Spiaggia e marea

Qualche sera fa in modo del tutto casuale cercando su google delle informazioni di non so che natura ho risolto un enigma che aveva turbato la tranquillità di una vacanza pochi anni fa.

Si era su una bellissima isoletta a nord dell’Olanda intorno a metà agosto, cioè gli inizi di dicembre per un’ italiana freddolosa.
Ci trascinavamo avanti ed indietro e su e giù per questa lunghissima spiaggia selvaggia letteralmente spazzata dal vento, tre femmine dalle sembianze disumane imbacuccate come Armaduk.
Bambini molto biondi giocavano con gli aquiloni e qualche rara barca a vela si avventurava in mare: alle nostre spalle dune di sabbia incredibilmente bianca, qualche casetta ordinata e ricoperta di fiori, in lontananza sicuramente un faro, insomma un sereno idillio da cartolina.

Nonostante avessimo macinato qualche decina di chilometri sulla battigia giocando a rimpiattino con le onde lunghe e schiumose e l’acqua gelida da lì non ce ne volevamo più andare, e non solo per la suggestione del luogo.
Quel giorno nella ciurma si erano verificate delle piccole incomprensioni, cosa del tutto normale tra tre femmine, per cui non so più bene chi non parlasse con chi, dunque si continuava a trottare per sbollire gli animi.

Ricordo però vividamente il mugugnare straniti commenti circa dei cartelli posti su dei pali. Incontravamo quei cartelli ogni qualche centinaio di metri, erano conficcati nella sabbia e fin dentro il mare: vi era disegnata una manina rattrappita ed agonizzante che sbucava da una superficie non ben identificata ad invocare aiuto.
Non vi erano scritte, spiegazioni, né in olandese ne in altre lingue, solo quella manina inquietante rivolta al cielo.

IMG_1395

Una cosa come questa, insomma, solo che io ricordo una mano sola, assai più espressiva nella lenta agonia, e non ricordo affatto la scritta, che al significato della parola Drijfzand in tre ci saremmo arrivate.
Le sabbie mobili sono una cosa abbastanza seria, credo.

Da donne di terraferma e provenienti da diverse giungle d’asfalto e cemento avevamo pensato che quel cartello stesse ad indicare che in quei punti il mare era pericoloso, magari le correnti più forti, e che fosse caldamente sconsigliata la balneazione, il che ci sembrava cosa normale e comprensibile.
Però quella manina, insomma, non mi convinceva: a me era rimasta la sensazione che ci stesse sfuggendo qualcosa.
Nei giorni successivi avevo continuato a pascolare in spiaggia ma istintivamente mi ero tenuta lontana dall’acqua.

Ecco che a pochi anni di distanza grazie al magico Google scopro che quel minaccioso avvertimento sta(va) ad indicare la presenza ed il pericolo di sabbie mobili.
Sabbie mobili ? Argh!!
L’avessi saputo allora sarei stata tutto il tempo in camera a leggere, a intrecciare corone di fiori, a mungere mucche in una stalla.

Non so chi se lo sia studiato quel cartello, magari é stata istituita un’apposita commissione a Bruxelles, oppure potrebbe essere il frutto del genio locale.
In ogni modo, a meno di non essere del posto o di provenire da luoghi dove questo scherzetto della natura è comune e frequente, cioè dal 0,0001 % del resto del pianeta, credo fosse quantomeno poco chiaro.

Nella mia testa le sabbie mobili esistevano solo nei telefilm con Tarzan e Cita, perciò parecchio lontano dall’Olanda.
Da quelle domeniche pomeriggio in compagnia del Re della Giungla uno degli incubi più ricorrenti della mia infanzia, quello di finire risucchiata da una fanghiglia che fa le bolle e che mi trascina con se verso il centro della terra senza che nessuno possa fare niente per tirarmi fuori.

Sollevata per aver messo a posto anche questo tassello della mia vita e probabilmente ancora satura dei ricordi di quella e di altre isolette dei mari del Nord, stamattina appena sveglia dovevo assolutamente sapere come si dicesse in russo “marea”.
Non che nelle mie scarne conversazioni mi serva saperlo, volevo capire se per i russi è un sostantivo maschile, femminile o neutro.

Non può esistere che marea non sia di genere femminile, non c’è fenomeno naturale che sia più femminile di questo.
Inoltre, ma questo è il mio gusto personale, non c’è alba o tramonto che mi tramortisca di stupore più dello spettacolo del mare che si ritira o che avanza per chilometri e chilometri.

In russo, ovviamente, finisce in consonante, perciò è sostantivo maschile, il mareo.

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7 commenti

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7 risposte a “Spiaggia e marea

  1. Che marea in russo sia un termine maschile mi riempie d’orgoglio, in qualità di rappresentante del genere.

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