Archivi del giorno: 4 aprile 2015

La prova del nove

Tre giorni di fila a casa. Tre giorni senza andare in quel posto che mi fa male agli occhi e mi si blocca il diaframma solo vederlo da lontano, nella sua mefitica bruma da centrale nucleare che costantemente l’avvolge in ogni stagione dell’anno. Senza sopportare lo starnazzare, il pollaio vario e il galliname in costante agitazione, piú tutto il resto schifido per il famoso boccone di pane, e già i lineamenti ritrovano la mobilità facciale che potrebbe anche, nel giro di 12h, portare a un sorriso Pasquale. Comunque felice, casso, sto bene. E non è il sole o la primavera, perché pare fine novembre. 

Che fare quando si è giunti ad avere circoscritto ed identificato in tale modo il problema in un paese che non offre possibilità o alternative manco a poliglotti quadrilaureati ventiduenni piloti di bimotore con stage alla Casa Bianca e al Cremlino e a malapena si trova il coraggio e la forza di andare avanti giorno dopo giorno? 

Per fare quello che vorrei fare e che mi farebbe rinascere, andarmene da lì e magari possibilmente non solo da lì, ci vuole tutto il coraggio che non ho, purtroppo. E assumermi in pieno la responsabilità e conseguenze di una simile decisione, cosa che peraltro, ma in altri tempi,  ho sempre fatto. Solo che adesso, ed è naturale, ho una fifa pazzesca: il mondo non è più quello che conoscevo io.

Mi sono chiesta tante volte se non fosse una scusa, un alibi, un pretesto per coprire altre macchie scure o fallimenti di varia natura, ma no, e non perché non vi siano altre macchie scure. Sono molto più dura con me stessa che con altri e no, non è una scusa. So benissimo che non diventerei un’altra persona, rimarrei la stessa di adesso, più pensierosa e malinconica che solare e spensierata, e mi va bene. È così che io sto diventando un’altra persona che proprio non mi piace per niente.

Mi rimarrebbe la parte migliore, o meglio quella che piace a me e che non vorrei perdere, quella che so il mercato e le sue logiche da pollo di batteria possano non apprezzare, quella che le nove ore quotidiane si rosicchiano e portano via ogni giorno.

Allora anche se nessuno mi sfrutta, anche se non è una miniera di carbone, anche se è tutto regolarissimo e alla luce del sole e invidiabile per moltissime persone che un lavoro e una stabilità* la cercano, penso che non sia più uno scambio equo.

Bene, e adesso?

* comunque fittizia, illusoria, oggi del doman non v’è certezza

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