Un giorno qualunque

Nei giorni scorsi ho preso appuntamento presso una di quelle associazioni che difendono i consumatori per cercare di capire, tra altre cose ben più rognose, come venirne fuori da quella faccenda dello stalking telefonico, un andazzo che mi costringe a tenere il telefono di casa sempre staccato quasi da nove mesi.
Un numero di telefono ed un’utenza nuovi di pacca proprio per far perdere le mie tracce a questa gentaglia, un telefono che squilla anche per tre o quattro volte al giorno se per caso, dopo aver chiamato qualcuno, me lo dimentico collegato alla rete.
Gente che a malapena parla l’italiano e con dei ronzii e rumori di sottofondo che non si capisce da dove chiamino, spesso anche senza che appaia il loro di numero, mentre mi risulta per queste società pseudo commerciali e di pseudo marketing sarebbe obbligatorio per legge, sì, legge.
Ci sono stata stamattina.

La cosa triste della vicenda é che la signora che mi ha ricevuta su questo argomento é risultata abbastanza impreparata, e non riesco a credere che nessuno si sia mai rivolto all’associazione per questo problema, perché con chiunque mi capiti di parlarne é un fenomeno diffusissimo e costante.
Specialmente negli ultimi tempi non c’è nessuno che non riceva chiamate inopportune, inutili, non gradite, non richieste, e non c’è mezzo di levarseli di torno.
La gente non ne può proprio più, e io sono maledettamente stufa di subire questa violenza, stalking da anni, stufa da un bel po’.

In buona sostanza la signora stentava a credere che io non avessi dato il mio numero di casa ad anima viva perché “se qualcuno La chiama, vuol dire che da qualche parte sta scritto”, che in effetti come ragionamento non fa una piega.
È ciò che penso io, solo che si da il caso che non sia stata io a darlo a chicchessia.
No, non sono sull’elenco, niente pagine bianche, gialle, rosa.
Nemmeno ho mai pensato di scriverlo sui moduli per le tessere dei negozi e dei supermercati, come azzardava e ipotizzava la signora, e di questo ne sono assolutamente sicura.
Ho dovuto giurare, e così é, che attualmente ed ufficialmente solamente WIND Infostrada é al corrente di questo mio nuovo numero.
Non ufficiale invece pare ce l’abbiano cani e porci.
Comunque io penso siano stati proprio loro, i miei gestori, ad avermi venduto al miglior offerente, ma non riesco a parlare con un loro operatore, pazzesco.
Ho compilato diverse volte sul loro sito, nell’area riservata ai clienti (minuscolo), una specie di modulo per le lamentele, mai cambiato niente, anzi la situazione peggiora continuamente.
Quando le ho chiesto che possibilità avessi di difendermi da queste molestie, con che modalità, la signora ha alzato le braccia al cielo.
Proprio così.
Non so, mi sembra un gesto così tipicamente italiano.
Ripeto non fosse quello il motivo principale della mia visita e del mio tesseramento (60 euri), perché se no sarei ancora più incazzata di quel che sono.
E non so più dire se sia peggio l’incazzatura o la rassegnazione, penso la rassegnazione.

Resterebbe andare dai carabinieri, ma sinceramente la mia fiducia nelle istituzioni italiane di ogni ordine e grado vacilla da tempo.
Sono sicura che finirei io sotto processo, magari non davanti ad un tribunale, una specie di loro Tribunale dell’ Inquisizione sì però.
Oppure alzerebbero anche loro le braccia al cielo.
Il paese più bello del mondo, certo, certo.
Continuerò a tenere il telefono staccato, non posso lottare anche per questo.

Uscendo da lì mi imbatto in un conoscente, coetaneo, avvocato, due figli piccoli: non c’è la fa più e sogna, o forse pensa davvero, di trasferirsi con moglie e buoi in Sudafrica.
Parliamo di stalking, lui oramai sia in casa che in ufficio li prende a male parole.
Io non ci riesco più, primo perché tengo sempre il telefono staccato, secondo perché é gente che fa un lavoro più merdoso del mio e con uno stipendio da fame.
Penso che sia più per la prima ragione però.

Riprendo il pullman per tornare a casa, il biglietto é aumentato dall’ultima volta in cui l’ho preso, ora fanno 1,30 euri per tratta, che se non fosse stato per la pioggia me la sarei fatta a piedi.
Salgono tre controllori (TRE) dell’azienda trasporti locale per controllare che tutti i passeggeri siano in regola con il biglietto.
Dopo aver controllato quelle poche anime che c’erano sul mezzo si sono intrattenuti per un pezzo del tragitto a ciarlare tra di loro o con la gente.
Sembrerebbe quantomeno che a Vorkuta il biglietto tutti lo pagano, almeno nella retata nella quale sono finita io.

Sono scesi alla mia fermata, in tre, in tre si sono avviati alla sede della loro azienda che non è distante da casa mia, io sono scesa poco dopo.
In tre per controllare un autobus alle undici di mattina, solo anziani e mamme con bambini, con me e con gli ombrelli una trentina di presenze al massimo?
Boh, c’è qualcuno che ancora se la passa bene, felice per loro.
Continuo a pensare al Sudafrica, l’avv. mi ha messo una pulce nell’orecchio.
Al Sudafrica non avevo mai, o ancora, pensato.

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2 commenti

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2 risposte a “Un giorno qualunque

  1. L’Antartide ha un suo fascino, dovresti pensare anche quel posto per far perdere le tue tracce

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