Una logica inoppugnabile, succede a Vorkuta

Succede a Vorkuta, cioè, è successo ieri.

Dopo quattro anni ininterrotti durante i quali la mia compagna di racchetta ed io abbiamo giocato a tennis insieme due volte la settimana, il martedì e il giovedì, dalle 19:00 alle 20:00, tranne piccoli stop per suo lutto in famiglia, mia distorsione ad una caviglia e brevi malattie di entrambe, ieri il Dio del Tennis ha deciso che non potevamo continuare con questa che era diventata una piacevole e salutare abitudine.
Una specie di rito antropologico anche, visto che si conclude(va) sempre con il fumarsi insieme una non tanto salutare sigaretta e due chiacchiere del più o del meno sedute su una panchina nella bella stagione, o in macchina con la pioggia o con il freddo.
Non abbiamo mai creato problemi, pagamento anticipato su base mensile, sempre puntuali come una cartella di Equitalia sia nell’entrare che nel lasciare il campo.

Per un qualche non ben precisato motivo che comunque non mi è difficile subdorare, si veda più avanti, ieri l’illuminata “direzione” del centro sportivo ci ha comunicato che per noi non sarebbero più state disponibili due ore alla settimana, ma solo una, probabilmente quella del giovedì.
La cosa ci ha molto sorpreso anche perché, come sempre, avevamo già espresso l’intenzione di rinnovare anche quest’anno per tutto l’anno e, anche se ovviamente non c’è mai stato un contratto o un impegno scritto, pensavamo che nessuno ci avrebbe mai potuto “rubare” un’ora.
Insomma in un mondo di gente perbene e di galantuomini noi avremmo una sorta di diritto di prelazione, o simile: siamo arrivate prima, nel settembre 2010, chi viene dopo si becca le ore e i giorni rimasti.

Scrivo la “direzione” tra virgolette perché si tratta di un umilissimo centro sportivo comunale con campi in un usurato stinto linoleum, con vecchietti sputacchianti che giocano a briscola o a biliardo nel baretto accanto, marmocchi che girano ovunque con monopattini e roller, mamme che pascolano infanti, e così via.
La direzione consta di un simpatico tizio in ciabatte e maglietta che gira ogni tanto a controllare che non succeda nulla di strano.
Il prezzo è, lo riconosco, politico: per altri campi, seppure in nobile terra rossa o comunque assai meglio tenuti, ci chiederebbero un po’ più del doppio.
Quindi non un blasonato patinato circolo del tennis che ci costerebbe cinque mesi di stipendio cadauna ma un posto molto, molto informale dove peraltro ci siamo sempre sentite a nostro agio e, inoltre, è comodissimo per entrambe.
In zona c’è solo un altro centro sportivo dove si può giocare a tennis, ma ci sto arrivando.

Ora, é evidente che la direzione può dare il campo a chi vuole, e non più a noi perché siamo diventate brutte e cattive anche se, magari, sarebbe stato meglio, per correttezza, se ce l’avessero detto quando la stagione è ricominciata tre settimane fa.
Però, dopo quattro anni in cui siamo state loro fedeli ed affezionate clienti assegnare la nostra ora a uno stronzo di maestro comparso nella loro vita almeno tre anni dopo di noi, stronzo di maestro che ci aveva già chiesto se potevamo cedergli quell’ora e al quale era stato risposto che no, non potevamo, ci é parsa davvero una grossa ingiustizia, una bastardata, un tradimento.
Anche perché ci sono stati dei periodi, specie in inverno, in cui noi eravamo gli unici esseri viventi a frequentare quel posto che adesso, invece, pare stia proprio diventando più popolare, nel senso di conosciuto, perché popolare tale e quale é rimasto, per fortuna.
Probabilmente garantendo loro più ore alla settimana e magari pagandole anche di più di noi, tanto incasserà tutto come si sa, mai visto un maestro di tennis staccare una ricevuta, il maestro avrà avuto più potere contrattuale di noi.
Però che schifo.
Io sarei tentata di mollare del tutto, e di trovare un altro centro dove giocare, solo che a Vorkuta c’è una tale penuria di campi da tennis che praticamente è una lotta per arrivare primi, specie se si vuole giocare con regolarità.

Pensando come venire a capo di questa cosa, ci dispiace troppo perdere la seconda ora e poi é una questione di principio e di dignità, oggi mi sono ricordata che, non lontano dal nostro amico in ciabatte e dal baretto dove giocano a briscola, esiste un altro centro sportivo dove ho giocato qualche volta una decina d’anni fa.
Non ho mai capito se fosse comunale o privato, ricordo solo che era difficilissimo trovare ore disponibili, come peraltro in tutta la provincia di Vorkuta, a meno che non ci si iscriva a costosi e spocchiosi club privati.

Oggi li ho chiamati e, nella tipica tradizione italica per la quale il cliente o utente che sia é uno stronzo a prescindere, per un paio di ore non mi ha risposto nessuno, nemmeno uno straccio di segreteria telefonica, e volge l’anno 2014.
Deduco quindi che non si tratti, o non si tratti più, di campi privati, ma che in una delle tante inspiegabili occulte ed oscure metamorfosi che hanno sempre a che fare con la res publica, questi siano diventati più che altro comunali, magari anche solo di proprietà pubblica e poi gestiti da privati.

Quando, ore più tardi, qualcuno si degna di rispondere una squillante voce di donna mi dice che é il CSI, che io non so per quale strano meccanismo interpreto come Centro Sportivo Italiano, qualcosa che mi sa tanto di Primo Ventennio, di …. gioventù gioconda e bella sei la vivida fiammella…, e di mens sana in corpore sano e di memento audere semper.
La signora mi spiega che “i campi, che si trovano ad un palmo dal mio naso, sono della Provincia”.
Benissimo, le dico, vorrei sapere come fare per prenotare un campo, di suo nonno, della Provincia, quei campi lí insomma, di via Wwzzyy in Vorkuta.
La signora perde tutta la sua giovialità e si spazientisce, anzi, già contrariata aggiunge sibillina che i campi della Provincia, e come fare a non saperlo é il fumetto che vedo, non si possono prenotare.
Incredula e confusa chiedo allora ingenuamente come si possa giocare a tennis lì che sarebbe quello il motivo per cui essenzialmente chiamo, e mi viene risposto tale quale che “uno viene qui, se c’é un campo libero gioca, se no non gioca”.
Una logica davvero inoppugnabile, e cosa poter obiettare di fronte a tanta saggezza?
Ovvio che la signora sia solo ambasciatrice che non porta pena e che una tale pensata non può che essere stata partorita negli Alti Quartieri Generali, Ufficio Sport, di Vorkuta.
Congratulazioni vivissime.
Però sono gratis, neee.
Io non li voglio gratis, vorrei pagare, pagarli il giusto, ma sapere che stasera giocherò a tennis, non che stasera forse giocherò a tennis, e cioè probabilmentemente quasi mai.
A meno di non essere un pensionato baby che ci prova di lunedì mattina ore 8:30 a febbraio, perché già d’estate alle 8:30 AM la vedo dura, oppure un bambino in età prescolare non accompagnato.

Immagino la scena: uno esce di casa dopo aver preparato la sacca, messo nel baule racchetta e palline, o magari già vestito di tutto punto, io con i capelli legati e puntati come si deve, con il reggiseno antisismico della LIDL, poi si fa pochi chilometri in macchina (io) nel traffico infernale di Vorkuta / Calcutta, macinando un chilometro in dieci minuti quando va bene, in quaranta quando va male, spende dagli 1,65€ agli 1,70€ e più per un litro di benzina, che non tutti gli abitanti della nostra generosa e bella provincia abitano dietro l’angolo, rinuncia ad un film al cinema, a una serata con amici o alla depilazione casalinga solo per dire a parenti o amici, al proprio gatto o all’antifurto “vi saluto tutti perché stasera FORSE, se mi va di c..o, gioco a tennis?”, e questo non una volta all’anno ma una, due volte alla settimana?!
Per poi magari, assai probabile in orari serali, fare marcia indietro e ritornare a casina?
Ma io vorrei vederli, vorrei conoscerli quelli che sono riusciti a trovare libero un campo al primo colpo: immagino i residenti del quartiere, nessun altro.
Però pare di sí, é così che funziona, una lotteria del tennis, ritenta che sarai più fortunato.

Senza parole, davvero: solo a Vorkuta.

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