Archivi del giorno: 15 aprile 2014

I Fondamentali di una generazione, parte seconda

Dimenticati, ma non per questo meno Fondamentali: l’abbonamento al Corriere dei Piccoli, a il Giornalino, i volumetti de il Manuale delle Giovani Marmotte, il Manuale di Nonna Papera e, purtroppo, la comprensione già in tenera età di non avere alcun talento in cucina, interesse e curiosità sì, ma fondamentalmente già sapere di essere e che sarei rimasta una pasticciona senza regole, tutta improvvisazione e zero pazienza, il film a cartoni animati degli Aristogatti con Romeo er mejo der Colosseo, i cartoni di Sturmtruppen e il relativo diario scolastico, quelli di Titti e del Gatto Silvestro, Carosello e a letto subito dopo Carosello, tranne il sabato sera, la sigla dell’Eurovisione, i Giochi Senza Frontiere, lo scossone del disastroso terremoto del Friuli avvertito anche qui, e la paura che mi è sempre rimasta addosso, le statuine e i manufatti con il Das fatti a scuola e nel tempo libero e sempre ripassati con il Vernidas, i lavoretti di bricolage con le mollette da bucato di legno, il presepe con il muschio vero, i ruscelli di carta stagnola e i Re Magi da fare avanzare ogni sera in direzione della capanna, le statuine e la capanna riposti avvolti nella carta da giornale in una scatola di legno contenente del vino, regalo di Natale ai genitori, aprire l’Atlante e sognare di visitare posti e luoghi mai sentiti nelle lezioni di geografia, pensare di essere speciale e che la vita avrebbe regalato e portato solo cose speciali e belle, non sapere cosa è la noia, ogni primo giorno di scuola con i quaderni e i libri ricoperti di plastica colorata e il diario ancora intonso, e la promessa che li avrei tenuti in ordine e senza orecchie, le matite colorate tutte appuntite ancora in bell’ordine dentro l’astuccio, la maestra Gisella con i baffi e la maestra Severina, la cameretta nuova tutta bianca e con la tapezzeria carta da zucchero da tenere in ordine, la pianola della Bontempi sulla quale strimpellare Stille Nacht e il già citato ed epico Montagne Verdi, gli aeroplani che sorvolano le spiagge d’estate con gli striscioni pubblicitari, il pallone gonfiabile bianco e blu della Nivea per giocare in mare, il canotto a remi per farne una pelle in mare, le insolazioni, regolari tutti gli anni, un po’ di lentiggini sulla faccia ma solo d’estate, i ghiaccioli e la gassosa al bar del Bagno prescelto ma rigorosamente solo dopo il bagno in mare, il Manuale del Trapper prestato prima ancora di iniziare a leggerlo e mai più restituito, gli zoccoli del dr. Scholls per andare in spiaggia, i bulbi di tulipano e di dalie ordinati in Olanda alla Stassen, la cioccolata con la panna le domeniche pomeriggio d’inverno in una pasticceria del centro, la paghetta settimanale, piangere scoprendo che la carne che si sta mangiando il giorno di Pasqua è quella di un agnello, di un cucciolo, le lezioni di applicazione tecnica, maschi a fare lavori di traforo con il compensato, le femmine a lavorare a maglia (bende da mandare alle missioni per i lebbrosi, sic), sognare la bici da cross e non potere averla, il Meccano, gli sci rossi della Spalding lunghi quanto me con il braccio alzato più una spanna, cioè lunghissimi, perciò non imparare mai a sciare ed averne anche paura, odiare la calzamaglia di lana sotto la tuta da sci che prude e pizzica da morire, il carbone dolce per i bambini cattivi che era la cosa più buona che potessi sognare, Loretta Goggi col caschetto biondo che balla e canta benissimo e fa delle imitazioni che oggi se le sognano, Gino Bramieri che racconta le barzellette, Walter Chiari e Alighiero Noschese, le annunciatrici della TV con la collana di perle e le punte dei capelli girate all’insù che sembrano le zie, le canzoni degli Abba introdotte da un cugino più grande uomo di mondo che era stato a Londra nella lontanissima Perfida Albione, wow, Sodoma e Gomorra per un’innocente mocciosa di Vorkuta, scoprire che è bello andare a pescare perché non si fa nessuna fatica e si sta in posti bellissimi e silenziosi ma avere schifo di mettere l’esca sull’amo, e qualcuno di grande che la mette per te, ovviamente non beccare mai manco un pesce, odiare andare in piscina due volte alla settimana per il cloro negli occhi, per l’acqua gelida, gli istruttori cattivi e perché ci devi andare a tutti i costi perché il nuoto fa bene ed è lo sport più completo, sognare invece di diventare una grande ginnasta ed esserne completamente negata anche ma non solo per via dell’altezza, i carciofi alla Giudea e gli gnocchi alla Romana, pietanze quasi esotiche nella Vorkuta degli anni 70, ma molto apprezzate e ricorrenti in questa casa.
Poi guardarsi indietro un sacco di anni dopo e scoprire, in fondo, di essere rimasta quello che eri, ma che non hai realizzato i tuoi sogni e che la vita che conduci è completamente diversa da quella che pensavi avresti avuto, e a volte desiderare così intensamente di cambiarla tanto da essere disponibile a mandare tutto a carte quarantotto.

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LIDL

Da qualche settimana faccio tutte le mie spese alimentari alla LIDL dalla quale mi sono a lungo tenuta volutamente ed accuratamente alla larga.
Dopo la brutta esperienza di un forte malessere sofferto anni fa per aver mangiato una busta di loro verdure miste surgelate fatte saltare in padella provavo ribrezzo solo a sentirne il nome, o nello scorgere il giallo blu delle loro insegne.
Compro alla CONAD del villaggio/paesucolo nel quale lavoro solo cose strettissimamente necessarie, ad es. quando scopro che ho proprio finito il dentifricio, yogurth da tenere in ufficio, tranci di pizza o frutta fresca per la pausa pranzo etc etc., davvero poca roba.

I motivi di questa scelta e impegno formalmente preso con me stessa di fare un periodo di prova con LIDL, vedere come mi trovo e monitorare quanto spendo, e quanto meno di prima, sono diversi.
Il primo è perché non mi dispiacerebbe, anzi sarebbe proprio auspicabile fare un po’ di spending review, e qui sono ovviamente attiva su diversi fronti aprendo il portafogli con molta più oculatezza che nel passato, e dopo attente riflessioni e comparazioni.
Il secondo è perché mi piace cambiare, provare, sperimentare, confrontare.
Il terzo perché mi piace vincere i miei pregiudizi e ricredermi (e confesso che dopo l’episodio di cui sopra ne avevo diversi, e qualcuno ancora ne ho), e non ho problemi nel riconoscere di aver fatto delle valutazioni sbagliate.
Il quarto perché è giusto dare a chiunque una seconda possibilità (la terza è da fessi però), il quinto è perché non sono mai stata totalmente soddisfatta dei posti dove mi recavo di solito, con amori improvvisi e repentini abbandoni in puro stile Ariete, il sesto perché mi è logisticamente comodo, abbastanza vicino, è facile l’accesso e trovare parcheggio, il settimo è perché me la cavo sempre abbastanza in fretta, magari non di sabato pomeriggio, ma quello ovunque.
L’ottavo motivo è che oggettivamente LIDL é parecchio migliorata nella qualità e nell’offerta.
Il nono motivo é molto recente, ne parlavo ieri sera a cena da due amici, anche loro ci si sono avvicinati con delle cautele e riportano esperienze sino ad ora prevalentemente positive.
Nonostante per loro il punto vendita di zona sia più lontano e scomodo da raggiungere, cercano di andare alla LIDL quanto più spesso possibile riconoscendo che il risparmio é evidente, palpabile, notevole, e per diversi prodotti provati non a discapito della qualità.

Quindi, rassicurata e ringalluzzita dal fatto di pensarla sostanzialmente allo stesso modo, con delle precisazioni da fare e che farò più avanti mano a mano, stasera mi ci sono rifiondata per riempire dispensa e frigorifero parecchio sguarniti.
Quello che, tra le altre cose, ho comprato, e si tratta in questo caso di prodotti già conosciuti e testati in queste settimane, e che mi hanno lasciata totalmente soddisfatta:

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Ottimo pane da tenere sempre nel congelatore, anche senza microonde si scongela in breve tempo, comoda la confezione, perfettamente OK mi sembrano gli ingredienti, semola di grano duro, acqua, lievito naturale, sale.
Trattato con alcol etilico, da far inorridire i puristi, ma succede a tutti i pani industriali confezionati, l’alcol è antimicrobico ed impedisce la formazione delle muffe.
Buono il sapore, la consistenza, la freschezza.
Esiste anche la versione alle olive che non è male ma io preferisco questa senza e, non vorrei sbagliarmi, una versione integrale, forse la prima che ho trovato e provato.
Ottimo il prezzo di 1,49€ a confezione per 450 grammi, viene prodotto da una società cooperativa agricola siciliana, della provincia di Enna.
Una confezione mi dura una settimana.
Meglio del pane della storica e fidata panetteria del centro cittadino, se non rimpiazzata da una kebaberia? Meglio del pane che abili mani di Gran Donna di Casa impasterebbero con pregiate nobili farine biologiche, acqua di fonte e paste madri auto prodotte? Ovviamente NO.
Paragonabile a, se non forse meglio, di altri pani confezionati da supermercato, anche quelli di brand famosi dall’irritante pubblicità con casali ristrutturati da tre milioni di euro, bambini biondi e marito manzo? Per me SI.
Una confezione da 400 grammi di pane confezionato pre-affettato di questo brand molto noto in realtà costa più o meno lo stesso, a seconda dei supermercati e delle zone, però sa molto meno di pane, é molliccio, non ha consistenza, qualcosa che ho mangiato per anni ma che ho sempre fatto fatica a definire pane.

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Pistacchi californiani, confezione da 500 grammi, 5,99€. Beh, i pistacchi sono cari, ma non si può vivere senza pistacchi.
Confezione molto bella esteticamente ed elegante, un po’ carente di informazioni.
California dove? Confezionati dove, sempre in California? Per favore, diteci qualcosa.
Premesso che non ho mai provato i celeberrimi pistacchi di Bronte che devono essere eccezionali ma sono difficili da reperire a Vorkuta, e comunque costosissimi, nel primo sito a caso che li vende, googlando, 18,50€ a pari peso dei miei LIDL, questi sono in assoluto i migliori pistacchi che abbia provato.
E al riguardo ho accumulato una discreta esperienza visto che di pistacchi sono fanatica e ne acquistati spesso in tutti i supermercati della zona, una buona dozzina.
Ovviamente non erano quelli di Bronte, e comunque una busta con molto meno contenuto l’ho sempre pagata tranquillamente quattro o cinque euro, qualità così così, tanti rinsecchiti e piccolissimi, col guscio ancora chiuso.
Questi qui invece anche un bell’aspetto, sono più grandi dei nostri, per l’appunto californiani… si presentano tutti aperti quindi danno poco scarto, assenti quelli rinsecchiti, il sapore è veramente ma veramente buono.
Alle obiezioni possibili, sono americani, costano di meno ma saranno delle schifezze, agli steroidi o dopati, vuoi mettere la qualità dei prodotti italiani etc etc mi rispondo: forse sì, forse no.
In un paese dove ogni volta che scavano, non importa cosa e dove, trovano una discarica abusiva di amianto, rifiuti pericolosi e falde acquifere inquinate dal cromo esavalente (sì, sì, quello di Erin Brokovich, cari Vorkutesi, poi guardatemi come una monatta se una volta al mese mi accendo una sigaretta) mi pongo sempre più raramente certi problemi.

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Un litro di latte intero, o anche parzialmente scremato, della Milbona, un loro marchio latticini/caseario, a 69 centesimi.
Mi sembra ci sia poco altro da aggiungere.
Costo di quasi un terzo inferiore a quello di una qualsiasi marca normalmente reperibile nei supermercati: anche quando si trovano in offerta, difficile trovarne di più economici.
Sapore buono, nessuna differenza rispetto alle marche comuni, anzi qualcuna ha un latte decisamente più insapore e acquoso.
Prodotto e confezionato in provincia di Verona.
Paragonabile o migliore del latte di maso del Sig. Heinrich su in Val Pusteria?
Ovviamente NO.

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Premesso che l'aglio fresco è insostituibile, ma anche deperibile, a meno che uno non si cibi direttamente di bulbi interi, è comodo tenere nella dispensa dell'aglio granulare essiccato, specie se un vasetto lo si paga 79 centesimi, cioè molto poco, e molto meno che ovunque in giro.
Testato più e più volte, é OK.
L'avrei preferito a piccoli pezzetti, so che c'è, ma non l'ho trovato, come non ho trovato la cannella, spezia molto usata e comune, imperdonabile grossolano errore al quale invito presto a rimediare.
Comunque tutte le spezie e gli aromi, ho dato una veloce occhiata, sono molto più economici che altrove.

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Zucchine italiane a 1,39€ al kg, fino a poco tempo fa il prezzo più tipico da queste parti era di 1,99€, forse adesso scenderà un po’, in teoria dovrebbe essere così.
Due parole sul reparto frutta verdura: ancora migliorabile, e già molto migliorato rispetto al passato, ma non ho trovato pere, non ho trovato patate, non ho trovato erbette.
Volevo riacquistare un cartoncino di carote bio Alma Verde, come la volta precedente, ma non c’erano, analogamente speravo di trovare ancora una confezione di pomodori cuore di bue siciliani presa l’altra volta, ottimi e ad un prezzo ottimo, ma non ce n’era ombra.
Messa in carrello confezione da 500 grammi di cipolle, sempre di Alma Verde, a 1,19€, 500 gr di fagiolini a 1,49€, melanzane a 1,69€ al kg.
A differenza delle zucchine non ho ben presente il prezzo medio di queste verdure, so solo che alla fine uscita con una borsa piena avevo speso in tutto 30,35€.
Una borsa piena di un qualsiasi altro supermercato, oramai vado a occhio, costa almeno, dico almeno, dieci euro in più.
Ah, il fatto che talora, non spesso, compri bio sembra fare a pugni con i terreni inquinati e le strampalate teorie di cui sopra, ma se non costa una follia in più la frutta e verdura bio mi sembra davvero abbia un sapore migliore.

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Gallette di riso bio integrali ricoperte di cioccolato al latte o fondente, una vera leccornia, buonissime, pericolose.
Meglio starci alla larga, come del resto da tutte le merendine merdine.
Queste però non mi sembrano così male a giudicare dagli ingredienti, e comunque non sono un prodotto molto sofisticato con creme, farciture, glasse.
Una confezione da 100 grammi contiene sei pezzi, al costo irrisorio di 89 centesimi.

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Tornerei a fare la spesa alla LIDL solo per fare scorta di questi dolcetti per niente stucchevoli: geniale l’accoppiata riso soffiato, poco saporito, con un sottile strato di cioccolato, il dolce poco dolce che piace a me.

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Confezione da 200 grammi di formaggio alle erbe, o meglio crema da spalmare (grande percentuale di panna), molto gustoso e saporito: nulla, proprio nulla da invidiare ai marchi delle grandi multinazionali dell’alimentazione, 1,19€.

to be continued, WordPress sta sclerando, non mi salva il testo che ho già digitato e ridigitato n. volte.
A wordpress serve un bell’aggiornamento per qualche bugs, problemi con i testi lunghi e diverse foto.

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I Fondamentali di una generazione

La Mucca Carolina, SusannaTuttaPanna, entrambi pupazzi gonfiabili in plastica, la bambola Patatina, il Cicciobello, il Dolceforno, le palline di Mao (ricordo quintalate di palline di Mao che andavano ad arrotolarsi sui fili elettrici quando scappavano di mano), giocare ad elastico, correre e saltare ad elastico con i sandali in camoscio chiaro a occhi di gatto, giocare a Mondo, ai Quattro Cantoni, a Palla Prigionieria, la bicicletta Graziella, i pattini a rotelle con la chiavetta per stringere i ganci di metallo e bloccare la scarpa, le vacanze al mare sulla Riviera Romagnola, la scoperta delle piadine, le cartoline con soggetto i cavalli, i libri (Vallecchi editore) di Astrid Lindgred e i telefilm tratti dai suoi libri, Pippi Calzelunghe ma, soprattutto, Vacanze all’Isola dei Gabbiani ambientato su un isolotto di un qualche arcipelago svedese, i volumi delle Favole Italiane raccolte da Italo Calvino, il libro “interattivo” degli Aristogatti, ovvero linguette di carta da tirare per far muovere i personaggi, i cartoni di Gatto Silvestro, il taglio di capelli con la scodella o, dalla parrucchiera, alla paggetto, il Piccolo Chirurgo, la mia prima hit “Montagne Verdi” di Marcella Bella fatta andare a manetta sul mangiadischi (solo per 45 giri) arancione portatile della Grundig, la raccolta di adesivi (tenuti in scatole vuote delle scarpe, contati e ricontati come banconote, scambiati, barattati, ceduti), i primi lucidalabbra appiccicosissimi nel loro “case” in similpelle che si portava attaccato al collo come una collana, il Ciao, rigorosamente solo bianco (famiglia di centrosinistra) o blu (famiglia di centrodestra), le Lacoste bianche o blu o al massimo azzurrine, le Tepasport – sparite dalla circolazione in pochi anni -, i primi maglioncini e magliette della Benetton in colori improbabili ed introvabili all’epoca, il fenomeno Nadia Comaneci, le Adidas con le tre righe laterali blu sulla tomaia, i polizieschi (pauraaaa) del commissario Maigret interpretati da Gino Cervi, Rischiatutto il giovedi sera e Sabina Ciuffini in minigonna, Tante Scuse, di Nuovo Tante Scuse con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello e ridere a crepapelle, e comunque qualsiasi varietà del sabato sera, Mina e Alberto Lupo che cantano/duettano in televisione, Raffaella Carrà che balla il tuca-tuca, Mita Medici che finisce sotto il treno in Anna Karenina, Kabir Bedi con la bandana ed il kajal negli occhi in Sandokan e il pallore dell’eterea inarrivabile Perla di Labuan, le Barbie, l’orrendo costosissimo camper della Barbie, l’orrenda casa in orrenda plastica rosa della Barbie (per chi se la poteva permettere), la casa della Barbie fatta da me con materiali di recupero, i vestitini della Barbie, Ken con il suo rivale buzzurro Big Jim, Skipper sorellina teenager di Barbie, una vagonata di Lego sempre sparpagliati per terra, giorni interi a costruire, disfare e poi ricostruire città di Lego, le Bubble Gum, le Crystall Balls, il telaio fatto in casa dal papà per tessere/intrecciare la rafia, merenda con pane burro e zucchero, la raccolta di foglie e fiori secchi appiccicati in un quadernone a quadretti, i diari tutti cuoricini con il lucchetto e la chiavetta, la Polaroid Instamatic, le Clarks in camoscio blu o beige, la corrispondenza quasi ventennale con una certa Ivana di Reggio Calabria, mia coetanea mai conosciuta di persona che aveva messo un annuncio su un giornaletto per bambini per trovare amiche di penna, la corrispondenza con pen pals stranieri incentivata dalla scuola per praticare l’inglese, tra andare e tornare dall’Olanda o dalI’Inghilterra una sgrammaticata epistola grondante sudore e ditate sporche poteva stare in giro un mese o due, la raccolta di francobolli, di fossili, le sorelle più grandi delle mie amiche, tutte bellissime, tutte fatali, tutte irraggiungibili, tutte da imitare sognando di diventare come loro.
Poi un giorno diventare grande davvero, e rimpiangere tutto, e volere ritornare piccola e restarci per sempre.

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