Enjoy the silence

Non è stata certo una coincidenza il fatto che abbia cominciato a redigere una specie di mia TOP 50 musicale negli stessi giorni in cui la RAI trasmetteva la n° edizione del festival di Sanremo.
Impresa che poi si è rivelata impossibile: la lista, che non è nemmeno completa, già conta più di cento brani solo andando a braccio ed è diventato un post, del 10 febbraio.
Se mi fossi messa a fare una ricerca seria a tavolino e a rintracciare i titoli di molti brani di autori del Tropicalismo brasiliano, dei Rolling Stones, di Prince, dei R.E.M, di David Bowie, dei Doors, di autori di world music dai nomi impossibili e di tanti altri credo che arriverei tranquillamente a duecento pezzi che considero per me essenziali, forse più.

Il fatto che quest’ultima edizione del Festivalaccio abbia anche avuto un grande successo di pubblico mi ha lasciato assai perplessa ma, per fortuna, io non faccio testo e se tanta gente lo guarda con interesse allora è giusto che continuino a programmarlo e a trasmetterlo, non si discute.
Però, anche per questo, io ho salutato la RAI, tre anni fa.

Ho sempre ascoltato tantissima musica, sin da decenne-dodicenne, iniziata a ciò e contaminata nei gusti prima vergini e poi ancora acerbi dalle scoperte musicali di un fratello di qualche anno più grande.
Ricordo i nomi che giravano e andavano per la maggiore: Patti Smith, David Bowie, Stevie Wonder, e poi gli Chic, e KC & the Sunshine Band.
Ho stampate nella memoria anche le copertine di quei dischi che venivano custoditi gelosamente in una camera dove non avevo formalmente libero accesso.

Verso quell’età, credo appunto verso i dieci anni, mi è arrivato in regalo per il mio compleanno un vero status symbol dell’epoca, un mangiadischi portatile della Grundig.
Arancione e con un bel manico di metallo, “mangiava” solo vinili 45 giri.
Ci suonavo “Pop Corn”, già stagionata ma ancora attuale in quegli anni, e mi rinchiudevo da sola in camera a ballare al suo ritmo ossessivo-psichedelico-allucinogeno rivelando già scarsissimo senso del ritmo e assenza totale di coordinamento degli arti.

Non mi spiego perché mi piacesse tanto.

Parallelamente e a pochi metri di distanza dalla mia abitazione nella mia giovane vita si dipanava un altro filone musicale: a casa di un’amica, anche lei con una sorella più grande coetanea di mio fratello, si andava alla grande di Lucio Battisti, di Elton John, di Beatles.
C’erano anche i Rubettes, ma credo quelli ce li filassimo solo noi con il loro tormentone “Sugar baby love”.
Poi, se devo dirla tutta, ci piacevano anche “Cuore Matto” di Little Tony e qualcosa di Mal, ma in misura minoritaria.
Mal, per inciso, all’epoca era anche belloccio e maturo, per questo piaceva molto di più alle amichette più grandi che cominciavano ad avere i primi pruriti della pubertà.
Un cugino fuori di cranio qualche volta suonava con la chitarra quelle che oggi si chiamerebbero cover, e si cantava anche, tutti insieme appassionatemente, in giardino d’estate, al chiuso d’inverno.

Dopo i quattordici è stata l’epoca delle radio libere, e c’era solo l’imbarazzo della scelta.
Come adesso, solo che allora erano la novità assoluta, nascevano stazioni radio in ogni garage e sottoscala della penisola, tante chiacchiere ma anche un sacco di musica da ascoltare liberamente e gratis, la grande abbuffata.
I fratelli più grandi ambivano a, o finivano a fare i DJ.
Da lì in avanti ho continuato per la mia strada in maniera più autonoma e sviluppato il mio gusto che definirei decisamente eclettico.
Ricordo di avere sbavato per una tale DD Jackson, per i Rockets, per Donna Summer, poi un certo Patrick Hernandez, i Gibson Brothers, Patrick Juvet.

I miei mentori e coloro che hanno contribuito maggiormente alla mia “formazione” musicale, che ne hanno indirizzato i gusti, che mi hanno rivelato perle sconosciute, sono sempre stati uomini.
Fidanzati, parenti, amici, colleghi, compagni di viaggio su un treno, ma sempre maschi.
Grazie a tutti.
Con le donne non ricordo di avere mai parlato di musica per più di cinque secondi di fila. Forse perchè nessuno ha o aveva la mia stessa passione, o più semplicemente gli stessi gusti.

Il fatto è che con la musica che non mi piace sono proprio intollerante, mi da fastidio come fosse rumore.
Mi dispiace dirlo ma tantissimi autori italiani mi fanno quell’effetto lì, sono cacofonici, non sopporto i testi, non sopporto la musica.
Tanto invece mi manda fuori di testa la musica che mi piace, perché poi quando piace gira nel sangue.

Non nascondo che moltissimi dei pezzi che ho elencato in nel post del 10 febbraio, quasi tutti, hanno accompagnato momenti per lo più felici della mia esistenza: non so fino a che punto questo consenta di essere oggettivi nelle proprie valutazioni.
Nella misura in cui si può essere oggettivi quando di parla di gusti personali sinceramente credo di esserlo stata, oggettiva, cioè di non essermi fatta troppo influenzare da vissuto e vicende personali.
Moltissime di quelle canzoni sono datate, chiunque sotto i quaranta potrebbe felicemente ignorarne l’esistenza.
Sbaglierebbe però, perché si perderebbe qualcosa.

Ad un certo punto, a tanti anni dalla mia iniziazione musicale, dopo tante stagioni di vinili graffiati, di cassette aggiustate con il nastro adesivo, di CD masterizzati, di MP3, di ritornelli canticchiati, di facce ebeti, estatiche, rapite godendomi l’attacco o il refrain di un pezzo, di goffi balli solo accennati, di note stonate e dita che tamburellano il volante ho chiuso bottega.
Ho praticamente smesso di ascoltare musica anche se, quando capita la mia musica, vado sempre su di giri.

Non compro/scarico nulla dal giugno 2011 e difficilmente al mio “repertorio dei piaciuti” aggiungo nuovi pezzi.
Potrebbe essere una fase passeggera, duratura, ma passeggera.
Oppure no, potrebbe essere diventato qualcosa di permanente, non sono in grado di dire.

C’entra sicuramente il fatto che il continuo ed insulso chiacchiericcio di sottofondo da ufficio mi ha oramai logorato i timpani.
Mi piacerebbe che imponessero, come in un convento o in un monastero, la consegna del silenzio, piuttosto di sentire obbligatoriamente tutte quelle stronzate che, parentesi, non hanno nulla a vedere con il lavoro.
Quanta pace, quanta produttività recuperata fuori e dentro il gabbio, uscirei ancora carica e non come una giumenta sfiancata.

Nonostante il silenzio non potrò mai rinnegare la mia passione per la musica che mi ha dato così tanto e lasciato solo bei ricordi, e che ora si riaccende di tanto in tanto per poco tempo, come la malaria, o come un primo amore mai del tutto dimenticato.
Magari un giorno l’amore ritornerà, prepotente.
Allora farò sicuramente l’abbonamento a Spotify.

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2 commenti

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2 risposte a “Enjoy the silence

  1. Ho cominciato a leggere il post e ho detto, non lo finisco neppure, non ascolto musica, non avrei niente da dire. Invece poi ho finito di leggerlo e ti dico, mi è successa la stessa cosa, evoluzione simile e ora solo silenzio, però anche io se ascolto certi pezzi del passato non posso fare a meno di sentire un brividino, ma di gente nuova non conosco nessuno, non ho radio, non ho musica nel telefono o ipad o computer e proprio ieri quando la mia coinquilina mi ha detto: ti faccio sentire una canzone. Le ho risposto; per favore, no, ho bisogno di silenzio. Credo però che sia proprio per il logorio dei timpani sul lavoro … io voglio silenzioooo!

    • Oltre ai cani e al blu e una simpatia, in te molto più spiccata, per il luddismo e per frutta e verdura anche tu ami il silenzio?
      Sai che abbiamo tante cose in comune ?
      Non che non mi piaccia parlare, confrontarmi con altre persone, tutt’altro, ma da me in ufficio é IMPOSSIBILE e noioso come la morte fare un qualsiasi discorso.
      Sensazione di Estraneità Totale, mia. Cerco di adattarmi per sopravvivere ma nemmeno più di tanto. Sono l’extracomunitaria delle comunitarie.

      Lo dico sottovoce, e vale solo per me, ma il fatto di non sentire più bisogno della musica penso sia dovuto anche agli anni che passano.
      Primo è molto difficile trovare qualcosa che piaccia, si vive di quello che si ha in memoria.
      Si riduce tutto al minimo: mi sto liberando di tanti quei fardelli mentali e materiali che se l’avessi saputo prima avrei viaggiato molto più leggera…
      Buon fine settimana

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