Archivi del giorno: 27 dicembre 2014

Auguri e tecnologie

Ho finalmente realizzato che non sopporto questa becera usanza, oramai già diventata tradizione da anni e come tale consolidatasi, di fare gli auguri, di Natale, di Buon Anno, di Pasqua, per Hanukkah, per il Ramadan, per la Festa dei Ciliegi in Fiore, la nascita di Mao, la morte di Stalin, per un esame, per un intervento, per qualsiasi evento piacevole o spiacevole che si reputi importante o significativo per la persona destinataria (o il più delle volte per se stessi), a mezzo sms o equivalente social tipo Whatsup.
Twitter non so perché, me li farebbe girare ancor di più, primo perché tanto lo sopporto che ho chiuso il mio account dopo due giorni, secondo nel caso in cui nell’augurare qualcosa di bello a qualcuno, che si suppone mi sia in qualche modo caro, o per stargli vicino in un momento così così, mi servissero cento cinquantuno lettere, invece di quelle previste/consentite.

Lo trovo davvero impersonale, gretto, sgradevole, e non voglio cascarci più, nemmeno io, anche se é tanto più scomodo, meno veloce, emozionalmente ed umanamente più impegnativo, anche se bisogna lambiccarsi un po’ il cervello, personalizzare, magari ciucciarsi anche il racconto delle coliche gassose dell’infante, del coniuge che ha perso il lavoro, del papà anziano che se lo sta mangiando vivo l’Alzheimer.
Perché si sta diventando così, 1008 followers su Twitter e 863 amici su Facebook, ma nessuno con cui andare al cinema o a mangiarsi un gelato.
Su Pinterest io stessa raccolgo gli entusiasmi di molta più gente di quanta ne verrebbe ad un mio compleanno o al mio funerale.

Avevo già espresso in un post il mio sbigottimento per delle condoglianze fatte via sms alle quali mi era capitato di far da testimone, quando anche alla socialmente autarchica che è in me era parso si stesse raschiando il fondo del barile, che si stesse andando oltre.
Inutile, pertanto, ritornare sull’argomento, dico solo che io una persona che mi mandasse un sms alla morte di un genitore, del compagno, di un figlio, la manderei a cagare, ma non per SMS o via Whatsup.
Quando, tra brevissimo, (ne son certa) mi chiederanno di scrivere un libro sul bon ton e la netiquette per far fronte alle sfide del 21* secolo le condoglianze via SMS saranno uno dei più grandi NO-NO-MUST-NOT, ma ci sarebbe anche un breve paragrafo su auguri, in bocca al lupo, buoni compleanni e così via.
Il discorso ovviamente non vale se stasera esco a cena con un’amica per festeggiare il suo compleanno e poi domani, che é realmente il giorno del compleanno, la mattina o quando mi pare nel corso della giornata le rinnovo i miei auguri.

Tutto questo lo pensa una che la tecnologia la AMA e che ne fa un grande uso, una che aspetta solo di capire cosa diavolo siano anche i Google Glass, quanto costano e che magari arrivino presto alla Lidl, se solo ci trovasse un’utilità, la possibilità di farci cose nuove, una che nemmeno vorrebbe tornare a penna e calamaio, alla bella grafia e agli svolazzi.
Però un pó di Umanità si, dai.

Capisco se tra augurante e l’augurato ci sono 12.000 km di distanza e otto o nove fusi orari, caso in cui una telefonata magari a ruota libera e non combinata su Skype o FaceTime verrebbe a costare più della cessione del quinto, e sarebbe anche difficile trovare l’orario idoneo, ma con gente che abita dietro l’angolo, o nella tua stessa città, come a Mondovì o a Barletta, ci si potrebbe anche sprecare, e alzare quel telefono.

Invece abbiamo tutti voglia, é la mia impressione, di farla corta e di ritornare ai nostri fattacci il prima possibile, però con la sensazione-illusione di essere stati splendidi, amabili, proprio delle personcine tanto care, di essersi già scavati una nicchietta più comoda e dotata di ogni comfort nel nostro personale paradiso che ci aspetta a porte spalancate.

Io l’ho fatto, non voglio farlo più, é troppo brutto, é troppo triste.

(Intanto, qui, continua a nevicare).

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