Archivi del giorno: 24 Mag 2014

Ancora stalking telefonico

Dovrò, a breve, ritornare estesamente sull’argomento e soprattutto con una più seria riflessione sul da farsi, perché la persecuzione e lo stillicidio, oramai QUOTIDIANO, si è trasferito dal cellulare al numero di casa, che forse è anche peggio.
Sì, è decisamente peggio, perché la casa è il posto della tua intimità, della tua meritata ed agognata pace, del riposo, tutto che paghi profumatamente peraltro, anche se in questo paese di fenomeni ancora non si sa ancora esattamente quanto.
Buffoni!!!!!
Tasi rimandata ad ottobre, voglio dire, ed ho dovuto telefonare in comune per capirlo perché da sola, nonostante sfogli dai cinque ai sei quotidiani online al giorno, compreso il gazzettino parrocchiale di Vorkuta con i morti e i santini in prima pagina, e i novantenni caduti da due scale tenute insieme con il biadesivo mentre, toh, sfoltivano l’abete a 18 metri d’altezza, ancora non si riusciva a capire cosa avessero deciso di fare.
Ancora Supermegabuffoni!!!! E avrei in mente tutta una serie di altri epiteti.

Questa cosa dello stalking telefonico a me fa letteralmente imbestialire, dovrebbe essersi capito.
Non è che non ci siano delle leggi al riguardo, chiaro, ci sarebbero anche, e per quanto ne so, delle ottime leggi, solo che questi malandrini se ne strafottono, e in un paese sull’orlo del precipizio da quasi un decennio nessuno ci vuole pensare perché ci sono ben alte priorità che il diritto alla privacy.
Il fumo mi esce dalle narici, sento gli zoccoli che calpestano il terreno, ogni volta sono pronta alla carica.

Dico: già la vita è difficile, pesante: è difficile e snervante fare ogni giorno 15 km per arrivare in Multipaesana, non perché siano tanti, ma mettici il traffico, gli incivili vari, i cafoni, i rallentamenti, le buche di vari diametri e profondità e consistenze lasciate lì da anni, inverno dopo inverno, alcune vere e proprie voragini.
Poi, dopo otto o nove ore surreali di Multipaesana, quella piccola bottega degli orrori solo ultimamente allietata dalla presenza di due personaggi meno tristi e neanderthaliani degli altri, altri 15 km di roulette russa per rientrare.
Code per parcheggiare al supermercato (altro motivo per il quale ho scelto di fare la spesa alla LIDL), code alla bilancia per pesare le zucchine, code alla cassa per potere pagare, code per uscire dalla rotonda, code per entrare nella rotonda.
Idem se devi andare in tintoria, o dal parrucchiere.
Ma davvero il più grosso problema di questo paese é lo spopolamento?
Ma non siamo, invece, in troppi, perlomeno da queste parti?
Poi torni a casa e hai i vicini cafoni, e devo dire pochi in confronto a prima, ma è scritto che se si trovano all’aria aperta debbano sempre urlare, con i bambini, tra adulti, sia quando ordinano la pizza sia quando devono richiamare i figli che giocano in giardino, e non nel Sequoia National Park, a 11.000 km da qui.
Urlare è il loro unico modo di affermare la propria esistenza, un po’ come i gorilla che si battono il petto, vero, papà di Riccardo e Mattia che mi hai sfrancicato le gonadi per tutta la mattina?
No, non eravate solo voi tre al mondo stamattina, e se tutti urlassero come voi ogni anno ci sarebbero 1.000 omicidi e infanticidi ogni 1.010 abitanti.

Insomma, per me la casa è un regno, il mio tempio, e ha dei confini ben definiti che solo-chi-dico-io-quando-voglio-io-può-varcare.
È il solo posto al mondo dove sono io il numero uno, dove la mia opinione conta davvero, dove faccio il bello e il cattivo tempo, dove ritrovo la mia dignità di essere umano, dove voglio essere lasciata in pace, e dove ne ho tutti i diritti.

Quindi, quando queste anime belle delle varie compagnie mi chiamano io oramai do in escandescenze come un soggetto sottoposto a TSO, ricorrendo anche ad un linguaggio molto, ma molto colorito senza neanche più provare sensi di colpa.
Non che vista dal di fuori mi piaccia, mi faccio anzi orrore.

Non ce l’ho con loro, con le anime belle dei call center, che immagino la gioia di lavorare in un call center per questi ceffi, ce l’ho a morte con le stramaledettissime compagnie telefoniche, e adesso ANCHE con Wind Infostrada.

Si, perché con Wind infostrada che mi pareva una verginella ho aperto un nuovo contratto quando mi sono trasferita poco meno di due mesi fa, e l’ho fatto proprio per avere un nuovo numero di telefono e liberarmi da Teletu Vodafone con la quale, fosse l’ultimo provider al mondo, non voglio avere più nulla a che fare nemmeno mi offrissero 30 anni di ADSL alla velocità della luce totalmente gratis.
Quelli di Teletu mi hanno scassato talmente le gonadi, per anni, sia sul precedente numero di casa che sul cellulare, che mi scappa in automatico la maledizione solo a sentirli nominare.

Nuovo numero di Wind Infostrada che non ho dato per paura a nessuno, nessuno, dico NESSUNO, chiaro?
Manco a mio fratello, e che questi di Wind infostrada se lo devono essere venduto per 50 centesimi a cani e porci, e molto più a porci che a cani, che io i cani li amo molto di più di quasi tutti i rappresentanti del genere umano, e certamente di più di quelli che decidono le campagne di marketing delle compagnie telefoniche italiane.

Maledetti, siate maledetti, e disgraziato un paese che emana delle leggi che non è in grado di fare rispettare.

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Perché continuo ad amare la LIDL e ad andarci, e suoi difettucci

La amo e continuo ad andarci anche per queste belle sorprese —>

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Set di forbici da bricolage per carta/cartoncino, per scrapbook e per dare libero sfogo alla fantasia: il set contiene un paio di forbici con quattro tipi di lame intercambiabili dalle diverse dentature per ottenere diverse rese e rifiniture, il tutto alla cifra irrisoria di 2,99€.
Non le ho ancora scartate ma mi sembrano belle robuste e solide e facilissime da usare.

Non sono andata alla LIDL appositamente per comprarle, erano lì che mi guardavano mentre facevo normalmente la spesa e, visto quanto costavano, non ho esitato un secondo a farle mie, visto anche che questo genere di articoli, inusuali ma interessanti e spesso introvabili, o li becchi subito o forse non li trovi mai più.
Vanno ad ondate, a maree, in base a dei principi e criteri che mi sfuggono, però è questo il bello, vale l’effetto sorpresa, a meno che uno non segua i loro volantini come un feutillon.
Insomma, te ne vai ignara a comprare i limoni e le carote bio per le centrifughe senza altro per la testa e te ne esci con limoni, carote e mele bio (fortunata se li trovi tutte e tre nella stessa volta però, e su questo difettuccio della LIDL ci ritornerò), ma anche con un tosaerba manuale che giusto giusto ti serviva (non ancora provato, ma devo presto prima che l’erba diventi troppo alta, se no che fatica).

O te ne esci con le carote ma senza mele (bio) e due canotte di cotone rifinite benissimo, cotone di reale ottima qualità, perfetta vestibilità, già lavate e rilavate.
Mai stirate, se ne può fare benissimo a meno, 10 punti solo per questo.
Ne indosso una color ciclamino in questo momento, infatti me la sto sciallando in luogo tanto riparato quanto solivo ed ameno, mia attività preferita.
Attività inconcludente, non produttiva, non redditizia e perciò incomprensibile ai Vorkutiani: a me riesce sempre benissimo e non me ne manca mai la voglia, maledetto tempo di Vorkuta permettendo.

A parte questo, uso spesso canotte, d’inverno sempre: sotto giacche, camicie, maglioni, cardigan, Tshirts e così via.
D’estate solo al mare, in vacanza, nelle passeggiate, in casa per trastullarmi al sole, mentre in qualsiasi situazione anche solo vagamente formale, girare in città ad esempio, non mi è mai piaciuto andare in giro troppo scoperta.
Non mi sento a mio agio adesso che sono alla soglia del mezzo secolo, ma non mi piacciono nemmeno vederle su coetanee ben più in forma e tornite di me e, indipendentemente dall’età, in molti contesti le trovo spesso realmente ineleganti. Brutte, se devo dirla tutta.
Tutte quelle spalline magari anche ingiallite che sbucano da sotto, quelle inconsapevoli flacciditá e sudorazioni del tutto fuori controllo, quei brufoletti sulla schiena.
Insomma, tante volte fosse per me sarebbe anche meglio evitare.
Dopo i trenta poi canotte … meh … in generale, e anche in luoghi di studio e lavoro mi infastidiscono proprio, come quelle che d’estate devono mettere per forza le infradito o i sandali molto aperti, non raramente senza avere visto un pedicure in un decennio, e poi le senti sciabattare tutto il giorno, o rovinare giù per le scale, scicc, sciacc, e patatum ….
Multipaesana docet.

Costo di una canotta, in diversi colori ma non una scelta vastissima (ma perché, Signori della LIDL?) se ricordo bene, tre euri o poco più o poco meno, cioè certamente la metà o quasi un terzo di analogo prodotto delle varie catene Mutandissime e affini che hanno pure una qualità inferiore.
Le conosco bene e posso dirlo con cognizione di causa.
Tre ore più tardi, o il giorno dopo, quelle della LIDL poof, sparite.

O te ne esci con le carote ma senza i limoni e le mele (bio), si vede che non era giorno, ed era invece il giorno di morbidi calzoncini corti in leggero cotone grigio felpato, una meraviglia.
Difficilmente, e a quel prezzo, li avrei trovati altrove: anche questi fanno parte del mio attuale outfit of the day all’insegna del relax casalingo e, per la gioia dell’umanità, li metto solo ed esclusivamente quando mi godo il sole sui terrazzi, ben riparati, di casa mia.
Dieci minuti dopo ripassi, magari li volevi anche turchesi, o il giorno dopo, e poof, calzoncini spariti.
Forse non compariranno mai più, o forse sì, compariranno.

Ritorno dopo inutile divagazione al set di forbici da bricolage.
Qui in giro, cioè se qui a Vorkuta volessi trovare questo genere di cose, ammesso di trovarle visto che i negozi di belle arti sono pressoché spariti, come quelli di articoli da cartotecnica e le cartolerie ben fornite, dovrei spendere tre sabati pomeriggi girando, ne sono certa, a vuoto.
A Vorkuta stanno scoprendo adesso l’aerobica e lo step, per dire, quindi è realistico pensare che pochi abbiano mai sentito parlare di scrapbook, o me le farebbero pagare un occhio della testa, e quindi non le comprerei proprio, visto che si tratta di qualcosa di cui posso benissimo fare a meno.

Non ho esitato un nanosecondo nemmeno a mettere nel carrello questo qui sotto che fa scopa con il set di forbici —>

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Blocco di venticinque cartoncini colorati, dimensioni circa 27×34 cm, quindi un sacco di robbba, tanti bei colori che mettono allegria solo a guardarli, alla cifra più che onesta di 2,49 euri.

Insomma, con poco più di cinque euri mi sono tolta la voglia di poter fare dello scrapbook, e sono certa che prima o poi la voglia mi verrà.
Al prossimo compleanno o ricorrenza si presenterà la necessità di accompagnare un regalo con un bigliettino, e finalmente potrò creare qualcosa di originale e unico, sicuramente riciclando nastri, carta da pacco, da regalo, ritagli di stoffa, bottoni etc etc.

Allora, a dirla tutta non posso dire di essere una fan sfegatata dello scrapbook, come del resto non lo sono di tutte le cose troppo leziose e barocche e, tendenzialmente, molte delle cose fatte con questa tecnica, oggettini che vedo in rete, su Etsy, Pinterest e simili, mi lasciano così così.
Troppi fiocchettini, troppo rosa, troppi cuoricini, troppe leziosità e sdolcinature, da crisi iperglicemica.
Un po’ come lo stile provenzale e lo shabby chic per l’arredamento: l’idea di fondo è ottima, sta proprio nelle mie corde, ma da lì a strafare ci vuole veramente, veramente un niente.

Però, e c’è un grosso però, lo scrapbook, fenomeno tipicamente americano-anglosassone che ho scoperto per caso solo pochi anni fa visitando una fiera del bricolage e delle attività manuali, rientra in quel filone delle attività creative che rispecchiano e rispettano la mia indole, la mia natura, e mi danno pure un sacco di soddisfazione.
Non ha prezzo, ad esempio, e senza usare MasterCard, posare le stanche membra sulla mia poltrona in vimini, o midollino, o bambù, quel che sia, riverniciata e recuperata da incuria almeno ventennale e restituita a nuova vita anziché alla discarica.
Queste sono gioie, altro che Multipaesana.
Io non invidio nessuno al mondo come chi, per lavoro, svolge un qualsiasi genere di attività creativa.
Punto.
Anche se nelle arti applicate e attività manuali sono una grossa pasticciona e in genere non ho mai pazienza per organizzare e finire le cose realmente a puntino mi piacciono ed interessano (interesserebbero) un sacco di cose, sferruzzare a maglia o all’ uncinetto, riciclare vecchi mobili, creare gioielli, il taglio e cucito, e potrei continuare per ore.

Di questa marca Crelando tra l’altro, a seconda dei momenti, alla LIDL si trovano diverse articoli per le belle arti.
Non so dove vengano prodotti, dalle confezioni non è chiaro, ma credo di sapere dove, esattamente dove vengono prodotte il 99% delle cose di marca che si pagano tre volte tanto.
Non voglio addentrarmi, specialmente alla vigilia di un’infuocata consultazione elettorale, sul perché costino così poco, pur essendo articoli di qualità da buona a molto buona, e anche con un packaging grazioso e molto accattivante, essenziale ma per niente pauperista.
Mi riferisco a una confezione di colori a forma di piccola cassettiera che ho visto ieri, tanto bellina che volevo metterla pure quella nel carrello.

È ovvio che per pagarli così poco questi articoli ci sarà qualcuno da qualche parte che viene pagato un niente, probabilmente non in Germania, perché davvero la qualità in questo caso è notevole, e mi domando su che altro si possano tagliare i costi se non sulle braccia.
Questo, devo dire, mi suscita non pochi interrogativi quando vado a fare la spesa alla LIDL, ma oramai in ogni altro posto.
Mi solleva questioni di natura etica, sì, etica addirittura.
Purtroppo non so chi e come potrebbe fermare questa deriva oramai inarrestabile, ho troppe domande e nessuna risposta, meglio fermarsi qui.
Degli acquarelli Crelando, comunque, ho letto diverse ottime recensioni e non solo da parte di dilettanti o amatori ma anche da parte di professionisti dell’illustrazione, in particolare da parte di un’artista che seguo e la cui mano e il cui stile mi piacciono tantissimo.

Insomma, con LIDL per ora è sempre amore, pur con qualche piccola insoddisfazione e delusione e tra interrogativi di ben più ampia portata.
Finora non mi è piaciuta e non mi ha convinta un tipo di pasta fresca che ho provato, erano dei ravioli dalla sfoglia troppo spessa e grossolana, e vorrei informare il mondo dell’inutilità di un pelacarote-pelapatate (marca Ernesto) che alle verdure e ai tuberi non fa nemmeno il solletico.
Chiederei il rimborso se solo trovassi lo scontrino.
Del resto l’ho pagato 1,99 euri, è pure in acciaio inox e si presenta benissimo lui ma, perlomeno il mio, proprio non funziona.
Cose che capitano anche con marche famosissime e che se la stratirano.
Quando ancora compravo prodotti per la mia igiene personale al supermercato per ben due volte di fila mi sono ostinata a ricomprare un deodorante della Nivea che non ha mai erogato un solo spruzzo in vita sua, ben tre bombolette piene finite nella spazzatura.

Mi son rimaste in testa delle lucette led a pile e a basso consumo energetico per l’interno degli armadi, specie d’inverno utilissime, che se non sono studiati ad hoc da cultori della materia o da Carrie Bradshow tantissimi guardaroba dalle poche pretese come il mio tendono a trasformarsi in conche spelonche dove non si vede niente.
Viste ieri, ovviamente già perso il treno.

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