La prova del nove due

Martedì mattina, al rientro dopo tre giorni di letizia pasquale, il badge che tutte le mattine mi apre il cancellino d’ingresso non ne voleva sapere di funzionare. Provato e riprovato più volte, sul piccolo schermo compariva solo il sinistro messaggio badge disabilitato. Mancavano pochi minuti alle otto ed ero in anticipo: intorno non si vedeva anima viva nonostante il parcheggio fosse già pieno di macchine, al citofono non rispondeva nessuno.

Con il consueto ottimismo, altrettanta positività e fiducia nel futuro e nel prossimo, tutti ingredienti che costituiscono il piatto forte della casa, per una trentina di secondi e forse anche più mi sono vista, ma sul serio, disoccupata. Naturalmente senza arrivare lucidamente a capire che non c’era e non c’è alcun motivo, e che quello non sarebbe comunque il modo in cui lo farebbero, o in cui potrebbero farlo, perché una come me un motivo lo trova sempre per gettarsi letame addosso.

Il filmino in technicolor é partito in automatico dopo qualche tentativo andato a vuoto con crescente nervosismo, insieme a un turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti, di due tipologie sostanzialmente. Da una parte, e credo di ricordare sia partito per primo, psicodramma: Oddio, glie ne hai lanciate addosso talmente tante che adesso tutto ritorna indietro in una specie di contrappasso, ben ti sta, tutta colpa tua, quindi il terrore e l’ansia di come far fronte, di lì a breve, a bollette, spesa e spese varie, di perdere casa, macchina e quel poco altro che ho. 

Le emozioni del secondo tipo invece mi hanno fatta sentire ancora più in colpa e totalmente irresponsabile, perché mi sono sentita liberata, sollevata, come da una tirannia, da una prigione. Leggerezza estrema, sentirsi senza peso, come quando di notte si sogna di volare. Una sconfinata libertà, e il mondo ancora tutto da abbracciare, da scoprire: finalmente la possibilità, per necessità, e quindi senza sentirmi responsabile, di dovermi reinventare da zero. Come se mi avessero fatto un favore e me l’avessero presentato su un vassoio d’argento, l’occasione che temevo ma che segretamente stavo aspettando. Tragi-commedia all’americana con happy ending: la protagonista, dopo essere stata messa duramente alla prova, trova il suo riscatto e la felicità.

Mi sono sentita molto forte e ancora capace di lottare, come ai tempi migliori. Anzi, con tanta voglia di combattere per ritagliarmi la mia strada, sicurissima di farcela, certa che avrei tirato fuori il meglio, come una vecchia leonessa.

Poi da dentro é arrivato qualcuno che mi ha aperto non ricordo come e sono riuscita ad entrare, e mi ha spiegato che nella notte c’era stato una sorta di black-out generale, che non funzionava niente, tutto in tilt. 

Avevo, e ho ancora, un lavoro, e certo che debba dire per fortuna. Belle però quelle sensazioni del secondo tipo, vorrei trattenerle il più a lungo possibile, non vorrei lasciarle andare via.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Craps, Vita Multipaesana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...