Archivi del giorno: 7 luglio 2014

Letture estive

L’estate, che in questa città è sempre piuttosto instabile, troppo calda o troppo piovosa, o entrambe le cose insieme, mi spinge spesso a letture più leggere e d’evasione di quelle che vorrei fare, tipo alcuni mattonazzi classici o pietre miliari della letteratura mondiale.
Sì, sono dei must, quanto il tubino nero, e mi arricchirebbero assai assai, ma in questi giorni proprio non mi riesce di prenderli in mano pur avendone in quantità in casa, e anche se la lista di quelli da leggere o da rileggere dopo tanti anni è lunghissima, e nonostante gli sforzi e i soldini investiti negli anni per racimolare una sorta di biblioteca ideale alla quale attingere in mancanza di stimoli libreschi.

Così, approfittando della genialata che la rete bibliotecaria locale consente anche il prestito di ebooks, vuoi mettere la comodità di non dovere nemmeno uscire di casa per prenderli o riportarli, magari sotto il sole cocente o sotto un acquazzone a carattere torrenziale, mi sono buttata in rete per pescare qualcosa che non fosse “Cento ricette per l’estate” o il solito manuale di auto-aiuto e crescita personale alla Bridget Jones.
E di questi ultimi solo io so di quanto ne avrei bisogno in questo periodo.

Ho scaricato dei titoli di autori che mi incuriosivano, titoli che forse non avrei fatto la fatica di andare appositamente a cercare fisicamente in biblioteca, pur avendocela a tre passi.
Visto che la scelta di ebooks ad adesso é in crescita ma tutt’altro che vasta, mi sono buttata sul filone molto modaiolo e sfruttato, e forse anche già superato, del giallo scandinavo.

A parte Agatha Christie, della quale sono stata in gioventù un’accanita lettrice, non ho mai particolarmente amato ne frequentato spesso e volentieri il genere giallo o poliziesco.
Mi piacerebbe prima o poi leggere qualcosa di Simenon, da persone diverse ho sempre avuto degli ottimi riscontri, ma di lui non ho mai letto niente.
L’anno scorso ero però incappata in un libro di uno svedese a me del tutto sconosciuto, e sia la storia che l’ambientazione bretone mi avevano totalmente irretita e stregata al punto che a distanza di nemmeno dodici mesi lo rileggerei volentieri, pur ricordando ancora abbastanza la trama e come si sono svolti i fatti.
Non fosse che per tornare a immergermi in quelle atmosfere magiche e in quegli odori di maree ed oceano che, visti e provati dal vero, mi sono rimasti stampati indelebilmente nella memoria, nel cuore e nei sensi.
Lui è Håkan Nesser e il libro, che mi sentirei di consigliare a chiunque, è “Era tutta un’altra storia“.
Anche la psicologia dei personaggi non era malaccio, più sfaccettati, mi sembra, rispetto a quelli dell’altra autrice sempre svedese di cui parlo più avanti.
Interessante che l’analisi e il lavorio di scavo nella mente sia fatta sia a livello di gruppo, che di dinamica di coppie, che individuale.
Si trattava infatti un gruppo di svedesi, coppie, per l’appunto in vacanza in Bretagna d’estate.

Con gli scandinavi ci ho riprovato pochi giorni fa.
È stato il turno della (mi risulta) molto più famosa Camilla Lackberg, ed il fatto che ne abbia terminati due in tre giorni vuol dire che si poteva fare senza troppo fatica.
Specialmente il primo “La Principessa di Ghiaccio” mi ha coinvolta in una storia abbastanza avvincente e complicata da volere arrivare in fretta alla fine, e indotta a sfiancanti elucubrazioni su chi potesse essere l’autore del delitto, ma acqua, acquissima.
Non posso dire che la scrittura sia eccezionale, niente di che, e personalmente avrei anche sperato di sentire e respirare maggiormente le quiete atmosfere svedesi, la natura, cose delle quali invece non c’è molta traccia.
Peccato, poteva essere ambientato ad Atene o in Pennsylvania, ma allora perché giallo scandinavo?
Voglio dire, a parte tutti quei nomi e cognomi tipo librerie e divani Ikea…
Personalmente avrei anche evitato la scelta un po’ scontata di fare accasare tutti, anche la più recalcitrante ostinata delle zitelle trova l’ammmore.
Santiddio, ma perché devono sempre sistemarci tutti, da una donna poi, e svedese, mi aspettavo qualcosa di diverso.
Anche poco credibile, amori perfetti e riusciti ricuciti a distanza di decenni, manco un romanzo Harmony, qui si poteva fare di meglio.

Il filone agenzia matrimoniale e per single si amplifica e ramifica nel secondo libro “Il bambino segreto” con risvolti veramente poco credibili e così scontati da portare allo sbadiglio, con l’aggiunta che qui tutti figliano come conigli, ma almeno posso dire di avere fatto centro abbastanza velocemente e di avere individuato quasi subito l’autore del primo omicidio.
Forse erano più numerosi o più ingenui gli indizi seminati qua e là tra le pagine, ma il fatto che la storia nasca e si dipani da eventi nati al tempo della Seconda Guerra Mondiale, con frequenti incursioni in quel passato, l’invasione della Norvegia e il nazismo, mi ha tenuta incollata sino alla fine, e forse me lo fa considerare un pochino più interessante rispetto al precedente, ma non che l’abbia preferito.
Nel complesso mi sento di potere affermare che gli intrighi e le vicende sono abbastanza originali e ben costruite, la scrittura fila via liscia e leggera che di più non si può, e se mi capiterà di trovare altri libri scaricabili della Lackberg in fondo perché no, questi due li ho divorati, ma di comprarli o rileggerli in un futuro non credo ne sentirò mai l’esigenza.

Potrei invece fare lo sforzo, pedibus calcantibus, di andare in biblioteca per cercare qualcos’altro di Håkan Nesser il cui libro, se non ho ingigantito il tutto a dismisura solo per via della magnificenza delle coste bretoni, ampiamente descritte, mi ha lasciato qualcosa in più.
Più profondo, più realistico, più credibile: un intreccio di fatti meno eclatante e ambizioso, la sparizione di una ragazzina dopo una gita in barca in mare, quasi la cronaca di un giornale.
La meschinità, la malvagità e complessità dell’animo umano si rivelano poco a poco, in modo più subdolo, sommesso, sottile, come purtroppo nelle storie vere.

Ho poi ancora da parte quello che doveva essere la chicca dei miei quattro downloads mensili consentiti dalla micragnosa quanto efficiente rete bibliotecaria di Vorkuta/Mumbai: Amelie Nothomb, “La cosmetica del nemico” (o forse senza articolo?, boh).
Per il quarto vedrò.
Sono solo alle prime pagine, e non mi sono fatta ancora un’idea.
So che altri suoi due libri, e i suoi cappelli da Pifferaio Magico, me l’hanno fatta adorare.

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Lunedì

OK, me l’aspettavo, non ci avrei scommesso che potesse durare a lungo, del resto le cose che vedo io evidentemente le rilevano anche altri occhi, più giovani e freschi, lucidi e disincantati.
Insomma, l’Ultimo Acquisto Aziendale, il Rinforzo Puntello al nostro Ufficio al quale furono ingenuamente promessi mari e monti, dopo poco più di un mese se ne è andato, e qui siamo di nuovo in braghe di tela.
Persino questa vecchia Volpona che sapeva che sarebbe successo, e in tempi brevi, non si aspettava così presto.
Dimissioni immediate poi, come se fosse scoppiato un focolaio di ebola, ma senza neanche togliersi garbatamente qualche sassolino dalle scarpe, che almeno la ns Risorsa poteva permetterselo, anche se i segnali di insofferenza e incredulità per come vanno le cose, per chi voleva vederli, c’erano tutti già dopo pochi giorni.

Se da un lato umano mi dispiace per la sua “dipartita” perchè era una persona carina, simpatica, gentile, interessante e riservata il giusto, dall’altro la cosa biecamente rincuora perchè, se supponiamo che ci abbia lasciati perchè ha trovato qualcosa di meglio, ma in effetti non si sa, vuol dire che là fuori la situazione non è poi così male, o che si sta riprendendo, anche se questo faccio fatica a crederlo e non ne colgo i segnali.
Il che, comunque, potrebbe riaccendere vecchi sogni oramai quasi dimenticati ed ammuffiti, dare un’occhiata in giro, senza stress, senza fretta, anche solo per curiosità.

A dirla tutta siamo alla seconda Preziosa Risorsa che ci fa il gesto dell’ombrello, anzi la Terza, ma la Seconda non ha contato nulla e nemmeno ce la ricordiamo.
La prima era rimasta un paio di anni scarsi poi, in modo burrascoso e non privo di polemiche e di colpi di scena come in un triste feutillon, non le era stato più rinnovato il contratto, salvo poi essere richiamata dagli Stessi in ginocchio e con la lingua di fuori, all’annuncio improvviso di una maternità che avrebbe destabilizzato tutta la baracca.
All’improvviso il fu reietto era diventato importante ed è stato rivalutato, le sue quotazioni schizzate alle stelle a seguito dell’ urgenza e necessità.
Anche perchè tutti sapevano e davano per scontato, tranne quelli che avrebbero dovuto arrivarci, che la futura primipara avrebbe trovato il modo di starsene a casa esattamente il giorno dopo aver felicemente e a buon fine copulato, e che non sarebbe rimasta un giorno di più.

Se invece la Nuova Risorsa ci ha abbandonato in poche settimane non perché ha trovato un’alternativa migliore o che più le aggrada, ma perché talmente disgustata da non potere reggere otto ore di regolare manicomio in cambio di uno stipendio regolarmente puntualmente pagato, straordinari pure pagati e del buono mensa, “solo” perchè nutriva ben altri sogni e ambizioni (non importa se un giorno avrebbero potuto rivelarsi illusioni come lo è stato per un bel po’ di gente, l’importante è averci provato), beh allora beata la ns ex Risorsa che se ne torna da mamma e papà.

Beata lei che per un po’ starà a casa a grattarsi trovando tutto pronto, le bollette pagate, la casa pulita, beata lei che può scegliere cosa le va e cosa non le va di fare nella vita.
Non sono in molti a poterselo permettere, solo i fortunati, specialmente se non hai più ventitré anni, ma trenta e passa.

Quanto vorrei poter fare anche io il gesto dell’ombrello, una veloce stretta di mano a quasi tutti, e tanti saluti, e poi tornare a Casa.
Buttarmi su un divano, potere non pensare a niente se non a cose lievi, frivole, leggere e rassicuranti, come farsi il gel alle unghie o scegliere dove trascorrere la settimana di ferragosto.
Restare gettata lì per almeno tre settimane, senza avere in testa le bollette, l’idraulico, il filtro della lavatrice, l’indifferenziato da differenziare, la TASI a settembre, i soldi da tirare fuori questo mese per Questo e per Quello, e potere coltivare i miei sogni, accudita, rifocillata, protetta, sostenuta.
Ma anche nutrita, lavata, inamidata & stirata, sapendo di potere sempre contare su qualcuno che è li per me e pensa a tutto, ma proprio a tutto, anche al mio futuro.
Adesso come adesso vorrei tanto essere un peso morto, un carico al traino, non riesco ad immaginare una vita più felice e lieve di così, altro che orgoglio e indipendenza.

Ne ho incontrate altre di persone così fortunate, o iper protette e, a prescindere dal caso contingente, mi chiedo come mi sarei comportata io se avessi avuto dei figli, se li avrei appoggiati in una scelta di questo tipo.
Sulla base della mia esperienza il mondo là fuori non è che esattamente ti aspetta e ti reclama, a meno di non possedere particolari o speciali assi nella manica, o entrature di un certo tipo.
Io non me lo sono mai potuto permettere di fare ciao ciao senza avere sottomano un’alternativa, manco di pensarci, tanto più a quell’età quando era già totalmente indipendente in tutto e per tutto da un bel numero di anni e fare marcia indietro era impossibile.
Mi sono sempre tenuta e ho cercato di conservare quello che passava il convento, che mi piacesse o meno.

Io insomma sempre molto Realpolitik, e non per scelta, quindi non biasimo le scelte altrui, le scelte di persone che possono permettersi di rinunciare a un lavoro pulito, onesto, in regola, trasparente per rincorrere altre mete, più alti o diversi obbiettivi, e fare a meno di uno stipendio, anche se non esaltante.

Adesso ci toccherà ricominciare, avanti il prossimo: chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo, io mi occupo di questo, Tizio fa questo, Caio fa quell’altro.
Zero voglia proprio, come di trovare e re-instaurare nuovi equilibri psico-social-lavorativi.

Totalmente su un altro piano: non mi vengano più a raccontare che la viscosa è una fibra naturale paragonabile al cotone, altrettanto fresca e altrettanto confortevole.
La viscosa è, come il poliestere e tutte le fibre sintetiche, l’Apoteosi del Male in campo tessile, specialmente d’estate, specialmente d’estate a Vorkuta / Mumbai sotto il monsone e con una percentuale di umidità terra-cielo del 99,99999%.
Mai più farsi fregare, mai più camere a gas, di lunedì poi.
Una giornata lunga lunga, e non all’insegna della freschezza.
In tutti i sensi.

2 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve, Vita Multipaesana