Archivi del giorno: 15 marzo 2015

La volpe nel pollaio

Alla fine, poi all’Ikea, ci sono finita di domenica, ma in orario di pranzo e, anche se per trovare un parcheggio ho dovuto come sempre faticare parecchio, dentro ancora si poteva sopravvivere. Poteva andare peggio, e ho fatto in fretta.

Ho notato che va di moda portarsi i cani adesso all’Ikea. Chissà come saranno interessati e contenti, a trentadue gradi con un’umidità dello 0,2 %, a prendersi borsate sul muso, a schivare carrelli di due metri con tappeti, lampade, servizi di piatti, e poi non potere toccare niente, niente da annusare, nemmeno potersi fare una pisciatina. Io, quando avrò un cane, perché prima o poi ce l’avrò, non credo lo porterò all’Ikea: tutto qui, non mi hanno dato fastidio. E poi erano cani molto bene educati, socializzati, cittadini, abituati a stare in luoghi affollati, in mezzo alla gente.

L’ultima volta che ci sono stata, un anno, fa andavano gli infanti: ma non bambini, o bambini piccoli, proprio quelli quasi appena scodellati, tipo una settimana, dieci giorni.

All’Ikea io mi sento come una volpe nel pollaio, un predatore. O come un attore che vive per recitare mille parti e mille vite diverse e poi non capisce più chi è.  

Anche se il raid di oggi era motivato, in teoria, solo dall’acquisto di Äpplarö e di uno specchio a figura intera che mi manca da ottobre, quando ci ho picchiato dentro con l’aspirapolvere ed è andato in mille pezzi, perché gli specchi mi piacciono appoggiati a terra contro la parete, io all’Ikea soffro. 

E compro sempre di più di quanto effettivamente necessario o preventivato. Tipo fodere per cuscinotti, e relativi interni, quattro. Una candela profumata, anche se in genere non ne vado matta. E quattro vasetti di zinco per i fiori. E quattro vasetti di fiori per riempire i vasetti di zinco, ovvio.

Soffro e godo, e poi ancora soffro. Godo perché mi piace fantasticare come sarebbe il mio chalet sulle Rocky Mountains, e il mio loft bohémienne parigino, o il mio casale in Toscana, ma senza riuscire a decidermi chi e cosa vorrei essere, e dove, in quale posto del mondo sarebbe la mia casa ideale. E se arrampicata su una scogliera, magari un’isola, forse in un palazzo fine secolo della vecchia Europa, ma anche in una brown stone di New York come Carrie Bradshaw, o tra i campi di lavanda e il blu del mediterraneo all’orizzonte. Perché sento di essere di fatta di tanti pezzettini, apparentemente in conflitto tra di loro, e invece no, perché tutto questo mi appartiene, e potrei stare bene in molti posti.

E poi soffro, perché in preda a un delirio di onnipotenza da sovrastimolazione visiva vorrei portare tutto in discarica e dare fuoco a casa mia, ma beccarmi l’assicurazione: e vorrei farlo una volta al mese, e ripartire da zero, potendo coordinare gli interni, anche quelli degli armadi e il contenuto dei cassetti, al contesto di volta in volta diverso che credo di avere deciso sia il mio, il mio habitat naturale. E viceversa, partire dai cassetti e dagli interni degli armadi per scegliere la casa, il luogo, la posizione, latitudine e longitudine.

Metropoli che non dorme mai? Allora tutto grigio e tortora con pareti bianche e spoglie, molto minimal, molto jap, molto chic. Rustico in pietra tra gli ulivi?  Più banale, un tocco di provenzale, con mobili in materiali recuperati e un po’ ammaccati, e cuscini in tessuti luminosi e colorati, in fantasie diverse, quadretti vichy e fiori, materiali caldi come il cotto, il legno grezzo, la pietra. Poi ritrovo l’amore per la pulizia delle linee, l’essenzialitá e la luminosità del design scandinavo, e allora casa é l’ultimo piano di un edificio cittadino di fronte a un parco con i lampioni in ferro battuto, ha i soffitti alti, il parquet che scricchiola, e finestre molto grandi.

In prossimità delle casse mi riprendo, pago le mie masserizie e la mia paccotaglia e me ne torno a casa, la mia unica casa: che non è jap, che non è su una scogliera a picco sull’oceano, che ha soffitti standard di tre metri.

Con Stava, specchio 165×70 cornice bianca, ma senza Äpplarö, che se no in macchina non ci entravo io. Ho dovuto scegliere. 

Comunque il materassino sfoderabile di Äpplarö costa cinquantanove euri, quasi quanto il lettino, anche se l’insieme fa una sporca, sporchissima figura. 

Prossimo giro, prossima corsa.

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Magnolia, non il film 

La pianta più maestosa, solenne ed elegante del mondo é la magnolia, con le sue foglie verde scuro e lucide, come incerate, e i fiori bianco rosati e profumati. La magnolia é una pianta di sesso femminile, non solo per il nome, così come un abete é una pianta di sesso maschile, non ci sono dubbi. Un giorno lo scriverà anche la Treccani.

La magnolia é un sempreverde, non è mai triste, non bisogna spalare quintali di foglie morte, é una pianta intelligente.

C’era, una volta, una magnolia, rigogliosa e bellissima, nel giardino di una casa dove ho abitato, e ogni primavera aspettavo impaziente di rivedere ed annusare i suoi fiori. Anche se, essendo la fioritura sempre estremamente abbondante, quell’odore, per quanto buonissimo, nell’insieme quasi mi stordiva quando ci si avvicinava.

Oggi ho deciso di comprare una magnolia in fasce che pianterò in una grande fioriera così che possa seguirmi ovunque, ovunque io abiterò.



E poi vorrei delle ortensie, anche se sono delle carogne, e richiedono terreno e concime particolare: però poi rimangono fiorite per diversi mesi di fila, fino alla fine dell’estate se ricordo bene.

Non se ne vedono più in giro di ortensie nelle case moderne, non sono hipster. Fanno tanto inizio Novecento, liberty. Riescono ad essere inattuali senza essere vintage, e hanno delle sfumature e dei colori Impressionisti che mi piacciono nei fiori, per cui anche qualche ortensia.

Poi, per me, la stagione può cominciare.

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Il giorno prima di domani

Mentre giravamo insieme un film nel sud della Spagna Xavier Bardem ed io siamo diventati amici, poi abbiamo cominciato a frequentarci. Un uomo piacevole, affascinante, e molto ma molto sexy.

Poi le sue richieste e le sue offerte, insistenti, sono diventate di altro tipo, ma io niente. Imperterrita, ho resistito alle sue avances cercando di motivare ragionevolmente il mio rifiuto:  non volevo ferire il povero uomo, che se no chissà quale pazzia avrebbe potuto combinare. Perché non sarebbe stato solo sesso, c’era di più, sosteneva lui.

Di Penelope nemmeno l’ombra. Poi Penelope chi? E anche se ci fosse stata non avrebbe potuto oscurare la mia luce.

Poi però un po’ mi avevo cominciato a pentirmi, che mi sentivo come il risveglio della natura a primavera, tutta in fiore, un’esplosione di energia. Perché non avrei dovuto lanciarmi in questa avventura, farmi trasportare dal vento, travolgere dagli eventi, vivere e basta?

Poi mi sono svegliata, e ho cominciato a organizzare i sacchetti da portare fuori per domani mattina, giorno della carta e della plastica.

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