Archivi del giorno: 14 luglio 2015

Dopo internet

Secondo me dopo Internet e la centrifuga la migliore invenzione degli ultimi venti anni é stata BlaBlacar, servizio gratuito di passaggi automobilistici di cui mi sono avvalsa qualche volta in passato con mia somma soddisfazione e gran divertimento. Per chiarezza: gratuito il servizio, non il passaggio.

Anche se la seconda volta sono stata lasciata a piedi a mille chilometri lontana da casa il giorno prima di rientrare al lavoro perché, beh, il tizio italiano con cui mi ero accordata prima della partenza, cioè venti giorni prima, aveva cambiato idea e deciso di rientrare qualche giorno più tardi.

Devo fare un breve spostamento a nord-est questo weekend, non ho alcuna voglia di guidare e ancora meno di prendere treni e girare per stazioni affollate in periodo vacanziero, ho già preso contatto con due tizi che devono fare lo stesso itinerario di qualche centinaio di chilometri.

Non c’è niente che mi piaccia di più e mi metta di buonumore di stare in macchina qualche ora con persone del tutto sconosciute e incontrate a caso, come numeri sorteggiati da una lotteria.  E di viaggiare non concentrata alla guida ma guardando fuori dal finestrino, ciarlando, ascoltando storie, e brandelli di vita altrui. 

A moltissimi conosciuti preferisco infatti dei totali estranei, con i quali si parte da zero, e poi tanti saluti a casa e “é stato bello, ciao”. In caso diverso esistono il telefono, la posta elettronica, i segnali di fumo. La trovo una cosa estremamente stimolante soprattutto per chi, come me, fa una vita molto monotona e piatta, senza sorprese che non siano palate in faccia, vita da criceto sulla ruota.

Finora mi è sempre andata molto bene anche quando, proprio all’ultimo giro, tra i passeggeri ho trovato una soggetta che ho fatto non poca fatica a sopportare per sei ore e più di interminabile viaggio, ma é stato altrettanto interessante ed educativo, come in un romanzo di formazione.

Ho dovuto mettere alla prova la mia soglia, diciamo bassina, di resistenza e di sopportazione, e praticare l’ars diplomatica cui sono poco avvezza, tutto al fine della pacifica convivenza con gli altri trasportati che è sempre l’obiettivo supremo.

Se mi chiedessero cos’è la felicità io direi cosa sarebbe per me la felicità adesso: godere di una discreta salute (ce l’ho), e avere abbastanza soldi (non ce li ho) per potere girovagare a zonzo e via terra per paesi e regioni d’interesse, con gente incontrata per caso, senza lussi ma con decoro. Ovviamente senza più lavorare. 

So già dove mi fermerei adesso, non importa sud o nord, ma vicino al mare, meglio ancora vicino ad un oceano con spiagge chilometriche e possibilmente deserte, ma non lontano da un centro abitato con un pó di vita. Mi vengono in mente certi posti e certe coste del Portogallo.

Magari fermarsi qualche mese in un luogo che piace molto, in cui ci si sente a casa, non girare sempre come una trottola. Incontrare tanta gente che vive così, perché ce n’è, che ha capito la gabbia in cui ci siamo cacciati con la palla delle sicurezze e dell’indomani, che tanto non ci sono più sicurezze di nessun tipo, a cominciare dal fatto che magari non arrivi al mattino dopo.

Non ce li ho questi soldi, già detto. Provo a visualizzare la scena, ogni giorno, ogni giorno diverse volte al giorno, dicono aiuti, ma anche se me lo punto sul calendario come obiettivo dei prossimi sei mesi rimarrà solo un sogno.

Ah, io questo girovagare da viandante del ventunesimo secolo lo farei con BlaBlacar, garantito.

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Non sapevo

Non sapevo di stare contribuendo attivamente all’inquinamento del pianeta, che di solito io riciclo tutto, ma proprio tutto, e non getto mai nulla a casaccio, e cerco di lasciare le minime tracce possibili di questo mio passaggio terreno. Infatti, nel 3050, io vorrò essere cremata.

L’olio, l’olio da frittura per chi frigge, io non ho mai fritto niente in vita mia, ma anche l’olio dei carciofi o dei pomodori secchi sott’olio, del tonno, delle olive, questi ultimi cibi che consumo con una certa frequenza, non andrebbe mai gettato / versato negli scarichi di casa, ovvero nel lavandino, in quanto altamente inquinante.

Gli oli da cucina di scarto andrebbero messi in un contenitore e poi portati alla discarica o oasi ecologica che dir si voglia del proprio comune, cosa che inizierò a fare da domani.

É curioso venirlo a sapere dopo anni di cheta, silenziosa e per una volta coerente e costante militanza in difesa del pianeta, cercando informazioni e consigli sulla pratica ayurvedica dell’ oil pulling che ho cominciato a seguire da dieci giorni circa. 

Oil pulling che per il momento faccio con olio extravergine di oliva, perché dell’olio di sesamo non esiste traccia nei supermercati ipermercati della mia zona, e quello di cocco lo uso solamente a scopo cosmetico. Sarò costretta a comprarlo online?

Trovo anche assai curioso il fatto che, mentre il packaging di molti alimenti o cosmetici dia quasi sempre precise indicazioni per il corretto smaltimento dello stesso, i vasetti degli alimenti conservati sott’olio non riportino il prezioso ed utile avvertimento su come disfarsi del “conservante”.

Per gli sciocchi, sprovveduti, ignari come me.

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Archiviato in Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)