Mia domenica tipo

Domenica, cioè ieri, giorno dedito al riposo per i più, persino in quel di Vorkuta è stata una mite e soleggiata giornata primaverile, a me é venuto il trip di dipingere una vecchia poltrona di vimini che era stata lasciata esposta alle intemperie sul retro di casa.
Da non so quanto tempo visto che io qui ci sto da poche settimane, ma da come era conciata direi stesse lí all’aperto almeno una decina di anni.

In realtà l’idea di recuperarla ce l’avevo già in testa da qualche mese, da quando l’ho adocchiata addossata ad un muro in una fredda giornata di pioggia battente e l’ho messa al riparo in garage, in attesa di condizioni atmosferiche e temperature più appropriate per l’operazione.
Sabato sono stata in uno di quei grossi centri bricolage e giardinaggio e alla modica cifra di 5,90 euri mi sono aggiudicata un barattolo di vernice all’acqua (ecologica, non puzza, mani e pennello si lavano senza bisogno di acquaragia) e a 1,80 euri un pennello di forma e misura adeguata.
La cifra totale rappresentava un investimento minimo anche nel caso in cui il recupero si fosse rivelato impossibile o fallimentare, e il caso sembrava quasi disperato.

Ora, io su quella poltrona da ragazzina ci ho passato le estati a leggere, a giocare con il cane, a godermi il fresco del portico e, dannazione, un anno a studiare il latino per gli esami di settembre, potevo mai dimenticare?
C’era quindi anche un minimo di coinvolgimento emotivo sentimentale che mi imponeva di fare un tentativo, oltre al fatto che a un certo punto nemmeno tanto lontano della mia vita ho deciso che volevo, nella mia casa e nella mia vita, una poltrona di vimini.
O bambù, o midollino, mica so esattamente di cosa diavolo siano fatte.

Avendo questo bisogno, indotto, come quasi tutti i bisogni, e probabilmente nel caso specifico dalla navigazione in qualche sito o blog ben fatto di arredamento shabby chic ho semplicemente pensato che una sedia Ikea mi sarebbe costata almeno una ventina di euri (seeee, la più scrausa é a 29,99) più quasi 4 euri di autostrada, senza contare la benzina, e i moccoli per metterla in macchina, e i moccoli per tirarla fuori dalla macchina, e senza voler pensare al sovraffollamento Ikeiano dei fine settimana, da incubo.

E che poi, nel caso avessi voluto darle quell’aria un po’ vissuta che non mi dispiace avrei dovuto grattare, scartavetrare, comunque ancora lavorare, sudare, senza nemmeno sapere esattamente cosa fare.
Allora tanto valeva provarci con la poltrona sulla quale avevo posato le allora sode terga adolescenziali, manufatto creato parecchi decenni fa da abili mani artigiane remunerate dignitosamente, e non dalle esili dita di ragazzini in età scolare in un qualche paese sperduto dell’emisfero sud.

Ho sicuramente sbagliato il colore, o non azzeccato del tutto, infatti sono stata a lungo indecisa e combattuta tra il bianco e l’avorio.
Ho optato per l’avorio e il risultato non è che non mi piaccia, ma mi sembra tisico, da convalescente.
Mi fa venire in mente, con quella sfumatura lievemente giallina, i sanatori o luoghi di cura dove gli aristocratici o giù di li trascorrevano intere settimane tra la fine dell’800 e i primi decenni del Ventesimo secolo.
Non so, fa molto La Montagna Incantata
http://it.wikipedia.org/wiki/La_montagna_incantata o Morte a Venezia
http://it.wikipedia.org/wiki/La_morte_a_Venezia,
di mondo in inesorabile decomposizione (in effetti..).

L’effetto shabby chic, che non era tassativo volere raggiungere, a me bastava una poltrona in vimini, o bambù, o midollino, é stato ottenuto senza alcuna fatica visto che la vernice era tutta scrostata, gli ultimi residui li ho rimossi io con carta vetrata a grana fine, e il legno era già annerito, fortunatamente ancora sano all’interno.
Non ho stuccato i buchi, le crepe, le asperità, la vernice nei punti in cui ci sono delle fibre annodate non sono riuscita a farla penetrare dappertutto, le mani di colore sono diseguali, insomma più shabby di così si muore.

Ci ho anche rimediato, a stare china diverse ore, un quasi colpo della strega, da 24 ore circa cammino inclinata in avanti di venti gradi, ma sono soddisfatta del lavoro fatto.
Martha Stewart, se ci sei nasconditi.

Prossima mossa trovare dei cuscinotti e fodere che stiano bene con la sedia tisica, penso di avere già in casa tutto senza dovere comprare nulla, seconda mossa fare una foto decente da postare, terza mossa scegliere dove collocarla.
Lo spazio qui non manca.
Penso che in estate starà sul terrazzo della sala che è riparato dalla pioggia e l’ideale per godersi i pomeriggi di sole (prevedo grandi penniche), in inverno la porterò dentro, magari con una coperta in lana ecrù appoggiata sullo schienale o sui braccioli.
Molto catalogo Ikea, ma io l’adoro, che posso farci?
Con la copertina e il colore malsano e decadente e nel deprimente inverno vorkutese magari aggiornerò le fodere dei cuscini, qualcosina sull’ andante allegro non ci starebbe male.

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2 commenti

Archiviato in Craps

2 risposte a “Mia domenica tipo

    • Ih ih, ti fa gola la poltrona col mal sottile, eh? Si, lasciami sbatterci sopra dei cuscini, che devo recuperare da qualche scatolone, obviously, che quella sfumatura di giallino la fa sembrare la carcassa di una balena….

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