Cosa fare di sabato pomeriggio

Cosa fare di sabato pomeriggio, se si vive o ci si ritrova momentaneamente nel lombardo veneto, a patto di averci pensato in tempo utile, e anche se le previsioni meteorologiche a queste latitudini quest’anno non sono mai particolarmente incoraggianti, al punto che quest’estate, tutti dicono, ce la siamo già sfanculata, motivo per cui, fino all’ultimo e questa volta con successo, abbiamo pregato Giove Pluvio perché stesse buono.
Cosa possono fare quattro singles rimaste in città e che, per i più svariati motivi, prevalentemente di portafogli o lavorativi, non sono in partenza per spiagge assolate, città d’arte, il paesello natio, verdi valli solive e quant’altro.

Possono ad esempio decidere di non lasciarsi andare all’autocommiserazione, come sarei tentata di fare io per carattere, e rifuggire dalla tentazione di rifugiarsi in uno dei tanti desolanti Parchi Acquatici che infestano questo territorio nemmeno fossimo in Florida, e decidere di astenersi dall’ancor più squallido giretto in centro per Vorkuta Mumbai, opzione un gradino ancora più in basso nella mia personale scala dell’abiezione umana, che in confronto il giretto al cimitero nel ponte dei Morti è già un evento frizzantino.
Così, quattro zitelle variamente assortite come in un casting di uno dei primi film di Almodovar, non tutte che si conoscono tra di loro, tutte diversamente annoiate e con un sabato d’agosto da riempire, possono, avendo provveduto per tempo ad assicurarsi i biglietti d’ingresso, caricare la macchina con mantelle e poncho antivento e antipioggia, scorte d’acqua, antizanzare e binocolini vari, e certamente possono anche imboccare l’A4 in direzione di Verona, nobile bella città non troppo lontana da Vorkuta Mumbai.

Lo scopo della visita è uno degli spettacoli estivi dell’Arena che, anche se si sa poco o nulla di Opera, come nel mio caso, è sempre un evento intenso e denso di suggestione, specialmente quando tutte le scalinate si illuminano con le candeline che distribuiscono all’ingresso e sull’imponente struttura cala il silenzio, un attimo prima che tutto, cioè la magia, cominci.
Spettacolo ancora più apprezzabile se si è consapevoli che per 16,50 euri più altri oboli minori che non ho ben capito, non può toccare altro che la piccionaia, e che per potere restare seduti per ore su tali sí vetuste ma scomodissime scalinate è altamente consigliabile portarsi da casa un morbido paffuto cuscino, come ha fatto una di noi.
In verità li affittano anche, ma se per una bottiglietta di acqua fanno pagare quattro euri non oso immaginare il costo noleggio o acquisto del cuscino (da qui le nostre scorte d’acqua).

Gitarella ancora più piacevole in quanto allietata dall’indulgere in un altro spettacolo, questo tipicamente latino, tipicamente italiano (e tipicamente femminile dico io), che è quello di sedersi da qualche parte ad ammirare il variopinto e assai diversificato paseo di locali e turisti vari, in questo caso prevalentemente nordeuropei.
Noi ci disponiamo in assetto da guerra in una piccola vineria con i tavolini all’aperto, ci sfondiamo di ottimo Prosecco e ci buttiamo sul generoso tagliere di formaggi e affettati, la Felicità pura.
Ci si gode il tramonto del sole che si avvicina, si pregusta lo spettacolo che verrà, qualcuna si accende e si ruba una sigaretta, si parlotta e si ride come se ci conoscessimo e frequentassimo tutte e quattro da tempo immemorabile, si commentano mises ed abbronzature, lunghezze di gambe, si ipotizzano età, provenienze e nazionalità, legami famigliari, scopi della visita.

Vorkuta Mumbai non esiste, non è mai esistita.
Sono giovane, libera e felice di scegliermi la vita che voglio, di fare e rifare cose, di decostruire la mia vita come un castello di Lego.
Un po’ come essere in vacanza, in viaggio, anche se non siamo ne in vacanza ne in viaggio, solo una giterella fuoriporta: l’atmosfera e la sensazione è la stessa, di libertà, di leggerezza, di completa rimozione dai pensieri e dagli assilli quotidiani, come se cadessero i paraocchi che portiamo tutti i giorni e si riuscisse pensare a noi stesse e alla nostra vita in modo diverso, fuori dagli schemi che ci cuciamo, o che ci sono stati cuciti addosso.
So che non sono la sola a pensarla così, e infatti se ne parla, quello che vorremmo, che non rifaremmo, che se avessimo potuto, se avessimo saputo, eccetera.

Poi un giretto per le vie del centro, tutto molto curato, elegante, pulito, silenzioso, il turismo deve contribuire tanto alla sua ricchezza, ma la città ha saputo mantenere la sua anima, la sua essenza, è restata a misura d’uomo.
Locali e foresti sembrano convivere benissimo, nel massimo rispetto.
Avverto lentezza, distensione, mi accorgo di quanto siano gentili nei bar, nei locali, nei negozi, come siano bendisposti anche nei confronti di quell’invasione di cavallette mordi e fuggi che sono i “turisti” da scalinata dell’Arena come noi.
Verona mi è sempre piaciuta un sacco, ci sono sempre stata e ci ritorno sempre molto volentieri, anche questa volta.

E poi lo spettacolo comincia, e grazie al cielo abbiamo optato per lasciare in macchina tutto l’armamentario da Armageddon per difenderci da eventuali temporali e pioggia, memori della volta precedente nella quale a un certo punto tutti sono dovuti scappati come sorci, secchiate d’acqua da tutti i punti cardinali e un vento gelido da far battere i denti.
La serata è asciutta, mite, solo a tratti leggermente afosa, i vicini silenziosi, il mio binocolino vintage in madreperla regalo dello Stronzo per Antonomasia fa il suo lavoro, e la sua sporca figura: ho la testa vuota, la pancia piena, la musica mi prende come fossi un’esperta melomane incallita.

Una bella serata, da ripetere, già ai primi di settembre.

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