Archivi del giorno: 26 dicembre 2014

E poi Cin Cin

Adesso manca solo il discorso di fine anno a reti unificate del PdR, insieme ai petardi di qualche idiota che faranno solo morire di paura i “miei” ed altrui cani, e magari infastidiranno anche qualche neonato, tutti i malati o un nonnetto un po’ rimba, per dichiarare ufficialmente, e finalmente, chiuso quest’anno.
Per tutti gli stronzi che ci perderanno un occhio o la mano dovrebbero prevedere cure a carico loro, e non del SSN, e la galera a vita qualora ci andasse di mezzo qualcun altro che non c’entra niente.

Se posso dire, lo dico, un altro anno di mmerda, ma già qualche passettino avanti rispetto al precedente, anche se non so bene avanti verso dove.
Un anno comunque meno melmoso e statico del 2013, e velocissimo.
Pochissimi eventi significativi che hanno però sbloccato, in qualche modo, situazioni stagnanti, poi si vedrà.
Fino ad adesso, e per mia grande fortuna, come l’anno scorso un autunno-inverno non particolarmente freddi.
Potrebbe però nevicare, dicono, nei prossimi giorni.

Mi ero detta proprio oggi “potrei inaugurare il nuovo anno con un gesto plateale, quasi cinematografico, cioè buttando via un sacco di fotografie (cartacee) di eventi e persone lontane nello spazio e nel tempo”, ma già adesso, poche ore più tardi, non so se lo farò.
Sarebbe solo un gesto di stizza, inutile, infantile, patetica ritorsione contro chi nemmeno sa.
Forse lascerò perdere e mi farò un piatto di bene auguranti lenticchie, e dal tre p.v. andrò per saldi a cercare un maglione nero a V, che il mio me l’han fatto fuori le tarme quest’estate.
Non lo chiamo nemmeno shopping, devo semplicemente sostituire un capo essenziale nel mio guardaroba, non ho voglia ed intenzione di spendere soldi in cose frivole e non necessarie.
In questi ultimi mesi sono stata bravissima nel non farmi corrompere, proprio la formichina delle favole di La Fontaine.

Oggi mi sembra che il polpaccio stia meglio, ancora un paio di giorni di fermo, e poi gradatamente ricomincio col fitness plan.
Ne ho proprio voglia, mi sembra già di imbolsire, e nemmeno voglio perdere i risultati che ho raggiunto in due mesi di costante allenamento.
Così, con un po’ di endorfine in corpo dovrebbe anche finire la storia della Siberia che mi sta giusto-giusto rincitrullendo da quando cerco di muovermi il meno possibile e non so cosa fare della mia vita.

Ho scaricato gratis, e cominciato a leggere, ben due pagine, l’ebook di Guerra e Pace, ma quando ho visto il numero delle pagine e dei capitoli a seguire mi è venuto un colpo e son crollata.
Per ora soprassiedo, magari mi cerco ancora un giallozzo scandinavo che, onestamente, é molto più alla mia portata, o un altro libro di viaggi di Colin Thubron, che é una specie di Mito Vivente per me, insieme al ben più ridanciano Bill Bryson.
Ce ne sono altri di suoi libri, oltre a in Siberia, di là sullo scaffale, sezione Viaggi, ed anche di Bill Bryson.
Sono i più letti in assoluto.

Se sapessi pregare e avessi una qualsiasi fede pregherei per il futuro dell’Italia e del mondo.
Anche se andando per i novanta mi accorgo che, in generale, non si diventa più ottimisti, mi sembra che adesso siamo proprio ad un passo dall’Apocalisse.
Ieri nella mia siesta pomeridiana pagana leggevo sulla prima pagina di un quotidiano del numero impressionante di gente che perde il lavoro e, già a partire dai 35/40 anni, di quanto poi sia difficile ricollocarsi (e tirare a campare in un paese che ti da due dita nell’occhio nel momento del bisogno).
Magari il giorno di Natale potevano anche evitarselo, e lasciarci ingozzare in pace, ma mi è venuto un brivido per la schiena e da verme quale sono ho pensato “speriamo non tocchi mai a me”.

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