La prova del nove

Tre giorni di fila a casa. Tre giorni senza andare in quel posto che mi fa male agli occhi e mi si blocca il diaframma solo vederlo da lontano, nella sua mefitica bruma da centrale nucleare che costantemente l’avvolge in ogni stagione dell’anno. Senza sopportare lo starnazzare, il pollaio vario e il galliname in costante agitazione, piú tutto il resto schifido per il famoso boccone di pane, e già i lineamenti ritrovano la mobilità facciale che potrebbe anche, nel giro di 12h, portare a un sorriso Pasquale. Comunque felice, casso, sto bene. E non è il sole o la primavera, perché pare fine novembre. 

Che fare quando si è giunti ad avere circoscritto ed identificato in tale modo il problema in un paese che non offre possibilità o alternative manco a poliglotti quadrilaureati ventiduenni piloti di bimotore con stage alla Casa Bianca e al Cremlino e a malapena si trova il coraggio e la forza di andare avanti giorno dopo giorno? 

Per fare quello che vorrei fare e che mi farebbe rinascere, andarmene da lì e magari possibilmente non solo da lì, ci vuole tutto il coraggio che non ho, purtroppo. E assumermi in pieno la responsabilità e conseguenze di una simile decisione, cosa che peraltro, ma in altri tempi,  ho sempre fatto. Solo che adesso, ed è naturale, ho una fifa pazzesca: il mondo non è più quello che conoscevo io.

Mi sono chiesta tante volte se non fosse una scusa, un alibi, un pretesto per coprire altre macchie scure o fallimenti di varia natura, ma no, e non perché non vi siano altre macchie scure. Sono molto più dura con me stessa che con altri e no, non è una scusa. So benissimo che non diventerei un’altra persona, rimarrei la stessa di adesso, più pensierosa e malinconica che solare e spensierata, e mi va bene. È così che io sto diventando un’altra persona che proprio non mi piace per niente.

Mi rimarrebbe la parte migliore, o meglio quella che piace a me e che non vorrei perdere, quella che so il mercato e le sue logiche da pollo di batteria possano non apprezzare, quella che le nove ore quotidiane si rosicchiano e portano via ogni giorno.

Allora anche se nessuno mi sfrutta, anche se non è una miniera di carbone, anche se è tutto regolarissimo e alla luce del sole e invidiabile per moltissime persone che un lavoro e una stabilità* la cercano, penso che non sia più uno scambio equo.

Bene, e adesso?

* comunque fittizia, illusoria, oggi del doman non v’è certezza

6 commenti

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6 risposte a “La prova del nove

  1. Adesso hai tre giorni a casa per respirare profondamente aria padana, una data da celebrare a giorni.
    Mescola tutto bene, ci metti un’oliva verde e bevi lentamente.
    Enjoy

  2. Sembra di guardarmi allo specchio… E anche io me ne voglio andare da qui per lo stesso motivo ma non è affatto semplice, nonostante i venticinque anni di esperienza che mi porto dietro. O forse proprio per quelli.

    • Ma tu non stai facendo colloqui?
      Io non ci penso nemmeno a cercare altro, primo perché con quelli della mia età ci fanno gli insaccati e non mi si filerebbe nessuno, secondo non mi va di finire magari in un altro “bullonificio” all’italiana. Per carità, basta, già dato.

      Il mio bisogno di cambiare é radicale, se non avessi ricevuto quell’educazione piccolo borghese e il mito della pensione, che se mai ci arriverò creperò di fame comunque, vivrei alla giornata, libera. Libera di resettare e ripartire da zero, reinventandomi, non preoccupandomi del domani.
      Starei bene con due sole paia di scarpe, non mi ritrovo più in quel giro, in come vanno le cose, non so se mi spiego.
      Io vorrei evitare di avvelenarmi anche gli anni che mi separano dal mio misero assegno di povertà.
      Mai pensata questa opzione?

      • Si, sto facendo colloqui ma non è semplice, anche perché il mio target è abbastanza alto e non me ne posso andar via di qui alla pari, già il fatto di dover pagare un affitto rispetto a qui che ho una casa mia fa una certa differenza. Al cambio radicale, nel senso di trasferirmi in un paese lontano ci ho pensato, ma finché ho una famiglia qui, non posso farlo. Rimandato a quando potrò 🙂

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