metà del costo di nuovo paio? E chi mi garantisce poi che dopo il suo intervento mi vestano ad hoc?

E potrebbe davvero essere, come sono giunta a pensare, che questo succeda perchè oramai il tessuto di quasi tutti i pantaloni contiene una certa percentuale di elastam o fibre simili, che all’inizio stringono, sì, ma poi si rilasciano come niente, e io non sopporto lo stress da stretto ed attilato che bisogna necessariamente patire all’inizio, già in negozio ? E che quindi mi debba rassegnare per i primi giorni a trattenere la pancia e a convivere con quella sgradevolissima sensazione da insaccato fino a che le fibre si allargano e distendono e quindi comprare pantaloni di una taglia più piccoli?

E’ anche vero che, come tanti, sono fatta in modo strano, a modo mio, e cioè non ad immagine e somiglianza di un cartamodello, nè di Prada nè di H&M, e sulle mie imperfezioni mi è un filino più difficile potere intervenire se non con una remise en forme di portata colossale, e forse nemmeno così.

Con questi quesiti esistenziali in mente mi accingo ad iniziare il weekend, spero di sole, per certo di grandi, estese, sfiancanti pulizie. E magari pure di shopping, giustificato in questo caso, alla ricerca del pantalone perfetto.
Con la promessa di desistere dall’acquisto se non veramente convinta e/o qualora non intraveda la possibilità che mi stiano a pennello.
Con stoica rassegnazione sono pronta anche a soffrire, sono stanca di vedermi con roba che mi balla addosso.

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Pfiuuuuu

21 marzo trasloco

24 marzo linea telefonica ed internet già attivi/operativi nella casa “nuova”.

Non ci avrei scommesso un cent, avrei detto sarei stata in ballo per dei mesi.
Puntualissimi i tecnici della ditta incaricata/subappaltatrice sono arrivati stamattina ore 9:30 e in meno di mezz’ora hanno fatto tutto quello che dovevano fare.
È stato tutto, perlomeno sino ad adesso, di una semplicità estrema.

Grazie, INFOSTRADA, mio nuovo provider servizi telefonici ADSL!
(lo so che presto ti maledirò visto che diventerò oggetto del tuo incurante incessante martellante stalkeraggio telefonico, ma per ora è stato bello).

Per il momento collegato solo Ipad, un gioco da ragazzi, il merito non è solo di Infostrada evidentemente, grazie anche al defunto Steve della Mela Morsicata per averci reso la vita più semplice, technology for dummies, spero sia altrettanto facile con il Mac.
Oggi vi amo tutti, anche se fa un freddo di merda, ci eravamo illusi noi a Vorkuta: purtroppo una rondine non fa primavera.

Sono una cliente doppiamente soddisfatta, possibile? Anzi triplamente: oggi fatto un raid in Ikea per (finalmente) completare l’interno del mio guardaroba: cassetti della serie PAX scontatissimi, aggiunti due e guadagnato un sacco di spazio. Inoltre, notevole, resistito ad un sacco di tentazioni e comprato solo lo stretto necessario, cioè piccolezze, lasciato un tappeto che non sono sicura avrei collocato e sfruttato, pensando poi a doverlo aspirare, rivoltare, sbattere, pulire.

Tornando ai cassetti, meglio cambiar verbo: guadagnerò dello spazio, adesso devo montarli e non è detto sia alla mia portata.
Nel dubbio esco a farmi un giro di frutta e verdura, mangiate solo schifezze in questi giorni.

Della serie: quando si dice le piccole gioie quotidiane. E comunque: MAI E POI MAI senza internet in casa, senza wifi. OVVOVE!

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Risparmiare nella gestione della casa

Primo, non spendere.
Rendersi conto, o sperare, che il sano olio di gomito unito ad ammoniaca diluita, o a bicarbonato, possano e potranno sostituire, solo con poca fatica in più e risparmiando un sacco di spazio in casa (e in un prossimo trasloco) l’apparecchio generatore di vapore che volevo comperare (marca Ariete, che ritengo una buona marca, eh, e italiana).
Prezzo stimato tra i 78 e i 90 euri il modello che avevo individuato io.
Stamattina compiuto raid shoppingaro a questo scopo ma, sul punto di, ho detto vade retro satana. Spero solo di non dovere pentirmene visto il numero ingente di tapparelle, infissi, vetri, grate e metri quadri ai quali dovrò dare una bella ripassata.
La molla scatenante, l’illuminazione che mi ha colpita davanti allo scaffale è stato avere letto in rete che il vapore non è indicato per la pulizia di divani, cuscini, materassi, tendaggi etc etc in quanto l’umidità favorisce la prolifericazione degli acari nei tessuti e rovina le imbottiture che “marciscono”.
Non so sia vero, ma mi sembra plausibile. Allora, nel dubbio, che ne ne fo della vaporella?

È iniziato un periodo di autoimposta e doverosa frugalità, fa anche molto chic. Speriamo anche che duri.
Comunque presto avrò il mio orto ed inizierò a fare compostaggio, a riciclare, ridipingere, recuperare mobili. Non vedo l’ora.

Secondo, spendere meno.
Fatta la spesa alla LIDL, due volte consecutive in pochissimi giorni.
Molto tentata da una linea alimentare bio molto economica, la volevo proprio testare.
Seguiranno reviews degli acquisti fatti nelle prossime settimane. Sono molto curiosa perché ho preso della passata di pomodoro, dell’olio di oliva, dei wafers, della pasta integrale, dei succhi di frutta alle mele, miele e una farina di kamut per fare il pane.
In effetti quando sono uscita avevo una busta piena e speso quasi la metà di quello che avrei speso in un supermercato o iper qualsiasi.
Sensazione bellissima, di grande leggerezza ed astuzia, da casalinga navigata, ma fino a che non provo questi prodotti il giudizio è sospeso, non voglio illudermi.
Ho preso anche un po’ di sementi (fiori) vari, se butta bene a maggio il giardino potrebbe diventare il polmone più verde di tutta la provincia di Vorkuta.

Con questa catena, LIDL, che ho bazzicato solo pochissime volte in vita mia, vista anche la scarsa pulizia e il grande disordine che regnava in passato nel punto vendita vicino casa, ho avuto una bruttissima esperienza 5/6 anni fa.
Poche ore dopo avere scaldato in padella una busta surgelata di quelle verdure tipo ratatouille comprata da loro ho passato una domenica intera stesa sul divano con in parte una bacinella per il vomito.
Da allora mai più messo piede. MAI successo prima.
Inoltre diverse cose che avevo provato non mi soddisfacevano proprio.
I fazzoletti di carta, ad esempio. Parliamone: Vero che i loro costano niente, ma se dopo una soffiata mi trovo con il naso direttamente in mano allora meglio spendere qualcosina in più per un fazzoletto che non si disintegra in mano dopo una soffiata, ma dopo quattro, o cinque. Il risparmio in questo caso sta tutto alla parte dei prodotti di marca, specie quando si è afflitti da un noioso persistente raffreddore.
Poi certi prodotti dolciari, biscotti nella fattispecie, buonissimi al palato, ma gli ingredienti, mamma mia…meglio lasciare perdere.

Ritornata dopo diversi anni l’aspetto del negozio é molto migliorato in ordine e pulizia, peccato troppe poche casse aperte, e code molto lunghe.
La gamma dei prodotti si è ampliata, hanno inserito anche alcune marche “prima scelta”, non so se queste siano più convenienti che altrove. La qualità e varietà della frutta e della verdura non ha paragoni con quella delle precedenti esperienze, sono riuscita persino ad acquistare zenzero fresco, che non é detto si trovi in supermercati di fascia più alta.

Insomma, un weekend colmo di soddisfazioni personali e all’insegna della crescita interiore.

Il contatore dice: – 5

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Belle parole e riflessioni che ne conseguono

[…] Non hai forza per tentare
di cambiare il tuo avvenire
per paura di scoprire
libertà che non vuoi avere […]

Il silenzio del rumore (Franco Battiato, 1972)

Primavera, incredibilmente anche a Vorkuta: alberi copiosamente in fiore, persino in anticipo sulla normale tempistica di almeno un mese.

Nelle vetrine e per le strade scompaiono tutte le tonalità del marrone e dei cacchetta e si fanno strada il blu navy, i pastello, i colori accesi che ricordano le prime aiuole fiorite (ed ancora non ricoperte di bottiglie e lattine di birra, qui del Nord Europa ovviamente importiamo solo le cose peggiori).
Nei fine settimana si ode il ronzare delle macchine tosaerba e io faccio lunghe soste nei reparti giardinaggio dei vari supermercati. Sogno ad occhi aperti cespugli di rose e coltivazioni a cassetta di lattughino bio, pomodori, cetrioli, ravanelli, davanzali che vomitano fiori in un’orgia di colori.

Le giornate sono ogni giorno sensibilmente più lunghe: rivolgo quotidiane incessanti preghiere all’Anticiclone delle Azzorre perché si insedi dove deve, presto e stabilmente, che dopo la primavera estate 2013 e l’autunno inverno molto piovosi vorrei solo mettermi al sole con uno schermo totale e lasciarmi asciugare per giorni e giorni come un pomodorino secco, di quelli che poi finiscono sott’olio. Il mio corpo invoca vitamina D.

Come ogni primavera è quasi il mio compleanno, tempo di bilanci, tempo di riflessioni, tempo di cambiare e muovere/smuovere cose rimaste troppo a lungo stagnanti, di potare rami secchi (ardita metafora riferita alla già scarna sfera sociale), di potermi permettermi di scegliere, e di essere un po’ più esigente e rispettosa di me stessa. Perché io valgo.
Se non ora quando visto che si avvicina il mezzo secolo?
Tempo di cambio degli armadi, tempo di cambiare posto e casa agli armadi.

Oggi visita di un altro immobiliarista: nulla da segnalare essendo uno che prende misure, scatta foto e mi saluta dicendo che si sarebbe fatto sentire non appena avesse potenziali compratori, privati, imprese, quel che sia, e che forse aveva già in mente qualcosa, qualcuno. Geniale, no? E riposante.

Più avanza il numero degli anni più apprezzo le cose facili, semplici, scarne, essenziali (tuttavia senza avvertire il bisogno di fare decluttering, cara amica, che mi piace essere circondata da tutte le mie cosucce e dalle mie diciotto paia di stivali).
Sento anzi il bisogno, e davvero l’ho desiderato a lungo, non è che me lo sia sognata stanotte, di possedere una bicicletta, una macchinetta da cucire e poi, e che lo dico a fare, di avere un cane.
Di avere un cane prima di tutto, sono ossessionata dai cani, mi piacciono troppo.
Oramai viste le mie frequentazioni di rifugi vari ho più amici tra i cani che tra gli umani; ci capiamo benissimo, ci completiamo a vicenda.
Sono come i maschi umani: basici, mono strato, vivono solo nel presente ma, a differenza degli uomini, non sono proprio capaci di mentire e la loro fedeltà è assoluta.
E, vuoi mettere, non ti dicono mai che devi ingrassare, o dimagrire, che ti vesti male, che non cucini come la prozia buonanima.
Sono riposanti, essenziali, ti tengono con i piedi per terra, e le feste che ti fanno…
Qualsiasi bastardino del rifugio dopo tre volte che mi vede mi fa più moine delle moine che mi farebbe un marito già la settimana dopo la luna di miele.

Vedremo se nella nuova dimora sarà possibile organizzarsi in tale senso visto che ho già appurato che le recinzioni sono troppo basse e rifarle o alzarle sarebbe una spesa non indifferente. E te pareva.

Vorkuta, addì 13 marzo, Anno del Signore 2014
Il contatore dice: – 8

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Misteri buffi ed altro in attesa del gran giorno, il contatore dice: – 9

La mia avventura nell’ancora stagnante, comunque sempre torbido ed infido panorama immobiliare di Vorkuta non è ancora, formalmente, cominciata, ma ho già avuto qualche contatto per la vendita di sta benedetta casa all’insegna del motto chi ha tempo non prenda, o perda, tempo.
Sapevo e so che non sarà cosa facile visto il periodo e la mia innata ritrosia nel discutere e trattare di cose puramente materiali, ritrosia alla quale si somma un grave deficit di conoscenze relative a transazioni economiche che non siano quelle per i saldi in qualche outlet della zona o al 3 X 2 di qualche supermercato e poca, veramente poca scaltrezza ed esperienza.
Cerco di viverla nel migliore dei modi che mi sembra sia la cosa più saggia (l’unica) da fare quando non esistono altre alternative.

Volendo venderla, sta benedetta casa, ho sempre saputo che avrei necessariamente visto, sentito ed incontrato diverse persone, e che questa varia umanità avrebbe potuto sorprendermi in molti modi diversi, che è anche bello se vogliamo.
Nel pomeriggio per esempio, in risposta ad un’inserzione da me pubblicata qualche giorno fa su un conosciutissimo portale dedicato alla compravendita di immobili, ha chiamato un potenziale interessato da Lucca, fuori dai confini del famigerato Lombardo Veneto, insomma un foresto.
Sembra che il tizio in questione sia destinato a finire qui per motivi di lavoro.
Sti hazzi, non credo che abbia molto da guadagnarci, e credo che ne fosse già consapevole: lo deduco dal tono di voce rassegnato con cui ha esalato “ehm, a Vorkuta mi ci mandano”.
Un poco come al confino insomma, o in un campo di lavoro.
Tesoro, come ti capisco, anche se oggi con un timido sole e una ventina di gradi sembrava tutto meno decadente e squallido, quasi caruccio.
Peccato, ed è veramente un buffo mistero, un mistero inquietante per certi versi, che in quel portale non abbia messo il mio numero di cellulare “principale” ma quello di una seconda SIM, comprata all’uopo, inserita in un vecchio telefono pochi giorni prima. Scaltra no ma nemmeno completamente scema.
Giusto per non avere gente strana che chiama a tutte le ore del giorno e della notte. Superfluo dire che l’attività di questo secondo telefono recuperato per la bisogna è pari a zero.
Mi chiedo e mi domando perciò come costui abbia avuto il mio numero di cellulare. Se fosse un “contatto” delle poche agenzie con le quali ho avuto a che fare sino ad adesso non mi avrebbe chiamata direttamente lui, mi avrebbe chiamata l’agenzia, sarebbe contro i loro interessi che noi ci parlassimo tagliandoli fuori, tagliandoli fuori dalle provvigioni più che altro.
E poi si è presentato da subito espressamente menzionando l’inserzione di cui sopra, per cui non riesco proprio a capire come sia potuto succedere che lui avesse il mio numero di telefono solito. Ci dormirò sopra stanotte, ronf.

Questo piccolo, forse insignificante ma (non si può negare) misterioso episodio mi da la certezza di trovarmi solo agli inizi di un percorso in cui ne vedrò di cotte e di crude, di avere messo solo il primo piede in una palude, costellata di cartelli “vendesi”, che mi riserverà un sacco di amare sorprese ma anche risate, e dove ogni ingenuità e passo falso saranno pagati a caro prezzo.
È anche divertente, se vogliamo, creativo in un certo qual modo, è un mondo che non conoscevo.

Più tardi nel pomeriggio è stato il turno dell’immobiliarista più anomalo, credo, che si possa incontrare nel circuito locale, come dire la tigre albina dello zoo di Jakarta (se c’è uno zoo) la cui storia e foto vanno sempre a finire in qualche anfratto sulla prima pagina del Corrierone online.

Volendo ricondurre il soggetto in questione ad una galleria di archetipi lo potrei definire l’immobiliarista filosofo esistenzialista. Giuro, una cosa stranissima.
Il look innanzitutto, contraddistinto da un mortifero pallore tardo-romantico. Pallore affatto infrequente in queste zone, vedrà, vedrà, il povero lucchese (ma stia tranquillo, stia sereno, che io senza un cincinino di fard non scendo manco in cantina e meno che mai incontro un potenziale acquirente) ma pallore insolito in un “commerciale”, sempre di ritorno da una scalata in free climbing sulle falesie di Marsiglia o da un weekend sulla neve in Trentino che racconta mentre digita freneticamente qualcosa sull’ultimo modello di Iphone.
Il capello lungo ed incanutito, ma pulito e ordinato, trattenuto da una coda bassa, si confondeva con il grigio del cappotto e del resto dell’abbigliamento, insomma più professore di filosofia in un qualche liceo, una conclamata inestinguibile avversione per la Gelmina e la sua riforma, la casa piena di libri polverosi e saggi degli anni 60/70.
Si sa, gli stereotipi sono davvero molto pervasivi e duri a morire, anche perché qui, oggettivamente, non siamo a Berlino o San Francisco.
A Vorkuta, pur con le dovute differenze, tutti quelli che lavorano nel settore immobiliare in qualche modo si somigliano.
Dell’immobiliarista filosofo esistenzialista, che ci piace la rima baciata, mi ha colpita oltre il look l’estrema cortesia e cavalleria e una dialettica che tradisce quasi sicuramente studi classici o numerose buone letture.
Troppe.

Dopo avergli mostrato i vari locali e il giardino ha infatti discettato per una buona mezz’ora sulle attitudini e propensioni all’acquisto del probabile target di persone che potrebbero essere interessate alla proprietà, anche alla luce della contingente congiuntura socio economica, sui risvolti e sulle implicazioni psicologiche e sociologiche che oggigiorno spingono o motivano all’acquisto di un immobile, il tutto senza farsi mancare un paio di dotte citazioni che purtroppo non ho saputo cogliere e contestualizzare. Philip Roth forse? Se si rifà vivo glielo chiedo.
In tutto questo, visto poi che nemmeno l’ho contattato io, pure lui ha risposto alla famosa inserzione, non sono riuscita a capire se pensa che la casa sia una ciofega o una perla rara, se ci sono già dei potenziali interessati, una sua idea di quotazione, insomma cose che io potessi capire e che mi potessero interessare, cioè biecamente quanto, chi, come, quando.
Qualcosa però mi dice che Heidegger tornerà a farsi vivo, un po’ meno logorroico spero, magari con qualcosa di concreto.

E per il resto? E per il resto mancano solo nove giorni, non riesco a crederci, come se tutto fosse uno scherzo, come se potessi tornare indietro, come se volessi tornare indietro, come se sapessi dove sto andando.
Non so dove sto andando, in senso lato (infatti tecnicamente casa nuova è a 150 mt da qui, non nell’altro emisfero, sto solo andando dall’altra parte della strada e poi in fondo a sinistra), ma in questo inizio di anno stanno succedendo davvero un sacco di cose tutte assieme. Forse è giusto sia così, forse era ora che fosse così.
La stagnazione è durata troppo a lungo, mi chiedo se anche lavorativamente parlando, e poi tutto, tutto l’insieme … un sacco di carne al fuoco.
Insomma anche paura, però non sto male, pensavo peggio.

‘Notte.

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