Quelle che ammiro

Quelle che ammiro, perché non sarò mai come loro, che se non ci sono riuscita in tot. anni adesso sono pochissime le possibilità di riuscire a cambiare, sono quelle toste e determinate.
E costanti, aggettivo che fa a pugni con me dalla più tenera età, in quanto l’unica cosa in cui io riesca ad essere costante in modo invidiabile è la mia incostanza.

Purtroppo, come mi faceva notare uno storico accompagnatore di gioventù, tenace e determinato come pochi, anche nello spezzarmi il cuore, una persona può essere dotata di tutta l’energia e l’entusiasmo di questo mondo, di idee originali e di buoni propositi, e anche in rari casi di talenti non comuni, ma senza un piano, un progetto, senza un obiettivo realistico e soprattutto senza tanta costanza e tenacia non andrà mai da nessuna parte e non combinerà mai nulla di buono.
La sottoscritta ad esempio, il classico petardo bagnato, senza particolari talenti ma sempre pronta ad infiammarsi, a lanciarsi in tanti progetti (adesso in verità nemmeno più quello), e ad interessarsi a mille cose ma destinata nel 95% dei casi a disperdersi, a spegnersi, a perdersi in un bicchiere d’acqua, a frantumarsi in mille insignificanti rivoli che vanno tutti per conto loro, e che poi diventano paludi, acque ferme e stagnanti, da far invidia al delta del Rodano e del Mississippi messi insieme.

Queste indubbie ed indiscutibili qualità, a me sconosciute, mi suscitano ancora più ammirazione e rispetto quando si manifestano in un essere di sesso femminile, anche se poi tante volte questo tipo di donna non mi sta nemmeno tanto simpatica.
Un po’ per invidia, credo, un po’ perché un piano, un progetto, implicano sempre un calcolo matematico, un’analisi dei costi benefici, una certa lucidità, razionalità e pragmatismo che non mi appartengono, e aggiungo “non mi appartengono, purtroppo”.
Poi certo, ed è un altro grande merito, conta moltissimo la non comune capacità di fare ogni giorno dei piccoli o grandi sacrifici in vista di quel Qualcosa, del Sogno, del Progetto, e contano anche molto le botte di culo, che se sei nata in un campo profughi del Darfur o in una famiglia di alcolisti immagino che l’unico progetto che si possa avere e concepire è quello di sopravvivere.

Queste Wonderwomen che ammiro e invidio sono quelle che hanno accalappiato un marito bello e ricco se volevano un marito bello e ricco, o uno stronzo ma interessante se ne volevano uno stronzo ma interessante, e fanno esattamente il lavoro che sognavano dall’età di cinque anni con o senza l’incoraggiamento dei genitori, sia che si tratti di fare l’archeologa specializzata in Egittologia che la commessa in una boutique di lusso.
Sono quelle che quando cominciano una dieta poi la seguono per trent’anni, e non è più una dieta ma un cambio di regime alimentare, sono quelle che riescono ad andare dal parrucchiere una volta alla settimana, sempre sempre, tutte le settimane, ma che a casa con phon e spazzola e aggeggi vari riescono a fare altrettanto bene, perché si applicano e si impegnano, e secondo loro, una volta che hai imparato, è un attimo stirare, lisciare, gonfiare, ondulare.
Sono quelle che riescono ad essere sempre perfette ed in ordine perché è nella loro vita tutto è pianificato, programmato: sempre depilate, pettinate, pittate, smaltate, stuccate, come la loro casa, la loro macchina, la loro scrivania e i cassetti dentro la scrivania, la loro dispensa, la loro agenda.

Donne così, che io ammiro in silenzio e da lontano perché mi fanno sentire ancora più miserabile ed imperfetta di quanto già non mi senta, io le riconosco già dopo pochi giorni.
Sono quelle che se dicono che non mangeranno più in mensa perché la mensa fa schifo, ti avvelena e ti farà scoppiare le arterie di colesterolo, cosa che io vado ripetendo da anni, poi si portano sempre da casa qualcosa di buono e salutare, ma tutti i santissimi giorni, non una volta ogni tanto, soltanto quando ne hanno voglia e se ne ricordano come faccio io.

Sono le stesse che se dicono che vogliono cominciare ad andare a correre la sera ci puoi giurare che tre sere alla settimana invece di stare a cazzeggiare in internet si mettono gli scarpini e gli auricolari e vanno davvero a correre, e a sudare, senza rimandare, senza trovare scuse, in ogni condizione meteorologica.
Per questo, maledette, sono sempre magre e toniche, non magre e basta, rinsecchite e con le scapoline in fuori da uccelletto.

Sono quelle che qualsiasi cosa si mettano in testa molte volte riescono anche ad ottenerla, e quando non è esattamente quello che volevano spesso nel loro cammino verso la Meta incappano in qualcosa di altrettanto bello, solo inaspettato.
Comunque ci provano sempre, lottano, perseguono il loro obiettivo in modo costante e con positività, non si raccontano frottole e non trovano scusanti, attenuanti, giustificazioni.
Non si arrendono e non abbandonano ancor prima di cominciare, e non si lamentano durante il cammino, o poco e molto raramente.

Sono, per l’appunto, donne toste, donne alle quali anche il mondo è più incline a concedere favori e simpatie.
A loro magari non va la mia di simpatia, che trovo più simpatiche e divertenti le sfigatone, ma tutta la mia ammirazione e il mio rispetto, cavoli, sì.
Avrei così tanto da imparare da donne così, e credo la mia vita ne trarrebbe immensi benefici.

2 commenti

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2 risposte a “Quelle che ammiro

  1. Mia cognata è una di queste, ed è pure bella, simpatica e buonissima. L’unica persona che non abbia mai sentito sparlare di una collega, o di una donna qualsiasi (ride scuotendo la testa… ‘ognuno è fatto a modo suo, dai!’), esce incolume dai temporali col capello perfetto e il trucco impeccabile (mentre a me cola l’impossibile e i capelli sembrano corde bagnate)… ovviamente è vegana, salutista, corre e pratica una miriade di sport, si alza alle 3 per andare a vedere l’alba a 2600 metri, e alle 9 è al lavoro così in forma da far sospettare di avere un clone. Mamma modello, moglie da manuale, mai una parolaccia,,, ottima cuoca (anche se poi mangia come un colibrì), sa cucire, dipinge, lavora a maglia, esperta di giardinaggio e di tutto quel di cui si possa parlare: vince sempre su tutto -ma con modestia, che par non rendersene conto. E non ha una ruga. A volerle proprio trovare un difetto, ma piccolo eh, che passa inosservato… forse le manca la capacità di affezionarsi a qualcuno. Siano i suoi studenti, i nipoti, i vecchi zii o le amiche da 40 anni lei prende tutto come viene, e senza crucci ‘ha un tumore? eh, succede! vi separate? sul serio? vabbè, non piangere, a volte va così’ ecc. ecc. (tramite un tema di suo figlio quand’era piccolo ho scoperto che amabilmente mi chiama ‘Anna la pazza’ :D)

    • Sai, non mi stupisce il suo difettino piccolo, che passa inosservato, per stare bene e vivere bene devi avere una bella corazza. Cmq sono giunta alla conclusione che un po’ è la genetica, il carattere personale, ma dietro il “vincente” c’è sempre una famiglia che appoggia, stimola, infonde sicurezza e trasmette certezze, anche sul valore. Ci si può diventare così, ma è molto, molto più difficile.

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