Decluttering Day One

O semplicemente grande repulisting, così dicevo fino a cinque anni fa.

L’avevo pianificato, dopo il mio esame sarebbe scattata l’ora X, stare tranquilla un attimo o andare al mare mai, casso.

Tutto fortuitamente e fortunatamente è iniziato molto presto, alle sei e trenta del mattino, quando il caldo e il canto dei primi uccellacci mi avevano già svegliata. 

Mi è sembrato stupido non godere di quelle poche ore di relativa frescura che avrei avuto a disposizione e non volevo lasciarci le cuoia già al Day One, che l’obiettivo è ambizioso e la materia di cui mi devo sbarazzare è tanta, ingombrante e anche pesante. 

Liberare spazi vuol dire anche pulire molto e a lungo, togliere ragnatele, spazzare, strofinare: poi saltano fuori cose che non appartengono per logica a quel locale, a quello scaffale, e quindi vuol anche dire dovere riordinare, riorganizzare il tutto. 

Ovvero mettere in discussione, eventualmente rivedere, altri sistemi e filosofie ispiratori dell’Ordine e dello Status Quo del passato che poi, col tempo, se non si è rigorosi, veramente organizzati e dotati di volontà ferrea, si perde, si dimentica, si abbandona. 

Così ad esempio una tizia scopre  di avere quattro o cinque paia di guanti da giardino, tutti ovviamente disseminati in posti diversi, a seconda dell’estro e delle congiunture astrali del momento, all’atto dell’ultima potatura, travaso o semina.

E vuol dire anche carovane di roba da caricare in macchina e da sfacchinare sino alla discarica, che è quello che farò tra poco e che è la parte peggiore.

Ho cominciato dal garage, che non uso mai se non per stendere i panni, e già ce n’è per almeno un paio di viaggi, ma la soddisfazione è tanta, e non mi ci sono volute più di due ore. Vedere tutti gli attrezzi per il giardino in bell’ordine, i vasi e i sottovasi divisi in “di coccio” e “di plastica”, le sementi, la tosaerba, la canna tutta bene arrotolata mi fa sentire meglio, ricaricata: son proprio un donnino come si deve, vah.

Alle nove e mezza, che a me sembrava già mezzogiorno passato, ho smesso e mi sono dedicate ad attività di decluttering minori, ovvero che necessitassero di meno energie e forza fisiche, ma più provanti sotto il profilo psicologico. 

Essendo arrivata per logica progressione spaziale alla cantina, che cantina non è, ma essenzialmente il mio stanzino o fortezza Bastiani per le scarpe, ancora tante, più qualche attrezzo e roba di ferramenta, ho dovuto compiere scelte drammatiche. 

Liberarsi di botto di cinque paia di scarpe fa ancora male al cuore, anche quando non te le fili da almeno un lustro, anche quando sono vecchie e consunte ma ci hai camminato bene nei momenti migliori, con le persone giuste. Anche quando lei ha volute comprare anche se erano di un numero in meno e poi non le hai mai messe, o perché erano in saldo anche se non ti convincevano, e infatti nemmeno queste hai mai messo. 

Quanti soldi buttati, quanto spazio rubato, quanta polvere accumulata negli anni, solo per non volermene separare. Certo, io non sono più quella persona.

Però tirato un bel respiro profondo le ho imbarcate, e forse altre seguiranno nei prossimi giorni. C’è un senso in quello che sto facendo, una forza maggiore che mi muove, anche se sarà un lavoro immane. 

E capisco di essere molto cambiata. 

Domani all’alba cantina parte due, pulizia, riclassificazione e ricollocazione su scaffali di scarpe e scarpini.

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3 commenti

Archiviato in Craps

3 risposte a “Decluttering Day One

  1. E’ uno sporco lavoro ma andava fatto!

    • Caro, ma siamo alla metà della prima puntata di puntate 20.
      È uno sporco lavoro, e devo continuare per un bel po’, anche se altre stanze avranno meno schifezze, essendo che alla fin fine vivo qui da un anno e mezzo scarso e avevo già declutterato prima del trasloco.
      Il dramma sarà quando affronterò il guardaroba, mi spaventa.

      • Sì preannuncia una lunga Telenovela. Compro i pop corn e mi metto comodo.
        quando arrivi agli armadi metto gli occhiali per il 3d

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