Se tanto mi da tanto 

Forse ho già scritto della mia non cruenta battaglia, ancora senza esito, per portare a termine la voltura per la fornitura di energia elettrica di casa mia. Sono adesso dieci mesi che intercorre questo fitto scambio epistolare tra Enel e me, ma ancora non riusciamo a capirci.

Strano, perché di certo non sono un genio, ma so scrivere e leggere e fare di conto che dovrebbe essere quanto basta a chiunque per compilare un modulo con codice fiscale, indirizzo residenza e della fornitura, dati catastali, null’altro che questo.

Alquanto sorpresa dal (primo) diniego ad accettare la mia richiesta e a completare la pratica ho subito chiamato il numero verde dell’Enel per avere i necessari chiarimenti.  Mi sono sentita un po’ stupida, ma ero (ancora) collaborativa, assai desiderosa di sistemare la questione per sempre. 

Almeno fino a prossima voltura, subentro, nuova utenza. Enel sí, é la stessa Enel che di fatto le bollette le ha intestate a mio nome quasi da subito e in un amen si è intascata i ben settantanove euri e rotti necessari all’operazione.

Un’addetta, in verità molto gentile e che ha risposto in tempi brevissimi, mi ha specificato come e dove riportare esattamente i dati catastali dell’abitazione, e quali ignorare, perché quello pare sia il problema, anche se io non ho fatto altro che copiare i dati da una fottuta visura catastale e metterli nelle caselline corrispondenti. Comunque sia, ricompilo, e rispedisco, fiduciosa di chiudere la vicenda.

Invece no. Dopo qualche mese stessa storia, stessa missiva Enel: ricompilo secondo le leggermente diverse indicazioni della gentile seconda signora del call center su “opere ed omissioni dei dati catastali”, e rispedisco. 

I dati catastali sono sempre gli stessi, la casa è sempre la stessa, perfettamente legale, registrata, indagata in ogni mq, altezza dei soffitti, posti auto, numero dei locali, e ci pago fior di tasse. Quando dovevano arrivare i bollettini ICI o IMU pare non ci fosse mai alcun problema.

Terza volta, questa volta raccomandata con minaccia di sospendere la fornitura. Terza addetta del numero verde che interpello, Colei della teoria che sostiene l’Omissione della Particella, o del Numero di Registro, non ricordo: e così fu fatto. 

Ricompilo, e rispedisco. I dati catastali sono sempre gli stessi, la casa è sempre la stessa, perfettamente legale, registrata, indagata in ogni mq, altezza dei soffitti, posti auto, e ci pago fior di tasse, eccetera, eccetera.

Quarta volta che mi arriva una lettera di Enel nella quale mi scrivono che non riescono a formalizzare la pratica: e quarta addetta che sento, questa un po’ sbrigativa e maleducata, e che mi fornisce  ancora indicazioni leggermente diverse su quali dati catastali mettere, e quali omettere. 

Adesso il mostro é da due settimane che ce l’ho sul davanzale del calorifero di camera mia: ci guardiamo in cagnesco ogni mattina e sera, ma io mi sono rotta le scatole. Chi cederà per primo? I dati catastali sono sempre gli stessi, la casa è sempre la stessa, eccetera, eccetera, eccetera. 

Nel 2015, in alternativa alla sempre valida, efficiente, sicura ed ecologica spedizione della cartaccia per posta, Enel offre niente popo’ di meno che l’alternativa del fax. Quando il futuro è alle nostre spalle.

                                                                                 *****

Un sinistro sms da parte della mia banca mi informa due giorni fa di un addebito di 66 USD su mia carta di credito per il rinnovo dell’abbonamento a un’emittente podcast americana, solo che io la mia iscrizione fatta prima di Natale e che scadeva proprio in questi giorni non l’ho più  rinnovata. E nemmeno era mia intenzione farlo.

Intravedendo losche trame italian style e sentendo puzza di bruciato come un forestale ad agosto mando subito una mail con richiesta di chiarimenti al primo indirizzo mail che trovo. Tempo di risposta da parte di Stacey un’ora, forse un’ora e mezza, ma non di più. Dall’altra parte dell’oceano, non so su quale fuso.

Con molte apologies per the inconvenience Stacey mi dice che inoltrerà la mia richiesta al billing department, e che riceverò notizie entro due giorni lavorativi massimo. Faccio notare che io nemmeno ho chiesto poi così esplicitamente un rimborso, chiedevo solo di sapere perché fosse scattato in modo automatico il rinnovo.

Il giorno successivo quel vecchio amicone di Rob mi scrive chiamandomi per nome che il rinnovo era automatico nell’offerta da me sottoscritta prima di Natale, c’era una clausola nel contratto, cosa che probabilmente non avevo letto o che ho dimenticato. Tuttavia, in base alla loro policy “60 giorni soddisfatti o rimborsati”, mi riaccrediteranno i 66 USD, poi Rob manda a me e famiglia i suoi  warm regards.

Io, da italiana, finché non li vedo sul conto non ci credo. Infatti ancora non credo che succederà realmente. Ma se li vedrò manderò una commossa mail di ringraziamento, a Stacey e a Rob, dall’altra parte dell’oceano.  

E se produce questi frutti farò un silenzioso rispettoso inchino anche a quel sistema che, per alcuni altri versi, mi vede abbastanza critica. 


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