Archivi del giorno: 21 febbraio 2015

Il secondo mese dell’anno

Arriva sempre, nella vita di un qualsiasi lombardoveneto stanziale, a maggior ragione se d’adozione, il momento in cui non ne può più dell’inverno, anche se più clemente della media.

Mettiamola così: il più delle volte ottobre, tecnicamente definito autunno, é ancora estate, o quasi, come una primavera in stadio avanzato in ritardo di cinque mesi, con la differenza che dopo non viene l’estate e che i colori tendono più al giallino aranciato.

Novembre può essere fresco o freddo, ma spesso si verifica il piacevole fenomeno dell’estate di San Martino, altrove meglio conosciuta come indian summer.
Si riappendono sciarpe e cappotti nell’illusione che il riscaldamento globale abbia prodotto l’unico effetto positivo dell’intera vicenda, la trasformazione della gelida Pianura in un posto finalmente adatto per l’insediamento umano, cioè con temperature mai inferiori ai quindici gradi (e non superiori ai ventotto, potendo scegliere).
Già dai primi del mese, subito dopo il Ponte dei Morti, comincia ad incombere lo spettro natalizio poi, con il cambio degli armadi, il fare avanti e indietro n* volte con la tintoria, le caldarroste e la gioia di rimettere gli stivali, novembre passa decisamente in fretta.

Dicembre é uno scivolo sdrucciolevole verso l’orgia del Natale e la fine dell’anno, si mangia in abbondanza e si aspettano le vacanze.
La formulazione di molti buoni propositi per l’anno nuovo – anche se menzogne pietose – aiuta a rendere il processo di transizione più scorrevole.

A Gennaio in genere si rientra dopo il sei rinvigoriti e ben pasciuti: é come essere picchiati da bambini dalla maestra il primo giorno di scuola ma si sfoggiano i maglioni nuovi e i guanti nuovi, e poi ci sono i saldi, che psicologicamente aiutano.
Già dalla metà del mese l’allungarsi delle giornate é chiaramente percepibile.
Ciao, ciao gennaio.

Febbraio è il mese più corto dell’anno, e a parte il Carnevale, i krapfen, i tortelli di mele, le chiacchiere o frappe non si intravedono altre ragioni per la sua esistenza.
Ah, sì, la semina, per gli amanti di orti e giardini.
Un po’ poco, infatti e fortunatamente è il mese più corto dell’anno.
In teoria, perché non finisce mai. MAI.
Passato il Carnevale è il momento in cui, ogni anno, anno dopo anno, l’Abitante medio della Grande Pianura é veramente stufo arcistufo dell’inverno: farebbe un patto con il demonio pur di beneficiare di un salto temporale di tre mesi e ritrovarsi a maggio, in maniche di camicia, i finestrini della macchina abbassati, parchi e giardini in fiore.

Lombardoveneta da sette generazioni, non chiedo tanto, poi la mia filosofia è quella leopardiana de Il Sabato del Villaggio: il pensiero della felicità che verrà è più tondo e portatore di gioia dell’evento atteso che non è mai all’altezza delle aspettative, essenza stessa della natura e della condizione umana.
Anche se poi volo basso: é solo attesa di mangiare fragole e ciliegie, e poi albicocche e pesche, meloni e angurie di stagione, di vivere con le finestre aperte, di potermi vestire a un solo strato, di vedere la pelle riacquistare un colore, una parvenza umana.

Però l’attesa con il sole e a quindici gradi sarebbe molto meglio che raschiare il ghiaccio dalla macchina la mattina come faccio da tre giorni di fila, e di continuare a pagare un botto di riscaldamento, per esempio.

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