La stagnazione del gusto, con la segatura in testa 

C’è una sola parola per definire la “stagnazione” del gusto che si verifica alla mia età. Tutti i coetanei interpellati sperimentano infatti, prima o poi e in diversa misura, lo stesso fenomeno che ha una natura conservatrice, quasi reazionaria, e subdola.

Con “stagnazione” del gusto non intendo un ostinato e del tutto volontario arroccarsi a priori su proprie posizioni relative alla scelta di musica da ascoltare, di libri da leggere, di film da vedere, di vestiti/cose da comprare e indossare, e nemmeno sostengo a spada tratta la tesi che dopo una certa età, variabile a seconda degli individui,  non si abbiano più voglia e curiosità di ampliare i propri orizzonti, di verificare nuove possibilità, nuove opzioni.

Quella voglia lí di afferrare, visionare, comprendere tutti i prodotti intangibili e materiali dell’intelletto e creatività umana resta sempre, almeno se si è vissuto coltivando quel tipo di interessi, e muore con noi.

Dico solo che il tutto, necessariamente, si contrae, si ridimensiona, sicuramente anche nella consapevolezza che il tempo che resta a disposizione su questo pianeta non è infinito, cosa che non si è portati molto a considerare quando si hanno venti o trent’anni. La pesantezza della giornata lavorativa poi, ad un certo punto della vita, si fa sentire, per cui anche il più prezioso capitale umano, quello fatto di minuti e di ore, si fa più esiguo.

È così che le proprie scelte diventano parecchio più selettive e, nel timore di pigliare delle fregature e quindi di sprecare attimi e ore preziose, o nel dubbio di non essere in grado di apprezzare pienamente o di non essere in sintonia con il nuovo che avanza a ritmi sempre più vertiginosi, si preferisce rimanere su terreno conosciuto.

Poi si aggiungono i vissuti ed i ricordi personali, per cui tendenzialmente, e non c’è nulla da fare, la musica degli anni XX o YY resta la migliore, e sí, il nuovo gruppo non è male ma vuoi mettere i Parmesan & Cheese, uffa ma che noia tutti i legal thriller-polizieschi che vengono sfornati in continuazione in ogni paese del mondo e in ogni frazione italiana, vuoi mettere la Christie, e che schifo i leggings che erano già una porcata quando si chiamavano fuseaux ma almeno ai miei tempi li mettevano solo le ventenni smilze, e via di questo passo.

Io ho capito che questa fase di stagnazione per me è cominciata due anni fa all’incirca, e c’è una sola parola che ci va a braccetto, e fa a paura a dirla, perciò preferirisco ricorrere alla metafora di “inizio della fase di discesa della parabola”. Poi ci sono i vecchi di vent’anni, ma è altra cosa, ben più triste.

Per cui, andando sul contingente, io ho finalmente capito, e metterlo per iscritto mi aiuta a prenderne atto, di essere musicalmente molto vecchia, assai prematuramente invecchiata: ho all’incirca 100 anni, mi sono quasi del tutto bruciata. Ci sono delle cause oggettive, per esempio la convivenza forzata in ufficio con troppe persone che parlano sempre, o comunque troppo.

Musicalmente non riesco ad evolvermi, non riesco più ad appassionarmi a quello che gira di nuovo, e se succede é cosa rarissima, per dire che io sono ferma a Lykke Li e a Xavier Ruud, roba di almeno tre quattro anni fa. Ho fatto mio qualche loro brano, e mi piacciono molto, ma senza mandarmi in quell’estasi mentalmente orgasmatica che mi fa ancora provare Bring on the night dei Police da decenni. 

Con queste ultime acquisizioni fingo di sentirmi moderna ed al passo con i tempi. Di italiani sono rimasta ai Luna Pop e a Cesare Cremonini che poi si è messo a cantare da solo.

Con serial/telefilm mi sono fermata a Friends e a Sex and the City, poi non ce l’ho più fatta a vedere due puntate di fila di altra roba*, e giuro che mi sono impegnata. Del resto rimango nella convinzione che i due appena citati siano ineguagliabili, soprattutto il secondo, che conosco a menadito. 

Dubito potrà mai esserci amore più grande, come per moltissime donne, e uomini, nati più o meno nei miei stessi anni. Quindi: dimostro l’etá che ho, non sono vecchia ma certo non son più giovane, come le quattro ex “ragazze”. Non ritengo probabile il superamento di questo lutto, e il riuscire ad andare oltre, ma nemmeno impossibile: ci sono dei margini, degli spiragli di apertura, se pur ridotti. 

In fatto di film sono invece una ragazzina  e ho ancora tutta la vita davanti: non mi precludo nulla se le recensioni mi dicono bene o se ho qualche curiosità da soddisfare, seguo l’istinto, il fiuto, poi va come va. La mia impressione è che anche oggi si facciano dei gran bei film e delle schifezze, esattamente come ai miei tempi.

Certo che come mi era piaciuto nel 1998 o giù di lí Festen, di a me tuttora sconosciuto o dimenticato regista danese, ehh ehhh, ce ne son pochi. Facile cadere nel giochetto, é subdolissima e infingarda questa stagnazione del gusto :-).

In fatto di libri sono ancora giovane, molto più giovane della mia età anagrafica, ma un pó più cresciuta rispetto alla Me Cinematografica Televisiva. Non ho particolari preclusioni su generi, autori, casa editrice, idiosincrasie o altri fattori discriminanti, o sono gli stessi deterrenti dei vent’anni. 

Registro tuttavia una centuplicata difficoltà ad affrontare i classici, certi classici, per esempio i miei amici russi, ma anche i francesi che, per altri motivi rispetto ai russi, possono oggettivamente risultare alquanto paccosi. Diciamo quindi che i tomi troppo consistenti mi scoraggiano parecchio.

Registro anche che il piacere derivante dalla lettura é ora inferiore rispetto al passato, mi entusiasmo di meno. Nel complesso, comunque, con la carta stampata non me la cavo male.

Nemmeno me la cavo male facendo la media statistica, é la musica che mi rovina, che mi trascina verso il basso. 

Comunque da qui in poi nulla andrà migliorando, sarò sempre più incontentabile e spaccamarroni, come in una pubblicità di tantissimi anni fa. 

Certo che Carosello riusciva a rendere le pubblicità migliori e più interessanti dei programmi stessi. Per l’appunto.

* se non per fini didattici-pedagogici-linguistici e di approfondimento culturale, cioè roba russa, ma non per vero e proprio piacere, seppure sia incappata in alcune brevi serie piuttosto gradevoli.

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