Archivi del giorno: 11 aprile 2014

Vita e musica

Mentre pubblicavo il post precedente improvvisamente mi sono ricordata la definizione di me stessa che sento calzarmi meglio addosso e che mi sono trovata casualmente tanti anni fa, quando un amico musicista poi perso di vista mi ha regalato un CD per ampliare i miei orizzonti e le mie conoscenze e, devo dire, affinare i miei gusti.
Non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere quel disco, e adesso che ci penso, un peccato le nostre strade si siano separate.

Dunque, se qualcuno mi chiedesse di riassumermi in poche parole, di solito stè stronzate le fanno solo alle Human Resources delle tipette di vent’anni in tailleur e calze color carne quando cerchi un lavoro, mica te lo chiedono gli amici, io direi: an unfinished woman, che é il titolo di un brano contenuto in quell’album.

Mi sono sentita così, unfinished, per molti anni, e solo ora realizzo che quel processo non si è ancora completato.
Avrei giurato, allora, che intorno al giro di boa dei cinquanta, sarebbe stato completato da un pezzo.
Ah, illusa!
E constato che ci sono in giro ventiduenni molto ma molto più finite di me, quasi vecchie (probabilmente le stesse che stanno alle Human Resources, di certo la calza color castoro e il mezzo tacco non aiutano).

Ci sono stati periodi, anche molto lunghi, direi per la maggior parte della mia vita, nei quali ho amato la musica alla follia, e mi sono nutrita ed abbeverata di musica quotidianamente.
Semplicemente non potevo farne a meno, mentre adesso e già da tre o quattro anni la musica mi da quasi fastidio, e le mie centinaia di CD languono alla rinfusa in anonime scatole di cartone.

Questo disco che é un assoluto capolavoro e una pietra miliare nella storia della musica jazz, sicuramente rientra nei miei Top 20 di tutti i tempi, contiene brani tutti uno più bello dell’altro, da togliere il fiato, da pelle d’oca.
Per combinazione For an unfinished woman è, insieme a My Funny Valentine, il migliore.

Ho voglia di risentirlo, domani magari collegare lo stereo e spacchettare i cartoni con i miei CD, e sarebbe anche ora di cominciare a catalogarli, come più di una volta ripromessami.
In quei cartoni giace la colonna sonora della mia vita.
Loro sono Chet Baker e Gerry Mulligan, concerto al Carnegie Hall.
Correva l’anno 1973 o 1974.

Chissà che mi ritorni anche la fregola della musica, qui ogni lustro si cambia gusto.

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Compleanno e bilancio di vita

Pochi giorni fa è stato il mio compleanno e, specialmente quando si galoppa sempre più vicino all’impegnativo non facile traguardo del mezzo secolo, credo sia naturale porsi degli interrogativi, o che sorgano spontanee alcune riflessioni alle quali sia difficile sottrarsi.

La cosa bella degli anni che passano, e ce ne sono anche diverse, ma certo non potevo crederlo o immaginarlo a venti o a trent’anni, é che, venuta meno la sensazione di essere immortali e di avere a disposizione un tempo illimitato per fare cose o rimediare ai propri errori, si cerca semplicemente di vivere meglio, di volersi più bene, di sfrondare l’esistenza da tante cose, ricordi, problemi, situazioni inutili.
Si regredisce in un certo modo a un livello più animale, primitivo, basico, essenziale, si diventa perciò, secondo me, migliori.

L’accettare se stessi, il misurarsi con i propri limiti si trasforma finalmente in un processo pacifico e molto poco ansiogeno.
Non necessariamente è più facile il rapporto con le altre persone, e non perché si diventi intolleranti (io un po’ si, lo sono diventata ), solo selettivi: le persone si scelgono.
Solo quelle che fanno stare bene, che regalano armonia, equilibrio, benessere, le persone con le quali esiste reciprocità, e non credo possano essere tantissime se non accontentandosi molto.
Si ha smesso da tempo di lottare per chi non ci vuole, per chi non ci merita, o magari ci vorrebbe, ma senza accettare quello che siamo e i fardelli che ci portiamo appresso.

I giorni e gli anni passati lasciano tracce meno indelebili, certi files vengono proprio rimossi dalla memoria centrale, o archiviati, catalogati in apposite cartelle.
Il futuro non esiste oltre all’indomani e, se non é arteriosclerosi, questa è una sensazione molto bella, di leggerezza finalmente, di viaggiare per destinazione ignota ma verso il sole con il solo bagaglio a mano.

Si ridimensionano eventuali sogni e ambizioni eventualmente ancora presenti, si accetta meglio la propria mediocrità, normalità od insipienza, però finalmente ci si rispetta e si esige lo stesso dagli altri, rispetto.
Ci si concentra sull’essenziale, sulle cose davvero davvero piccole ma quotidiane, ci si rende conto che ogni giorno deve portare (o ci si deve trovare) almeno una piccola gioia, una piccola gratificazione.

Si vive molto più facendosi trasportare dalla corrente e dagli eventi che non pianificando eccessivamente o troppo nel lungo periodo, tanto molte volte le cose succedono e basta.
Io poi, non avendo il dono della fede né una cieca fede nella Ragione, sono sempre più convinta che a governare il mondo sia molto più il caos primigenio, l’entropia, che non la logica e la consequenzialità del causa effetto o il Disegno di Qualcuno.

Ho sbagliato tantissime cose in questa vita, e di Vite non credo ne avrò altre, e forse nemmeno me lo auguro visto che, come dice il bellissimo titolo di un film (non visto), quando sei nato non puoi più nasconderti.
Quando sei nato poi ti tocca correre, e e giocare, e nessuno te l’aveva chiesto, ma oramai ci sei e puoi solo usare le carte che ti escono, anche quando sono così così o fanno proprio schifo.
Oppure qualche carta è discreta, ma te le giochi davvero male, e poi non ci sono altre mani, e questa è la sconfitta che brucia maggiormente, il boccone che non va giù, il rimpianto che spesso riaffiora.

Ho commesso tanti errori in quasi ogni settore della mia vita e, essendo impietosa con me stessa forse più che con gli altri, non me li perdonerò mai del tutto.
Di qualcuno ne pago ogni giorno le conseguenze, ad altri sono riuscita a mettere una toppa, alcuni nel lungo periodo non sembrano manco più sbagli ma solo la cosa più saggia che potessi fare, anche se degli eventi dai quali i miei sbagli sono scaturiti ne avrei fatto volentieri a meno.

Io non so che bilancio fare della mia vita, ignoro cosa abbia in serbo per me, e non mi aspetto nulla di che o, forse, mi vergogno ad ammettere in sincerità ed onestà che questo bilancio è: così così.
Senza entrare nei dettagli, senza elencarne il perché.
A scuola sarebbe stato un sei meno meno.
Le vite degli altri, dicono, sembrano sempre meno imperfette della propria, bah.

Comunque, se non per la taglia smilza, la compattezza della pelle, il color miele naturale dei capelli e le emozioni da tsunami, uniche, irripetibili e ancor oggi indecifrabili di un primo amore nel quale ogni tanto ancora mi piace perdermi e trastullarmi con fantasie e ricordi, io non tornerei mai indietro agli alti e bassi dei miei vent’anni.
Farei comunque farei parecchie scelte diverse.

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LIDL, periodo prova, cosa compro, cosa ricompro

Da qualche settimana faccio tutte le mie spese alimentari alla LIDL dalla quale mi sono a lungo tenuta volutamente ed accuratamente alla larga.
Dopo la brutta esperienza di un forte malessere sofferto anni fa per aver mangiato una busta di loro verdure miste surgelate fatte saltare in padella provavo ribrezzo solo a sentirne il nome, o nello scorgere il giallo blu delle loro insegne.
Compro alla CONAD del villaggio/paesucolo nel quale lavoro solo cose strettissimamente necessarie, ad es. quando scopro che ho proprio finito il dentifricio, yogurth da tenere in ufficio, tranci di pizza o frutta fresca per la pausa pranzo etc etc., davvero poca roba.

I motivi di questa scelta e impegno formalmente preso con me stessa di fare un periodo di prova con LIDL, vedere come mi trovo e monitorare quanto spendo, e quanto meno di prima, sono diversi.
Il primo è perché non mi dispiacerebbe, anzi sarebbe proprio auspicabile fare un po’ di spending review, e qui sono ovviamente attiva su diversi fronti aprendo il portafogli con molta più oculatezza che nel passato, e dopo attente riflessioni e comparazioni.
Il secondo è perché mi piace cambiare, provare, sperimentare, confrontare.
Il terzo perché mi piace vincere i miei pregiudizi e ricredermi (e confesso che dopo l’episodio di cui sopra ne avevo diversi, e qualcuno ancora ne ho), e non ho problemi nel riconoscere di aver fatto delle valutazioni sbagliate.
Il quarto perché è giusto dare a chiunque una seconda possibilità (la terza è da fessi però), il quinto è perché non sono mai stata totalmente soddisfatta dei posti dove mi recavo di solito, con amori improvvisi e repentini abbandoni in puro stile Ariete, il sesto perché mi è logisticamente comodo, abbastanza vicino, è facile l’accesso e trovare parcheggio, il settimo è perché me la cavo sempre abbastanza in fretta, magari non di sabato pomeriggio, ma quello ovunque.
L’ottavo motivo è che oggettivamente LIDL é parecchio migliorata nella qualità e nell’offerta.
Il nono motivo é molto recente, ne parlavo ieri sera a cena da due amici, anche loro ci si sono avvicinati con delle cautele e riportano esperienze sino ad ora prevalentemente positive.
Nonostante per loro il punto vendita di zona sia più lontano e scomodo da raggiungere, cercano di andare alla LIDL quanto più spesso possibile riconoscendo che il risparmio é evidente, palpabile, notevole, e per diversi prodotti provati non a discapito della qualità.

Quindi, rassicurata e ringalluzzita dal fatto di pensarla sostanzialmente allo stesso modo, con delle precisazioni da fare e che farò più avanti mano a mano, stasera mi ci sono rifiondata per riempire dispensa e frigorifero parecchio sguarniti.
Quello che, tra le altre cose, ho comprato, e si tratta in questo caso di prodotti già conosciuti e testati in queste settimane, e che mi hanno lasciata totalmente soddisfatta:

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Ottimo pane da tenere sempre nel congelatore, anche senza microonde si scongela in breve tempo, comoda la confezione, perfettamente OK mi sembrano gli ingredienti, semola di grano duro, acqua, lievito naturale, sale.
Trattato con alcol etilico, da far inorridire i puristi, ma succede a tutti i pani industriali confezionati, l’alcol è antimicrobico ed impedisce la formazione delle muffe.
Buono il sapore, la consistenza, la freschezza.
Esiste anche la versione alle olive che non è male ma io preferisco questa senza e, non vorrei sbagliarmi, una versione integrale, forse la prima che ho trovato e provato.
Ottimo il prezzo di 1,49€ a confezione per 450 grammi, viene prodotto da una società cooperativa agricola siciliana, della provincia di Enna.
Una confezione mi dura una settimana.
Meglio del pane della storica e fidata panetteria del centro cittadino, se non rimpiazzata da una kebaberia? Meglio del pane che abili mani di Gran Donna di Casa impasterebbero con pregiate nobili farine biologiche, acqua di fonte e paste madri auto prodotte? Ovviamente NO.
Paragonabile a, se non forse meglio, di altri pani confezionati da supermercato, anche quelli di brand famosi dall’irritante pubblicità con casali ristrutturati da tre milioni di euro, bambini biondi e marito manzo? Per me SI.
Una confezione da 400 grammi di pane confezionato pre-affettato di questo brand molto noto in realtà costa più o meno lo stesso, a seconda dei supermercati e delle zone, però sa molto meno di pane, é molliccio, non ha consistenza, qualcosa che ho mangiato per anni ma che ho sempre fatto fatica a definire pane.

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Pistacchi californiani, confezione da 500 grammi, 5,99€. Beh, i pistacchi sono cari, ma non si può vivere senza pistacchi.
Confezione molto bella esteticamente ed elegante, un po’ carente di informazioni.
California dove? Confezionati dove, sempre in California? Per favore, diteci qualcosa.
Premesso che non ho mai provato i celeberrimi pistacchi di Bronte che devono essere eccezionali ma sono difficili da reperire a Vorkuta, e comunque costosissimi, nel primo sito a caso che li vende, googlando, 18,50€ a pari peso dei miei LIDL, questi sono in assoluto i migliori pistacchi che abbia provato.
E al riguardo ho accumulato una discreta esperienza visto che di pistacchi sono fanatica e ne acquistati spesso in tutti i supermercati della zona, una buona dozzina.
Ovviamente non erano quelli di Bronte, e comunque una busta con molto meno contenuto l’ho sempre pagata tranquillamente quattro o cinque euro, qualità così così, tanti rinsecchiti e piccolissimi, col guscio ancora chiuso.
Questi qui invece anche un bell’aspetto, sono più grandi dei nostri, per l’appunto californiani… si presentano tutti aperti quindi danno poco scarto, assenti quelli rinsecchiti, il sapore è veramente ma veramente buono.
Alle obiezioni possibili, sono americani, costano di meno ma saranno delle schifezze, agli steroidi o dopati, vuoi mettere la qualità dei prodotti italiani etc etc mi rispondo: forse sì, forse no.
In un paese dove ogni volta che scavano, non importa cosa e dove, trovano una discarica abusiva di amianto, rifiuti pericolosi e falde acquifere inquinate dal cromo esavalente (sì, sì, quello di Erin Brokovich, cari Vorkutesi, poi guardatemi come una monatta se una volta al mese mi accendo una sigaretta) mi pongo sempre più raramente certi problemi.

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Un litro di latte intero, o anche parzialmente scremato, della Milbona, un loro marchio latticini/caseario, a 69 centesimi.
Mi sembra ci sia poco altro da aggiungere.
Costo di quasi un terzo inferiore a quello di una qualsiasi marca normalmente reperibile nei supermercati: anche quando si trovano in offerta, difficile trovarne di più economici.
Sapore buono, nessuna differenza rispetto alle marche comuni, anzi qualcuna ha un latte decisamente più insapore e acquoso.
Prodotto e confezionato in provincia di Verona.
Paragonabile o migliore del latte di maso del Sig. Heinrich su in Val Pusteria?
Ovviamente NO.

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Premesso che l'aglio fresco è insostituibile, ma anche deperibile, a meno che uno non si cibi direttamente di bulbi interi, è comodo tenere nella dispensa dell'aglio granulare essiccato, specie se un vasetto lo si paga 79 centesimi, cioè molto poco, e molto meno che ovunque in giro.
Testato più e più volte, é OK.
L'avrei preferito a piccoli pezzetti, so che c'è, ma non l'ho trovato, come non ho trovato la cannella, spezia molto usata e comune, imperdonabile grossolano errore al quale invito presto a rimediare.
Comunque tutte le spezie e gli aromi, ho dato una veloce occhiata, sono molto più economici che altrove.

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Zucchine italiane a 1,39€ al kg, fino a poco tempo fa il prezzo più tipico da queste parti era di 1,99€, forse adesso scenderà un po’, in teoria dovrebbe essere così.
Due parole sul reparto frutta verdura: ancora migliorabile, e già molto migliorato rispetto al passato, ma non ho trovato pere, non ho trovato patate, non ho trovato erbette.
Volevo riacquistare un cartoncino di carote bio Alma Verde, come la volta precedente, ma non c’erano, analogamente speravo di trovare ancora una confezione di pomodori cuore di bue siciliani presa l’altra volta, ottimi e ad un prezzo ottimo, ma non ce n’era ombra.
Messa in carrello confezione da 500 grammi di cipolle, sempre di Alma Verde, a 1,19€, 500 gr di fagiolini a 1,49€, melanzane a 1,69€ al kg.
A differenza delle zucchine non ho ben presente il prezzo medio di queste verdure, so solo che alla fine uscita con una borsa piena avevo speso in tutto 30,35€.
Una borsa piena di un qualsiasi altro supermercato, oramai vado a occhio, costa almeno, dico almeno, dieci euro in più.
Ah, il fatto che talora, non spesso, compri bio sembra fare a pugni con i terreni inquinati e le strampalate teorie di cui sopra, ma se non costa una follia in più la frutta e verdura bio mi sembra davvero abbia un sapore migliore.

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Gallette di riso bio integrali ricoperte di cioccolato al latte o fondente, una vera leccornia, buonissime, pericolose.
Meglio starci alla larga, come del resto da tutte le merendine merdine.
Queste però non mi sembrano così male a giudicare dagli ingredienti, e comunque non sono un prodotto molto sofisticato con creme, farciture, glasse.
Una confezione da 100 grammi contiene sei pezzi, al costo irrisorio di 89 centesimi.

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Tornerei a fare la spesa alla LIDL solo per fare scorta di questi dolcetti per niente stucchevoli: geniale l’accoppiata riso soffiato, poco saporito, con un sottile strato di cioccolato, il dolce poco dolce che piace a me.

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Confezione da 200 grammi di formaggio cremoso alle erbe, molto gustoso e saporito: nulla, proprio nulla da invidiare ai marchi delle grandi multinazionali dell’alimentazione, 1,19€.

to be continued, WordPress sta sclerando, non mi salva il testo che ho già digitato e ridigitato n. volte.
A wordpress serve un bell’aggiornamento per qualche bugs, a me del riposo dalla scrittura.

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