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Se ad ogni stato d’animo corrispondesse un colore sarebbe impossibile dire quale prevale ed è prevalso nella seconda fase – il dopo – perché ogni giorno, ogni ora del giorno di tutti questi giorni hanno assunto tinte e sfumature diverse, con trasparenze ed opacità pure variabili.
Impossibile da replicare esattamente un tale caleidoscopio di colori.
Quello su cui mi sono settata da ieri e che detiene per ora il record della stabilità e della costanza è il grigio piombo/antracite, bellissimo da indossare per l’autunno inverno ma che, metaforicamente parlando, equivale a un sonoro vaffa alla M.U.
E, con ciò, un ritorno a tuffo carpiato alla mia vita e alla mia routine, e senza nemmeno particolare mestizia.
Per ora, perlomeno, funziona e va bene così.
Sul fatto che possa durare o che sarà sempre così non ci metto però la mano sul fuoco.

Il piano era chiarissimo e steso già in fase di andata sul treno, ri-scomparire nel silenzio delle nebbie padane e lasciare eventuali ulteriori contatti all’altrui inziativa, ma con uno schedule segnato a penna su agenda cartacea, come si conviene a tutte le quindicenni in fase di sconvolgimento ormonale.
Senza dimenticare relative letture ed interpretazioni ben definite schematicamente per ciascuna fase.

Fase A: se non batte un colpo prima del 31 c.m. brutto segno, se pur parzialmente giustificabile, comprensibile e compatibile con trasloco /trasferimento in altro paese europeo.
Viceversa assai incoraggiante se battesse un colpo, per quanto in tutta onestà mi è ancora a tutt’oggi impossibile definire a che pro, a che titolo, a che scopo “incoraggiante”, cioè quale fosse il film che mi proiettavo nella testa.
A tratti, a seconda di come girava la ruota dei colori, erano scene di “Harry ti presento Sally”, visto e rivisto troppe volte per non fare breccia anche nel cuore di una cinica smaliziata non più teen ager.

Fase B, scadenza 15 Novembre, grosso modo un mese dal ns Carramba-che-sorpresa.
Se non batte un colpo entro questa data inequivocabile ed inesorabile la lettura che certi segnali volontari ed involontari colti in occasione dei due incontri, principalmente comunicazione non verbale, erano limitati alle insolite circostanze, all’Amarcord. Possibile anche che li abbia fraintesi, seppure su questo presuntuosamente mi sento di affermare di no.
Tradotto, iniziale curiosità ed entusiasmo non sufficienti a recuperare e mantenere vivo nel tempo non si sa bene cosa.
Fondamentale entro questa data la ricezione o meno di un invito “formale” a fare visita, con riferimenti spazio temporali concreti.
Ipotesi, per il Ponte dell’Immacolata, per le Vacanze di Natale, dormi (questa volta) a casa mia, se vuoi vieni con un’amica, insomma roba del genere, cerca un volo, un treno, un cargo, un calesse per giovedi 19 Nov., o lunedi 15 Dic.
Non valido e non accettabile “quando passi di qui, se ti capita, se ti va di venire” che non denotano alcun reale interesse e desiderio.
Proiezione nel tempo della cosa: ci si sentirà più spesso di prima, probabilmente ci si vedrà ancora prima della dentiera e della protesi all’anca ma senza urgenze, senza reali necessità.
Non più “Harry ti presento Sally” ma “La verità è che non gli piaci abbastanza”, da accettare con saggezza e serenità, che è già un miracolo al mondo e un successo o guinness personale restare in contatto per trent’anni con qualcuno.

Fase C, scadenza settata per 31 Dicembre 2014: nessuna nuova entro questa data, nemmeno gli auguri per il panettone e per l’Anno Nuovo e meno che meno “ciao come stai, perché non vieni qui per qualche giorno?”.
Per quanto memore del w.e carino e spensierato e, continuerò a ripetermi, assolutamente doveroso, rimuovere il file da disco fisso.
La M.U. aveva questa curiosità di rivedermi, di riprendere i contatti, ce l’ha avuta per tanto tempo, suo bisogno di rivedersi e risentirsi gggiovane, probabilmente colpevole l’andropausa.
Desiderio avverato e compiuto, probabilmente una delusione, finita lì, la vita continua come prima.

Come sempre, però, non avevo contemplato tutte le opzioni.
In piena fase A, quattro giorni fa, domenica, orario serale, la M.U. si fa viva con una breve descrizione dei suoi giorni frenetici spesi a sistemare ed organizzare un sacco di cose e mi dice che la tana, dotata di tutti i comfort, è praticamente quasi a posto tranne dettagli minori, se voglio andarci in visita. Carino, garbato: mancano però proposte concrete, che non vorrei certo capitare nel weekend in cui sono in visita tutti i cognati e i cugini di secondo grado, e so per certo ci sarà spesso un intenso avvicendarsi di parenti e amici.
Mentre se avesse scritto il w.e XX sono libero e possiamo andare a vedere questo e quello, e poi la sera ti porto di qui e di là e in un posto carino a mangiare, sarebbe stato assai diverso.
Soprattutto, però, mi colpisce la mancanza di entusiasmo, la mancanza di slanci emozionali, come se in fondo non glie ne fregasse più di tanto, che se anche solo avesse vagamente subliminalmente accennato qualcosa di simile ad un “mi farebbe un filino di piacere rivederti e averti qui” sarei già sul sito del più scaccione vettore low cost o su Bla Bla Car a pianificare 4/5 giorni di break autunnale. Battere il ferro finchè è caldo.
Comunque, sorpresa e compiaciuta dal suo farsi vivo in fase A, definito a priori segnale “incoraggiante”, ma piccata per questo dettaglio non del tutto come avrei voluto e forte della mia ferma strategia secondo la quale, fosse proprio il caso, toccherebbe a lui calare le brache, rispondo altrettanto vana e facendo qualche domanda su come procede l’insediamento nella nuova città.
Decido di ignorare del tutto volutamente questo invito informale e un po’ vago, ed esterno preoccupazioni per certe mie vicende delle quali l’avevo messo al corrente, e altre varie ed eventuali in cascata, nulla di troppo tragico in realtà, e anche condito con un po’ di ironia.
Scendo quindi, io, su un piano personale, riapro delle porte.

La M.U. invece risponde in modo freddo e impersonale chiarendomi qualche punto da me posto sul recente trasferimento, e non manifestando interesse per le mie ansie e preoccupazioni, tantomeno cercando anche solo diplomaticamente di mitigarle, ridimensionarle.
La mancanza di compartecipazione, di empatia, di generosità, per me, in un uomo, una delle cose peggiori, l’equivalente di una quasi totale mancanza di maschietà e omitudine. Sappilo, amico mio.

Ed ecco il grigio piombo antracite, il mavaffa, la fine di tutti i film che possa essermi proiettata in queste settimane, e il ritorno a tuffo carpiato nella mia realtà, che è meglio.
Ho un sacco di cose da fare e alle quali pensare.

Sono solo curiosa di sapere, mi è consentito e dovuto, se e quali eventuali ulteriori fasi ci saranno, perché penso ce ne saranno, basta stare seduta sul greto del fiume ed aspettare.
Io di fretta non ne ho, che nel frattempo devo se pur di poco dimagrire :-).
Non so invece ancora dire come mi sentirei, e anche questa è una possibilità, se fosse davvero la fine, ma fine per sempre, di questo importante capitolo della mia vita.

La cosa migliore che mi è rimasta di tutto ciò, cioè di essermi fatta convincere a vederlo e poi persino di avergli reso visita è l’essere riuscita a vincere me stessa, le mie paure e spaventose spaventevoli insicurezze, l’essermi mostrata in tutta la mia imperfezione.
Mi sento molto più forte, coraggiosa, più pronta anche ad affrontare altre sfide che mi incutono da sempre ansie e timori: mi domando anzi perché ci è voluto tutto questo tempo per essere pronta.

La seconda cosa bella che mi è rimasta è che dal rientro dal famoso w.e, cioè dal 13 di questo mese oramai agli sgoccioli, eredità e contaminazione dei momenti nei quali la mia mente bacata di quindicenne di novant’anni si proiettava “Harry ti presento Sally”, ho messo in piedi un piano fitness che signori miei… Quasi 40 minuti intensi al giorno di gambe addominali e glutei con cavigliere e bilancieri, fino allo sfinimento, nella comodità della mia odiata-amata casa.
E i risultati in due settimane già si vedono e si sentono, incredibile vedere come il corpo ed i muscoli reagiscano alle nostre costanti sollecitazioni.
Opportuno aggiungere presto anche una routine a cadenza almeno trisettimanale per braccia e pettorali.
Per me, assolutamente per me, e poi, just in case.
Non ho più nemmeno la smania delle ultime settimane di dover controllare ogni minuto i messaggi, o whats up, o la posta, che io nonostante questi sturbi le quindici primavere le ho passate da un pezzo.
Anche se non si direbbe visto che il trailer di qualche film che mi son fatta mi piaceva proprio, e mi sarebbe anche piaciuto crederci.

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