Archivi del giorno: 12 marzo 2014

Misteri buffi ed altro in attesa del gran giorno, il contatore dice: – 9

La mia avventura nell’ancora stagnante, comunque sempre torbido ed infido panorama immobiliare di Vorkuta non è ancora, formalmente, cominciata, ma ho già avuto qualche contatto per la vendita di sta benedetta casa all’insegna del motto chi ha tempo non prenda, o perda, tempo.
Sapevo e so che non sarà cosa facile visto il periodo e la mia innata ritrosia nel discutere e trattare di cose puramente materiali, ritrosia alla quale si somma un grave deficit di conoscenze relative a transazioni economiche che non siano quelle per i saldi in qualche outlet della zona o al 3 X 2 di qualche supermercato e poca, veramente poca scaltrezza ed esperienza.
Cerco di viverla nel migliore dei modi che mi sembra sia la cosa più saggia (l’unica) da fare quando non esistono altre alternative.

Volendo venderla, sta benedetta casa, ho sempre saputo che avrei necessariamente visto, sentito ed incontrato diverse persone, e che questa varia umanità avrebbe potuto sorprendermi in molti modi diversi, che è anche bello se vogliamo.
Nel pomeriggio per esempio, in risposta ad un’inserzione da me pubblicata qualche giorno fa su un conosciutissimo portale dedicato alla compravendita di immobili, ha chiamato un potenziale interessato da Lucca, fuori dai confini del famigerato Lombardo Veneto, insomma un foresto.
Sembra che il tizio in questione sia destinato a finire qui per motivi di lavoro.
Sti hazzi, non credo che abbia molto da guadagnarci, e credo che ne fosse già consapevole: lo deduco dal tono di voce rassegnato con cui ha esalato “ehm, a Vorkuta mi ci mandano”.
Un poco come al confino insomma, o in un campo di lavoro.
Tesoro, come ti capisco, anche se oggi con un timido sole e una ventina di gradi sembrava tutto meno decadente e squallido, quasi caruccio.
Peccato, ed è veramente un buffo mistero, un mistero inquietante per certi versi, che in quel portale non abbia messo il mio numero di cellulare “principale” ma quello di una seconda SIM, comprata all’uopo, inserita in un vecchio telefono pochi giorni prima. Scaltra no ma nemmeno completamente scema.
Giusto per non avere gente strana che chiama a tutte le ore del giorno e della notte. Superfluo dire che l’attività di questo secondo telefono recuperato per la bisogna è pari a zero.
Mi chiedo e mi domando perciò come costui abbia avuto il mio numero di cellulare. Se fosse un “contatto” delle poche agenzie con le quali ho avuto a che fare sino ad adesso non mi avrebbe chiamata direttamente lui, mi avrebbe chiamata l’agenzia, sarebbe contro i loro interessi che noi ci parlassimo tagliandoli fuori, tagliandoli fuori dalle provvigioni più che altro.
E poi si è presentato da subito espressamente menzionando l’inserzione di cui sopra, per cui non riesco proprio a capire come sia potuto succedere che lui avesse il mio numero di telefono solito. Ci dormirò sopra stanotte, ronf.

Questo piccolo, forse insignificante ma (non si può negare) misterioso episodio mi da la certezza di trovarmi solo agli inizi di un percorso in cui ne vedrò di cotte e di crude, di avere messo solo il primo piede in una palude, costellata di cartelli “vendesi”, che mi riserverà un sacco di amare sorprese ma anche risate, e dove ogni ingenuità e passo falso saranno pagati a caro prezzo.
È anche divertente, se vogliamo, creativo in un certo qual modo, è un mondo che non conoscevo.

Più tardi nel pomeriggio è stato il turno dell’immobiliarista più anomalo, credo, che si possa incontrare nel circuito locale, come dire la tigre albina dello zoo di Jakarta (se c’è uno zoo) la cui storia e foto vanno sempre a finire in qualche anfratto sulla prima pagina del Corrierone online.

Volendo ricondurre il soggetto in questione ad una galleria di archetipi lo potrei definire l’immobiliarista filosofo esistenzialista. Giuro, una cosa stranissima.
Il look innanzitutto, contraddistinto da un mortifero pallore tardo-romantico. Pallore affatto infrequente in queste zone, vedrà, vedrà, il povero lucchese (ma stia tranquillo, stia sereno, che io senza un cincinino di fard non scendo manco in cantina e meno che mai incontro un potenziale acquirente) ma pallore insolito in un “commerciale”, sempre di ritorno da una scalata in free climbing sulle falesie di Marsiglia o da un weekend sulla neve in Trentino che racconta mentre digita freneticamente qualcosa sull’ultimo modello di Iphone.
Il capello lungo ed incanutito, ma pulito e ordinato, trattenuto da una coda bassa, si confondeva con il grigio del cappotto e del resto dell’abbigliamento, insomma più professore di filosofia in un qualche liceo, una conclamata inestinguibile avversione per la Gelmina e la sua riforma, la casa piena di libri polverosi e saggi degli anni 60/70.
Si sa, gli stereotipi sono davvero molto pervasivi e duri a morire, anche perché qui, oggettivamente, non siamo a Berlino o San Francisco.
A Vorkuta, pur con le dovute differenze, tutti quelli che lavorano nel settore immobiliare in qualche modo si somigliano.
Dell’immobiliarista filosofo esistenzialista, che ci piace la rima baciata, mi ha colpita oltre il look l’estrema cortesia e cavalleria e una dialettica che tradisce quasi sicuramente studi classici o numerose buone letture.
Troppe.

Dopo avergli mostrato i vari locali e il giardino ha infatti discettato per una buona mezz’ora sulle attitudini e propensioni all’acquisto del probabile target di persone che potrebbero essere interessate alla proprietà, anche alla luce della contingente congiuntura socio economica, sui risvolti e sulle implicazioni psicologiche e sociologiche che oggigiorno spingono o motivano all’acquisto di un immobile, il tutto senza farsi mancare un paio di dotte citazioni che purtroppo non ho saputo cogliere e contestualizzare. Philip Roth forse? Se si rifà vivo glielo chiedo.
In tutto questo, visto poi che nemmeno l’ho contattato io, pure lui ha risposto alla famosa inserzione, non sono riuscita a capire se pensa che la casa sia una ciofega o una perla rara, se ci sono già dei potenziali interessati, una sua idea di quotazione, insomma cose che io potessi capire e che mi potessero interessare, cioè biecamente quanto, chi, come, quando.
Qualcosa però mi dice che Heidegger tornerà a farsi vivo, un po’ meno logorroico spero, magari con qualcosa di concreto.

E per il resto? E per il resto mancano solo nove giorni, non riesco a crederci, come se tutto fosse uno scherzo, come se potessi tornare indietro, come se volessi tornare indietro, come se sapessi dove sto andando.
Non so dove sto andando, in senso lato (infatti tecnicamente casa nuova è a 150 mt da qui, non nell’altro emisfero, sto solo andando dall’altra parte della strada e poi in fondo a sinistra), ma in questo inizio di anno stanno succedendo davvero un sacco di cose tutte assieme. Forse è giusto sia così, forse era ora che fosse così.
La stagnazione è durata troppo a lungo, mi chiedo se anche lavorativamente parlando, e poi tutto, tutto l’insieme … un sacco di carne al fuoco.
Insomma anche paura, però non sto male, pensavo peggio.

‘Notte.

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