Terra di mezzo 

Non so come fare a dire alla mia fidata, generosa, paziente, gentile, comprensiva amica e compagna di campo da tennis da diversi anni che ho bisogno di cambiare, di provare altro, di fare altre cose. Che ho voglia di iniziare qualcosa di nuovo e sconosciuto anche se non so bene dove mi porti, anche se non dovessi andare molto lontano. 

Perché è un po’ come un matrimonio il nostro connubio. Non ci siamo mai date delle scadenze, quindi si suppone debba durare in eterno, ma é un po’ di tempo che non funziona più come prima, e purtroppo non intravedo per noi, né in coppia né singolarmente, margini di miglioramento, quindi (per me) di divertimento, di stimolo. Perlomeno non come prima.

Che vorrei fare canottaggio, o tornare in palestra, ma meglio ancora iniziare un percorso di crescita: forse uno di quegli sport-attività-discipline che possa aiutare anche a conoscermi meglio, a valorizzarmi ed esprimermi come persona al massimo delle mie capacità e potenzialità, sebbene non ancora precisamente identificate ed ammesso che esistano, e che mi aiuti a sbloccare certe paure e comportamenti oramai incistiti.

Voglio, diciamo vorrei, far viaggiare il corpo più in sintonia con la mente, perché non sono due entità separate, come mi hanno educata a pensare e a credere solo per il fatto di essere nata e cresciuta in longitudini dove il pragmatismo e la razionalità vincono su tutto e ogni cosa, ma sono un tutt’uno strettamente interconnesso.

Di questo io sono ogni giorno più convinta anche se sono sempre stata e sono tuttora piuttosto tiepida nei confronti di certe filosofie e di una certa spiritualità Orientale, e abbastanza indifferente ed immune al fascino dell’ Oriente come luogo geografico di posti e persone. 

Tuttavia nutro da un po’ di tempo un sincero interesse profano per le medicine non tradizionali, l’ayurvedica nello specifico, e per certi aspetti di quella cultura così diversa dalla mia, più proiettata verso l’interno della persona ed a un concetto di benessere psico-fisico più ampio rispetto al nostro, e più intangibile, immateriale.

Cioè mi sento a cavallo tra un mondo in cui mi sono riconosciuta fino a poco tempo fa, ma che adesso mi ha proprio stancata e delusa, ed uno che non conosco affatto, e che molto probabilmente non sentirò mai mio: mi sento in una terra di mezzo, pronta a prendere, ritenere, assorbire ciò che ciascuno ha di meglio da offrirmi. A farne una sintesi a modo mio, a mio uso e consumo, in assoluta libertà ed indifferente a schieramenti e scuole di pensiero.

Pensavo quindi alla (allo?) yoga, ma deve essere un posto giusto per me: un ambiente elastico, flessibile, tollerante, accogliente. E invece ho un po’ timore di finire in una setta ortodossa vegan-crudista di invasati di santoni indiani con il loro Terzo Occhio che mi guarda e giudica, e dove alla fine mi scassano i chakra più al lavoro. Ma forse sono io che sono ho qualche pregiudizio? 🙂  

Vorrei non dovere rinnegare che mi piaccia anche giocare a tennis, sport del corrotto capitalismo wasp anglosassone poi diffusosi anche tra i plebei, tennis che è stato uno dei più grandi amori della mia vita. E che lo è tuttora, solo che non mi basta più. E vorrei non dovere rinnegare che mi piace mangiare e bere vino, e che qualche volta ci scappa anche una sigarettina, e coloriti improperi al mondo intero.

lo sento il mio corpo che me le dice certe cose. Mi dice che lo sto trascurando, che non sto facendo abbastanza o non sto facendo le cose giuste per lui: che la rigidità, le contratture, il mal di schiena sempre latenti e gli strappi muscolari di cui ogni tanto soffro sono anche la spia ed il riflesso di un mio certo modo di vivere, vedere e pensare, di affrontare lo stress. 

E ad un certo punto causa ed effetto si confondono, e non so più se sono stressata perché ho i muscoli contratti, o se sono tesa e rigida come un lampione perché sono stressata; é un circolo vizioso che ritengo sia il caso di provare almeno ad interrompere.

Non è che non mi piaccia più correre dietro ad una pallina gialla fosforescente. Anche se io dal divano non mi schioderei mai, dopo cinque minuti di corri e acchiappa sono contenta di essere lí con la lingua tra i denti, e se non fossi al gabbio nove ore e più al giorno io continuerei a giocare a tennis due volte a settimana, per sempre. Sarei felice di schiattare su un campo da tennis, per dire.

Ma é ora di aggiungere una nuova  pagina a questo capitolo, e lo voglio fare in maniera soft, riducendo le due volte settimanali di tennis a una sola, per dedicarmi anche a questa cosa che devo ancora ben capire e decidere cosa sarà, yoga, biodanza, psicodanza, Reiki, improvvisazione teatrale nepalese, danze tibetane con meditazione, non so. 

Intanto cerco di capire, di saperne di più, spulcio le pagine web dei vari e sedicenti centri olistici e di discipline orientali della mia città, sento i pareri di persone diverse.  A settembre deciderò cosa fare. 

1 Commento

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Una risposta a “Terra di mezzo 

  1. Medita con molta attenzione, sono scelte fondamentali

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