Orto e giardino

Tenere un giardino, e non fiorito e lussureggiante come lo vorrei in tutte e quattro le stagioni ma solo entro i limiti del decoro, è un lavoro fisicamente sfiancante.
La natura fa il suo corso, l’erba cresce e bisogna tagliarla, le erbacce crescono e bisogna estirparle, le piante pure e bisogna potarle, le foglie cadono e bisogna raccoglierle, col caldo bisogna innaffiare, poi ogni tanto concimare.

Animali ed animaletti di ogni tipo prosperano, infestano, si riproducono, muoiono: ci si deve convivere, rimuovere i loro cadaveri quando necessario, o lottare, come contro i ragni, le zanzare, le vespe, persino le api.
Le zanzare le accoppo, dalle vespe cerco di star lontana, dalle api idem.
La scorsa estate entravano in casa delle farfalle nere giganti che mi terrorizzavano, mai viste prima in tutta la mia vita.
Ove riuscivo le facevo uscire dalla finestra, ma non tutte, alcune le ho uccise.
Secondo il buddismo tutto questo mi si ritorcerà contro, secondo me tutto già pagato in anticipo.

La natura insomma ha un ciclo incessante e non da tregua se non per pochi giorni, poi il giro della giostra ricomincia.
Forse solo nei due tre mesi più freddi si vive come separati in casa, senza interferire, perciò mi godo le ultime settimane di riposo.

É però anche una gran bella soddisfazione: senza che facessi nulla per farle comparire nei giorni scorsi prima che nevicasse ho trovato piccole margherite, che carine, e tante altre primule.
Presto arriveranno anche i crocus dai mille colori.
Il cespuglio di rose rampicanti sta bene e continua la sua scalata inarrestabile verso il balcone che, verso maggio, immagino sarà una meraviglia.
Il calicantus fa dei fiori gialli profumatissimi, fiorisce sempre alla fine dell’inverno per un mese o poco più.

Si imparano anche tante cose, si accumula uno spiccio sapere: ad esempio che le foglie morte autunnali vanno raccolte quando sono secche, possibilmente non in un giorno ventoso, e non quando sono bagnate, perché si fatica il doppio e pesano il quadruplo, e quattro sacconi neri di foglie bagnate arrivano tranquillamente a una quintalata, una quintalata di roba che bisogna smaltire all’oasi ecologica.

L’orto per mia parziale autoproduzione ancora non ce l’ho, però oggi ho avuto delle soddisfazioni dal semenzaio artigianale (= contenitori vari di recupero) improvvisato nei giorni scorsi.
Rientrata dal lavoro ho fatto il mio solito giro di perlustrazione nel locale, luminoso e caldo, dove ho sistemato i miei semini in un soffice strato di terriccio, tenendo sempre umido ma ben drenato.

Meraviglia delle meraviglie, ho visto che moltissimi stanno germogliando, prevalentemente quelli di valeriana, una particolare specie olandese più resistente al freddo che ho scelto appositamente, mentre nel contenitore con un mix di fiori vari primaverili per bordure, balconi ed aiuole non si intravedono ancora particolari segni di vita.
Nelle prossime settimane ripeterò la stessa procedura con i semi di pomodoro, e magari nel frattempo mi approvvigiono anche di altre sementi come carote e zucchine.

E sono passati solo dieci giorni da quel dì: per essere il 31 di gennaio, l’ultimo dei giorni della Merla, il sole era insolitamente tiepido.
Avevo provato a rimuovere delle zolle nella zona idealmente deputata ad orto ma, con mia grande sorpresa, il terreno era ancora durissimo e compatto, impossibile da lavorare.
In una sottovaso dimenticato sul retro dell’acqua piovana aveva formato un sottile strato di ghiaccio. I due segnali andavano in un’unica direzione: nonostante il tepore era ancora prematuro fare giardinaggio all’aperto, e mettersi a fare l’ortolana.
Così é nata l’idea del semenzaio, fatto in casa e con una spesa davvero minima. Una bustina di semi non arriva infatti a due euro, ma a fare tanto, per contenitore si può riciclare quasi tutto e il terriccio per ottenere i primi germogli può non essere particolarmente profondo.

Essendo totalmente alla mia prima esperienza non so esattamente come mi comporterò con i nuovi nati, mi sembra faccia ancora troppo freddo per piantarli all’aperto, e il suolo è ricoperto di neve che di certo non mi metto a spalare.
I virgulti di valeriana comunque sono stati una piccola soddisfazione, mi hanno scaldato il cuore e spero che verso fine mese o poco più diventeranno anche la mia cena, o una parte di essa.
Nel frattempo sto valutando se, tutto sommato, non convenga fare crescere tutto, a parte i fiori, in grandi vasi rettangolari dei quali dispongo già, piuttosto che nella terra libera, sembra molto più comodo e meno faticoso da gestire per “raccolti” di piccola entità.

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11 commenti

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11 risposte a “Orto e giardino

  1. sí, sí…tutto bello. giardino, orto, fiori, verdure….ma io voglio sapere: ti sta piacendo il libro?!?

    • assolutamente si, sappi che sono a metà e mi dispiaccio solo di non avere tempo x andare sparata fino in fondo, tra una cosa e l’altra. ..interessante poi leggere un autore cinese. ti avrei scritto sul tuo blogghe ma il tuo blogghe non mi vuole

      • 😦 non so come fare. Ho guardato nelle impostazioni e lí è già impostato che chiunque può commentare. Ho provato anche da anonima a commentare sul blog e mi sembrava fosse tutto in ordine.

      • Credo che il problema sia mio, di autenticazione sia come account google che wordpress, non capisco il perché.
        Pag 170, e adesso conterei di leggere un po’, doveri permettendo entro fine della settimana prossima é finito. Va via bello liscio 🙂

  2. In effetti la soluzione che hai prospettato è la migliore, soprattutto visto che è ancora inverno. C’ il vantaggio che il vaso quadrato te lo puoi portare in cucina o in soggiorno per dare un tocco verde.

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