Spicchi di vita italiana

25 euri e spicci per rifare la carta d’identità in scadenza imminente, dopo dieci anni ridottasi a un indecente Pezzino di carta raggrinzito e stracciatello, che negli ultimi viaggi in giro per l’Europa mi vergognavo a mostrare ad albergatori, asilanti vari e addetti agli imbarchi.
25 euri per il formato elettronico, quello evoluto da paese del Primo o Secondo Mondo, con le foto che ti fanno loro con una sorta di webcam (ed approvare, perché nel caso non ti piacessi qui a Vorkuta sono persino pronti a cercare e studiare insieme a te l’inquadratura migliore, no Photoshop) e con le impronte digitali dell’indice.
Per questo vogliono sapere se si è destrorsi o sinistrorsi: io ho dovuto mentire perché essendo in realtà ambidestra li avrei mandata fuori di testa, non è un caso contemplato.
Mi sono spacciata per destrorsa.
E poi te la infilano in una bella bustina azzurra plastificata e semi rigida per non farla smagnetizzare, con sopra il logo del Ministero degli Interni, tutto incluso nel prezzo.
Quando me l’hanno data in mano che emozione, un guizzo di orgoglio, un tuffo al cuore, poi mi è venuto in mente chi ci sta agli Interni, e va beh.

E ti consegnano anche una bustina sigillata con dentro PIN e PUK e altri codicilli cifrati e vogliono assolutamente che tu la busta la apra subito e controlli, lì e immantinenti, roba della massima importanza, la Sicurezza Nazionale è racchiusa in quella busta che ti mettono in mano.
Infatti non si bene quando, e non si sa bene per che cosa, in un futuro la C.I. servirà a interagire con la Pubblica Amministrazione per la richiesta di certificati vari e quant’altro. Fantascienza.

Per che cosa esattamente potremo usare la nostra bella e costosetta C.I. Elettronica, e a partire da quale anno (Paese mio ti adoro) l’impiegata dello Sportello Unico non me lo sapeva dire, ha scosso il testolino biondo e ha sollevato le braccia quasi al cielo.
Ma non importa, io per quel giorno sarò pronta.
A differenza, sembrerebbe, di moltissimi connazionali e abitanti della provincia di Vorkuta nella quale rumours mi dicono essere solo tre i Comuni che rilascino il documento in questo formato.
Per questo ho scelto di spendere 25 euri contro i 5 euri e spicci della versione cartacea.

Tutti questi non ben precisati vantaggi mi venivano spiegati dalla gentile zelante addetta di cui sopra mentre, assieme ad un Vigile Urbano o Messo Comunale (era in divisa) appoggiato al bancone e già ansimante per il caldo tropicale alle otto e trenta del mattino, lei ed altre impiegate dell’Anagrafe cercavano di capire, urlandosi da un cubicolo alias postazione di lavoro all’altra, dove fosse finito il parente di un defunto che si trovava in quel momento alla Casa del Commiato.
Suppongo che il Defunto fosse alla Casa, e il parente prossimo irrintracciabile, ma potrebbe anche essere stato il contrario, che il parente aspettasse alla Casa l’arrivo dell’Estinto con o senza corteo, magari bloccato per via del traffico, e questo pareva essere davvero un bella grana sabato mattina allo Sportello Unico di Vorkuta.
Una penosa vicenda che anche all’utenza che sopraggiungeva mano a mano non è stata chiara: quello che possiamo certamente affermare è che ci fosse di mezzo un Defunto, anzi IL Defunto e, per chi ancora lo ignorasse, nell’occasione abbiamo anche appreso che a Vorkuta esiste questa Casa del Commiato, e che questo sabato mattina lavorava, si spera non a ritmi serrati da catena di montaggio.

Tempo richiesto per il rilascio del documento con scenetta surreale tragicomica annessa, alla Chiari – Tognazzi – Vianello anni 50′, venti minuti.
Comunque, sarà un posto di merda Vorkuta, ma ci sono delle cose che funzionano piuttosto bene.
Il mio rapporto con la PA si è di molto intensificato in questi mesi, e posso assicurare che nonostante quello che si legge e si dice non è peggio che farsi ignorare o trattare a pesci in faccia in un qualsiasi Mutandissima, Esathlon o ristorante della nazione.
Nella media, perlomeno, sono assai più preparate e cortesi le impiegate del comune di Vorkuta, e disponibili ad aiutare e risolvere eventuali problemi, tranne una acida come yogurth andato a male e che evito se posso perché vorrei prenderla a sberle.

Un mese fa ho fatto la richiesta per l’assegnazione di un bidone per il compostaggio, vabbeh due moduli perché gli uffici (rispettivamente pianoterra e primo piano) tra di loro non si parlano: quindi una richiesta all’ Ufficio Ambiente e una all’ Ufficio Tributi, fare compostaggio a Vorkuta comporta uno sconto del 10% sulla TARI, o Tares, o Tasi?
Mi confondo sempre, insomma sulla tassa sui rifiuti comunque.
Dopo qualche settimana mi contattano chiedendomi di poter effettuare, in orari di lavoro, loro ma anche miei, un sopralluogo per capire esattamente dove collocare in giardino detto bidone.
Perché ovviamente c’è una normativa, deve stare almeno a tot metri dalla casa dei vicini, in luogo areato, deve stare sopra a del manto erboso etc etc.
Li invito a venirselo a vedere da soli il giardino, che non è Versailles, e che capiranno benissimo dalla strada visto che la visuale è del tutto libera, non ci sono siepi che impediscono la vista.
Paiono convinti e io continuo la mia vita pensando che siano venuti.
Poi tutto tace per qualche giorno o settimana, ma a un certo punto mi richiamano: pare che proprio debbano venire a vedere, di persona, il sopralluogo da soli, no, non poteva andare.

Mi prendo un permesso di un’ora per uscire prima, e arrivano due, sì due, zelanti impiegate dell’Ufficio Ambiente con tanto di cartellino di riconoscimento appuntato, si fanno un paio di giri intorno alla casa e confabulano tra di loro: io le idee le ho già chiare, lo metterò subito oltre il portico, in modo che quando vado a gettare qualcosa sono al riparo, non devo attraversare calpestare erba, fango, ne beccarmi la pioggia, ed è anche il punto più lontano dalle abitazioni dei vicini, mentre per me sono dieci metri dalla porta di casa.
Dico loro quello che penso e approvano, incredibile.
Loro me lo volevano fare mettere in uno dei quattro angoli del giardino (quadrato), cioè praticamente sulla strada, strada in cui passa essenzialmente gente a piedi perché nella via il transito in auto è consentito solo ai residenti.
Quindi ammorbare i vicini non andava bene, ammorbare i passanti, i bambini in bicicletta, in carrozzina, gente a spasso con il cane, invece sì, piace.
Dopo qualche giorno richiedo altro permesso al lavoro per aspettare alle otto di mattina l’operaio del Comune di Vorkuta che, puntuale e zelante come pochi, scarica un bidone enorme di plastica di colore verde scuro, lo monta, mi fa firmare un modulo, lascia un libretto per l’utilizzo e se ne va.
Tutto questo aggratis, non ho dovuto sborsare un cent (nulla che non sia ampiamente compreso nelle Addizionali Comunali, sia chiaro, che a Vorkuta vanno giù duro, me lo dovevano dare oro e platino).

Il bidone è davvero molto grande, non lo riempirò mai, e comunque fare compostaggio, anche se non ha dato ancora i suoi frutti, cioè pregiato terriccio per i miei fiori, e ci vorranno dei mesi, è una figata pazzesca.
Ho vissuto per anni al settimo piano in un buco di posto, e ogni tre ore specie d’estate avrei dovuto prendere l’ascensore per scendere e buttare un torsolo di mela, la buccia di un melone, roba che col caldo e il sole che batteva a picco sul terrazzo cominciava a puzzare e a fermentare in pochissimo tempo.
Poter scendere le scale e liberarmi di tutti gli scarti senza dover convivere con quel bidoncino puzzolente e sgocciolante e grondante liquami mi sta migliorando la vita, e il tipo di alimentazione.
Prima di prendere un pescetto, o un melone, o un cocomero, pensavo che il piacere di mangiarmeli sarebbe subito stato rovinato dal pensiero di dovermi liberare presto e subito dei loro resti, così tante volte mi ributtavo sul carboidrato, che adoro, ma mi fa prendere cinque etti solo a nominarlo.
E’ una pacchia anche per fiori appassiti, le foglie ingiallite, avanzi di cibo veri e propri, roba purtroppo andata a male.
Mai più senza bidone del compostaggio, anche perché hanno avuto il buon gusto di non stamparci sopra l’orgoglioso stemma di Vorkuta (clava e pelle d’orso) o la foto del Sindaco e, conoscendoli, lo temevo moltissimo.

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2 commenti

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2 risposte a “Spicchi di vita italiana

  1. Ahhhha, Itaglia…qui invece, da sola, ho un bidone che, se mi piego un pochino, ci sto pure io, e sono alta 177 cm. Ce ne stanno due o tre come me per l’esattezza, se disposte bene.
    Guarda, qui a Vorkuta Mumbai è tre giorni che si crepa di caldo, notti insonni, roba da girare per casa ignuda. Io sono una di quelle povere diavole senza A/C.
    E il cielo, con 40 gradi centigradi?? GRIGIO, ovviamente
    Buona estate a te

  2. ecco: da noi, civilissimi, avanzatissimi, primi fra i primi per qualità della vita (dicunt) la carta d’identità è ancora quella del secolo scorso, solo che vale 10 anni + qualche mese. Ma in compenso il bidoncino del compostaggio ha dimensioni diverse a seconda della metratura della casa. Già, non del numero di persone, chè è notorio… i rifiuti umidi aumentano con l’aumentare della superficie, mica di chi ci abita! Ma che lo dico a fare, lo sanno tutti che più finestre hai, più bucce di patate devi smaltire… Buona estate, goditi queste giornate calde, finchè le abbiamo!

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