Archivi del giorno: 5 settembre 2014

La Signorina Prim (Natalia Sanmartin Fenollera) e orgoglio single

Che sarebbe stato amore, o quasi, c’erano buone probabilità, perchè il libro mi è stato consigliato da persona fidata le cui indicazioni in fatto di letture sono sempre bene accette e tenute in alta considerazione. Spesso riesce a farmi approcciare a nuovi autori, come è stato l’anno scorso con Sholom Auslander (Prove per un incendio, Il lamento del prepuzio) del quale forse non avrei avuto modo di leggere nulla.
Così un venerdi pomeriggio mi sono fatta coraggio e, scarpinando sotto un sole inusualmente cocente, mi sono recata in villa/biblioteca -uno-dei-pochi-vanti-di-Vorkuta- a ritirare il libro che avevo prenotato online.
Grazie al cielo di venerdi i cancelli Multipaesani si spalancano alle 16:00, quindi avevo ancora parecchie ore di luce per godermi sia quei rari raggi di vita e benessere che il mio bottino.

Edizioni Mondadori, copertina caruccia, giornalista spagnola-galiziana alla sua prima opera di narrativa, coetanea (más o menos), faccia simpatica, libro non molto corposo. Evvai.
E difatti finito nello stesso fine settimana.
Però.

Questa Signorina Prim, già il nome racchiude tutta la sua essenza, è una perfettina e molto perbenino e, nonostante questo, riesce a starmi pure simpatica.
Vanta numerosi titoli accademici e una vasta e solida cultura che, purtroppo, non le sono serviti a trovare un lavoro affine alla sua preparazione e sensibilità.
Decide così di lasciare un insignificante noiosissimo impiego da contabile e la vita frenetica e il frastuono della grande città nella quale non si ritrova più per rifugiarsi in un paesino sperduto e sconosciuto, Sant’ Ireneo di Arnois, dove ha ottenuto un posto da bibliotecaria presso un privato, un eruditissimo enigmatico e assai distinto signore.

Mi piace immaginare questo Sant’ Ireneo da qualche parte in Spagna, ovviamente.
Una Spagna, però, diversa da quella mediterranea un po’ stereotipata e più conosciuta della movida e del sole tutto l’anno e dagli inverni brevi e miti.
Molto probabilmente non lontano dalla costa Atlantica, facile intravedere la stessa Galizia dell’autrice. Posti da sogno.
Però.

Nel tranquillo, curato e prospero paesino vive una variegata comunità di provenienza sia autoctona che internazionale, tutte persone accomunate da una stessa visione del mondo e ideale di vita, una sorta di salto indietro nel passato di almeno cinquant’anni, ma in senso positivo e benefico: la ricerca di ritmi più lenti, avere più tempo per se stessi e per gli altri, potere coltivare i propri hobby, i propri interessi, potere approfondire le proprie conoscenze, le gioie della convivialitá.
Tutti svolgono lavori semplici e realmente necessari, anche umili e/o artigianali ma che danno soddisfazione e non creano stress, perchè si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Tutti sono in fuga dal consumismo mordi e fuggi, dalle mode, e tutti si conoscono e si frequentano.
Si gode ancora dei piccoli piaceri quotidiani, come bere una tazza di tè fumante davanti al camino acceso in una giornata di freddo intenso, una passeggiata nel bosco o una buona lettura.
E’ infatti principalmente alla cultura, all’educazione e alla crescita personale che a Sant’ Ireneo viene data una grande importanza.
La Signorina Prim dopo l’iniziale sbigottimento e qualche inevitabile incomprensione con i locali si abitua e si integra molto bene in questa originale comunità, sia i bambini che gli adulti la amano e la rispettano e ricercano la sua compagnia.

Infatti, anche se dopo un certo periodo di tempo sentirà l’esigenza di abbandonare Sant’ Ireneo per compiere un lungo sentimental journey proprio in Italia, secondo lei il paese della grazia e della bellezza (evidentemente il suo itinerario non comprendeva Vorkuta) a Sant’ Ireneo deciderà di fare ritorno, preumibilmente per sempre.
Il viaggio in Italia è per lei, come lo fu per molti gentiluomini nordeuropei nell’Ottocento, un passo necessario e fondamentale per completare la propria formazione ed educazione.

E nel cuore dell’Italia, se non sbaglio tra Norcia e Spoleto, la Signorina Prim oltre a gustarsi la vita lenta e forse parecchio idealizzata ed edulcorata della provincia italiana e la bellezza (questa sì, indiscutibile) di quei luoghi luoghi capisce altre cose di se stessa, e tra un caffè e un cappuccino in piazza all’ombra di una cattedrale qui matura l’idea di tornare a Sant’ Ireneo.
Però.

Però, cara la mia quasi coetanea giornalista galiziana dalla faccia simpatica, che io il tuo libro lo consiglierei comunque anche solo per avere creato questo personaggio garbato e sensibile e un po’ fuori dal coro, poi perché Sant’ Ireneo emana un buon profumo di pulito da sapone da bucato e di pane fatto in casa che io mi ci trasferirei anche domani, e non ultimo per i nemmeno tanto velati ammiccamenti a Jane Austen, però, e questo è il mio punto di vista, però non dovevi cadermi su un improbabile redivivo Mr. Darcy e piazzarmi anche la Signorina Prim con l’eruditissimo enigmatico e assai distinto signore suo ex datore di lavoro.

E’ proprio un finale un pò banalotto, e scontato già da metà libro in avanti, così anche secondo l’opinione della fidata bibliofila di mia conoscenza.
La Signorina Prim secondo me, secondo noi, noi era nata per essere e restare single, e felice, senza patirne, senza farne un dramma, perchè anche questa è una possibilità, o un’opzione, talvolta una scelta.
Peccato non prenderla in considerazione di tanto in tanto anche nella narrativa contemporanea, perchè esiste.
Non è brutto, non è una tragedia, è solo diverso.
E che a piazzarla, o meglio che riuscire a piazzare anche la Signorina Prim che, diciamocelo, non è certo facile mercanzia per i palati maschili, sia stata proprio una donna, mi pizzica anche di più.
Orgoglio single, talvolta ci vuole: esistiamo anche noi, e siamo sempre più numerosi.

Postilla: grazie comunque per avermi fatto ricordare che anche l’Italia é, o potrebbe essere, un paese bellissimo.

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