Filosofia da 5 centesimi

Oggi e ieri due di quei giorni nei quali se avessi potuto avrei spento tutto, tranne le funzioni vitali, per risvegliarmi tra un po’, magari già col sole e senza panettoni e Babbi Natale nella vita più liscia, piena e spumeggiante di qualcun altro.
O anche nella mia se solo le cose si mettessero un po’ a posto, e non che non ci stia lavorando, santiddio.
Magari, però, anche una salutare botta di culo ogni tanto non sarebbe male.
Perché le botte di culo e la fortuna esistono, come la sfiga.

Il pensiero occidentale e la nostra cultura attribuiscono un’importanza eccessiva alla razionalità e alle effettive possibilità di indirizzare le nostre vite nelle direzioni che vogliamo, nelle piccole e grandi cose.
Io ci credo sì e no, e cioè solo fino ad un certo punto, che volere é potere, e molto più per le questioni minori, quasi mai per quelle fondamentali.

Tipo, ci credo sì che se voglio posso perdere ancora due chili, ed imparare il russo per benino, ma se fossi nata nella Corea sbagliata e nel 99% sbagliato della sua popolazione starei succhiando radici amare dopo aver sgobbato diciotto ore in un campo di lavoro, altro che perdere due chili ed i podcasts di Russianpodcast101.com.
Anzi, in un campo di lavoro io sarei già seccata dopo una settimana.

E se fossi nata in qualche altra zona rurale del nostro bel pianeta avrei sgravato diciotto figli, mi resterebbero due denti in bocca e mio marito-padrone mi prenderebbe a legnate, un giorno sì e quell’altro pure, da quando avevo undici anni.
Prima, infatti, ci avrebbe pensato mio padre.
Anche qui, forse sarei già seccata ad anni ventuno, al sesto marmocchio.

Non escludo peraltro che anche così, con due denti in bocca e diciotto marmocchi scalzi, sporchi, discretamente affamati e per nulla istruiti si possa essere felici, o trovare un equilibrio nel compromesso, come siamo costretti a fare tutti.

E poi, anche se l’avessi voluto con tutta me stessa impegnandomi dodici ore al giorno ogni giorno, fino a farmi sanguinare i piedi e a lacerarmi ogni giuntura e muscolo, non sarei mai potuta diventare prima ballerina alla Scala.
Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto.
Infatti sono stata concepita in legno massello, nemmeno in truciolato, elastica e flessibile come una corda di violino anziché un giunco.
Non sarei mai potuta nemmeno diventare una mediocre majorette da ultime fila alla Sagra dell’Uva, se é per questo.
Quindi: ma di che stiamo parlando?

Comunque, nel caso esistesse una seconda vita, vorrei sceglierla io l’esistenza nella quale infilarmi anche solo per qualche giorno.
Prima vorrei leggere per benino e studiarmi le clausole del contratto, visionare una preview su YouTube, che mi hanno già incastrata e fregata una volta, senza che nessuno mi chiedesse niente di quello che avrei preferito.
Tipo nascere con una pelle che si abbronza, e flessibile come un giunco come una Carla Fracci, e molto altro anche di più importante.
Se no tanto vale tenermi la mia, piena di pezze e tutta rabberciata.

So, so che la fuori c’è della gente alla quale gira tutto, o parecchio, per il verso giusto. Non moltissima gente in verità.
Sicuramente sono stati meritevoli ma, anche, ove io possa giudicare e fare delle valutazioni conoscendo la situazione ed i retroscena, hanno avuto culo.
Quasi sempre più culo.
Sanno anche, c’è da dire, sapersi vendere molto bene, facendo sembrare sempre tutto una meraviglia, un letto di petali di rose senza spine.
È questa forse una qualità?

Ieri avevo anche addosso un sonno quasi letargico, eppure avevo dormito e non c’erano arretrati da scontare, in più un’ indolenza da gattastra da divano e, se avessi potuto, non avrei fatto niente, nemmeno il più piccolo movimento, se non stare sdraiata ad ascoltare il mio respiro e vedere scorrere le ore di un’altra giornata cupa e fradicia, inutile.
Allegria.
Cosa che ho comunque potuto fare dal tardo pomeriggio visto che sono parecchio fuori zona rispetto al 38* parallelo e nessuno, ancora, mi aspetta a casa per riempirmi di botte.
Quindi, che fortunata che sono!

Ah, per la mia iscrizione ad una delle associazioni di consumatori esistenti sul patrio suolo: no, non ne valeva proprio la pena, sessanta euri gettati.
Quello che hanno fatto è quello che avrei fatto e stavo già facendo da sola.
Però, magari, mettere allo sportello qualcuno con un minimo di preparazione e competenze anche giuridiche, no eh?
Magari qualcosa di più, anche solo di vagamente più professionale di un’alzata di braccia al cielo per i miei problemi di stalking telefonico (due chiamate in due ore sul cellulare proprio ieri mattina) l’avrei rimediato.

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8 commenti

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8 risposte a “Filosofia da 5 centesimi

  1. La prossima volta che hai soldi da buttare fai un fischio!

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