Archivi del giorno: 1 marzo 2015

Piacere e spiacere

Sappiamo entrambe che i nostri telefoni non squilleranno, che probabilmente non si cercheranno mai più, che rimarranno muti.
Che non ci saranno pizze, che non ci saranno cene, né al ristorante, né a casa tua, tantomeno a casa mia.
Credo sarà così, che sarà il fato a decidere più che le nostre volontà.

E qualora dovessi accettare un improbabile invito, più per cortesia e per celebrare i vecchi tempi che non per piacere e desiderio di scambiare qualche pensiero intellettualmente onesto, ci andrei non da me stessa ma in una versione addomesticata per l’occasione, fintamente migliore ed autocelebrativa, non sapendo per quanto potrei continuare a recitare.
E di ciò non ne ho molta voglia.

Ed il motivo é che non mi sento più di dover fare quello che non mi sento di fare, che non mi interessa piacere a tutti i costi, che non mi dispiace di dover eventualmente spiacere a qualcuno.
Che io tutto quello che avevo da dare e da dire l’ho detto, dato e fatto all’epoca, e adesso sono passati mille anni, e questa cosa non sta più in piedi nemmeno con il Bostik e con gli elastici. Adesso solo rapporti assolutamente trasparenti e basati su fiducia e stima, che son stanca di giochetti e di rimpiattini ed ho troppe cose da fare nel tempo che mi rimane su questa terra per farmi andare tutto bene. 

A pochi chilometri l’una dall’altra non potremmo essere più distanti. Potrà capitare di rincontrarci ma non cambierà nulla, gli stessi sorrisi, qualche breve aggiornamento sulle proprie vita, qualche aneddoto, e poi via, come ieri.
E mi ha fatto piacere rivederti, perché mi capita di pensarti qualche volta, o che qualcuno mi chieda che fine tu abbia fatto.

Sappiamo anche che è giusto così perché quell’amicizia é finita e morta da un bel po’, almeno dal 1995/1996 per quello che mi riguarda, e per qualcosa che anche adesso non saprei perdonare a nessuno, che io con la virtù cattolica del perdono ho sempre avuto un problema e la mia etica relativa a questo punto é assai più di natura protestante.

Avrei dovuto, anzi, svegliarmi prima, reagire prima, difendermi prima, allontanarti prima. Anche se adesso quello non é più importante,  lo è stato, lo era molto per me, ed ha messo il punto e a capo.
Tutto il resto poteva correre, ma quello no: sapevi che se volevi ferirmi e farmi del male solo lí potevi andare a parare. E ci sei finita, con precisione chirurgica, per cui io non ho avuto mai nessun rimpianto e non credo di avere sbagliato.

Anche dopo ieri, e di anni ne sono passati, sono convinta che tornare indietro non sia proprio più possibile. Non solo con te, vecchia compagna di scuola e di alcuni anni di gioventù, quelli che se avessi un biografo sarebbero descritti come gli anni del Velinismo.
Tu eri la Velina Mora e, senza ombra di dubbio, quella vincente e gnocca: vincente anche adesso, nel senso vah, di quella che possiede ed ha costruito di più.
Un marito che ha fatto il grano, purtroppo so come, figlie, case e macchine al plurale, volendo bei vestiti e negli ultimi anni, finalmente, anche qualche viaggetto, che male non fa, ve lo dicevo io.

Mi hai ritrovata dopo dieci anni di silenzio e sei gradi di separazione, come é stato giusto che fosse non avendo molto in comune se non i ricordi di quegli anni da veline, e mi hai ritrovata per caso, in un centro commerciale dove cercavo di tirare l’ora X per poi andare al cinema.  A piedi, dopo una bella passeggiata a piedi e la cioccolata calda e una pasta in un caffè vecchio stampo del centro, come fanno le vecchie signore nelle cittadine di provincia, anche se poi col caldo che faceva e con quelle luci artificiali io da quel posto enorme sono schizzata fuori stravolta in meno di un’ora, a respirare aria fresca, a godermi un pallido sole.

Mi ha riconosciuta da lontano, rincorsa e fermata per primo tuo marito, e ho capito perché in quei pochi minuti nei quali abbiamo ciarlato da soli.
Poi, in pochi istanti, affaticata e con il volto stanco ma sempre bello e sorridente, sei arrivata tu. Allora lui ha interrotto bruscamente il resoconto delle vostre vite e dei tuoi interventi per lasciare spazio a noi regine madri, api regine, le vecchie amiche-nemiche ritrovate.

Ti ho trovata raddolcita, e lo sei diventata con il tempo, con i figli, grazie anche a tuo marito credo, e forse anche per la malattia di cui mi avevi solo accennato l’ultima volta che ci siamo fatte una pizza insieme all’insegna dell’amarcord, e quella serata era stata anche piacevole e divertente.
Poi era calato, inesorabile, il silenzio.

Non si può infatti continuare a rievocare il passato all’infinito quando non c’è un presente e non si intravede un futuro.

Da ieri sappiamo anche che non c’è astio, non c’è rancore o malanimo tra di noi, che ci ha già pensato abbondantemente la vita a provvedere ciascuna di un bel carico di legnate, non sempre dovute.
Anzi io credo che adesso ci auguriamo solo, sinceramente, e a vicenda, del bene, come due coniugi che hanno smesso di litigare e prendono la loro strada, finalmente liberi.

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Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo), Outlet valve