Archivi del giorno: 28 marzo 2014

Caro M.R.

Caro Matteo,

vorrei dirLe che da questo pantano non ne usciremo mai.
Non so se Lei e i suoi amici/compagni di merende ve ne siate resi conto, anche quelli di prima dell’attuale infornata, non so Voi dove viviate. O forse sì, ve ne rendete conto e questo è proprio quello che volete (il sospetto è forte).
E cioè: i soliti stronzi continueranno a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, un’ampia fetta di lavoratori autonomi invece (non mi riferisco certo a quei disgraziati di precari e/o alle partite IVA per disperazione) continuerà a fottersene allegramente alla facciazza mia.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di avere a che fare, per necessità e non certo per sfizio, con un cospicuo numero di artigiani “professionisti” per preventivi di varia entità e natura.
Non dopo-doppiolavoristi, la sartina che fa gli orli, il pensionato che deve arrotondare per intenderci. Gente che trovi in Google, sulle Pagine Bianche, quelle Gialle e che magari ha pure un sito Internet discreto o caruccio.
Siamo nel 2014 e di lotta all’evasione ne sento parlare da quando avevo i denti da latte.

La fattura è quasi sempre un’optional, nel senso di niente affatto scontata, bisogna espressamente chiederla. Tranne il mio (attuale) meccanico sant’uomo, che la fa e basta senza se e senza ma, ed ha dei prezzi pure onesti.
Quelli precedenti, beh, transeat.
Taluni sgranano gli occhi al sentirla nominare, fattura, questa sconosciuta.
Un tale, mi sembrava una brava persona, e nel suo settore competente e preparato, mi ha detto che i suoi clienti non la vogliono, se lui non accettasse questo fatto non lavorerebbe.
Cioè, le fatture lui è costretto a “pregare” di poterle fare di tanto in tanto, se no fatturerebbe zero ed avendo dei dipendenti la sua posizione non sarebbe evidentemente credibile.
Questa stessa brava persona ha anche aggiunto “certo, se voi (= Clienti) poteste scaricarle…”.

Ma ci vuole un genio? Io dico di no, ci sono arrivati persino quelli della Lega, dalla quale non potrei essere più lontana sia ideologicamente sia dal punto di vista delle “affinità elettive”.
Infondato secondo me (e ben più importante secondo altri, loro autorevoli voci) il timore che possa diminuire il gettito IRPEF, casomai proprio il contrario.
Sa quanti elettricisti, meccanici, idraulici, carrozzieri, ginecologi, dentisti, parrucchieri, termotecnici, piastrellisti, caldaisti, estetisti, geometri, fabbri, antennisti etc etc sarebbero costretti ad uscire allo scoperto = dichiarare TUTTO il lavoro fatto per poter lavorare e continuare a campare?
E non si incrementerebbero così, anzi quasi incentiverebbero, anche il numero di persone che ricorrono a questi “professionisti”, o a ricorrervi più spesso ?
Hai voja …
Non si potrebbe, almeno, provare?

Caro Matteo, (e tutti quelli che prima o poi La seguiranno, sa, siamo da sempre abituati ad un certo turn-over), questa è l’Italia, non la Danimarca: se non fate in modo che per entrambe le parti sia più conveniente emettere e ottenere fattura qui non cambierà mai, mai, mai niente.
O, forse, è proprio quello che volete: il sospetto è forte, vedi sopra.

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Potrebbe essere che …

Potrebbe essere che, se il 100% dei pantaloni che possiedo mi sta largo, io non sia una 44, taglia che ho sempre pensato di vestire (dalla vita in giù) dal 2006/2007 circa, bensi una 42? O che, a prescindere dalle taglie, molto variabili di marca in marca, di negozio in negozio, a volte anche all’interno dello stesso punto vendita, io compri sempre roba di una taglia, ma anche due, troppo grande per me?

Pur non essendo una fashion addicted tra invernali, estivi e quelli da hiking/trekking/tempo libero il mio parco pantaloni è abbastanza nutrito: il trasloco mi ha dato l’opportunità, o meglio mi ha costretta, a fare una cernita di diversi capi di abbigliamento, a scartare quelli che a prescindere dalla taglia non metto più per diversi motivi e a riprovare capi in forse dimenticati nelle retrovie dell’armadio.
Beh, sia i pantaloni in forse sia quelli che indosso ogni giorno mi ballano tutti sul sedere, che non ho, sulla vita, sui fianchi, anche sulle gambe, lunghe e magre.
In altre parole mi stanno quasi tutti da male a malissimo, e mi fanno un bel po’ più grassa dove nemmeno lo sono.
Dovrei portarli in massa da una sartina e farli riprendere, o mi conviene comprarne di nuovi eliminando i vecchi? Una sartina non mi farebbe pagare la metà del costo di nuovo paio? E chi mi garantisce poi che dopo il suo intervento mi vestano ad hoc?

E potrebbe davvero essere, come sono giunta a pensare, che questo succeda perchè oramai il tessuto di quasi tutti i pantaloni contiene una certa percentuale di elastam o fibre simili, che all’inizio stringono, sì, ma poi si rilasciano come niente, e io non sopporto lo stress da stretto ed attilato che bisogna necessariamente patire all’inizio, già in negozio ? E che quindi mi debba rassegnare per i primi giorni a trattenere la pancia e a convivere con quella sgradevolissima sensazione da insaccato fino a che le fibre si allargano e distendono e quindi comprare pantaloni di una taglia più piccoli?

E’ anche vero che, come tanti, sono fatta in modo strano, a modo mio, e cioè non ad immagine e somiglianza di un cartamodello, nè di Prada nè di H&M, e sulle mie imperfezioni mi è un filino più difficile potere intervenire se non con una remise en forme di portata colossale, e forse nemmeno così.

Con questi quesiti esistenziali in mente mi accingo ad iniziare il weekend, spero di sole, per certo di grandi, estese, sfiancanti pulizie. E magari pure di shopping, giustificato in questo caso, alla ricerca del pantalone perfetto.
Con la promessa di desistere dall’acquisto se non veramente convinta e/o qualora non intraveda la possibilità che mi stiano a pennello.
Con stoica rassegnazione sono pronta anche a soffrire, sono stanca di vedermi con roba che mi balla addosso.

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