Il cinema, me e il peggior film di tutti i tempi

Se c’è un hobby o passatempo che ho sempre coltivato con costanza nel corso degli anni, e ce n’è più di uno, questo è senza dubbio il cinema.
Forse più che hobby o passatempo non è improprio chiamarla una passione.
La chiamano la Settima Arte, ma dovrebbe essere la Prima.
A me è quella che prende più di tutte, quella più intuitiva, forse anche quella più facilmente approcciabile non richiedendo per la sua comprensione una preparazione particolare, studi specifici.
Almeno credo: più pancia e pelle che altro, ecco.
Quando si vede un film infatti c’è un’unica domanda da porsi: mi é piaciuto?
E due sole risposte possibili, si o no.
Tutto il resto, secondo me, non conta, é fuffa.
Un sistema binario di un’ammirevole, invidiabile, sconcertante semplicità: vorrei che così funzionasse il mondo.

Se parliamo d’arte mi piace anche andar per musei, ma non è affatto la stessa cosa.
Un po’ perché alla enne Crocifissione, natura morta o ritratto di nobildonna in crinoline comincio a distrarmi, a divagare, a sentire il bisogno di aria fresca e di luce e, pur apprezzando ed ammirando la maestria e la tecnica degli artisti del passato, i giochi di luci e colori, come sapessero rendere intensi o espressivi certi sguardi o vivo un paesaggio o una scena, il mio grado di coinvolgimento si ferma ad un certo punto.
Riesco a capire quanto certi artisti siano stati innovativi, rivoluzionari o, viceversa, siano stati figli o schiavi del loro tempo, certo, ma é già un esercizio intellettuale che poco ha a che fare con la passione come l’intendo io.

Rimango dunque, in fondo, sempre un po’ freddina, come se quadri, affreschi o anche sculture fossero cose morte e senz’anima, meri manufatti senza alcun aggancio con la vita, la realtà, l’attualità, con un corpo e una mente vivi e pulsanti.
Come il sole d’inverno non riescono a scaldarmi, ad accendermi fino in fondo.
Per certi versi in alcuni casi preferisco l’arte moderna sebbene talora di fronte a certi sbrodeghezzi devo ammettere che non la capisco proprio e, come Fantozzi, mi verrebbe solo voglia di esclamare: una cagata pazzesca.

Il cinema é la forma d’arte che riesco ad assorbire meglio, che intrattiene e tiene esercizio i miei sensi, che mi fa pensare, riflettere, sognare, immedesimare, divertire, quella che mi lascia sempre qualcosa dentro, anche a distanza di tanti anni.
Ci sono stati diversi film spartiacque o marcatori nella mia vita, cioè che hanno segnato un’epoca, un periodo, un momento preciso, un amore, o la fine di un amore, un sogno che avevo, qualcosa in cui credevo.
Altrettanto posso dire di alcune, molte, canzoni: musica, sempre roba di pelle e di pancia.
Ci saranno sempre altri film e altre canzoni.

Credo che la mia continua quasi inesauribile voglia di vedere film sia puro e semplice desiderio d’evasione, di vivere altre vite, provare emozioni che non sono mie, sia che le abbia provate sia che non mi appartengono, un bisogno di espandermi nell’universo oltre i limiti contingenti imposti dalla mia esistenza.
Poi anche un certo piacere e desiderio di ficcare il naso negli affari degli altri, di spiare altre vite, vedere e immaginare altre case, altre ambientazioni, di confrontarmi con problemi e dilemmi, indifferente se diversi o simili ai miei.

In pratica una guardona, io che sono la discrezione fatta persona e la persona meno curiosa in assoluto nella vita reale, io che detesto Multipaesana anche solo per quelle continue chiacchiere da ratto di sottoscala su chi sta trescando con chi, sulla macchina nuova del Diretur e la cugina buttana di Tizio.
Ultimamente, grazie all’acquisizione di due tristi noiosissimi figuri, tanto giovani anagraficamente quanto vecchi e già derelitti dentro, due figli di Canale 5 e Italia 1 venuti su a merendine al catrame e reality, le mie nove ore quotidiane di Multipaesana stanno ridiventando un inferno di pesantezza.
Crescerebbe a dismisura la voglia di mandarli tutti in quel posto, di cantarglieli in faccia lo schifo e il disgusto che provo, ma è un altro argomento, e sarebbe tutto un altro post.

Forse poi, anche se trascorressi nove ore al giorno con persone vive, brillanti ed interessanti e non con dei replicanti / emuli di Tronisti, mi piacerebbe comunque essere trasportata in altre dimensioni lontane da qui nello spazio e nel tempo quando ne ho voglia e bisogno, cioè molto spesso.
Giorni fa quando ho deciso di prendermi un permesso per riappropriarmi un po’ di me stessa e godere del silenzio, sapevo che quel dì non avrei fatto assolutamente utile di produttivo, di necessario, di utile, roba come pulire casa, tirar su le foglie secche, o stirare una montagna di roba, e che probabilmente mi sarei ammazzata di film.
Me lo dovevo.

Così venerdì 21 novembre, giorno libero dal dovere e con un tempo magnifico del quale mi dispiace anche poco non aver goduto, complice un velo di tristezza di cui non ignoro la provenienza, l’ho proprio trascorso a casa a stordirmi di film e a sgranocchiare cioccolato nero e amaro.
Attività meravigliosa, intima, frugale, che se oggi fossi uscita di casa come minimo mi sarei data allo shopping compulsivo di roba inutile o di duplicati di cose che già ho.

Del cinema e di vedere film mi piace tutto, é come leggere un libro per immagini e come sentirlo attraverso la voce dei protagonisti, solo facendo meno fatica.
E mi piace molto leggere, sarei anzi un’avida lettrice sulla base delle desolanti statistiche sulla lettura in Italia.
A volte le colonne sonore fanno la loro parte, quindi un film può essere appagante o memorabile anche solo per l’udito.
Poi mi piace la trama, come viene deciso una storia venga sviluppata e narrata, mi piace la fotografia che in alcuni film anche non bellissimi può raggiungere la perfezione assoluta, come vengono impostati i dialoghi, i silenzi, le riprese, le inquadrature, i fermi immagine, i primi piani.
Mi piace la sua completezza, il suo racchiudere tutti gli altri prodotti della creatività umana, poesia, letteratura, musica, fotografia, arti plastiche e figurative.
Della serie che nei momenti peggiori, o migliori, di questa passione, mi è capitato di fiondarmi fuori da una sala a proiezione terminata per rientrare in un’altra a vedere un altro film.
O, ai tempi in cui ancora si andava di VHS e noleggio, non era infrequente me ne portassi a casa cinque o sei per fine settimana, e che me li vedessi tutti in un giorno.
Gli anni migliori per tutti sono stati quelli della pirateria, godevo come un’assatanata, ma è un periodo oramai conclusosi da tempo.

Non sono un’esperta ma di film ne ho visti davvero tanti, e se non li ho visti ne ho letto: non mi fermo di fronte a niente, tranne fantasy, fantascienza e film eccessivamente d’azione.
Mi piace curiosare, provare, trovo piacevoli film che fanno incassi miliardari e film indie che non si caga nessuno.

Oggi però ho visto una roba che non so nemmeno si possa chiamare un film.
Ci sono finita per caso rovistando tra le novità nel programma di streaming online a pagamento Amazon Prime al quale posso accedere grazie alla generosità e credenziali fornitemi da un amico.
Credo questo servizio sia solo disponibile negli USA, infatti io vi accedo tramite un server VPN, un server privato, na’ roba che non so spiegare nemmeno bene e, con i suoi limiti e vantaggi, questa é diventata la mia principale fonte alla quale attingere.
Ci sta un sacco di robaccia, americana e non, ma anche film sconosciuti e di cinematografia estera (con i sottotitoli): coreani, israeliani, giapponesi, polacchi, indiani, di tutto.
Basta saper pescare nel mucchio, e poi si possono vedere tutte le maggiori serie televisive che però io non mi filo.

La pesca di oggi pessima, a dir poco.
Io lo sapevo avrei dovuto mollare dopo tre-minuti-tre di orologio, che il buongiorno si vede dal mattino, che già dall’inizio dopo i canonici minuti di tolleranza e di diamogli una possibilità mi aveva straziato ed infastidito le gonadi, calpestato i chakra, e non capivo proprio dove volesse andare a parare, quale fosse la storia, quale fosse il genere.
Mi sembrava un thriller quasi, perché dei tizi sparivano e finivano ammazzati, ma mica chiaro come, ma non lo era un thriller: l’unica cosa che sono riuscita ad accertare da sola é che fosse ambientato in Scozia e, non essendoci mai stata, l’unico merito di questo insulso e pretenzioso brodeghezzo dal titolo Under the skin è l’aver compreso che io con uno scozzese non potrei mai comunicare se non a gesti e figure da sussidiario.
Non sembrano infatti parlare inglese, ma una lingua propria di ceppo sconosciuto.

Allora: Scarlett Johansson é questa tizia solitaria sempre imbronciata, cupa e misteriosa, infatti le hanno tinto i capelli di scuro che così fa dark, che gira per la Scozia e raccatta uomini soli qua e là e li seduce.
Si direbbe che ci faccia sesso perché ad un certo punto si spogliano, ma non è nemmeno chiaro, perché dopo dei nudi assai casti sia della Scarletta che di questi ometti costoro finiscono affogati in una brodaglia indefinibile.
Che io credevo che la brodaglia fosse una metafora della libido e dell’amplesso, il mare denso di passione morbosa che li avvolge, e sí, mi sembrava una cagata pazzesca, ma non avevo capito niente.
Ma questo l’ho appreso solo dopo essere stata su Wikipedia, che sempre sia benedetta, dove ho letto la trama di questo capolavoro, peraltro tratto da un libro.
Un altro capolavoro immagino.

Però mi era chiaro che i malcapitati finissero stecchiti, ma non si capiva come, e non aveva importanza, perché lei era una serial killer con degli evidenti problemi con gli uomini.
Stavo insomma vedendo una specie di Monster, più onirico, meno esplicito, violento e crudo.
Sbagliatissimo.
A confondermi ancor più le idee un tipo in motocicletta, di certo un complice (questa l’ho azzeccata) ma del quale non era affatto chiaro il ruolo, che compariva sempre sul luogo della sparizione dei poveri malcapitati.
Di certo un torbido triangolo in cui lui si divertiva a vederla adescare sconosciuti e poi magari tutti insieme appassionatamente.
Lei ha sempre il muso lungo quindi si deduce questa cosa non le vada tanto a genio, ma si presta ai giochetti perché è molto innamorata del motociclista, o ne è succube.
Toppato anche qui.

Ad un certo punto mentre lei cammina per un bosco un forestale o guardaboschi o giù di lì tenta di violentarla, forse ci riesce, forse no, no matter, e mentre lei scappa o si rialza dopo la violenza si vede qualcosa che le pende dal sedere e dalla schiena, come un pezzo di tessuto scuro.
Che io ovviamente ho pensato fosse sangue, dopo lo stupro, ma perché ho visto troppi film.
Non sembrava sangue in realtà: enorme a quel punto il mio smarrimento, il mio sconcerto, la mia assoluta non comprensione di cosa stesse succedendo.
Poi salta fuori un alieno, rinsecchito come una mummia, scuro, pelato, senza orecchie e naso, un alieno come lo disegnerebbe uno scolaro di seconda elementare, che forse la soccorre. La consola? Boh.
Ma il feroce stupratore le butta addosso una tanica di benzina e le dà fuoco e lei diventa un mucchietto di cenere in mezzo alla neve.

Wikipedia mi ha edotta sul fatto che si tratti di un recente (2013) film di fantascienza nel quale la protagonista interpretata da Scarletta ed il motociclista altri non sono che degli alieni infiltrati sulla terra, nientemeno che.
Non pervenuto il perché lei ce l’abbia a morte, è il caso di dirlo, con gli esseri umani di sesso maschile, cosa le abbiano fatto.
Più che a me o alle mie amiche, per dirne una, ma noi mica andiamo in giro ad accopparli, sappiamo vedere oltre, andare avanti.
Comunque a me sarebbe piaciuto tanto saperlo.
Ciò che mi ha fatto impazzire più di ogni altra cosa, il busillis: il pezzo di tessuto che pendeva dal pregevole derrier di Scarletta era la sua pelle d’aliena sotto il travestimento/maschera da Umana, mentre la brodaglia densa nella quale le povere vittime morivano era proprio una brodaglia densa da alieni, nessuna sottile metafora dell’amore carnale.

Io un film così sciapo e malfatto, giuro, non l’avevo mai visto.
Fossi stata al cinema sarei stata capace di mettermi a fischiare, ma non credo nemmeno sarei arrivata alla fine.
A tutto c’è un limite.
Non so se sta Cosa qui sia arrivata nelle sale italiane, ma se qualcuno leggesse queste righe, me ne guarderei bene.

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4 commenti

Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve

4 risposte a “Il cinema, me e il peggior film di tutti i tempi

  1. Ho letto la trama ed è di quelli che potrebbero piacere al mio ragazzo, trash zombie per lui, accento scozzese per me, pigra domenica pomeriggio risolta! Io vado al cinema quasi tutti (ho una tessera gratis) e ti assicuro che ho visto il peggio del peggio!

    • Beh, se ci vai fammi sapere che ne pensi, ma so che lo troveresti inguardabile. Se fossi una critica cinematografica direi proprio solo questo: inguardabile.
      Ovviamente non mancavano all’inizio commenti entusiastici del Minneapolis Star ed ovazioni dell’ Indianapolis Herald (nomi di fantasia), ma che pelo ci vuole.
      Un po’ come a sentir parlare scozzese 🙂 ihhiiihhi

  2. Scoziaaaa, Scoziaaaa, devo vederlooooo!

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