Cosa resterà dell’estate 2014

La certezza che la faccenda dei cambiamenti climatici è una cosa seria, se ci fosse ancora qualche dubbioso, e per la cronaca fino a qualche stagione io ero una di loro, perché la quantità e l’intensità delle piogge che si sono riversate su Vorkuta Mumbai in questi ultimi due mesi è impressionante, e non ricordo assolutamente nulla di simile nel passato.
E i temporali, e il cielo perennemente grigio come il piombo come se si stesse avvicinando la fine del mondo, la grandine copiosa, chicchi grossi come noci, e dormire a ferragosto con la coperta di lana: no, non s’era mai visto.

Il numero impressionante di punture di zanzara che mi sono beccata, ogni gamba dal ginocchio in giù ne vanta almeno una dozzina, non so perché proprio le gambe, preferibilmente in area caviglie / collo del piede e polpaccio zona laterale posteriore.
Non mi accorgo nemmeno quando pungono, ad un certo punto comincio a grattarmi come un’indemoniata fino a farmi uscire il sangue, impossibile resistere perché il prurito è fortissimo.
Poi mi restano per settimane degli orribili ponfi rossi e relative cicatrici alle quali cerco di porre rimedio con l’utilizzo di una crema alla calendula.
Credo che l’aumento delle punture sia una diretta conseguenza delle piogge cadute in quantità anomala, e perciò dell’acqua stagnante, dei terreni ridotti a palude Stigia, sia in giro sia in giardino.

La seconda certezza è che non avevo mai visto una città così piena a ferragosto e dintorni, sarà che finalmente abbiamo imparato a scaglionare le vacanze, sarà che un sacco di gente, compresa la sottoscritta, non s’è mossa da qui in attesa delle sorpresine e le stangate di settembre.
Le quali, più volte smentite, arriveranno inesorabili, come la riapertura delle scuole con conseguente aumento del traffico, come la vendemmia e le sagre dell’uva, i primi stivali e i primi maglioni.

Qualche lettura svogliata ed evidentemente non particolarmente interessante visto che non ha lasciato tracce ne ricordi ne emozioni.
Fino ad ora perlomeno.

La casuale scoperta o riscoperta, su Youtube, in uno di quei giorni di pioggia a secchiate in cui era impossibile anche solo azzardare un passo fuori, di una serie televisiva americana degli anni ottanta, the golden girls, che orbita intorno alle vicende di tre attempate amiche zitelle che vivono in casa insieme a Miami, più l’ottuagenaria madre di una di loro.
Non avendo la televisione e non trovando sempre su Amazon Prime dei film che mi incuriosiscono questa serie TV mi ha salvato la vita nelle lunghe ore di reclusione costretta in casa dal maltempo, e strappato qualche sorriso.
Pessima la qualità dei video, ma insomma roba di trent’anni fa, l’alta risoluzione nemmeno se la sognavano.
Sorrisi anche solo nel rivedere l’abbigliamento ed il gusto dei ruggenti anni 80 dei quali, purtroppo, non sono stata solo testimone: ho infatti contribuito all’orrore e al ridicolo generale mediante il generoso e convinto utilizzo di spalline imbottite che sarebbero state assolutamente sproporzionate anche per un rugbista, colori squillanti e male assortiti, ciuffo capelli alla Woody Woodpecker, trucco volgare e pesante che adesso mi vergognerei ad uscire di casa con un decimo di quella roba addosso.
Per fortuna tutto è durato molto poco.
Non c’è nulla che salverei di quegli anni, tranne la musica di qualche gruppo musicale inglese che nelle radio e discoteche faceva già revival due o tre lustri fa.

Le ferie molto corte, quasi una sveltina: in effetti se avessi potuto non avrei preso neppure mezza giornata.
Me le sarei magari godute volentieri a settembre che è uno dei miei mesi preferiti e climaticamente più vivibili a Vorkuta Mumbai e in quasi tutto l’emisfero boreale, ma la baracca Multipaesana chiude e non si può fare altrimenti.

L’apprensione ed incredulità per le notizie provenienti da certe parti del mondo nelle quali tira un’aria non troppo bella e tutt’altro che rassicurante.
Cercare con tenta buona volontà di capirci qualcosa, di formarmi una mia opinione, ma non è facile tra la sovrabbondanza di informazioni disponibili, i pareri e le opinioni contrastanti, di esperti o gente comune, schierata politicamente o meno.
Quello che capisco meno di tutto in assoluto é cosa stia realmente succedendo in Ucraina e in Siria, dove stanno i buoni e chi sono i cattivi.
È così che funziona, no?

Non credo che resterà altro per me di quest’estate un po’ sprecata, parecchio sprecata anzi.
Avrebbe potuto esserci il resoconto di un viaggio interessante, stimolante o riposante in compagnia di persone simpatiche e divertenti, con tanto di reportage fotografico, selfies e consigli sui luoghi da visitare, ma non qui.
Da altre parti però sí.
Per fortuna ci sono dei blogs fantastici e quasi monotematici al riguardo: blogs che trasudano check-in e miglia volate, fusi orari, scarpe consumate, sudore, avventure, entusiasmo e voglia di mordere la vita a grandi bocconi come una pesca matura e succosa.
Grazie alla tecnologia e alle opportunità della rete ho così potuto viaggiare anche io, nella mia vita ed universo parallelo, e sognare ad occhi aperti.
Non so, io magari avrei scelto un fly & drive negli Stati Uniti o nei Paesi Baschi (sí, non sono esattamente la stessa cosa), o una riposante vacanza in qualche spiaggia del Mediterraneo, mi sarei fatta bastare anche solo una settimana a Stoccolma, ancora piena di luce e probabilmente con un’estate più calda ed asciutta di quella che sta funestando il Centro Nord.

Ah beh, come dimenticare: ho sperimentato una maschera per i capelli della Lush, brand che ha sempre destato in me qualche perplessità per quei profumi confettosi e svenevoli che fuoriescono dai suoi negozi.
La maschera si chiama Marilyn, costa 14,90 euri, ha un odore così così di erbe vagamente medicinali e mi sta risolvendo un sacco di problemi quando li lavo, perché rende i capelli morbidissimi, lucidi, setosi, corposi d’aspetto, ma soprattutto, pettinabili e gestibili da bagnati.
Inoltre, essendo stata appositamente formulata per chi ha capelli biondi o castano chiaro lascia un leggero riflesso dorato che uniforma e occulta meglio una eventuale ricrescita, consentendo di posticipare l’intervento del parrucchiere (nel mio caso colpi di sole) di qualche settimana.
Altra gran bella cosa: si utilizza sui capelli asciutti prima dello shampoo, e più a lungo la si lascia in posa e meglio é.
Mi evita di stare a mollo a non fare niente per dieci o venti minuti nell’attesa che agisca, o di ponzare in giro per casa per venti minuti, magari in inverno, e di dovere rientrare sotto la doccia per asciugarmi da capo una seconda volta.
Pollice su.

Ecco, non resterà molto.
Forse anche una canzone: a partire da maggio / giugno, a seconda delle annate, é infatti personale inveterata abitudine fare mia una canzone che diventerà il mio tormentone estivo e che si assocerà indissolubilmente a quell’estate.
Grazie a Spotify, ovviamente in versione free da morta di fame quale sono, ho scovato un brano (del 2000) frutto della collaborazione tra Youssou N’Dour e Peter Gabriel, quest’ultimo in assoluto il mio artista preferito.
Appiccico qui sotto un link sperando di non incorrere in problemi di qualsivoglia natura.

Peccato, un pezzo così bello per un’estate abbastanza (parecchio) di mmerda.

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