Buoni propositi puntualmente disattesi

A distanza di meno di un anno da un post molto, troppo ambizioso, mi trovo a fare il punto della situazione su “buoni propositi per il 2014” e a constatarne il quasi totale fallimento: ce ne fosse uno andato in porto, o anche solo avviato come si deve.
Una minestrina per neonati avrebbe più consistenza e polso della sottoscritta.
Quindi, come nei problemini di aritmetica e geometria di terza elementare, alla voce Risoluzione del Problema posso aggiungere: “c.v.d”.
Sbadiglio, già visto, noiadelfia, e non posso dire che l’orgoglio ne abbia o ne stia soffrendo più di tanto.

Tra l’altro le settimane e i mesi di questo 2014 galoppano ancora più veloci del solito, alla velocità della luce, e più di metà anno è stato lasciato alle spalle senza che nemmeno me ne accorgessi.
Così, già dall’arrivo dei saldi estivi, qui il 4 Luglio, nella mia testa malata e senza pace si sta avvicinando mestamente ma a grandi passi lo spauracchio “autunno-inverno a Vorkuta”.
Al comparire del primo stivale e del primo golfone a trecce in vetrina, cioè tra dieci giorni massimo, e ancora prima di riuscire a recuperare dalla cantina le infradito e il telo per la piscina o il mare comincerà la fase calante.
Ciò significa che ancor prima di essere andata in vacanza, e senza nemmeno essermi ancora messa del tutto in mode estivo io col pensiero riesco già a sfancularmi la bella stagione, l’idea del riposo, della meritata tregua da Multipaesana, il periodo più leggero e spensierato dell’anno.
Forse anche perchè a Vorkuta dormo ancora con una delle poche copertine in pura lana dell’Ikea e a temporali e fiumi d’acqua ogni giorno mi crescono funghi e licheni in macchina come a novembre.
Mancano solo le caldarroste.

È doppiamente scocciante ed avvilente, che in estate sembra che tutti si divertano un sacco: aperitivi come non ci fosse un domani, cene all’aperto in posticini carini, escursioni, gite, arrampicate, giornate al mare, al lago, borghi da scoprire, e poi conoscenze interessanti, lunghi viaggi, nuovi amori, abbronzatura, facce scure e denti bianchi, gambe da sfoggiare scolpite da nove mesi di palestra, milioni di fotografie, chilometri di video.
Di tutta questa cuccagna quando va bene mi interessa e sfiora solo una piccolissima parte ma, senza dubbio, se ci sono dei mesi che più tengono lontano pensieri grevi e tormentosi e pippe mentali per i quali ho un’innata genetica propensione questi sono giugno, luglio, agosto, ovvero luce, sole, temperature umane, ancora luce.

Questo in teoria, perché nella pratica già a metà luglio comincio con i bilanci di fine anno, e i ricordati che devi morire, formichina laboriosa versus cicala canterina.
Il mese della resa dei conti per eccellenza è però fine agosto, al rientro dalle ferie estive, quando tutta sta eccitazione, frenesia e ormoni che si liberano d’estate si chetano e rientrano nei ranghi.
Poiché da qui a quattro sei settimane non credo cambierà alcunché, ecco punto per punto come mieto e valuto i miei successi sui diversi obbiettivi che avevo allora individuato, era fine agosto dell’anno scorso.

Area benessere fisico-psichico

“Continuare la pratica del tennis almeno una volta a settimana”, OK, obbiettivo centrato (da poco ritornata a due volte a settimana), mentre per “l’alquanto auspicabile introduzione di un corso di stretching o pilates o ginnastica posturale/vertebrale” o “iscrizione alla solita palestra dotata di centro benessere” assolutamente niente di fatto.
Vero che la seconda opzione comportava anche l’esborso di parecchi soldini e non è questo il momento.
Nè un filino più magra, come mi sarebbe piaciuto e piacerebbe, ne maggiore tonicitá e definizione, come avrei dovuto e dovrei.
Inoltre schiena spesso incriccata e dolorante, notti insonni per questo motivo, postura alla Quasimodo totalmente da rivedere.
“Le camminate del sabato e della domenica mattina, ottime per la circolazione, l’ossigenazione dei tessuti, l’umore e, soprattutto, ottime in quanto a costo zero” sono state del tutto abbandonate.
Cause dell’abbandono, pigrizia, noia di fare sempre gli stessi percorsi che conosco a memoria, misantropia sempre più accentuata, voglia di godermi casa mia, gli spazi, la quiete, il verde intorno.

Area miglioramento continuo

“Sforzarsi ogni giorno di fare qualcosa per tenere pulita ed ordinata casa (qualunque ed ovunque essa sia e sarà, nel breve e medio periodo)”: obiettivo parzialmente raggiunto, ed è un successo visto che la casa non è la stessa di prima ma molto molto più grande, anche se tendo a concentrare tutto in una giornata senza diluizioni infrasettimanali.
Non mancando lo spazio per riporre le cose tutto sommato guadagno un bel po’ di tempo, tempo che prima impiegavo solo per riordinare.
Pulire o tenere pulito in paragone mi pesa di meno che, come ero costretta a fare prima, dover calciare le ante dell’armadio per poterlo chiudere o prendermi scope e fustini di detersivi sui denti non appena mi affacciavo nello sgabuzzino colmo all’inverosimile.

“Lo stesso sforzo sarebbe richiesto per la cura e manutenzione del guardaroba”: obiettivo solo parzialmente raggiunto e solo a causa dei maggiori spazi che mi consentono di ordinare gli abiti con un certo senso e criterio senza stiparli, schiacciarli, ammassarli, ma è da quattro mesi che non accendo un ferro da stiro, e credo dica tutto del mio quoziente di casalinghitudine.
Domenica scorsa ho comprato un asse da stiro finalmente sufficientemente alto ma è ancora lí intonso nel cellophane, mi pesa meno qualche piega sulla camicia che tanto si farebbe comunque allacciando la cintura di sicurezza in macchina.
Mi sforzo di stendere bene dopo la lavatrice e per ora vado avanti così.
“Altrettanto importante sarebbe riporre ordinatamente dopo l’uso ogni capo indossato che non debba essere subito lavato, e non lasciarlo in giro per casa per tre settimane a prendere polvere e a sgualcirsi”.
OK questo lo faccio, è molto meno faticoso che prima, per i motivi già esposti.
“Effettuare regolari sessioni di stiro almeno ogni due settimane”, ahhhhh, ahhh, appena visto, non se ne parla proprio.

“Acquistare solo cose che mi stanno bene e che userò davvero, more is less. Pertanto astenersi dallo shopping compulsivo specie se in catene low cost”: obbiettivo raggiunto anche per via del budget limitato causa ingenti spese affrontate ma anche perché avendo più facile accesso e maggiore visibilita del mio parco vestiti mi sono resa conto di essere piena di roba.
La misantropia poi aiuta a star bene e sentirsi bene con 6,90€ di vestitino da casa in cotone della LIDL, che poi non fa nemmeno le grinze.

“Pianificare con cura ed effettuare più spesso, e quindi comprando meno roba, lo shopping alimentare”: obiettivo parzialmente riuscito, oggi ho anche calcolato che da quando faccio la spesa prevalentemente alla LIDL, cioè da febbraio a fine giugno ho risparmiato circa 250/300 euri, e senza dover rinunciare a nulla.
Purtroppo pur risparmiando, e mi sarei aspettata di più in verità, butto via ancora parecchi alimenti, frutta e verdura specialmente, e il motivo è che non riesco, ovvero non ho voglia di impegnarmi a organizzare pianificare i miei pasti.

Area socio-culturale

“Impegnarsi a coltivare le scarse relazioni sociali esistenti”: EPIC FAIL, oramai frequento più cani che persone, e purtroppo aggiungo, perché lo so anche io che non è una cosa bella, che non mi manca nessuno e sento il bisogno di pochissima selezionatissima gente.
“Recuperare ove possibile anche alcune di quelle relazioni che gli anni ed i casi o scelte della vita hanno allontanato ma delle quali rimane il ricordo o la nostalgia: senza aspettative, consapevoli che il passato, quello bello, non ritorna”: non mi riferivo all’Innominato, credo, o non solo a lui, ma è l’Innominato che sono andata a cercare io per la prima volta in vent’anni in un giorno che, allegria, avevo fisso il pensiero della morte che arriva per tutti.
Quello che non ho ancora fatto invece, e non so bene se e quando farò, è preparare il trolley e mettermi in viaggio per vederlo ed incontrarci, ma dopo la prima fase eh-che-vuoi-che-sia, sono ritornata alla fase non abbastanza magra, non abbastanza tonica, capelli così così, lavoro di merda, cicatrice sul braccio etc etc, e a inizio autunno costui si trasferirà più lontano.
Non sarà irraggiungibile ma non più a portata di Italo o Freccia Rossa.

“Tendenzialmente opportuno ed auspicabile sarebbe allargare il giro delle conoscenze/amicizie, cosa che fino a pochi anni mi fa veniva naturale qualsiasi cosa facessi e ovunque fossi: succedeva senza forzature e senza difficoltà, persino in questa città colonia di sociopatici della quale sono una degna rappresentante, ma mi sa che i tempi sono cambiati”: un altro EPIC FAIL.
Ripeto, misantropia e ancora misantropia, più cani che umani.

“A tal fine, e non solo per questo obbiettivo, programmare di tanto in tanto dei fine settimana o ponti in località non necessariamente lontane o al fuori dall’Italia…”: terzo e questo sì doloroso EPIC FAIL, ma qui c’entrano anche delle mie fobie con le quali, come con l’Innominato, devo tornare a fare i conti.
Dal gennaio 2013 non faccio una notte fuori casa, e il budget incide sí, non potrei permettermi di stare sempre in giro, ma fino a un certo punto se si trattasse di un weekend lungo a Roma in autunno, per dire, e uno al mare a settembre.

“Riprendere lo studio di quell’idioma indoeuropeo poi abbandonato ma per il quale ho comunque versato lacrime sudore e sangue, nonché un certo numero di assegni, prima di arrendermi. L’obbiettivo sarebbe conseguire una certificazione B1, ma molto meglio B2, giusto da schiaffare nel cv.”:
Un altro EPIC FAIL ma digerito benissimo, meglio di tutti gli altri.
Motivi: mancanza di voglia, di impegnarmi, di soldi, ma anche per l’indeterminatezza circa la data in cui sarebbe avvenuto il trasloco e sapendo che, come poi effettivamente è stato, mi avrebbe risucchiato e stravolto tre mesi di vita.
Ma anche perché di quel paese gelido ed inospitale non mi importa e interessa più nulla, e anche sapessi parlare bene quel difficile idioma slavo questo non basterebbe a togliermi da Multipaesana, mi ricaccerebbe tuttalpiù in un’altra Multipaesana che ha rapporti con quel paese gelido ed inospitale dal cibo così così.

Non faceva parte dei propositi di fine agosto, ma il bubbone è scoppiato inarrestabile solo poco dopo, a metà settembre: adottare un cane.
Un altro EPIC FAIL.
Il cane che volevo portarmi a casa quando una casa non ce l’avevo perché dovevo traslocare l’hanno adottato alla fine di dicembre, e ancora ci penso, me lo sogno e ci verso lacrime.
Per qualche tempo non ne ho più voluto sapere di cani, e poi dopo quel maledetto trasloco sono stata di corvée per tre mesi, poi ho ripreso ad andare al canile, e adesso mi sto re-innamorando di un altro cagnino, e lui di me, che almeno con i cani ci so fare.
Ma la cosa mi sconvolge come dovessi partorire e mantenere nove gemelli fino all’età della loro pensione, mi spaventa, mi sembra una responsabilità enorme che non so se sono in grado di gestire, e poi se si ammala, e se mi ammalo io, e come faccio a lasciarlo solo nove ore al giorno cinque giorni alla settimana, insomma un tormento unico.
In più mi sento anche una merda, un essere infame e sadico, perché tutte le volte che guardo negli occhi il mio cagnino che ha già dieci anni so che sono alte le possibilità che non esca mai più da quel recinto, vivo, per andare a stare in una famiglia.
Tecnicamente nemmeno io sono una famiglia, e magari quelli del canile nemmeno lo vogliono dare un cane a un single.
È così tranquillo e dolce, uno zuccherino, che non so quanto possa far gola a qualcuno, e quando me ne vado perché stanno chiudendo e lo vedo che torna ad accucciarsi al fresco sul suo pallet di legno mi sento come l’avessi pugnalato alle spalle, mentre lui quasi mi sorride.

A parte discorso cagnino anziano del canile, che mi macererà ancora ed è discorso ancora aperto, per il 2015 e per gli anni a seguire dichiaro comunque ufficialmente chiusa la stagione dei buoni propositi.

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