Archivi del giorno: 6 agosto 2014

Cosa non fare di sabato pomeriggio

Cosa non fare di sabato pomeriggio anche se di inizio agosto e quando quel sabato, tanto per cambiare, si prevedono pioggia e forti temporali ed erroneamente e ingenuamente si pensa che tutti abbiano meglio da fare, o che siano in vacanza, o via per il weekend, o che stiano smaltendo la carbonara o facendosi una pennica sul divano o sotto un pergolato.
Evidentemente no, ed evidentemente nemmeno gli agosti sono più quelli di una volta.
Cosa assolutamente non fare: ficcarsi in un enorme centro commerciale nelle prime ore del pomeriggio anche se il blitz è motivato dalla ricerca, poi rivelatasi infruttuosa, di un districante per capelli possibilmente non a base siliconica, e quindi non da supermercato.
Questo grazie alla mia parrucchiera che, qualche mese fa, in un mio momento di debolezza, è riuscita a convincermi a sottopormi ad una inutile quanto invisibile ai più colorazione tono su tono, trattamento che ha ridotto l’enorme massa di capelli che mi ritrovo in testa ad un ingestibile ammasso stopposo, per quanto lei possa o potrà negare.
Mai abbassare la guardia con le parrucchiere, anche se quest’ultima è sicuramente la meno invasata ed invasiva tra tutte quelle che ho avuto il piacere di frequentare, cambiare o alternare nel corso degli anni, nonché tra le più economiche.

No centro commerciale, primo perché quando cerco qualcosa di specifico in un centro commerciale non lo trovo mai, e non è che fossi alla ricerca di un lanciarazzi al plutonio, secondo perché è incredibile il numero di persone che, credo, abbia proprio l’abitudine di svernare di sabato e di domenica in questi luoghi non luoghi, anche se non devono comperare niente, così solo per curiosare, per passare il tempo.
Da soli, a coppie, in compagnia, con codazzo di bambini, infanti e cani, gente che oltre a fare la spesa, e ci vogliono venti minuti di scale mobili solo per salire con il carrello, ci va per fare due passi, per sgranchirsi le gambe, per curiosare, per fermarsi a mangiare.
Cioè il concetto di centro commerciale come il tradizionale viale dello struscio e dello shopping di tutte le cittadine della provincia italiana, anzi probabilmente anche più frequentato in condizioni di maltempo o d’inverno. Sicuramente lo è a Vorkuta.

Sarà che mi trovo a disagio in mezzo alle folle in movimento e specialmente in luoghi chiusi, sarà che secondo me lì dentro sono un po’ di braccino corto con l’aria condizionata e quindi letteralmente si soffocava, sarà che su non so quanti ettari di superficie i geniali progettisti non hanno previsto manco tre metri quadrati per un bar o un’area aperta fornita di aria e luce naturale, senza rumori molesti, senza profumi nauseabondi e musichette di sottofondo, sarà per via di tutta quella gente che sciamava tra i corrridoi e che non mi sarei mai aspettata di trovare, sarà che mi sentivo in colpa per avere trascinato in quest’impresa un’amica, sarà che di tutti i negozi e di tutta la merce dei negozi lì dentro, ma oramai anche di quelli di fuori visto che sono esattamente gli stessi ovunque, mi piace o interessa sì e no il 5%, ma dopo due ore avevo la testa che scoppiava, odiavo tutti e ho dovuto darmi alla fuga.
Ah, due ore il tempo minimo per fare su e giù tra i piani e riuscire a perdere completamente l’orientamento, anche perché dalla mia ultima visita la geografia dei negozi si è notevolmente modificata.

Evidentemente oltre ai capelli nemmeno io sono più quella di una volta.
Non credo ad esempio riuscirei più a vivere in una grande città brulicante di gente e perennemente congestionata dal traffico.
Questo l’ho capito sabato grazie ad un centro commerciale, un altro tassello che è andato a posto, meglio così.
Bello fare un salto di tanto in tanto nella metropoli tentacolare, vedere, respirare e godere un po’ della sua vita, bello visitarne di città così, soprattutto se non le conosco, bello rivederle se già le ho frequentate o visitate, ma viverci, devo riconoscere, o anche solo lavorarci, non farebbe più per me.

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