Ancora stalking telefonico

Dovrò, a breve, ritornare estesamente sull’argomento e soprattutto con una più seria riflessione sul da farsi, perché la persecuzione e lo stillicidio, oramai QUOTIDIANO, si è trasferito dal cellulare al numero di casa, che forse è anche peggio.
Sì, è decisamente peggio, perché la casa è il posto della tua intimità, della tua meritata ed agognata pace, del riposo, tutto che paghi profumatamente peraltro, anche se in questo paese di fenomeni ancora non si sa ancora esattamente quanto.
Buffoni!!!!!
Tasi rimandata ad ottobre, voglio dire, ed ho dovuto telefonare in comune per capirlo perché da sola, nonostante sfogli dai cinque ai sei quotidiani online al giorno, compreso il gazzettino parrocchiale di Vorkuta con i morti e i santini in prima pagina, e i novantenni caduti da due scale tenute insieme con il biadesivo mentre, toh, sfoltivano l’abete a 18 metri d’altezza, ancora non si riusciva a capire cosa avessero deciso di fare.
Ancora Supermegabuffoni!!!! E avrei in mente tutta una serie di altri epiteti.

Questa cosa dello stalking telefonico a me fa letteralmente imbestialire, dovrebbe essersi capito.
Non è che non ci siano delle leggi al riguardo, chiaro, ci sarebbero anche, e per quanto ne so, delle ottime leggi, solo che questi malandrini se ne strafottono, e in un paese sull’orlo del precipizio da quasi un decennio nessuno ci vuole pensare perché ci sono ben alte priorità che il diritto alla privacy.
Il fumo mi esce dalle narici, sento gli zoccoli che calpestano il terreno, ogni volta sono pronta alla carica.

Dico: già la vita è difficile, pesante: è difficile e snervante fare ogni giorno 15 km per arrivare in Multipaesana, non perché siano tanti, ma mettici il traffico, gli incivili vari, i cafoni, i rallentamenti, le buche di vari diametri e profondità e consistenze lasciate lì da anni, inverno dopo inverno, alcune vere e proprie voragini.
Poi, dopo otto o nove ore surreali di Multipaesana, quella piccola bottega degli orrori solo ultimamente allietata dalla presenza di due personaggi meno tristi e neanderthaliani degli altri, altri 15 km di roulette russa per rientrare.
Code per parcheggiare al supermercato (altro motivo per il quale ho scelto di fare la spesa alla LIDL), code alla bilancia per pesare le zucchine, code alla cassa per potere pagare, code per uscire dalla rotonda, code per entrare nella rotonda.
Idem se devi andare in tintoria, o dal parrucchiere.
Ma davvero il più grosso problema di questo paese é lo spopolamento?
Ma non siamo, invece, in troppi, perlomeno da queste parti?
Poi torni a casa e hai i vicini cafoni, e devo dire pochi in confronto a prima, ma è scritto che se si trovano all’aria aperta debbano sempre urlare, con i bambini, tra adulti, sia quando ordinano la pizza sia quando devono richiamare i figli che giocano in giardino, e non nel Sequoia National Park, a 11.000 km da qui.
Urlare è il loro unico modo di affermare la propria esistenza, un po’ come i gorilla che si battono il petto, vero, papà di Riccardo e Mattia che mi hai sfrancicato le gonadi per tutta la mattina?
No, non eravate solo voi tre al mondo stamattina, e se tutti urlassero come voi ogni anno ci sarebbero 1.000 omicidi e infanticidi ogni 1.010 abitanti.

Insomma, per me la casa è un regno, il mio tempio, e ha dei confini ben definiti che solo-chi-dico-io-quando-voglio-io-può-varcare.
È il solo posto al mondo dove sono io il numero uno, dove la mia opinione conta davvero, dove faccio il bello e il cattivo tempo, dove ritrovo la mia dignità di essere umano, dove voglio essere lasciata in pace, e dove ne ho tutti i diritti.

Quindi, quando queste anime belle delle varie compagnie mi chiamano io oramai do in escandescenze come un soggetto sottoposto a TSO, ricorrendo anche ad un linguaggio molto, ma molto colorito senza neanche più provare sensi di colpa.
Non che vista dal di fuori mi piaccia, mi faccio anzi orrore.

Non ce l’ho con loro, con le anime belle dei call center, che immagino la gioia di lavorare in un call center per questi ceffi, ce l’ho a morte con le stramaledettissime compagnie telefoniche, e adesso ANCHE con Wind Infostrada.

Si, perché con Wind infostrada che mi pareva una verginella ho aperto un nuovo contratto quando mi sono trasferita poco meno di due mesi fa, e l’ho fatto proprio per avere un nuovo numero di telefono e liberarmi da Teletu Vodafone con la quale, fosse l’ultimo provider al mondo, non voglio avere più nulla a che fare nemmeno mi offrissero 30 anni di ADSL alla velocità della luce totalmente gratis.
Quelli di Teletu mi hanno scassato talmente le gonadi, per anni, sia sul precedente numero di casa che sul cellulare, che mi scappa in automatico la maledizione solo a sentirli nominare.

Nuovo numero di Wind Infostrada che non ho dato per paura a nessuno, nessuno, dico NESSUNO, chiaro?
Manco a mio fratello, e che questi di Wind infostrada se lo devono essere venduto per 50 centesimi a cani e porci, e molto più a porci che a cani, che io i cani li amo molto di più di quasi tutti i rappresentanti del genere umano, e certamente di più di quelli che decidono le campagne di marketing delle compagnie telefoniche italiane.

Maledetti, siate maledetti, e disgraziato un paese che emana delle leggi che non è in grado di fare rispettare.

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