Archivi del giorno: 24 luglio 2015

Ovvove

Un antropologo culturale ed uno studioso del linguaggio potrebbero forse aiutarmi a capire e a rintracciare l’origine di una parola, o meglio espressione idiomatica, che ha sempre destato in me un certo raccapriccio. 

E risentirla per la prima volta dopo trent’anni o giù di lì mi ha provocato le stesse sensazioni di allora: disagio, ma anche profonda irritazione, e stupore. Stupore che potesse ancora fuoriuscire dalla bocca di una all’incirca trentacinquenne nel 2015, e cuore di mamma.

Ho anche il sospetto che tale espressione idiomatica non sia priva di contaminazioni dialettali e, forse e probabilmente, è usata solo in questa zona d’Italia, o solo in quest’area della Grande Pianura. Ignoro, nel senso più ampio del termine.

Allora un Trota qualsiasi o uno dei tanti arzilli pensionati che hanno tempo da perdere, ammesso di riuscire a squarciare il velo di pudore del pensionato lombardoveneto tipicamente timorato di Dio, sarebbe in grado di spiegarmi perché qui si dica così senza scomodare gli studiosi.
Sí, ma cosa?

Faccio fatica anche a dirlo tanto non sopporto questo modo di dire: è l’espressione “essere” o “diventare signorina” per definire quella delicata fase di transizione dalla fanciullezza alla pubertà di una ragazzina, quando questa ha le mestruazioni per la prima volta e perciò, perlomeno biologicamente, non é più una bambina.

Me l’ha buttata lì oggi in macchina una mia collega a cui davo un passaggio, mi raccontava di sua figlia dodicenne. 

Perché trovo che queste semplici ed innocue parole messe insieme diventino così orrende, così volgari? Che trasudino crassa ignoranza e anche, perché no, un pizzico di inconsapevole misoginia? 

Forse perché già da sola la parola “signorina” mi fa venire la piorrea espulsiva e mi indurrebbe ad imbracciare una mazza da baseball contro chi ancora la usa?

Non capisco del tutto i motivi e l’origine di questa mia radicata e profonda avversione.

Annunci

2 commenti

Archiviato in Craps, Ho un'opinione su quasi tutto (ed accetto possa non essere condivisa, con garbo)

Mezza estate 

L’ho sentito, sommesso, ancora lontano ma distinto, maschio, potente: era un tuono. Era un tuono tra il rombo di qualche aereo in decollo, in fuga da quest’inferno di fuoco, sterpaglie e asfalto rovente.

Si fa annunciare e precedere da un venticello leggero, leggermente rinfrescante, che sposta ancora in modo ancora quasi impercettibile porte ed ante delle finestre, e speriamo non sia un venticello infingardo che poi ci lascia all’asciutto, letteralmente.

Ancora non ci credo, finché non la vedo, finché non la sento ticchettare sui vetri e poi scrosciare per la strada, preferibilmente in abbondanza … acqua, pioggia, frescura, vita. Cosí una parte dei miei fiori li ho già innaffiati, in caso un eventuale bis certo non farà del male.

E chi l’avrebbe mai detto che un giorno sarei stata proprio io ad invocarla, a chiedere clemenza, ad elemosinare una breve tregua da quest’estate torrida, soffocante. E io adoro l’estate, la sua lentezza, il senso di leggero appiccicaticcio che porta con se, la sua indulgenza, la fatica e sensuale spossatezza e svogliatezza cui induce.

Se stasera je la fa, dopo ben venticinque giorni e più di calura ed afa incessante, feroce, implacabile, un afrore che non ricordo di avere mai sperimentato per un periodo così lungo, da domani ritorno ad avere una vita. 

Ritorno a deambulare liberamente, a muovermi, a pensare, a fare un minimo di progetti, che oramai mi sono ridotta ad afferrare un paio di mutande e una maglietta direttamente dallo stendino la mattina, ed è l’attività più complessa ed intellettualmente stimolante della mia giornata extralavorativa.

Ad esempio il ritorno ad una minima attività cerebrale mi ha indotta a prenotare per mercoledì pomeriggio, tutto da sola e sponte mea, un taglio capelli da un nuovo parrucchiere, il che significa che l’ultimo non l’ho fatto durare nemmeno un anno. Dieci mesi per l’esattezza. 

Più difficile che trovare l’amore. Io l’amore in teoria l’avrei anche trovato ed incontrato un paio di volte nella vita, magari non per tutta la vita, é proprio i parrucchieri che non ce la faccio a farli durare più di un anno.

Del resto come si fa perdonare colui che ti riduce a festeggiare un compleanno importante con coda di cavallo, elastico e forcine?

Altri tuoni si avvicinano, si rincorrono come bambini per strada, ma ancora non così vicini da poter dire “è fatta”. Intanto un altro aereo di vacanzieri, mi piace pensarlo così, decolla, e io mi pregusto una nottata quantomeno più fresca e riposante. 

2 commenti

Archiviato in Craps