Tutto il mondo é paese ?

Questa é una storia vera ed è un po’ che mi preme sulla punta delle dita, e la scrivo perché voglio ricordarmela, specie nei momenti di particolare avvilimento lavorativo esistenziale.

Non ho la pretesa di farla assurgere a vicenda universale anche se, da italiana, é una storia di cui conosco bene prologo, svolgimento ed epilogo, e non dall’altro ieri. Già da quando, all’ultimo anno delle superiori, si sapeva bene che il figlio del vice questore di Vorkuta o del funzionario regionale dell’Agenzia delle Entrate, anche se non aveva voglia di proseguire gli studi, sarebbe finito comunque in un tranquillo posto in banca, alla ex SIP, o al catasto. Per l’eternità, ineradicabile.  

Lo dicevano loro chiaramente e senza la minima ombra di pudore che mami e papi o il prevosto avevano già provveduto a mettere la buona parola ove necessario già a gennaio, non che fossero gli altri, i Figli di Nessuno, a malignare. Infatti poi, puntualmente, finiva così.

In alcuni casi si trattava persino di lavori e posizioni decisamente invidiabili, magari all’ufficio stampa o pubbliche relazioni di quella banca o ente, non allo sportello con il cliente/utente frettoloso e incazzato che ti sputacchia in faccia. In tutti i casi senza alcuna preparazione ed esperienza, anche se si trattava di studenti mediocri o appena passabili e con in tasca il solo diploma che si sarebbe conseguito di lí a breve.

Potrei fare nomi e cognomi se volessi, anno di assunzione (lo stesso di quello della maturità, subito dopo il rientro dal viaggio premio in Grecia o Spagna per rimettersi dalle fatiche), ente o azienda di assunzione, primo incarico. Qualcuno di loro era mio amico. Amica. 

Nel corso degli anni ho poi capito che questa era prassi comune e consolidata e, anche se in forma minore, continua tuttora senza distinzione tra settore pubblico e privato. Anzi, nel privato mi sembra peggio, anche se del pubblico attualmente so pochino.

Ho sempre ritenuto che i paesi nordeuropei, ed altri, ma limitiamoci a quelli fuori dalla porta, in questo fossero culturalmente, eticamente, moralmente e civilmente più evoluti, più democratici, più giusti, e continuo a pensarlo.

B. é un mio buon conoscente, non un vero e proprio amico: una persona gradevole e perbene con la quale sono rimasta in contatto dopo averci avuto a che fare per lavoro per un po’ di anni. Nato e cresciuto in uno dei paesi di questo mitico e forse un po’ troppo idealizzato Nord Europa, ha lavorato come ingegnere per tot. anni, poi l’azienda per la quale lavorava ha chiuso, o delocalizzato, che è la stessa cosa.

Rimasto a piedi nel bel mezzo del cammin di nostra vita approda nell’accogliente ventre di una di quelle multinazionali delle quali si dice che abbiano un fatturato superiore al PIL di tre paesi europei messi insieme. Quelle che, secondo alcuni, orientano gli umori e tirano i fili delle vicende mondiali come burattinai ed esercitando anche più peso di quello delle politiche dei singoli governi. Teoria del complotto, con o senza contorno di massoneria, per chi ci crede.

Assunto con contratti a tempo determinato che scadevano ogni anno o ogni sei mesi a seconda dell’andamento dei Bond tedeschi, o del mestruo di quelle delle H.R., da prova di essere un valido collaboratore, tant’è che sempre gli rinnovano il contratto. Non che il “tagliando” sia un processo facile e indolore: tutte le volte lo tengono in sospeso fino all’ultimo istante nel riconfermarlo, e la “selezione” riparte sempre dall’inizio, come non avesse mai lavorato lí per un anno, poi per diciotto mesi, che poi diventano ventiquattro. 

By-passo quali fossero, e siano,  i test e le modalità di queste prove attitudinali e selettive perché in proposito ho una sola idea, e chiarissima, quelle della vecchia di centocinque anni che sono diventata in certe faccende della vita. Cioè che siano, in sintesi, una cagata pazzesca. Per cui gente che supera certi test logici o matematici poi non sa fare una “O” con un bicchiere o togliere un filtro da un file Excel.

B. é schivo e riservato:  in quegli anni oltre a lavorare con competenza e dedizione prende anche parte agli eventi socializzanti della Mega Ditta secondo il copione della grande multinazionale che si basa essenzialmente su good networking. Tipo essere più o meno costretto a trascorrere tre o quattro giorni all’anno su qualche costa del Mediterraneo, tutto spesato, per migliorare le dinamiche di gruppo, per integrarsi meglio (?), o i festini natalizi da ufficio con il berretto di Babbo Natale in testa così ci si fa la foto tutti felici e sorridenti come in una pubblicità della Cola Cola. Infatti, per non spiacere a nessuno, nelle foto ci sono sempre facce di tutti i colori. Niente di tragico e che non si possa stoicamente sopportare per un lavoro dignitoso e che non è comunque la miniera di carbone.

Scommetto anche che avrà dovuto aprire un account Feisbuk per consentire a capi e curiosi aziendali di farsi tutti i fattacci suoi, e poi di scambiarsi foto di gatti, bambini, matrimoni, e poi tramonti sul mare e anche qualche aforisma o citazione.  Fuori dall’orario di lavoro, per restare in contatto. In certi ambienti se non sei su Feisbuk o Linkedin o altri social non sei nessuno, non esisti, come vivere negli USA senza possedere almeno tre carte di credito.

Il lavoro non è male, l’ambiente nemmeno: dopo circa cinque anni di contratti rinnovati faticosamente di volta in volta, viene deciso dall’alto che parte delle mansioni di questa unità di lavoro vengano delocalizzate. B. si ritrova così nuovamente a piedi.

Fa quindi domanda all’interno della stessa Mega Ditta per altre posizioni, peraltro molto simili e sovrapponibili a quella che aveva ricoperto sino a quel momento, ma gli viene dato il due di picche.

Qualche mese dopo la fine della nostra collaborazione B. in privato mi racconta di come poi abbiano assunto il figlio del suo viscidissimo ex capo, andato in pensione. Viscidissimo mi sono permessa di aggiungerlo io.

Ingenuamente mi chiede se conosca il significato della parola nephotism: gli rispondo che deriva dal Latino, per cui é presente in forma quasi identica anche nella lingua Italiana, e che sí, so benissimo di cosa sta parlando, conosco il fenomeno. 

B. adesso sbarca il lunario con qualche lavoretto occasionale e sopravvive grazie al welfare, non generosissimo ma esistente, del suo paese, e grazie al fatto che entrambi i genitori siano ancora vivi e percepiscano pensione. Sono trascorsi due anni.

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4 commenti

Archiviato in Ci salvi chi puo', Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

4 risposte a “Tutto il mondo é paese ?

  1. Che coglione! (coglione si può dire, vero?) Ho scritto “tutto il mondo è paese” seriamente convinto di aver trovato la frase ad effetto, ho guardato il titolo del post e ho iniziato a dare testate contro il muro.
    Ma come si fa…. Ho capito, do la colpa alla stanchezza. Sono sveglio dalle 3 AM, quindi da quasi diciotto ore, ho camminato per oltre sette chilometri nel corso dei dì. Sono quasi giustificato 🙂

  2. Tutto il mondo è paese, mi sembrerebbe calzarci a pennello.

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